RIFLESSIONI POLITICHE
Sono finiana ma non posso più votare PdL
È stata presidente del "Comitato per Fini premier", capolista di An alle ultime comunali di Torino, scrive sul "Secolo d'Italia" ed è tra i promotori di "Farefuturo", la fondazione del presidente della Camera. Insomma è, come lei stessa precisa, una «finiana di ferro». Eppure Daniela Santus, docente di Geografia Culturale all'Università di Torino, alle europee voterà Ivan Scalfarotto, candidato del Pd nella sua circoscizione (Nord Ovest).

Lo ha anche scritto in una lettera che ha spedito ad alcuni amici, rassicurandoli sul fatto che da parte sua non c'è «nessuno spostamento a sinistra»: «Io sono sempre la stessa, le mie idee sono quelle di sempre, sulla stessa linea del presidente Gianfranco Fini. Ma è proprio per questo motivo che non posso votare Pdl. Un partito che è l'incarnazione del premier Silvio Berlusconi». In particolare, la docente di Geografia culturale punta il dito contro la riforma Gelmini, la mancanza di rispetto della Costituzione, la vicenda Englaro, la poca difesa della laicità dello Stato.

Raggiunta al telefono, Daniela Santus conferma che quella lettera non è uno scherzo. «Se Fini fosse stato candidato avrei votato lui, chiaro. No, a mio parere non c'è nessuno nella lista del Pdl che rappresenti le sue idee. Sì, ho scelto Scalfarotto, un voto alla persona, non al partito. Perché? Ho fatto un po' di ricerche sul periodo precedente alla sua candidatura (perché sappiamo quanto valgano le promesse fatte in campagna elettorale) e ho visto che si è speso per la laicità dello Stato, per il diritto di tutti a non essere discriminati in base al proprio genere o al proprio orientamento sessuale, per il rinnovamento della classe politica». E poi c'è il fatto che Scalfarotto, «come me, fa parte dell'associazione Luca Coscioni, e non ha avuto paura a prendere le distanze dalla dalemiana equivicinanza e dichiarare che sta con Israele».

È proprio dai tempi del viaggio di Fini in Israele che la Santus si è avvicinata all'attuale presidente della Camera. Gli scrisse anche che aveva «un sogno», cioè «un Kadima italiano costruito dalle migliori menti italiane, di destra e di sinistra». Racconta: «Lui mi rispose di suo pugno che avrebbe partecipato volentieri ad un simile progetto. Da allora tra noi c'è, spero sia anche lui d'accordo, una bella amicizia intellettuale». Dice che al congresso fondativo del Pdl l'ha visto «molto solo» e che lei continua a sperare nella nascita del Kadima italiano «magari sotto la guida di Gianfranco Fini».

Superfluo domandarle che cosa ne pensi di Berlusconi. Un po' perché risponde «volevo Fini premier, non basta?». Un po' perché ribadisce che non voterà Pdl proprio perché è «l'incarnazione» del capo del governo.

L'Unità, 27 maggio 2009
Con il PD sognando Kadima
Raccolgo l’invito di Giuseppe Civati, anche se per certo la mia storia già la conoscete. Proverò a sintetizzare (soprattutto per non annoiare chi già mi legge su Facebook) offrendo al contempo nuove riflessioni.

Sono una donna di destra, se per “destra” s’intende rigore, coraggio, giustizia, rispetto per il lavoro delle forze dell’ordine, meritocrazia.

Ma sono anche una donna di sinistra, se per “sinistra” s’intende solidarietà, rispetto per chi è diverso o meno fortunato, pari opportunità, legalità, laicità.

Soprattutto sono una donna come tante. Una figlia con genitori malati che si arrabatta tra mille difficoltà, una madre di due ragazzi che devono affrontare i problemi della quotidianità e del futuro, un’insegnante che vede il suo lavoro costantemente umiliato e sottopagato, un’amica d’Israele (unica democrazia mediorientale) che non può fare a meno di notare come l’antisemitismo purtroppo stia ritornando, giorno dopo giorno.

E’ logico che mi stia a cuore il futuro dei nostri giovani: un futuro che non può essere da emigranti o da precari se non si ha il giusto calcio nel posteriore o se non si è una velina. Così come ho rispetto per chi soffre, a cui dovrebbe essere riconosciuto il diritto di scegliere se e quando smettere di soffrire. E’ normale che sia preoccupata quando vedo la sinistra extraparlamentare bruciare le bandiere d’Israele in piazza, ma lo sono altrettanto quando la destra più estrema fa sua la battaglia pro-palestinese soltanto in onore alle SS islamiche della seconda guerra mondiale, quando vedo la rinascita di movimenti neofascisti o quando incontro europarlamentari di partiti al governo a braccetto di chi, pochi anni fa, ha ospitato il congresso di “Fascismo e Libertà”. Ed è umano che io provi diffidenza nei confronti di quei partiti sempre più asserviti a una Chiesa che non fa altro che issare ponti levatoi sbattendo la porta in faccia al dialogo interreligioso.

Tuttavia chi mi conosce sa anche che affiderei senza ombra di dubbio la guida del Paese al Presidente della Camera Gianfranco Fini (anche se non me lo vedo alla guida del PdL, opinione personale of course): un uomo giusto, rispettoso della Costituzione, delle diverse culture e religioni presenti nel nostro Paese, un politico sensibile e intelligente.

Ma purtroppo non è possibile: il nostro Paese è guidato da Silvio Berlusconi che ha scelto collaboratori quali i signori Alfano, Brunetta, Calderoli e collaboratrici quali le signore Gelmini, Carfagna e Brambilla… giusto che per non fare che i nomi delle persone che meno mi rappresentano.

Così ho deciso: “inesorabile come il destino” come un giorno mi definì proprio il presidente Fini (che ringrazio per questa definizione che spero mi calzi davvero a pennello), ho capito che non potevo attendere che altri cambiassero le cose al posto mio, ma anche che non avrei potuto modificare i miei ideali in nome della fantomatica isola che non c’è.

Se le persone cui avevo accordato la mia fiducia in passato NON potevano più rappresentarmi non importa, la vita continua. Ne ho preso atto e - dopo un periodo di sconforto e depressione - ho cercato chi potesse farlo.

D’altra parte non mi sono mai identificata in un simbolo: anche quando sono stata tra i capilista alle comunali per Alleanza Nazionale, l’ho fatto da indipendente e l’ho fatto per la stima che nutrivo - e nutro - nei confronti di Gianfranco Fini. Ma ora lui non è più alla guida, l’anima, di AN e AN non esiste più: schiacciata, compressa, masticata e talvolta vomitata da Silvio Berlusconi.

A me l’idea di essere masticata e vomitata non è mai stata molto congeniale (e la Gelmini, con la sua riforma dell’Università e della Scuola, ha ridotto me e i miei colleghi a una sorta di bolo intriso di berlusconiana saliva), così mi sono guardata attorno. E sulla mia strada il mio sguardo ha incrociato quello di IVAN SCALFAROTTO: laico, intellettuale quel tanto che non guasta, pragmatico, onesto, coerente. In altre parole: “vero”. E, condizione per me irrinunciabile, amico d’Israele.

Con Scalfarotto ho stretto la mano al PD, che non è ciò che rimane del PCI o dei DS o della Margherita. E’ qualcosa di nuovo, qualcosa su cui io - ambivalentemente di destra e di sinistra, ma convintamente antifascista e anticomunista - ho scelto di puntare.

L’ho fatto perchè ho notato la pulsione al rinnovamento, la voglia di prendere in mano le redini del Paese allontanandosi da pericolose equivicinanze: D’Alema - Baruch Ha Shem - non è alla guida del Paese e nemmeno del PD!!!

E’ per questo che mi sono iscritta al PD: perchè in Ivan Scalfarotto, in Cristiana Alicata, in Giuseppe Civati, nei piombini tutti e ora in IGNAZIO MARINO, ho riconosciuto principi vicini ai miei, ma - soprattutto - l’unica possibilità di battere Berlusconi. Perchè, per riuscirci, occorre credibilità da spendere a piene mani sul territorio.

Non è stato facile. Molti non hanno capito la mia scelta. Molti mi hanno detto che, alleandomi alla sinistra, finirò con il tradire Israele. Voglio rassicurarli: questo non accadrà MAI. Come scrisse il più grande poeta ebreo dell’ “era d’oro” spagnola - Yehuda halewi - “Il mio cuore è in oriente (Gerusalemme), il mio corpo in estremo occidente (Spagna)”. Niente e nessuno, mai, potrà allontanare il mio cuore da Israele: l’ho sempre dimostrato e continuerò a farlo. In prima persona, mettendoci la mia faccia, il mio cuore e il mio coraggio.

Ma se anche quest’ultimo tentativo per ridare dignità all’Italia non dovesse funzionare, allora l’unica reale alternativa ipotizzabile - a mio parere - resta Kadima. Un nuovo e rivoluzionario soggetto politico non più arroccato su left and right, ma semplicemente preoccupato di distinguere tra wrigt and wrong.

Ma perchè, cari amici, non possiamo pensare che il Kadima italiano in realtà già non esista e non sia proprio il PD?

Questo è il mio sogno che voglio condividere con voi.

Shalom a tutti,
Daniela Santus
Sosteniamo IGNAZIO MARINO
Il 26 marzo 2009 il Senato ha approvato il testo di un disegno di legge dal titolo "Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento".

In altre parole il Senato ha approvato l'anti-testamento biologico con il quale negare al malato, divenuto incosciente, quel diritto di autodeterminazione (garantito costituzionalmente, art. 32 comma 2) e di scelta già espresse nel pieno della propria coscienza.

E' fin troppo chiaro che si tratta del coronamento, servile nei confronti della chiesa cattolico-romana, dell'indegna gazzarra mediatica sul caso Englaro.

Cosa c'entra questa riflessione con la scelta del segretario del PD? C'entra, eccome! Gli italiani, nel momento in cui il decreto di cui sopra è stato approvato "anche" con i voti di alcuni parlamentari cattolici del PD si sono sentiti traditi due volte. Ed è stata chiara - e molto bene messa in evidenza dal Presidente della Camera Gianfranco Fini - che non si è trattato tanto dell'esito di uno scontro tra morale cattolica e morale laica, quanto della contrapposizione tra Stato liberale, democratico e dunque laico e Stato etico.

Occorre ricordare, se ce ne fosse bisogno, che il compito del diritto e delle istituzioni - come bene ha detto il mio collega Valerio Pocar - "non è quello di condurre per mano i cittadini in paradiso, ma quello di garantire la pacifica convivenza tutelando i diritti e le libertà individuali; non è quello di pretendere che i cittadini siano virtuosi in ossequio a una certa virtù imposta, ma quello di pretendere che siano onesti. Il rischio è quello di un reciproco stabile e istituzionale sostegno tra Chiesa e Stato o, magari, anche solo tra un certo papa e un certo capo di governo, uomo anch'esso della provvidenza."

Ecco perchè è necessario che l'opposizione si rafforzi: certi scenari l'Italia li ha già vissuti, purtroppo, in un recente passato. Ed è per questo che il PD ha bisogno di una guida forte e coraggiosa, di una guida che non ceda di fronte ai ricatti dell'anima, ma tenga presente che anche i soggetti più deboli e incapaci debbono essere tutelati e le loro scelte debbono essere rispettate.

Questa guida credo possa essere ben rappresentata, al momento attuale, dal sen. Ignazio Marino. Motivo per cui, cari amici, vi chiedo un ultimo sforzo: non delegate ad altri il vostro futuro. Soltanto un PD forte, coraggioso anche quando le parole da pronunciare appaiono scomode, potrà divenire un PD credibile: un partito per cui vale la pena votare. Ma perchè possa diventare così deve RINNOVARSI, rinunciando alla politica parolaia dei grandi vecchi, tornando a tuffarsi tra la gente e fuori dagli apparati, ascoltando gli italiani, verificando sul campo le loro necessità. La laicità è il punto fermo da cui partire. Diversamente, se non si sapranno garantire uguali diritti alle persone, sarà difficile anche garantire il lavoro, l'istruzione, la sanità, la solidarietà, ecc.

Sosteniamo IGNAZIO MARINO, per sostenere il PD... per rinnovare, domani, l'Italia.

Un cordiale shalom a tutti,
Daniela Santus.