Human Games


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Videogame inside

Un giorno, mio fratello arrivò a casa con una piccola scatola nera e non avevo la più pallida idea di cosa fosse (forse perché avevo solo 8 anni). Quando la attaccò alla nostra piccola tv in bianco e nero non potevo credere ai miei occhi. Sulla schermo c’erano disegnati una piccola barra e un muro. Ad un certo punto comparve un puntino bianco che rimbalzava sui lati dello schermo ed io incominciai a muovere la barra per prendere quella strana pallina. Rimasi incantato da quel gioco che girava su una delle prime console casalinghe messe in commercio in quel periodo (metà anni ottanta).

Da quel momento la mia vita cambiò ed incominciai a frequentare le sale giochi spendendo tutti i soldi della paghetta settimanale. Era il periodo del boom dei videogiochi da bar. Erano dappertutto e di domenica bisognava aspettare il proprio turno per fare una partita. Per tv trasmettevano un telefilm “I ragazzi del computer” che come protagonisti c’erano tre ragazzi appassionati per il computer (uno di loro era un hacker). Non mi perdevo neanche una puntata.

All’ età di 14 anni decisi di scegliere l’ ITIS dove finalmente mi avvicinai al mondo dell’ informatica (e dei videogiochi per pc). Fui per la seconda volta abbagliato dai capolavori che uscivano in quegli anni: Monkey Island, Indiana Jones and Fate Of Atlantis, X-Wing, Wing Commander, FlashBack, Granprix… solo per citarne alcuni. Ma uno dei giochi che colpì di più la mia immaginazione fu senza alcun dubbio Doom. A scuola me lo passò un mio amico e appena arrivato a casa lo installai nel mio 486 (non ancora dotato di scheda sonora!!) ed iniziai a giocarci. Beh , ero così preso da DOOM che non avevo neanche il tempo di andare in bagno o di mangiare.

Ora, a trent’ anni compiuti, la passione dei videogiochi non è ancora passata, anzi è cresciuta assieme alla voglia di capire cosa c’è dietro. Dedico molto del mio tempo libero alla programmazione grafica e mi mantengo informato sui videogames attingendo le news dalle riviste e dai siti del settore.
Il lavoro che c'è dietro al videogioco e di renderlo visibile su uno schermo, è per me qualcosa di incredibile, quasi magico. Il videogame è arte , coinvongilmento e passione. In questi ultimi anni ho creato parecchie demo (avventure grafiche, picchiaduro, giochi di corse), soprattutto con un programma chiamato “Div Games”, affrontando problemi di programmazione sempre più difficili.
Nuove sfide mi attengono per il futuro ma le affronterò sempre con entusiamo e passione.

Questi sono i libri dai quali ho appreso le nozioni di base di programmazione grafica:
Black Art of 3d Game Programming di Andree La Mothe, Programmazione Grafica 3D di Andrea Fasano.
E la fonte dalla quale ho appreso veramente tanto è il sito www.gameprog.it

Daniele Fardin


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