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Poesie di:
Luciano Tarabella
poeta vernacolare livornese
Luciano Tarabella Scrive poesie da 50 anni.
Ha pubblicato raccolte e poesie su giornali locali.
Ha vinto numerosi premi ed ha partecipato a trasmissioni radiofoniche
e televisive in cui leggeva i suoi versi.
Compone sia in lingua che in vernacolo livornese.
Scrive anche racconti,articoli, commedie e aforismi.
Produce amatorialmente cd con i suoi testi che regala agli
amici.
Ha raggiunto una piccola fama cittadina spillando le sue poesie
là dove c'è maggiore degrado cittadino.
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Ir pucino
La Gallina livornese,
la più bella der pollaio,
fu cacciata in un ber guaio
da un Galletto che si prese,
certe ardite libertà
mentre stava a razzola'.
Deh, succede ed è normale
ma il pucino nacque nero
e perciò questo mistero,
ner disagio generale,
spinse tutte l'artre chiocce,
spennacchiate o ben grassocce,
a ciacciare fra di loro
dello scandalo inaudito
e così, di primo acchito,
per questioni di de'oro
fu deciso, senza appello,
ch'era nato da un budello.
Ir pucino, emarginato,
ner pollaio nun fece vita
e la volle fa' finita.
Lo trovònno spiaccìato
doppo tutto quel clamore,
fra le rote d'un trattore.
La morale è presto detta:
vai ner culo a quella gente
che considera indecente
il diverso e nun l'accetta
ma lo manda ar cimitero
per un po' di pelo nero.
Luciano Tarabella
II ^ premio Virgili 2006
Separazione fra coniugi
Quanti discorsi, quante incomprensioni,
quante nottate, quanti malintesi,
quanti avvoàti,quante discussioni
e quanti citti ar vento e male spesi.
Po' mèttici rimpianti, delusioni,
dolore, tribunali, sottintesi,
lacrime, giramenti di 'oglioni,
figlioli in qua e in là perché contesi.
Quando una 'oppia scoppia fa un boato!
Par d'esse' a Nagasaki od Iroscìma,
passatemi l'esempio esagerato.
Da urtimo che resta? Lo stupore,
una 'asa deserta, quarche rima
e una galla di pùsse in mezzo ar còre.
Luciano Tarabella all rights reserved
Ir Càosse (1)
Ir càosse, si sa, era un casino
con tutti l'elementi intorcinati
finchè il Signore Iddio che cià creati
si mise a sistemàllo perbenino.
Prima di tutto fece un lumicino,
che poi sarebbe ir sole, e, illuminati
da questo, i componenti, separati,
andàrano ciascuno in un cantino:
mise l'uccelli in celo, i pesci in mare,
le bestie a razzola' nella verdura
po' fece l'omo e cominciò a sbagliare.
Difatti Adamo ed Eva, appena nati
ma gà dimorto stronzi per natura,
commisero il peggiore de' peccati
però così diverso e inusuale
che tutti l'han chiamato originale.
(1): il caos primordiale
A Valter in Paradiso
Caro Valter,lassù come ci stai?
Bàrri ce n'è? La danno le beate?
Ancora l'altra notte ti sognai
che s'era a fare ir bagno in piena estate!
Ma du'numeri al Lotto me li dai?
Mi pare o sento un' eco di risate?
Chissà le barzellette che dirrai,
su' bagni ci passavi le nottate.
Armeno lì respiri l'aria pura;
qui c' è lo smògghe e un'afa così bassa
che si scoppia dal cardo e dall'antua.
Ti penso sempre tanto,sai, figura? (1)
Dal giorno che ti viddi nella cassa
la prima vorta serio in vita tua!.
(1): dicesi di persona estremamente simpatica
Bollori invernali
O che s'è messa a fare la Natura?
A gennaio fiorisce le mimose?
Se continua così vedrai le spose
a cicce all'aria per l'abbronzatura!
Con tutta la popò di spazzatura,
con tutte le sostanze velenose
o che ni son venute le su' 'ose
o s'è incazzata a bestia addirittura!
La 'orpa, dice, è dell'Effetto Serra
che, come una 'operta sul cardano,
ci tiene prigionieri drento un forno.
Per me pòle brucia' tutta la terra:
Pisa (magari!), Teramo, Milano...
mi basta di sta' fresco qui a Livorno!
Luciano Tarabella all right reserved
poetavernacolare@libero.it
Il bastardo vero
Certo bisogna esse' un ber maiale
per dare la sgommata e scappa'via
lasciando in autostrada un animale
che avanti t'ha tenuto compagnia!
D'Agosto è un fuggi-fuggi generale
e l'afa ti fa fa' quarche pazzia
ma chi lascia le bestie è un criminale
senz'anima ne' core. A casa mia
Ci s'ha du' gatti e un cane e, in confidenza,
magari nun si cena ma per loro
c'è ir meglio der più meglio. Boia deh,
se m'azzardàssi a fa' una prepotenza
a Laila, a Morganina o a Baffodoro?
La mi' moglie va' in ferie e sperde me!
Luciano Tarabella all right reserved
Un losco feguro
Novembre. In questa torbida serata
cor celo che assomiglia a un cencio nero
sono a caccia di funghi sul sentiero
colla giacca a traverso e strapanata.
Sono lézzo di mota appicci'ata
ma vado a zonzo allegro e più leggero
e m'importa una sega per davvero
se la gente scantona spaventata.
Di certo se incontrassi ner boschetto
quarche truce assassino latitante
che si rimpiatta nell'anfratti bui
marconcio come sono, ci scommetto,
vedendomi apparire fra le piante,
m'arronza ir portafoglio e scappa lui!
Luciano Tarabella all right reserved
La vera storia der Conte Ugolino
" Poscia,più che il dolor..."
Bel mi cretino!
e qui, se'ondo te, sarei crepato?
Ma senti, senti questo fiorentino
che popo' di terzine s'è inventato
per inganna'le genti! Già lecchino, (1)
come scriveva il Neri (2), lo sei stato;
in ginocchioni fisso nell'inchino
per anni ti sei sempre arrufianato
co' potenti. Mori'? Di fame? Io?
' Sa 'osa e son campato di pensione
avendo per entrate ' vella sola!
Tradita Pisa n'ebbi un gran fottìo
di fiorini, scappai dalla prigione
e me li sputtanai alla Barcarola (3)
fra cacciucchi,scogliere e risi neri!
Per te! E l'Arcivescovo Ruggieri (4)
(1): sta per ruffiano,leccapiedi
(2): Neri Tanfucio cioè Renato Fucini
(3): noto ristorante labronico
(4): gesto dell'ombrello in contemporanea
Luciano Tarabella
Gaò Pisa!
Ristiando di sembrare un traditore
a chi è nato in Venezia o all'Antignano,(1)
bisogna di' , magari piano piano,
che Pisa è un ...paesino di valore!
C'è la Torre, c'è ir Domo,ir Battistero ,
l'Anormale, ir Fucini, l'Ateneo,
il ruzzino der ponte, Galileo,
la pastasciutta, l'Arno e ir Cimitero.
Perché a Livorno nun ce n'è bellezze?
' Sa 'osa, deh,le bimbe cian la rogna!
Noiartri ci s'ha il Porto, il Mercatino,
via Grande, la Sambuca, le Fortezze...
po' dimmi quando Pisa se li sogna
que' vattro Vuccumprà senz'accendino!(2)
(1): quartieri di Livorno
(2): i quattro Mori
Luciano Tarabella
Il destino
La sorte umnana è dentro un canterale
di non so quanti mai cassetti in fila
però è nascosta in una grande pila
di passioni diverse e messe male.
Ognuno,per istinto naturale,
vorrebbe la migliore e la trafila,
la mia, la tua o d'altri centomila
è la stessa per tutti , tale e quale.
Buttate all'aria tutte le occasioni
la ricerca ci lascia inappagati
e ci si scopre vecchi con stupore.
Allora si fa il conto: due illusioni,
magari quattro sogni, irrealizzati,
eppoi, mi vien da ridere, si muore.
Nato dan cane!
Appena Dìcche (1)fa la trogolata
d'arzà la zampa propio sur divano,
n'arronzo ner groppone la granata
o quello che mi viene sottomano.
Guaisce,prende un'aria desolata
e mi dice coll'occhi:
"deh, Luciano,
è sortanto una piccola spruzzata,
perchè t'incazzi?
Cosa c'è di strano? "
Sur subito mi pento e ,
dorcemente, " Cuccia- ni soffio-
nun ave' paura
ma sur divano nun ci poi bagnà!"
Allora lui, siccome è intelligente
eppo' ci tiene a fa' la su' figura,
pisca sulla portrona e se ne va.
(1): Dick,avevo un cane con questo nome
Lo scemo della piazza
Colla bava alla bocca un vecchio pazzo
porta un cicìo (1) sulla testa
e mentre grida ,serio, una protesta
è vittima perenne d'ogni lazzo.
O sfreccia per la strada come un razzo,
la ghigna scolorita e mesta mesta,
o sembra un messi'ano in piena siesta
all'ombra della mole d'un palazzo.
Lo guardo e penso: "quest'Umanità,
che passa come saggia e intelligente,
s'ingegna in tutti i modi di spara'
e i pezzi grossi, spesso e volentieri,
ammazzano bimbetti e troppa gente.
Vorrei sape' chi sono i pazzi veri!"
(1): berretto di lana lavorata all'uncinetto
Luciano Tarabella all rights reserved

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