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Poesie d'amore di:

Luciano Tarabella

 

poeta vernacolare livornese

 

Luciano Tarabella Scrive poesie da 50 anni.

Ha pubblicato raccolte e poesie su giornali locali.

Ha vinto numerosi premi ed ha partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive in cui leggeva i suoi versi.

Compone sia in lingua che in vernacolo livornese.

Scrive anche racconti,articoli, commedie e aforismi.

Produce amatorialmente cd con i suoi testi che regala agli amici.

Ha raggiunto una piccola fama cittadina spillando le sue poesie là dove c'è maggiore degrado cittadino.

Poesie d'amore



A Patrizia

Il nostro posto, sotto l'acquedotto,
ci trovava sul prato già fiorito
mentre intorno scoppiava primavera
per la natura intatta e dentro noi.

O d'inverno, seduti sul cappotto,
incontravo il tuo sguardo intimorito
quando, immersi nell'ombra della sera,
ci baciavamo sulle Mura. Poi,

non ricordo perchè, tornata indietro,
tu non venisti più agli appuntamenti;
io non feci domande e li finì.

Trent’anni ha il mio ricordo e sono qui
che, ricordando teneri i momenti
piango d’antiche  lacrime di vetro.                        
                      
   Luciano Tarabella  13/09/02


 La mimosa
                                                                            
Calmati. Ascolta. Siedi qui un momento 
su questa panca. Si sta meglio fuori.
Parliamo, come due giovani attori,
di cose antiche come antico è il vento.

C'è luna piena, vedi, il firmamento
è un fuoco d'artificio di colori.
Dal Savolano, oltre a mille odori,
ci giunge un gracidare lento lento.

Ma non temere, non aver paura.
Siamo noi questa notte misteriosa,
lascia che il sogno scorra nelle vene.

E in questo istante di dolcezza pura 
ti colgo un ramoscello di mimosa:
qui, fra i capelli, ti sta proprio bene.

       Luciano Tarabella


 Fuga romanti’a

Cor un destriero bianco  scarpitante,
tesoro mio, verrò  ner tu’ giardino
e giù per la finestra e dar susino,
ti porterò con me sdraiata stante.

Cara la  ganz ...(che dico?) ... la mia amante,
sur subito faremo più pianino
ma poi di gran carriera al Cisternino (1)
s’andrà nella tu’ villa fra  le piante.

Ma te ‘un ti divaga', raduna l'oro
ché vengo ir ventisette, a fine mese,
passando dar cancello di straforo.

Bada, riscòti e per i primi impegni,
la pigione, la biada e l'artre spese,
rammentati il libbretto dell'assegni!!!  
                                 
Il resto è già deciso, ‘un c’è premura;
te basta che mi firmi la procura.

(1): meta di scampagnate.

                           
 01/06/98 LUCIANO TARABELLA


    Ir gabbiano

Ho freddo. E' giovedì. Mi sento come
s'avessi tutta l'anima gelata. 
Fumo e ti penso, bella senza nome,
da vésta stanza male illuminata;

e mentre fumo vedo che sur tetto
c'è un giovane gabbiano tutto bianco
immobile ner grigio. Vado a letto,
magari sogna questo vecchio stanco!

E drento ir sogno certo troverà
tutti i su’versi  scritti per amore
ad una bimba bionda der passato.

Ecco la notte! Forse passerà
vest'attimo violento di stupore
mentre ir gabbiano, intanto, è già volato.

 Luciano Tarabella    02/05/02


      Ir vecchietto e la polacca
                (Viva gli sposi!)

Senti, Pietruska mia, facciamo un patto:
te me la dai ogni tanto quando voglio
e io ti firmo subito un contratto
per cui ,a richiesta, t’apro il portafoglio.

Si dovesse scopri’ che ‘un sono adatto
e al quinto tentativo nun ci… coglio, (1)
fàtti subito un ganzo di baratto
che io, a quest’età, son senza orgoglio. 

Codesto matrimonio ti ‘onviene:
io sono ricco, te povera e sola...
prima ci pensi eppo’ firmi le ‘arte.

E quando vedi che ‘un mi sento bene
vor di’ che te n’andrai alla  Barcarola (2)
lasciandomi crepa’ da quarche parte.

(1): non riuscirà a fare sesso perché vecchio.
(2): noto ristorante livornese.

 Luciano Tarabella  6/3/07


          L'incubo sereno

Ar sesto ponce (1) riva un' anaconda
che si sdraia sul letto accanto a me,
è lunga sette metri e trentatre
e, quando striscia, pare che sia un'onda.

Po' mi guarda nell'occhi dalla sponda
e mi da una codata: -Boia deh!
sibila piano,- dimmi, cosa c'è?
ner mentre il letto scricchiola e si sfonda.

" Che vòi che sia? Mi sento un pò d'antùa"
ni dìo arrabbiato- "te come mi vedi?
fammi ir favore, pensa a’ cazzi  tua!"

Invece lei, che pare che ‘un ci senta,
m'intriga tutto dalla testa a’ piedi,
mi lecca sulla gota e s'addormenta.

Allora anch'io mi ficco drento il letto
e mi sento tranquillo e più protetto.

(1): indica le abbondanti libagioni.

 Luciano Tarabella   15/03/02


    La solitudine umana
                                                                                                                   
Guardati in giro e vedi sempre sesso.
O in fabbrica, in ufficio, o in officina,
lo vedi dalla sera alla mattina
perché, in qualunque bùo, ce l’hanno messo.

Dice che sia un segnale di progresso;
la donna viene messa alla berlina
'gnuda, vestita, ritta, a pecorina
al pari della ciccia per il lesso.

Chi sono io per fa' della morale?
La topa per me è sacra e benedetta,
e quindi che ne so s’è bene o male?

Però, se posso aggiunge’ una parola,
da tutto questo sesso stampa e getta,
l’intera umanità mi par più sola..   
                                                                
    Luciano Tarabella


Gioàndo a rimpiattarello
     (a Enrica)

Nascosti e zitti zitti ner salone
dell'Albergo Savoia mi baciava
e se per caso quarcuno ci trovava
svettavo di paura e d'emozione .      .

Siccome ero piccino e pulendone (1)
ner mentre la mi' mano cincischiava
la sua, s'un la fermavo,'m'acchiappava
chissà che cosa drento ir pantalone.

E quando mi decisi:  " oggi la tocco!
ni  toccherò le puppe, vai, alla grande
magari doppo un bacio collo  schiocco!"

quer giorno ch'ero a bomba, (2) la trovai
davanti a Gigi senza le mutande…
ma il resto nun lo so perché scappai.

(1)	: privo di malizia
(2)	: nel gioco del nascondino significa dover cercare      
        gli altri bimbi.

Luciano Tarabella  all rights reserved
     
                                                                                                 L.T. 21.01.02.
                                                  
           Incardanato pazzo

     Amore mio, guardandoti nell'occhi
     ci vedo ir sole, ir mare e ir firmamento
     sopra un bel lago pieno di ranocchi
     dove le canne svettano ner vento.

     La tu' bellezza pare che trabocchi,
    'un c'è una donna che t'arrivi e sento,
     quando mi guardi, come dei rintocchi
     d'una campana che mi sòna drento.

     Di questi versi, e chi lo sa, una traccia
     magari resterà ma la mi' vita
     è dedi'ata a te, questo lo sai;

     e'un me ne importa se mi ridi in faccia,
     coll'artri acciuffi, fissa e ribadita,
     e a me , che t'amo troppo, 'un me la dai.

     Luciano Tarabella all rights reserved
     poetavernacolare@libero.it


            Una storia compri'ata

     Amore mio, mi dici come faccio
     a dimostràtti ir bene che ti voglio?
     M'hai prosciugato tanto ir portafoglio
     che ora sto passando un momentaccio!

     Mi manca l'aria, deh, m'hai preso al laccio,
     son come una padella sullo scoglio;
     la notte mi rivesto e mi rispoglio
     e come omo,ormai, sono uno straccio!

     Ho lasciato la moglie, la figliola,
     perdendo tutto: onore e dignità
     insomma sono drento a una tagliola

     ma se mi stai vicino, amore bello,
     nissuno ar mondo ci dividerà.
     Ti voglio troppo bene RAFFAELLO!!!

     Luciano Tarabella all right reserved 
              

         Sacrificio d'amore

    Ti voglio così bene, mio tesoro,
    che amarti tutti i giorni tanto tanto
    non è solo un piacere ma un lavoro
    perchè io esisto se ti sono accanto.

    La gente che ne sa, che sanno loro
    di come questo core tu l'hai infranto;
    gli amici non li ascolto quando in coro
    mi parlano di liste e di trapianto.

    So che la dai a tutti, cara Sonia;
    cosa m'importa! Cosa vuoi che sia! 
    Mi sono organizzato e, piano piano ,

    ho sparso fra gli estranei la fandonia
    ( celando la labronica genìa )
    che le corna le ho perchè pisano.

              
             Quando ero militare

     Le scrivevo tre lettere ogni giorno
     perchè lontana non sapeva stare;
     quanti postini ho fatto camminare
     sulla via che da Roma va a Livorno!

     Lei temeva che avessi lì dintorno
     chissà quante ragazze da baciare;
     io le scrivevo: " Non ti preoccupare,
     aspetta con fiducia il mio ritorno!"

     Infatti ci sposammo: bella gara!
     Sembravamo due gatti in una balla!
     Poi un giorno lei mi disse,bella chiara:

     "Ho un altro,sai, bisogna che ti molli!"
     e non ci fu maniera di fermarla ;
     ora rimpiango solo i francobolli!


            Le puttane nere

     Te guarda, poveraccce, l'affriane
     che abbordano su' cigli della strada;
     per quarche magnaccione che l'abbada
     son bimbe e già ti fanno le puttane.

     Fra tutti i modi d'inventassi ir pane
     un artro che la donna la degrada
     più peggio nun ce n'è, chiunque vada,
     a pago, pole arzanni le sottane.

     Le donne bianche, o nubili o sposate,
     sganzeggiano con chi ni pare a loro
     ma restano per bene e rispettate.

     Le nere, che si fanno i vecchi e i gobbi,
     la danno per motivi di lavoro
     e 'un cianno ir tempo di pipa' per hobby!


              Il visone e la visona

     Un visone che s'era innamorato
     d'una visona bella come il sole
     prese coraggio e, tutto emozionato,
     le chiese: " Le vuoi far le capriole?"

     "Per chi m'hai preso?" le rispose lei:
     "per una, forse, delle tue sorelle?
     non faccio certe cose...le farei
     se prima mi regali della pelle"

     " Vada per la pelliccia! Ogni pazzia
     voglio fare per te.Vieni ti mordo
     ti spettino, ti sciupo e ti fo mia!"

     Allora lei, con voce già ruffiana,
     sbattè le ciglia e sussurò :" D'accordo,
     prepara una pelliccia di puttana!"


             In sur Vortone

  Son passati trentanni ammalapena,
  ma lo rammento come fusse ora ,
  da quando noi s'andiede soli a cena
  la prima vorta che venivi fora.

  E quando fummo colla pancia piena ,
  mentre pensavo: " ma che bella mora!"
  si corse per vedere Gino Lena (2)
  che dava una commedia ar cine Aurora.

  Fu doppo che voleste be' un gelato
  e fra dumila baci in sur Vortone (1)
  ti chiesi cor un briciolo di fiato:

  " Vieni sur mare?" Sussurraste: "Si"
  Credevo mi pigliasse un coccolone
  però la... fine nun la posso di'.
                    
  (1); Piazza della Repubblica a Livorno.    
  (2): Grande autore- attore vernacolare del passato


               A Giulia
          (omaggio a Ronsard)

  Mi sembra di vedétti ar caminetto
  già vecchia,sola e piena di dolori
  mentre rammenti i tu' passati amori
  lavorando ir cotone all'uncinetto.
               
  Ci butto cinque lire che dar petto
  un sospiro affannoso verrà fòri
  a te, che in mezzo ai tremuli bagliori,
  leggerai,colla lente,un mi' sonetto.

  Allora si, decrepita e avvizzita,
  scoprendo ne' mi' versi ir sentimento,
  rimpiangerai d'avémmi detto:no!

  E,tardi,capirai che nella vita
  le rose vanno còrte sur momento
  solo che io...chissà dove sarò .

   luciano tarabella (22/4/83)


            A Sabrina Ferilli

   Se doppo avécci fatto un pò franella
   mi  ritrovassi all'urtime fiatate,
   per una fine così tanto bella
   farei dùmila firme autentìate.

   Come sei bòna, Sabri, e con rispetto,
   c'è una 'osa che sogno e mìa da ieri:
   piuttosto che gaì drento ir mì letto
   ner tuo vorrei  mori'  più volentieri.

   Sei  ir meglio monumento all'emozione,
   una gioia per tutti gli italiani
   che incanta donne ,uomini e bambini.

   Ar solito però c'è un'eccezione:
   risurta da un sondaggio fra pisani
   che è meglio Rita Levi Montarcini.


          Giulietta ci ripensa
                                                    
   -Giulietta,ascorta,sèmo ner casino
    tu' pa' nun vòle,ir mio meno che mai,
    qui bisogna trovare un trabagai,
    è inutile piccàssi cor destino!


    Dovreste prende' un filtro...-"Deh,bellino!
    Te ner cranio ci devi ave' un tranvai!
    E io bevo ir veleno? O te ne vai
    cor fa' questi discorsi a mongolino?


    Se poi succede quarche inconveniente
    e ci resto gaita? " - E ci acchecchini,
    è una"porzione" (1)  d'erba solamente!-


   "Romeo,da retta,nun facciamo patti,
    tanto ciò un artro,pieno di vaini
    e i nostri babbi son contenti matti!"

    Pubblicata Tirreno Giugno 02               E:C
    1 premio II Cosimi 2001 (1) pozione    7/4/99


      Acrobazie d'amore

T'aspettavo alle cinque alla Stazione
e il core mi batteva senza fine;
te rivavi e s'andava ar bubbocine
a dassi mille baci su in loggione.

Ner buio c'era tutto: la passione,
ir sacchettino delle patatine,
la guerra per sfiora' le' mutandine
e il rischio di becca' quarche ciaffone!

Quant'era bello! Ci rivedo  ancora
apporpati noi due sopra un  sedile
come smarriti drento una pazzia.

Ci pensi, amore,si facesse ora
con te col mar di vita così vile
e io l'attrosi che mi porta via?

Luciano Tarabella 16/04/05
II° premio Cosimi 05


             Ir sesso siùro
 
Con tutte le schifose malattie
che ruscoli cor sesso " non protetto"
un omo quando vole fa' ir galletto,
stiantassi se vi dico le bugie,

è bene che si vòti a quarche santo.
La donna poi, che ristia più alla grande,
avanti di sfilàssi  le mutande,
è meglio che controlli se c'è ir " guanto."

Capito bimbi ? Usate più riguardo,
e d' un consiglio fatìne profitto
po' si vedrà ir bonsenso e chi l'addopra.

Lo dìo per voi ,essendo già un traguardo
per me s'una su dieci mi sta ritto...
( e ancora nun lo so cor peso sopra!!!)

L.T. 05/02/02.  LUCIANO TARABELLA


                 La Traviata

           Un tegamone da combattimento
           s'innamora d'Arfredo pazzamente
           però ni dice che cor sentimento
           chi la mantiene nun c'incastra niente.

           Ma lui,geloso,ad un ricevimento
           in dove c'è viensuta tanta gente,
           n'arronza in ghigna i sòrdi pratearmente
           sbavando sull'amore a pagamento.

           Per via d'una tossaccia dispettosa
           si capisce che presto a questa donna
           ni toccherà morì tubercolosa.

           Arfredo mette via l'aria spavarda,
           la piange come fusse la Madonna
           scordandosi che prima era una farda.
                            
 
           8/4/99   LUCIANO TARABELLA


                 Le donne su' bagni

           Mettano tutto ar sole, dar bellìo
           alle puppone a certi culi fieri
           che anco a vole' fa' i ragazzi seri
           cadrebbe in tentazione un omo pio.

           Dalla gabina  accanto all'uscio mio
           ne venne fòri una l'artro ieri
           che c'era da chiama' i carabinieri
           da tanto ch'era bona un gran fottio.
   
           Presente la mi' moglie 'un volli beghe
           perchè a merenda mangia ciccia cruda
           giòando a cista con quell'artre streghe

           così feci da nèsci e 'un la guardai
           ma di soppiatto quella fata gnuda
           coll'uccello dell'occhio la...mangiai!                                         

               LUCIANO TARABELLA (20/7/85)


                           Ir core no

            Quer dì che ir Padreterno mi dirrà:
            - "Chiudi la luce e ir gàsse e vieni via!"
            'un serve traccheggiassi lì a frignà
            bisogna fa' fagotto e...così sia.

            Ma siccone da vivo , son sincero,
            ho letìato un po' cor portafoglio
            una 'osa dichiaro per davvero:
            regalo tutto a tutti: Si, lo voglio!

            Pigliate pure i pezzi che volete:
            pormoni, orecchi, diti, reni, piedi...
            e nissuno s'azzzardi a dìcci : pè.

            Ma ir core, véllo no, nun lo prendete;
            ir core no, amore, perché credi
            è troppo tempo che l'ho dato a te.


                                Notturno

                   Amo la notte e, mentre passa  un treno,
                   cerco un'ora di sogni ad occhi aperti.
                   Che pace! Che sgomento! Che sereno!
                   Che vano sogno è quello di volerti!

                   Anche il mio cuore di sospiri è pieno;
                   la notte geme di pensieri offerti
                   a chi rimane sveglio o, perlomeno,
                   accede a questa sala di concerti.

                   Infatti, amore,  senti come il vento
                   suona nei campi, vibra nelle strade,
                   oppure dormi ed io ti parlo invano?

                   Dormi tranquilla, amore. Mi contento
                   del sogno che stanotte mi pervade
                   nel mentre un treno fugge via lontano.    
                     
                    Luciano Tarabella 23/04/02

                                                  
                            Come sei

                    Sei come una cascata di diamanti
                    che scende dal ruscello impetuoso
                    e come il primo incontro degli amanti                                                                
                    quando il distacco si fa più penoso.                
                              
                    Sei come la sorpresa degli astanti
                    davanti al monumento più famoso
                    e come l'urto dei marosi infranti                                              
                    contro lo scoglio ripido e rugoso.

                    Tale sei tu, o donna,  t'ho incontrato 
                    sfolgorante d'altera giovinezza
                    che sola, intorno a lei, trascina amore.
              
                    Questo sonetto, timido e vibrato, 
                    l’ho scritto con un brivido d'ebbrezza
                    e te lo porgo come fosse un fiore.
                                                                                        

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