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Poesie di:

Silvia Trabanelli

Silvia Trabanelli ama scrivere poesie.... e ama la poesia... Ha pubblicato anche su altri siti.... on line .... è stata premiata in diversi concorsi di poesia... con medaglie...targhe coppe... pubblicate su antologia..... E' Emiliana.... Ama l'arte...la poesia, la musica classica... Il cinema e la lettura....

 

       
MONOLOGO

Il colle dell'infinito
è ora  fruscìo sommesso
dell'invisibile lontana galassia
il cavo d'un orecchio enorme
d'un radiotelescopio.
Al di là, torna il silenzio
immenso .
Tu sei sul pianeta
coi piedi
con le mani,con gli occhi
con l'anima.
Guardi, lo sfiori a volte con mani rapaci
per stringere inutilmente
una manciata d'acqua d'un mare immenso.
T'impasti nel moto incessante.
Corri i rischi dell'acqua
del fuoco,delle lame
delle punte dei bacilli
che levigano,mùtilano
dilaniano  gratificano,
ma....dove sei tu?
Nelle idee
nel pensiero forse?
Nei momenti del cuore
nell'inesprimibile
senza parole
dentro ?
Ma dove ?
Nel cervello.
Nella rete meravigliosa
dei neuroni che si richiamano
fremendo come polipi
con infiniti filamenti di braccia
a raccontarsi e a mettere insieme
come mosaico correttamente ricomposto
variate  sensazioni di una vita intera.
Ma quale vita, se non la tua
del tuo corpo sul tuo pianeta.
Nel punto dove ti posi
dove ti muovi ,tessi i giorni e le notti .
Come una stella nell'infinito 
ha il suo moto
come un asteroide
il suo giro
come un sole la sua ruota
come il tutto insieme...
Tu sei...il tutto.


DA MOLTO TEMPO

Da molto tempo
 i suoni  si tacciono nella mia mente.
Suoni che odoravano di rose e gelsomino
prufumi pregnavano il vuoto intorno.
Vorrei incontrarti sogno,
più forte però il timore del distacco.
La mia anima non regge più le delusioni
i miei occhi persi nel buio oscuro.
Che farò di questa vita
se continua ad estirparmi l'anima,
che farò di questo cammino
tra boschi senza più alberi frondosi?
Che farò nelle notti fredde d'inverno?
Restano singhiozzi
 stretti in un abbraccio

silvia trabanelli 2 genn.2009


SENZA TITOLO

Il colle dell'infinito
è ora  fruscìo sommesso
dell'invisibile lontana galassia
il cavo d'un orecchio enorme
d'un radiotelescopio.
Al di là, torna il silenzio
immenso .
Tu sei sul pianeta
coi piedi
con le mani,con gli occhi
con l'anima.
Guardi, lo sfiori a volte con mani rapaci
per stringere inutilmente
una manciata d'acqua d'un mare immenso.
T'impasti nel moto incessante.
Corri i rischi dell'acqua
del fuoco,delle lame
delle punte dei bacilli
che levigano,mùtilano
dilaniano  gratificano,
ma....dove sei tu?
Nelle idee
nel pensiero forse?
Nei momenti del cuore
nell'inesprimibile
senza parole
dentro ?
Ma dove ?
Nel cervello.
Nella rete meravigliosa
dei neuroni che si richiamano
fremendo come polipi
con infiniti filamenti di braccia
a raccontarsi e a mettere insieme
come mosaico correttamente ricomposto
variate  sensazione di una vita intera.
Ma quale vita, se non la tua
del tuo corpo sul tuo pianeta.
nel punto dove ti posi
dove ti muovi ,tessi i giorni e le notti ?
Come una stella nell'infinito 
ha il suo moto
come un asteroide
il suo giro
come un sole la sua ruota
come il tutto insieme...
Tu sei...il tutto.

silvia trabanelli 14 febbraio 2009


DIMMI PIANO

Dimmi piano
una parola di pace;
sento ululare nel vento
le mille bocche degli uomini
abbarbicati alla terra
con radici di sangue.
Crosciano i fiumi
tra i macigni ribelli;
s'aggrappano ai monti
affannose le strade,
guatano le lucerne sospettose,
la tenebra.
Tende nella notte i muscoli
il cane alla guardia
ed aspetta.
Mi brucia nel petto la sete
d'una parola di pace d'amore
serena,sommessa
come il respiro stanotte
nel tuo sonno riverso
di riccioli neri. 


ANIMA VAGABONDA

Lascia ch’io beva fonte, 
nel cavo delle mani
ho fretta e  già domani
sarò di là del monte

Fonte: “    Perché non vieni coll’anfora antica
Come le donne giù dalla collina?
Perché non resti nella valle amica
almeno un poco ?‘ Forse domattina
per la tua sete, non troverai niente.
Di là dal monte è brulla la contrada
nei campi non germoglia la semente
e sarai solo tu, il sole e la strada.
Ti sovverrai di me e sarò lontana.
Se tu mi avrai raccolta nell’orciòlo
allora proverai la virtù  arcana
della mia linfa,allora, allora solo”


Amica ho già bevuto a cento fonti 
in riva al mare azzurro, sorridente
di spume bianche…  vuoi che ti racconti?
C’eran nuvole rosse giù a ponente
e vele esili,aguzze,verso il cielo
e son partita.Bevvi in mezzo al bosco
ed era un’acqua fresca come il gelo.
Eran ville e paesi.Non conosco
Il loro nome.So che c’era un alto
cipresso cupo, un casolare antico
un cielo terso del color di smalto,
un viale ombroso, un poggio aulente aprico.

Lascia ch’io beva fonte
nel cavo delle mani
ho fretta, e già domani
sarò di là dal monte.


Nuoto

nuoto
ma sono immobile
e lì davanti alla porta
dell'inferno chiedo
di poter respirare
 in questo momento
 mentre annaspo
 per non annegare 
vedo
 l'orizzonte che chiede
la mia mano
                                                

MACERIE

Accanto alla casa sventrata
le travi imploranti nel cielo 
pietà.
Dorme in un sonno pesante
di ruggine e morte
il carro ferrigno.
La testa pesante gli pende di lato.
Un ramo pietoso del vecchio rosaio
l'abbraccia col tralcio bruciato
ma amico.
Un vecchio paiolo riverso
su un mucchio di braccia.
Un vaso di coccio, slabbrato
in una ferita rossigna
che pare che dolga
e ciuffi qua e là di gramigna.
Nel grande silenzio c'è come 
un urlo, un crosciare  di schianti
un fumido afror di calcina
alle nari
un inferno di spari.
Eppure c'è appena sommesso
un vento leggero
che passa dappresso
e ti sibila appena all'orecchio
una qualche parola maligna
repressa:
vendetta!
A morte vigliacchi:
innocenti!....
e si perde lontano
laggiù tra quegli alberi stenti
con ciuffi sparuti di foglie
sui rami annaspanti nel cielo
stracci di nubi violette.
Intorno è deserto.
Tra le rotaie di fango
insecchite
è nata l'ortica.
Da un mucchio di pietre
lievita come un sospiro profondo...
Nel cuore c'è un risucchio
e un freddo....
è l'acqua laggiù
del fiume deviato
che specchia una lama di luce gelata
nel giorno che muore


Forse è tardi

forse è tardi per chiamarti
non illudermi sogno
la felicità che illumina
il mio volto
nasconde una vita
di lotte e di tempeste


LA MIA VOCE

La mia voce non è
oggi quella di ieri
e domani sarà un'altra
e sempre un'altra
ancora

come il fiume che
scivola lento abbracciando
il mare

trascinando sterpi
corrodendo il labbro
terroso della sponda

gonfiando la vena 
del fosso;  trascinerò
ricordi ad ogni tramonto

fino a quando il mare
sarà calmo  il silenzio
avvolgerà la terra
sotto l'immensa 
fissità del cielo


SENZA TITOLO

Sulla strada pochi
rumori, foglie cadono
danzando

farfalle immobili
ascoltano la danza
sguardi languidi

nell'ombra dell'autunno
volti attoniti fissi
prima di cadere


SENTINELLA

Nel cielo dell'alba le nuvole bigie
che scendono  basse sull'ala del vento
con lembi disfatti,somigliano a vele
d'antichi naufragi nel mare del tempo

uno dorme, uno veglia

Nell'aspro del sasso due sacchi di cencio
due macchie di sporco, di grigio pastrano

uno dorme, uno veglia

La gota scarnita
rischiuma la barba nel mentre che trita
nuvole e pane
Si ferma !
La mano ripalpa la canna gelata....
riprende....
e il cuore rimastica nuvole e pane:
la morte, la vita la morte, la vita.

Lo  scoppio rosseggia violento,feroce
e sibila sassi, brandelli sterpaglia....

non mastica più

s'accascia pian piano sull'altro che dorme
'''già l'ora del cambio?!''

Silenzio...
''Perbacco che sonno!...s'è già addormentato !''

uno dorme uno veglia
 

La guerra impasta gli uomini di cose.

Hanno sofferto nella carne
lo strazio dei tronchi divelti
dalla granata.

L'anima diventa triste e pesante
nelle rotaie del fango
della retrovia.
I cuori sussultano premuti 
contro la terra scavata di fresco
nel fragore della rabbia metallica.
Abbarbicati alla terra
al macigno
alla vita
colle mani artigliate dei morti.
La mano amica
che nell'inferno ha teso 
da bere in silenzio
è tutt'uno col ramo d'ombra
nell'ora di sosta.
Nel ricordo s'affacciano sempre
uomini taciturni
fra cose eloquenti

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