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Poesie di satira in vernacolo di:

Luciano Tarabella

poeta vernacolare livornese

 

Luciano Tarabella Scrive poesie da 50 anni.

Ha pubblicato raccolte e poesie su giornali locali.

Ha vinto numerosi premi ed ha partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive in cui leggeva i suoi versi.

Compone sia in lingua che in vernacolo livornese.

Scrive anche racconti,articoli, commedie e aforismi.

Produce amatorialmente cd con i suoi testi che regala agli amici.

Ha raggiunto una piccola fama cittadina spillando le sue poesie là dove c'è maggiore degrado cittadino.






 

 

Poesie satiriche in vernacolo livornese


      I pesce'ani della politi’a

    Seduto s'uno scoglio guardo il mare
    sperando d'avvista' de' pesce'ani
    visto che a terra 'un fai che intrampolare
    in mostri colle gambe e colle mani.

    A bocca spalancata per mangiare,
    (difatti io li chiamo squali umani!)
    ti passano la vita a chiacchierare
    piazzati vi' in città o più lontani. (1)

    Chi sono? ‘Un lo so mìa, fate un po' voi!
    Sceglieteli dar mazzo che volete,
    son quelli che ci vanno in cu…ffia a noi.

    Innarzano pagliai coll'erba voglio
    e ingolano di tutto, lo sapete!
    Ecco perché sto qui su questo scoglio:

    se vedo un vero squalo, poverino,
    n'arronzo una sardina e un formaggino.

    (1): i politici locali o quelli della capitale

     Luciano Tarabella 08/06/05  h:23:49



              La Malasanità
       (intervista televisiva ad un Primario)

                Telecronista

     Siamo di Teleschiocco: Professore,
     la cronaca, da un po' di tempo in qua,
     ci dice che la nostra Sanità
     è vista dalla gente con terrore
     e sembra, ma non so se questo è vero,
     preferisca avviarsi al cimitero 
     piuttosto che trovarsi sotto i ferri
     di medici,infermieri od altri sgherri!

                Primario

      E' un vizio ricorrente! Gli italiani
      ci godono a parlarne sempre male
      dicendo che in Italia l'Ospedale
      è roba che nemmeno gli Africani.
      La solita congiura! Fatti strani,
      va bene, ne succede ed è normale;
      io sono Professore e, come tale,
      lavoro, tutti i giorni, a quattro mani.
      Siccome le corsie sono affollate,
      ci sta, per un errore di persona,
      che invece delle crespe fuorviate (1) 
      a uno che gli brucia il culo a mille,
      nell'intento di far opera buona,
      si levi, in fretta e furia,le tonsille
      Ora, se le domande son finite,
      com'è finita già la mia pazienza,
      in Sala Operatoria c'è un'urgenza:
      davvero una gran brutta PROSTATITE!

                Telecronista
       Chi è il paziente?

                 Primario

                         Tiro a indovinare
       dev'essere una donna, dice...pare...
       o uomo o donna, cosa vuol che sia?
       ce lo dirà, nel caso, l'autopsia!

                  Telecronista
       Si, vada Professore, e chi la tiene?
      (Madonna Santa, siamo messi bene!)

       (1): emorrodi esterne (dolorosissime!)


         I piatti dispari

   Un giorno la Giustizia vidde un tale
   e ni chiese: "Vell'omo, senti un po';
   la mi' bilancia pesa disuguale,
   sapresti dìmmi, in breve, cosa ciò?"

   " Eh, cara mia, perché funziona male"
   - ni rispose vell'omo - " nun lo so,
   se'ondo me ir difetto principale
   'un è ner meccanismo; ma però,

   magari doppo chiami quarcheduno,
   ir guasto che l'affrigge nun è raro
   di solito il rimedio è solo uno."

   e mise sopra ir piatto ben più arto
   du' mazzette panciute di denaro
   " Ecco fatto"-ni disse- " 'un c'è più scarto!"

   La Giustizia rispose: " Ciai ragione;
   lascia tutto così, che va benone!"


Sconsumismo Natalizio

   Vai,ci risemo, eccoci a Natale!
   E'tutto un fruga-fruga di vaini!
   Io ciò sortanto un par di nipotini
   eppure ho speso guasi un capitale.

   Ir mi' palle ha vorsuto un arsenale
   di pistole, fucili e sordatini
   e alla bimba n'ho fatto i ciottolini
   per ruzzàcci "alle mamme" sulle scale.

   E cercando panforti, panettoni
   ( robba che senza citti 'un te la danno!)
   la Capannuccia, l'arbero e i torroni

   si corre alle botteghe coll'affanno.
   Insomma si comincia pottaioni (1)
   e si resta allezziti (2) a Capodanno.

   (1): esibizionisti nello spendere.
   (2): senza più denaro.

 

         Il còre di prastìa

Vélla der còre finto è un'invenzione
tesoro mio, che a me mi fa paura;
per un poeta,dé,  bella figura
dovessi andare in cassa integrazione!

Presempio: quando ciò un'ispirazione,
magari mentre ammiro la natura,
o vai mi scappa un verso di premura
in dove me la ficco l'emozione?

Se devo trova' un posto alle passioni
e all'artri sentimenti che te sai,
(perdonami ir trabocco d'ignoranza!)

vor dì che senza tante discussioni
in càrdo tra le gambe li terrai,
chè lì posto ce n'è e ce n'avanza.
     
             Luciano Tarabella 3/12/82


  Faccendieri e rubbagalline 

Alberto dimmi, te che sei un sapone, (1)
io mi ci fisso e ancora 'un l'ho capito;
perchè se rubba un euro un allezzito (2)
per quello c'è sortanto la prigione?

Invece se a rubbare è un caporione,
magari ir pezzo grosso d'un partito
sciugnato ,bello ticcio e riverito (3)
lo mettano all'arresti ner villone?

Al disgraziato, te lo chiedo ancora,
ni tocca, si e no, uno sgabuzzino
doppo un processo, ar più, d'un quarto d'ora

mentre al ”furbetto” che ti fa un casino
co' sordi della gente che lavora,
ni fanno sei processi, a di' po'ino! (4)

Io che, l’ammetto, soffro un po’ d’orgoglio
e sto con chi nun  vorta mai gabbana,
ti di’o che la Giustizia, quella umana,
controlla cosa ciai ner portafoglio,

per questo che fa  ride' le telline.
(La stiocchi drento ir sito? Grazie! Fine.) 

 (1): un'intellettuale che sa tutto.
(2): un poveretto, sporco, brutto e cattivo.
(3): ben pettinato, egante e ben pasciuto.
(4): a dir poco.

Luciano Tarabella
23/06/06 H:01:23

Versione meno soft pubblicata dal vernacoliere
ed apprezzata da Umberto Broccoli di Con parole mie(radio 1)


                              La visita

                                    Vecchietto

                 -Venga,dottore,è tanto che l'aspetto!
                  Oggi mi da un'occhiata in casa mia
                  perchè sono brasato drento il letto
                  da delle fitte che mi portan via.
                  Eccomi 'vi, vogavo alla Vegliaia
                  ma  ora sono marcio di vecchiaia.

                 Cosa mi sento? Deh, dimòrti anni
                 che mi pigiano tutti sur groppone.
                 Ciò un vasto campionario di malanni
                 tre citti ogni du' mesi di pensione,
                 in capo una legione di pidocchi
                 ma nun c'è  cane che mi chiuda l'occhi.

               Eh si, ber mi' dottore, mi perdoni
               se la ricevo in questa catapecchia:
               è piena di sporcizia e di tarponi
               da quando se n'è ita la mi' vecchia
               e i mi' figlioli, nun ci si por crede',
               partita 'vella nun cian messo piede.

              Gente m'ha detto che,seòndo loro,
              al Riòvero sarei dovuto anda';
              ma deh, dopo una vita di lavoro,
              avrò diritto armèno di crepà
              dove mi pare? M'hanno abbandonato,
              chè ir vecchio da piccino va strozzato!

              Se mi fossi rinchiuso all'Istituto
              di certo n'avrei fatto un gran piacere;
              ha capito che "grazie" ho ricevuto?
              Ha capito che carcio ner sedere?
              No, prima di mori' ner Camposanto 
              nun ci vado, Ci vado quando stianto.

              Io resto qui. Magari tribolando
              ma un piatto di minestra me lo faccio
              anco da me; armèno fino a quando
              'un son da butta' via come uno straccio.
              Io l'ho tirati su con grandi pene
              e loro mi ripagano cor bene!

              Mìa grandi scolli ma verso Natale
              magari uno fusse qui venuto
              a vede' se sto bene o se sto male
              o a fa' l'imitazione d'un saluto,
                     
              un còrpo di telefano via via
              per vedere a che grado d'agonia

              son rivato.Dottore, cosa fa?
              'Un dico trentatre e nun tossisco
              ma sur serio mi vòle visità?
              A che serve, davvero nun capisco!
              'Un importa sape' se sono sano
              ma vedere la ghigna d'un gristiano.

              Lo vede là nell'angolo un piattino?
              Faccia ir favore, guardi se ciò messo
              la cena di Tigrotto, ir mi' gattino
              che viene sulla sera per il lesso;
              c'è un contratto tra noi, come e quarmente
              senza la ciccia nun acciuffa niente.

              Ora co' gatti 'un si pò mìa ruzzare;
              un tempo miagolavano contenti
              così che li potevi accarezzare
              senza punti problemi o inconvenienti;
              oggi invece è diverso anco con loro
              fanno le fusa solo per lavoro.

              Allora sono a posto? dica lei
              se ci riva a domani la carogna
              che ora ni fa troppi  piagnistei
              perchè essere vecchi è una vergogna.
              Son cattivo? Lo so e son noioso,
              ah,se morìssi,armeno mi riposo!

              E' inutile che scriva la ricetta,
              nun stia a pigliassi tutti que' disturbi,
              forse facevo meglio a danni retta
              a que' du' figliolacci così furbi
              perchè se per davvero niela davo
              a quest'ora sarei digià all'ottavo.

             Dottore, guardi un po' sur prontuario
             se l'ASLE me lo passa un po' d'amore;
             c'è nulla per un vecchio ottuagenario
             solo,malato e pieno di dolore
             ar quale ni fa bòno quella cura
             che lo distingue dalla spazzatura?
              
             Basta. Si dorme. E sogno di siùro 
             come sempre, la sposa e i mi' sordati;
             ir passato consola, mìa ir futuro,
             'un c'è futuro per l'emarginati !
             E se mi sveglio morto, si rammenti:
                  
               una fiammata e punti sagramenti
       
             e le ceneri, giù, in fondo al mare...
         
                             Dottore
             -Tutto bene, è sano come un pesce
              però s'è fatto tardi e devo andare...

                             Vecchietto
              Tenga l'uscio accostato quando esce,
              ir gatto...
  
                             Dottore           
               Si, d'accordo, penso al gatto!
            (Boia, luilì, che palle che m'ha fatto!)



Bipolarismo

Quando senti parlà un demogristiano
dalla voce da prete e dar sorriso
ti pare che ti voglia da' una mano,
ti sembra che ti metta sull'avviso.

Guasi sempre la piglia da lontano
tirando in ballo  Cristo che,deriso,
morì per tutti noi ma,caso strano
solo colla diccì vai in Paradiso.
                 
Invece se ragiona un comunista,
in tre balletti come fusse niente,
ti dice: servo,porco e qualunquista.

Dunque un consiglio: tieni l'idee tue,
avanti danni ascorto,gentirmente,
poi mandali affan...bagno tutt'e due!
                      
     LUCIANO TARABELLA  30/12/82
    
          
           La formi'ola

     Un giorno una formi'ola proletaria
     che smontava dal turno del Cantiere,
     tanto per prende' una boccata d'aria
     decise di fermàssi un po' a sedere
     e, senza punta fretta,
     fumò una sigaretta.
     " Ecco" -pensava- " ho lavorato ir mio
     per la comunità e la famiglia
     e con l'aiuto di Dio,
     se avanti un coccolone nun mi piglia,
     posso campa', per quel che mi rimane,
     sortanto con du' briciole di pane.
     Che gusto c'è di stassi sempre a rode'?
     Chi s'accontenta gode!"
     Ma mentre si sentiva rilassata
     un omo ni tirò una tar pedata
     che ni toccò mori, come e quarmente,
     fusse stato un insetto prepotente.  
     La morale, se c'è, indovinala te!


         Il bastardo vero

    Certo bisogna esse' un ber maiale
    per dare la sgommata e scappa'via
    lasciando in autostrada un animale
    che avanti t'ha tenuto compagnia!

    D'Agosto è un fuggi-fuggi generale
    e l'afa ti fa fa' quarche pazzia
    ma chi lascia le bestie è un criminale
    senz'anima ne' core. A casa mia

    Ci s'ha du' gatti e un cane e, in confidenza,
    magari nun si cena ma per loro
    c'è ir meglio der più meglio. Boia deh,

    se m'azzardàssi a fa' una prepotenza
    a Laila, a Morganina o a Baffodoro?
    La mi' moglie va' in ferie e sperde me!

    Luciano Tarabella all right reserved   


         Feòndazione assistita

     Ho preso la licenza alimentare
     alle scole serali e a gollettoni
     perciò quarcuno mi dovrà spiegare
     che cacchio sono le feòndazioni;

     è tanto che ne sento ragionare
     in spece dai nostrali chiacchieroni! (1)
     E che vor di' "assistita"? A ben pensare
     dev'esse' un argomento da saponi! (2)

     L'artra notte, rientrando a casa presto,
     ho beccato mi' moglie, Niccoletta,
     cor uno ch'è scappato lesto lesto.

     L'ha feòndata? Boh? Chi ne sa niente!
     Ma se ni davo un'artra mezz'oretta
     mi sa che doventavo l'assistente.

     (1): i soliti opinionisti televisivi
     (2): sapientoni, gli intellettuali.

                 
        Ir Villaggio grobale

     'Un sono mìa razzista, te lo giuro,
      però con tutti vésti Marrocchini
      che mettano la robba accosto al muro
     'un fai che intrampola' nell'accendini!

      Lo so meglio di te che ner futuro
      saremo bianchi, neri o verdolini (1)
     'un sono così ghiozzo e così duro
      d'ave' la 'hiorba piena di pucini!  

      Con tutta vèsta grobalizzazione
      se ir mondo ti doventa un gran villaggio
      bisogna accoglie' bene le persone.

      Presempio: i Vuccumprà son troppo soli?
      Vavài, daglielo te, che ciai coraggio,
      un po' di 'ulo a fette e co' pinoli!

      (1): indica la multirazzialità

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             Viva!

    Viva la guerra,gli sbudellamenti,
    le rapine alla banca, le sassate,
    viva gli schiaffi, i morsi, le puntate,
    i ladri, gli assassini e i delinquenti.

    Viva la fame, viva gli accidenti,
    le operazioni, le revolverate,
    evviva le stazione bombardate,
    la droga che ci ammazza e i rapimenti.

    E abbasso tutto il resto: l'onestà,
    la fratellanza , l'uso del cervello,
    i bimbi, i vecchi, la felicità

    che viene dall'amore e dalla pace
    più tutto quanto al mondo c'è di bello
    ma che , si vede, a tutti non gli piace.

    Forse la vita è solo una pazzia
    che succhia il sangue e sputa l'armonia.


              VIP?

   Forse se fussi ora un miliardario
   che vive in una villa con piscina
   e, come ganza, avessi una Velina
   che mi puntella in su l'armamentario

   (quer vile che mi sta fisso in tralice!)  
   forse, dicevo, sarei più felice.
   Ma questi sogni 'un sono punto adatti
   per uno come me che scrive versi;

   io ciò dei desideri un po' diversi,
   rammentano di più quelli dei matti:
   io sogno che per sempre questa Terra

   'un venga dilaniata dalla guerra.
   Per questo andrei ner...ciocco alla piscina
   e, chi lo sa,perfino alla Velina!   

   LUCIANO TARABELLA 


            La Grisi

     Scende la pioggia, scoppia l'apparecchi,
     traballa la Nazione col Governo,
     crollano i tetti dei palazzi vecchi,
     sprofonda ir peccatore giù all'Inferno;

     chi piange colle mane sull'orecchi,
     chi leti'a e tratta male il Padreterno,
     chi fa a cornate con quell'artri becchi
     chi trema sia d'estate che d'inverno.

     Insomma le tragedie colossali
     che fanno questo mondo già sconfitto
     dimostrano una grisi sensa uguali.

     Difatti anco ir mi' arnese è ner mosciume:
     figurati che invece di sta' ritto
     somiglia un impiegato der comune!


        In farmacia

  Sulli scaffali d'un farmacia
  un termometro piange amaramente:
  " Possibile che a ogni malattia
  finisco sotto i bracci della gente?

  Che tanfo di sudore! Che schifezza!
  Che porca umanità, tutti troiai,
  tanti profumi ma sapone mai;
  'sa 'osa 'un c'indovini a di' ch'è lezza!

  Ni fece una supposta: " Propio ieri
  fui presa da un vecchietto co' dolori
  ma a certe sottilette (1) 'un ci fo caso;

  fra l'omo e me che siino rose e fiori
  pensi davvero? No, mi tappo ir naso
  e ni vo in ...cuffia spesso e volentieri.

  (1) sta per sottigliezze


       Lo scemo della piazza

   Colla bava alla bocca un vecchio pazzo
   porta un cicìo (1) sulla testa
   e mentre grida ,serio, una protesta
   è vittima perenne d'ogni lazzo.

   O sfreccia per la strada come un razzo,
   la ghigna scolorita e mesta mesta,
   o sembra un messi'ano in piena siesta
   all'ombra della mole d'un palazzo.

   Lo guardo e penso: "quest'Umanità,
   che passa come saggia e intelligente,
   s'ingegna in tutti i modi di spara'

   e i pezzi grossi, spesso e volentieri,
   ammazzano bimbetti e troppa gente.
   Vorrei sape' chi sono i pazzi veri!"

   (1): berretto di lana lavorata all'uncinetto


             Anamnesi

   A parte ir giramento di 'oglioni.
   ché quello cel'ho fisso e ribadito,
   mi levo tante mai soddisfazioni
   che posso tocca' 'r celo cor un dito.  

   Ciò guasi tutto: du' televisioni,
   un fi'o nell'orto un po' rinseccolito,
   la macchina che parte a gollettoni (1)
   e un mutuo con scadenza all'infinito.

   La sindrome arronzata(2) dar dottore,
   riassunta in modo breve e circonciso (3)
   a me mi pare assai campata in aria.

   Siccome che traballo nell'umore
   quer brodo l'ha chiamata di preciso:
   FRAGILITA' DI PALLE EREDITARIA!

   (1): a spinte
   (2): buttata lì
   (3): conciso (giuoco di parole!) 

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