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Poesie di:
Paolo Fedeli
Fedeli ha conosciuto Fortini, intellettuale radicale della sinistra
italiana e ha tenuto corrispondenza con il poeta operaio Brugnaro
e anche con Di Ciaula.
Si è laureato sull'opera di Bernari, praticamente cofondatore,
con Moravia, del "neorealismo". Intervistò Bernari a Roma poco prima
della morte.
Fedeli ha fatto parte dell'ARCIPOESIA come redattore de LA COLLINA
e ha scritto poesie e racconti per varie riviste come UMANA, ELLIN
SELAE, ecc. Ha scritto per testate progressiste ecc.
Come poeta impegnato sul fronte del lavoro ha redatto la nota
storica sui maggiori palazzi di SIENA e fatto ricerche nel campo
storico-scientifico sul SANTA MARIA DELLA SCALA (di cui è "primo
ricercatore") e sulla MEDICINA DEL LAVORO.
Ha vinto premi come miglior autore presso l'editore GABRIELI di
ROMA. Non è mai stato simpatico alle l o b b i e s politico-affaristiche
di qualsivoglia colore. Ha svolto lezioni universitarie e presso
altri enti.
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LA PRIGIONE DELLE COSE
Chiagneva, dopo che l'ebbe ucciso.
Come un cagnazzo chiagneva, guaiva.
Chiagneva, mentre pioveva
una luce fredda e avara
nella prigione delle cose
a tal punto anelate
da uccidere
il meglio di sé;
a tal punto da imprigionarsi
in innaturali armoniche.
Ora il rimorso...
Sta in IL TRITTICO DELLE VANITA' E DEL GIUDIZIO UNIVERSALE, Il Salice, Potenza, 1991.
IL PROFESSOR FRANCO FORTINI
Il professore scrisse
della maglia rotta nella rete,
e della rosa nel granito.
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Fortini riprende Montale e vuol significare
una possibilità di fuga dal "Sistema".
La rosa rappresenta l'ideale.
"E credo che una rosa esiti dentro il sasso",
scriverà nella poesia IN UNA STRADA DI FIRENZE
che il prof. Paolo Fedeli ha pubblicato in SAGGI SCIENTIFICI,
ed. Gabrieli di Roma (saggi su Jung, Medicina del Lavoro, ecc.).
L'OPERAIO
L'operaio osserva
i giganti di cemento
dal suo ergastolo.
Vedeva (se li vedeva!)
i raggi del sole
baciare, tiepidi,
le roride piante.
E poi la natura
che si destava.
L'asfalto e il cemento
divorarono senza pietà
il paradiso
intravisto da un buco
nella lamiera.
(1981)
Fu pubblicata da IL SALICE ed. (Potenza)
Un sogno silvano
(sette novembre duemilasei)
Andavo lungo il torrente,
nella selva ombrosa,
scoprendo selvaggina,
animali dalle belle corna...
In un luogo fantastico,
dopo aver attraversato un boschetto,
mi tuffai. Era come
una piscina di pietra.
Piante dalle forme esotiche
galleggiavano attorno a me.
Fiori selvatici improfumavano
l'aria.
Il cielo era terso, estivo,
e nel mio sogno azzurro
attuffavo le preoccupazioni quotidiane;
non sapevo che la vita
mi avrebbe riservato
amare sorprese.
Che le gelide mani
della morte
avrebbero voluto carpirmi.
Dico quindi agli uomini:
godete della vita,
godete del vivace fresco torrente
dalle rive ombrose,
della pace silvana,
rotta soltanto dai singulti
di animali,
dalle voci canore
degli uccelli liberi!
Ma io,
nella selva, ahimé!, ho lasciato
un tempo più verde,
un verde sogno,
là dove scorre
il fiume.
(Inedita, 2006).
UMANARSI
di P.Fedeli-Maggio 2007
Il freddo spiro,
ancor se venticello,
non recherà che gelo.
Si, una gelida ripulsa.
Ma è il succo
che contiene il frutto
che l'estate divora.
Non molto conta
se troppo ostentò
a indorarsi
sul ramo.
Eugenia o della giovinezza (3.10.2006)
Biondo il crine,
cerulei lumi;
due parole solamente, fra noi,
u n d e r t h e v o l c a n o,
ricoperto di verdi ricci,
abeti
e faggi.
Era d'estate, l'ho già detto:
pure il verno agghiacciò
i cuori.
No, l'amore non è tutto,
se l'amore è falso, è scemo.
L'egoismo può ammantarsi
di cristiane lamentele.
Contan fatti,
non querele.
Ora Eugenia amore mio
tutto è chiaro
benché muto.
Sempre è irsuto
il mio cammino,
non mi da pace il destino.
Lascio il monte,
scendo a valle...
Larghe spalle, amici miei!
Torno giù nella fornace,
contro i diavoli, perdio!
IERI E OGGI
La tragedia,
ecco la sento
aleggiare su di me.
Penso a quant'è lontana
la giovinezza
fatta di sole mare amore.
La tragedia
torna intensa
come alato Vampiro,
nera nuvolaglia,
gigantesco fosco turbine marino.
E' su di me
la tragedia,
non conta il sole!
Sto ormai in apprensione,
attento come felino in caccia,
pronto a vender cara la pelle
e incurante del giudizio
dei filistei.
L'ACCOLTELLATO
Qualcuno che amavi
ti seviziò le carni,
ti macellò,
strappandoti
la vita.
Addio, non primo
e non ultimo.
Il sacrificio biblico
si compie.
E' un dio sconosciuto a te,
e sanguinario.
Fredda, impietosa,
con furia omicida
scese la lama.
Il fanciullo accoltellato
io canto.
...
-------------------"Oggi uccisa una piccola bambina, il tempo era bello
e calmo." (cit. in Lombroso, "L'uomo delinquente", opera del patologico
criminologo)-----------------------
PAOLO FEDELI in SAGGI VARI, Gabrieli ed.
Poesia pubblicata da Gabrieli poco tempo fa in SAGGI VARI:
COLORI
Quel fiore azzurro
tra le biondeggianti spiche...
E non molto ricordo
il dolore prematuro,
l'assenza di amate persone.
E' qui l'inferno,
esser senza di loro.
Ma ancor giovane era l'alba!
Il mondo era tutto
quel fiore azzurro
appena scoperto,
e poi la verde cicala,
e le rosse formiche...
1992
Poesia pubblicata da IL SALICE quindici anni fa:
CAECUS SANATUR
Cecità non vedere che siamo
animali.
Se l'età infierisce col tempo
l'amore non avvizzisce:
la bellezza è dentro.
Paolo Fedeli
IO E LA SCIMMIA
Tutti i giorni
grugni di porco affronto.
Così è meglio vedere
in una scimmia incarcerata
un fratello sfortunato.
Sta in gabbia, in una bottega fiorentina,
una scimmietta,
come un uomo fottuto.
E' vecchia; piscia
su una tavoletta ove i piedi poggia,
e sembra farlo per dispetto.
Guarda di sottecchi, finge
di non vedere.
Attento morde,
dice una ragazza
che taglia, cuce,
nella botteguccia.
La mano dell'animale
passa attraverso
angusto spazio
della griglia della sua prigione.
Con forza mi afferra un dito
che gli porgo, divertito.
Con rabbia mi afferra un dito,
e capisco la sua rabbia
(così a me pare).
Capisco la sua rabbia.
Foss'anche quella
di una scimmia pazza.
(Pubblicata nel 1991).
LA PIAZZA
Qui, nella piazza
che vide le rivoluzioni,
ove predicò un santo
e gridò all'armi un arrabbiato,
vendeva bibite
galleggianti tra pezzi di ghiaccio
il nonno
negli arrostiti giorni
della medieval giostra;
qui con la madre infelice
per mano stavo bimbetto
e biondo
come un crucco
e un grano
che il verde
da gran pezza
ha lasciato.
La piazza e tante storie,
tante lieti o tristi memorie.
Le busse, le risse, le corse,
briachi e drogati, teppisti
e trappisti...
Oh, se potesse
il mattone narrare...
...lo sputo, la ruota del piccione,
il tiro del pallone.
L'amore, il sole,
l'odio, la brina invernale.
Una man tesa,
l'aspide nel cuore.
Paolo Fedeli. Aprile 2007
SONATINA (1991)
Sonatina
di Tartini
mi ricordi
i moscerini.
POESIA D'AMORE
Quando la caccia è aperta
cerca rifugio il passero
nella macchia più folta.
Disperato cerca la compagna.
Se non la trova,
è meglio la morte.
Cade la bestiola,
infine stanata.
L'uomo, anch'egli,
è travolto dalla passione.
(1982).
La storia e la fola
dalla raccoltina L'UOMO PIU' LIBERO DEL MONDO
Fioccava neve
in quel frangente
del secolo scorso, quando
si vide possente all'opra
la vanga dalla punta d'oro!
Alieni ora,
truculenti musi di
Alieni ora,
vomitano fetido albume,
anche quando
mostrano meraviglie.
Il prence non esce
dalla Bestia.
La Bestia
ha ucciso Bella
sol per punirla
d'aver colto una rosa.
Nella storia
ha prevalso
la spina.
2006

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