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Poesie di:

Nicholas Caporusso

Nicholas è nato a Bari il 31 marzo del 1981. Ha iniziato a suonare il piano a sei anni, la chitarra a dodici. Dal 1997 è iscritto alla S.I.A.E. nelle categorie "autori" e "compositori" ad oggi ha depositato più di cinquanta brani. Nel 2001 riceve il premio di "Poeta D.O.C." durante il concorso di poesia "Radar Levante", organizzato dalla rivista letteraria Radar/Sei. Nel 2003 partecipa a numerose trasmissioni radiofoniche e i suoi pezzi vengono trasmessi da emittenti in tutta Italia. Alcune delle partecipazioni radiofoniche di dicembre 2003 sono: “Demo” e “DemoZone” di Radio1 Rai, “Vitamine” di ControRadio. Nel 2004 viene ospitato inoltre da “Tanga” di RadioMadeInItaly Nicholas viene scelto come testimonial di un lettore mp3 e “Le mie quattro lune” viene inserita come colonna sonora dello spot tv. Partecipa inoltre al “Tribe Music Contest” organizzato dalla rivista Tribe che gli dedica un’articolo. Consegue la Laurea in Informatica con votazione 110 e lode/110 e plauso della commissione. News più recenti, date dei concerti e ulteriori informazioni foto, video e rassegna stampa possono essere trovate sul sito personale:

http://www.nicholascaporusso.com



Acqua sul muro

Acqua sul muro, incido la polvere,
soffio l’inutile dai solchi d’eterno.
Acqua nera che germoglia d’inverno,
muro a secco al calore d’estate…
ora acqua e muro sono pagine e sale.
Vesto d’acqua nera ogni immenso mio vuoto,
accarezzo d’istinto questa pelle rugosa.
Di strappare incapace il muro imbevuto,
rannicchio in un pugno le mie scarne parole;
le getto via.
L’acqua nera mi spoglia le spalle,
goccia a goccia, cade, ombra dalla fronte.
Danzano nel silenzio i tuffi,
schizzano lettere da questo stagno imbiancato,
bagnano gli occhi di un uomo.
Bevo. Mi disseto. Ma ingordo divoro la fonte,
affondo i denti nell’oceano carnoso.
Scorre l’inchiostro dalla bocca sottile,
tinge e liquida la notte,
che di nuovo liquida cola nel mare
e fino a domani fermenta in me.
 

Piombo

Cadeva e cadeva
senza danzare nell’aria
la lama del boia è una lacrima nera.
Spaccava le foglie con la forza del sole,
staccava la vita, nero guerriero senza riposo.
E suonava il suo rombo, nell’impeto di cento motori.
La terra stuprata e sconvolta,
tra i sassi come patate ingordi spaccata soffriva
e quell’anima in pena sbiadita e spazzata,
conservava memoria nel tempo di un attimo solo.
Sbocciava una pianta, ai piedi catene,
attorno tutt’acqua, sulla testa i colpi di piombo.
Cadeva e ancora cadeva,
cadeva sulle baracche ferrose
sul cemento spento, nella periferia:
dovunque la pioggia era piombo,
salito su in cielo e tornato per noi.



Ad un poeta

La poesia piange lacrime
sbiadisce le pagine
la memoria di parole sudate di nero.
Sul terreno il sangue scorreva
sulle foglie bagnate dall’alba
fuori dal corpo spento.
Occhi immobili, spenti,
piangono il silenzio.
Tre lacrime,
tre fazzoletti al vento
per l’uomo, per il poeta, per il mondo intero.
Tre pugni
e la terra tutta si stringe in un solo lamento,
in una veste inutile e fredda.
Tre parole.
Nei versi nessun commento.



Tanka di rose

A luci spente
rosa bianca mi dono,
letto di neve.
Vento caldo sospiri
rosa rossa mi accendi.



È il vento

I suoi passi in me sento,
il suono di frecce scoccate
che mi attraversano sicure,
risate lontane di bambini.
Le lacrime di donna sul mio volto
sono vestite di fiocchi, d’azzurro e nero,
arrivano alla gola, tagliano,
scorrono via.
Una litania ulula alla luna
paziente, calma, attende.
Passerà come barba tra le rughe
verso orecchie adesso lontane.
È il vento che cammina senza peso
è granelli di mondo.
Disegna la sua linea nell’istante
e la trascina via.
 

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