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Poesie di:

Elvio Cipollone

Elvio Cipollone è nato nel 1954 alle Cese, un paese della Marsica in provincia dell'Aquila. Attualmente vive e lavora a Roma. Ha pubblicato due romanzi: Una sera d’inverno nel 1998 e Crac nel 2002, entrambi a tiratura limitata ormai esauriti. Nel 2003 fonda, insieme ad altri scrittori, poeti e cosiddetti "lettori forti", il gruppo di provocazione letteraria I Libri In Testa, volto alla promozione della lettura attraverso reading a tema. Nel marzo 2008 pubblica il terzo romanzo La stanza dei segni e nel maggio la prima raccolta di poesie Rivoli

 
Ulisse


Lungo i mari nelle notti di stelle
hai navigato tra pianto e misteri
ma non ti sono bastate le astuzie
nel gioco di dare e sottrarre a un tempo
menzogne e fedeltà. L’inquieto ignoto
nel quale hai vagato s’è nutrito
degli affetti e ricordi del tuo mondo,
così anche per te verrà sera
se il tempo frana nelle quiete eterna.

Quando accanto a una dea tu,
mortale, piangevi gli amici e il padre
nella terra che ti vide bambino
non sapevi dei pretendenti odiosi
all’insidia della sposa fedele
né della morte ordita al prediletto
figlio, perciò sospiravi il ritorno
sognando la riva amata, la casa.
Ma poi che le zolle dono di biade
baciasti e ti fu svelata la terra
costretto fosti a truccarti e mentire,
persino al porcaio tuo servo fedele
supplice implorasti per un mantello.

Incredibili sono i sogni e vani
se inutili doni recano in dote,
cosa importa che tu sia Ulisse e io Elvio
se il destino è uno e immutabile?
Siamo esuli che ignorano sirene
e sfuggono i richiami del piacere
nella strana illusione di riavere
i docili confini dell’infanzia.

*****

Dopo anni d’attesa


Questa madre ho figlia
di voci incrociate al silenzio
dei grembi scambiati

tra infelici fuochi e piccole fughe

parla un ricordo di vita
tramandata in altra vita
nella dolce paura che s'eterna.

*****

Un’antica soglia


Guarda questo piccolo cimitero
figlia, dove sono racchiuse le ossa
di mio padre in una cassa di legno:
in esso giaceranno le mie quando
il tempo avrà decretato lo stop
alla caotica corsa cominciata
un giorno d’aprile privo di sole.

Lungo percorsi geometrici andiamo
a scoprire quegli intrighi d’amore
e gli improbabili casi accaduti
che ci hanno consentito di essere
in questo momento noi testimoni
e staffette della strana avventura
che gli animi accorti chiamano vita.

Vedi lì, oltre il cancello di ferro
con macchie di ruggine, si proprio lì
dove spesse lastre di marmo alzano
una dolce barriera che separa
la morte e la vita come un ordine
esige supremo e implacabile, lì
si consumerà il mistero finale.

*****

Giocatori di tressette


Berretti di lana in grigio sfumato
siedono al sole di un cantuccio protetto
battendo il pugno sul tavolo sghembo
gridano frasi, parlano al vento.

Le carte sparse giacciono stufe
di essere scuse di ataviche zuffe
estranee al gioco di chi fosse il più bravo
aspettano mute un destino da schiave.

Ragazzetto osservo lo spettacolo arcano
di asti e rancori espressi in falsetto
che trovano sfogo in strani concetti
di spade, denari e un buon gioco mancato.

Poi l’oste furbastro arriva col rosso,
si placan le voci, si riordina il mazzo,
e coi bicchieri pieni di liquido strano
la collera smorza in un unico sorso.

*****

Io e Te


Sì, sono entrato in te senza bussare
spinto al gesto di comporre il diviso
e dare sfogo all’imperio, Dioniso.
Sì, sono entrato squarciando l’altare

perché era me che venivo a cercare
ed ho scoperto tra rivoli e boschi,
nei ciuffi d’ortica nei ritmi foschi,
lati nascosti d’un essere astrale.

Ma ho avuto paura di sciogliermi
per accettare l’invito a perdermi
ed abbracciare il destino fatale:
rinunciare a me nell’universale.

*****

Le radici del fiume (ad Alessandra e Elena)


Ora so che tornerò
ad abbracciarvi quando ormai cresciute
sarete donne coi vostri misteri,
tornerò ad ascoltare i lamenti
che non ancora del tutto smaltiti
rinnoverete al mio petto canuto.
Mi riconoscerete come terra
che nutre se la nostalgia d’un sogno
v’assale e se anche un ricordo uno solo
vi raccontasse di me
del rifugio che bambine cercaste
non ci sarà steppa deserto o duna
che possa smarrire i muti miei passi.
E se la notte scendesse a dolervi
in solitudini guerre o tumulti
d’amore o con altri manti vestita
a turbare i vostri giorni mortali
in me troverete l’ancora giusta
il porto dove s’acquieta il destino.




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