E zitti, dice, statela a sentir...

racconto di Luciano Tarabella




A Viareggio capita spesso la libecciata furibonda che fa arrivare  spruzzi  d'acqua marina fin sulla passeggiata.
Scaglia le chiome della pineta di ponente mettendo a dura prova i lecci robusti mentre i pini pių deboli precipitano
facendo anche qualche ferito.
Per i ragazzi  le libecciate sono un'occasione di gioco.
I tronchi si  trasformano in attrezzi sui quali trascorrere le ore libere dalla scuola per cimentarsi in prove di forza
ed esibizioni  di equilibrismo.
Organizzano  un  campionato con tanto di classifica nel quale i pių agili primeggiano.
Il cimento consiste nel mettersi l'uno contro l'altro a singolar tenzone: lottando, spingendo, avanzando e retrocedendo
accanitamente come scoiattoli sul tronco inclinato, risulta vincitore chi riesce a far cadere il proprio avversario.
Il pių bravo č il Giggio; non č particolarmente robusto, anzi, ma č dotato di un equilibrio superiore; č agile tanto che
sembra avere i piedi scalzi incollati alla scorza del pino.
Perfino nei momenti critici, quando č lė lė per soccombere, con un guizzo sguscia tra le gambe dell'antagonista e spingendolo
alle spalle, lo fa cadere  con una bella culata sui  pinuglioli umidi e soffici intanto che dal Pino sul tetto, il locale ad
un  tiro di cerbottana dall' improvvisata palestra, arrivano le strofe delle ultime canzoni del festival di Sanremo.
Un pomeriggio di primavera, per quanto abbiano sudato ed  unito proditoriamente le loro forze, proprio non riescono a
spodestare dal suo piedistallo resinoso il Bongo, un ragazzotto venuto a sfidarli da un altro quartiere.
Perfino il Giggio, il campione, č finito col culo sugli aghi morbidi.
Col pianto in gola, pių per la rabbia che per la fatica degli sforzi inutili, si devono dare per vinti, mentre il Bongo
trionfa su di loro seduti in circolo sotto la sua ombra e si batte il  petto con i pugni come Tarzan interpretato
al cinema dal mitico Jonny Weissmuller che i ragazzi imitano saltando da un ramo all'altro dei lecci.
Ad un tratto, come  peana di vittoria, il Bongo, pago del  podio conquistato, si mette a cantare con una voce cosė intonata
e potente da superare quella degli altoparlanti del Pino sul tetto.
Le parole della canzone gli escono dalla gola con un'enfasi ed una dolcezza tali che i bimbetti rimangono incantati ad
ascoltarlo. Perfino le ragazze, che di solito giocano per conto loro in una radura vicina non degnandoli di uno sguardo,
si sono avvicinate come marinai ammaliati dal canto delle sirene.
La canzone  ora in voga č: incantatella, lo so che amando la luna tonda, ti fai pių chiara,ti fai pių dolce, ti fai pių
bionda...poi seguono altri versi ..e si giunge al finale con un  dolcissimo: e zitti,dice, statela a sentir...
ancora  non si č spenta l'eco dell'ultimo irrrr che il sorprendente Bongo, forse pentito dall'aver creato un'atmosfera
romantica poco adatta a dei monellacci come quelli o, forse per scandalizzare le altezzose fanciulle che lo ascoltano rapite,
beh...lascia andare un ...rumoraccio cosė potente e fragoroso che, dopo qualche attimo di vera sorpresa, tutto l'improvvisato
pubblico scoppia a ridere mentre il Bongo si sdraia sui pinuglioli teneri come preso da un attacco epilettico.
Il gran ridere gli parte dallo stomaco ma č cosė subentrante che non riesce a farlo uscire dalla gola; ride e piange, ride
ed affoga, ride e crede di morire.
Ride e vede intorno a sé gli altri che sghignazzano senza riuscire a controllarsi nemmeno per respirare, ride intanto che
una bambina, anche lei congestionata, č caduta  in una buca piena d'acqua e ne esce concia come uno spaventapasseri.
Allora si che tutti, quasi eseguissero una coreografia sincronizzata, prendono a tenersi la pancia ed a ululare.
Chi lacrima, chi tossisce e chi si fa la pipė addosso senza ritegno.
Non si sa dire quanto dura quella gran risata collettiva, ma di quel pomeriggio si  parla per mesi in tutto il quartiere
del Marco Polo ed anche nella Viareggio signorile.
Cosė il Bongo diventa, per lungo tempo, l'eroe buffo delle fole che i  vecchi raccontano a veglia, al fresco della pineta
od intorno alle stufe ,secondo le stagioni, a quei pochi che non l'hanno sentita raccontare  dai fortunati che furono
presenti. E con poco si rinnova l'allegria.
Ancora, per fortuna, non c'č la televisione a farli piangere.

Luciano Tarabella 29/01/04



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