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Presentazione:
Alessandro Canzian
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Poesie di Alessandro
Canzian
Alessandro Canzian – estratto da CHRISTABEL, 2002
Eppure siamo cambiati.
Nei lontani, orizzonti sparsi
dei tuoi capelli, nell’Ashley
che t’esplora ma non muta
se non assente, nell’apparire
e disparire d’un istante
irreversibile –qui ti scavano
i capelli l’evangelica
fronte-. Perché?
Mutatis mutandis si dice,
e che lo spirito sia pronto
ma la carne è debole.
E altra umanità, altra giustizia,
altro amore, altro Dio.
Ma poi, che vogliono dire?
Alessandro Canzian – estratto da CHRISTABEL, 2002
Ferma davanti allo specchio,
solare e nebbiosa al mattino,
capelli arruffati sul volto,
maestosa, elegante se pur nuda
d’una nera intimità
che non svela, sorridi.
E sorridi di pieno sorriso,
bianco, raro, raro sorriso.
Sono sempre diverse le cose d’un tempo.
Così la baita del tempo, lontano,
non irrora più di sole.
In corpo t’involgono parole
tristi, di preziosa tristezza, preziosa,
che ai neri filamenti di ciocche, evapora.
E non illumina foglio stracciato,
né scalda, andato
liquido entusiasmo.
Rimane solo pensiero, la sera,
non detto, corpo
deserto:
non ci è dato sapere quanto dura il tempo.
Alessandro Canzian – estratto da CHRISTABEL, 2002
Muoio ogni giorno un poco.
E rosone arido di luce
indora inutilmente
me, diradando nebbia,
immagine vacua,
sintesi d’aria
spezzata. Donna,
boccale avido di bocca,
terra arata di sensi,
amante lacerata,
sopore d’assenza,
sei nell’assenza.
Alessandro Canzian – estratto da CHRISTABEL, 2002
Ti cercava la mano il guanto
bianco, bisogno soffocato
d’umano, cieco
d’una roca voce in sogno, che nel sogno
la vita appare mano
calda, profumata, mano di donna
che prende e non ti lascia.
Alessandro Canzian – estratto da CHRISTABEL, 2002
Ascoltami.
L’amore è una bianca, leggera ferocia
d’essere felici, è l’icona
della foglia secca ai suoi piedi
nudi, è la sera, è la serra
del capello che scosta
dalla sua bocca, screziata.
Ascoltami.
L’amore è una dolcefuriosa bocca,
è uno sguardo di lupa,
è un odore che si attende, cupo, nell’alba.
Alessandro Canzian – estratto da CHRISTABEL, 2002
Non nega la mia tristezza
l’aforisma di sabbia
e spuma. E sogno.
Tu sei la mia tristezza.
Tu sei l’avido spessore
d’un bacio, deragliato
-“mi fai sudare, io che non sudo
mai”-.
Tu sei l’onda, la forma d’incontro
del velo fra gli amanti.
Ma cosa siamo noi
in questo vuoto attendere la luce?
Alessandro Canzian – estratto da LA SERA, LA SERRA, 2004
Fu la mia grande solitudine.
Fu lo sguardo, troppo dolce sguardo
di chi sta sbagliando.
Fu la bocca d’un sorriso, resina
non scesa, estate già in declino.
Alessandro Canzian – estratto da LA SERA, LA SERRA, 2004
Di vuoto ubriaco al tuo segreto sorriso
amaro, non ricordo nulla.
Non ricordo la pacata morte del vivere.
Il caffè nero ti smemora, e dilegua, nera
angustia d'altri voli.
Ma tu non sai quei voli.
Tu non sai la farfalla ch'era entrata
soffocata, corvo oramai smorto.
Tu non sai il rombo d'ali che ci scava
-tutto, tutto si ripete nel tempo-
cupo, nel cupo segnale del tempo
-e nel rombo s'ingolfa, stasi-.
Perché non è amare, né vivere,
il leucemico gatto assetato
d'assonanti dolcezze, oblique ferocie.
Alessandro Canzian – estratto da LA SERA, LA SERRA, 2004
Io non so il tuo millenario amore.
Tutto si perde, tutto si trasforma
in niente, qui.
Tu non sai la vita come sia densa, opaca
ombra di te, senza te.
Alessandro Canzian – estratto da LA SERA, LA SERRA, 2004
In te ho amato il nulla delle cose.
In te il bianco velarsi d'una donna
in pioggia, schiusa, ai tuoi scalzi
piedini sciolti.
Ma il nulla delle cose è un tutto
che il tempo schiuma.
Alessandro Canzian – estratto da LA SERA, LA SERRA, 2004
Dicono sia possibile, lo sai, amare un'ombra,
ombre noi stessi,
dicono non sia maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
a la miseria,
dicono anche tu sia stupenda.
Alessandro Canzian – estratto da LA SERA, LA SERRA, 2004
Sole fra pietre,
serpi nascoste,
carrozzella sorride.
Ed Elena lavora
non sapendo
d’essere già morta.
Mi fermo ad ascoltare
messa,
inutili parole.
Lilia mi guarda
senza parole.
E anime ascendono
al cielo
in raggi di sole,
raggi di pioggia,
raggi di pietra
e serpi nascoste.
Ava trascorre
in saluto di erba,
capelli raccolti.
E finestre lanciate
a caso,
e muri ciechi
in valle,
infine
vedo bene
cos’è il bisogno
di macerie
e fame
per vivere,
comunque vivere.
Sito del poeta: http://xoomer.virgilio.it/alessandrocanzian

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