L’uomo salì di corsa le scale che portavano all’atrio
dell’edificio, passò
accanto ai due leoni di pietra e poi prese l’ascensore
fino al terzo piano.
Era entrato da pochi minuti nella torre di vetro, fortezza
dei Marines.
Si guardò intorno: nulla era cambiato dall’ultima
volta che era stato lì.
Si avvicinò a quella porta e lesse l’etichetta
di bronzo riportatavi. Era
sempre al suo posto: VICEPROCURATORE WILLY LAMANO.
Egli sorrise compiaciuto prima di entrare nel suo ufficio.
Estrasse le chia-
vi dalla tasca della giacca blu e le inserì nella
serratura della porta di allumi-
nio, l’aprì ed entrò. Dirigendosi verso
finestra per sollevare la saracinesca
fiutò un intenso ed acre odore di chiuso che si
confondeva con quello di
Mastro Lindo, adoperato dagli addetti delle pulizie.
Erano le otto del mattino e, malgrado l’inverno, il sole
era già alto ed in-
vestì con la sua luce l’ufficio. Il calorifero
era acceso a bassa temperatu-
ra. Lamano si guardò intorno. << Okay >>
disse a voce alta << Tutto in or-
dine! >>
Si tolse la giacca e la lanciò modi basket verso
l’attaccapanni accanto al-
la porta. Canestro! Come sempre! Lamano sorrise nuovamente
compiaciuto.
Si sedette sulla poltrona di pelle nera ed assunse la
sua solita posa della mat-
tina: schiena poggiata comodamente allo schienale, gambe
allungate sotto la scrivania; scostò la cravatta variopinta che
ricadeva sulla pancia e vi incrociò
le dita. Osservò ogni cosa sulla scrivania. La
spia della segreteria telefonica lampeggiava. Premette il tasto ed ascoltò
la chiamata : era l’ammiraglio che
lo desiderava nel suo ufficio alle nove in punto. Lamano
controllò l’orologio
e sbuffò...
<< Accidenti....anche l’ammiraglio é mattiniero!
>> esclamò.
Il viceprocuratore conosceva il motivo della riunione
e sapeva anche che
avrebbe conosciuto un ispettore di polizia giunto fresco
fresco da Milano,
con poca esperienza in quel campo. Se lo aspettava: un
giovane ficcanaso e
scavezzacollo che prima avrebbe fatto il diavolo a quattro
e poi resosi con-
to della complessità del caso si sarebbe messo
l’animo in pace, passando il
tempo a guardare fuori dalla finestra.
Lamano tamburellò una penna contro il piano della
scrivania, poi accese il
computer ed entrò in Internet. Dal suo anfiteatro
di osservazione cominciò
a navigare in rete e si mise in contatto con le sue fonti
di informazioni e so-
gnava per lui un futuro costellato di successi, tra cavilli
legali ed agghiaccian-
ti insidie della burocrazia.
Riesaminò mentalmente il caso di cui avrebbe discusso
nell’ufficio dell’am-
miraglio. Fece una smorfia di stizza confidando a se
stesso che l’inghippo da risolvere era più complicato del previsto.
Sperò che l’aiutante affiancatogli nell’indagine fosse all’altezza.
Diede ancora un’occhiata all’ora: mancavano
cinque minuti all’appuntamento. Contrariato si alzò
dalla sedia e raggiunse l’attaccapanni; si infilò la giacca ed uscì
dal suo ufficio per dirigersi verso
quello di Amari che si trovava a pochi metri dal suo.
Bussò alla porta ed u-
dì la voce dell’ammiraglio che lo invitava ad
entrare. Quando la porta si a-
prì, Willy Lamano constatò che Amari non
era solo, ma stava in gentile
compagnia di una ragazza bruna.
<< Scusate...>> proferì Willy.
<< Oh...signor Lamano...si accomodi >> lo invitò
l’ammiraglio << Le pre-
sento la signorina Tarantino...l’ispettrice che l’affiancherà
durante le sue
ricerche >>.
Lisa si fece incontro a Willy e gli tese la mano. Lui
fece altrettanto, per-
dendosi in quello sguardo scuro dai caldi colori mediterranei.
Una donna,
pensò, l’ispettore Tarantino é una donna!
Non che la polizia non schierasse tra le sue fila ragazze
piuttosto in gamba...
ma...un’ispettrice alle prime armi...in quella vicenda!
Willy si sistemò sulla
sedia accanto a quella di Lisa.
Quindi, pensò lei, questo tizio sarebbe la carta
vincente della Procura!
L’italo-americanoWilly Lamano stravolgeva lo stereotipo
del classico vi-ceprocuratore, una sorta di bohémien moderno, con
quell’aria stravagan-
te e la cravatta variopinta. La giacca blu tentava di
dare un tocco di serie-
tà al tutto.
Quando ognuno fu sistemato Amari cominciò a parlare,
esponendo il moti-
vo di quella riunione.
<< Il signor Lamano é al corrente di ogni
cosa riguardante il caso...quindi
riporterò i fatti sino ad ora accaduti all’ispettrice...>>
si schiarì la voce, poi
riprese...
<< La vicenda risale a ben sei anni fa, quando
il nostro esercito entrò a far
parte della missione di pace in Somalia...scomparvero
un Marine america-
no ed un colonnello della marina italiana...Luca Alceri.
Sono state fatte le
dovute ricerche...del Marine non é stata trovata
alcuna traccia...Il corpo di
Alceri é stato rinvenuto in una piccola foresta
della costa africana...non vi
dico in quale stato...>> abbassò lo sguardo a
terra, prima di continuare...
<< Mi é stato affidato il compito, dalla
marina americana di reclutare una
squadra per trovare i colpevoli...anche se, essendo realista,
dubito sull’esi-
to di questa operazione...>>.
Amari notò l’espressione stupita di Lisa, ma doveva
giungere alla conclu-
sione.
<< Voi due Tarantino e Lamano siete la mia squadra...é
meglio stare in pochi.>>
Amari parve in quel momento leggere nei pensieri di Lisa.
Perché io? Si do-
mandava la donna. Amari difatti la chiamò in causa.
<< Lei, signorina Lisa, é giovane e caparbia,
inoltre i suoi superiori hanno de-
cantato la sua grande sensibilità ed il suo modo
di condurre le indagini a Mi-
lano su quella...era una setta, mi pare...giusto? >>
<< Esatto >> rispose Lisa.
Lamano le lanciò un’occhiata divertita.
Comparve un flebile sorriso sul volto serio dell’ammiraglio
<< Willy Lama-
no...bé...per quanto riguarda lei...preferendo
rivolgermi alla Procura del-
la giustizia americana, ho scelto io personalmente il
suo nominativo...non
ho dubbi...>>. Amari si alzò dalla sua poltrona
e si voltò verso la saracine-
sca, abbassandola a mezz’asta, dato che aveva notato
che la forte luce del
sole abbagliava i due giovani. Si sedette nuovamente.
<< Willy...A che punto sono le indagini? >>
Il viceprocuratore aprì la sua cartella e, con
studiata teatralità- notò Lisa-
espose con estrema precisione gli ultimi sviluppi, che
in verità erano ben
pochi.<< Non si sono avuti grossi risvolti nelle
ricerche, ma un solo fatto,
che io ritengo molto importante >> sfogliò il
block notes, poi soffermando-
si su una pagina, pregna di segni di ogni dimensione
e colore, continuò
<< Si tratta di un altro assassinio, rimasto finora
irrisolto e risalente sem-
pre al periodo del ritrovamento del povero Alceri: quello
della giornali-
sta Renè Demarco, di cui nessuno se ne é
più occupato...perché? >> Si a-
renò un momento per controllare se il volto di
Amari si contorcesse in
un cipiglio di disapprovazione. Ciò non accadde.
Willy riprese la parola...
<< Mi rendo conto che ho sviato il discorso dall’esercito...ma
ritengo che
la pista di René Demarco sia valida >>.
<< Quale motivo la rende così sicuro? >>
intervenne l’ ammiraglio.
Lamano si attendeva quella domanda << Non ho un
motivo preciso...am-
miraglio...ma una forte intuizione mi suggerisce di seguire
questa strada...>> rispose, osservando Amari. Ecco la nota di disappunto
che si manifestò
sul volto dell’ammiraglio!
Con estrema abilità Lamano tentò di rimediare...
<< Se non seguiamo qualche pista...anche se insicura...come
faremo a ve-
nire a capo del mistero? Lei ha qualche indizio più
valevole, ammiraglio? >> domandò con una punta di ironia.
Lisa assisteva al velato battibecco tra i due, nascondendo
con una mano
la bocca che ogni tanto si incrinava in un sottile sorriso.
<< Ah...Willy...La conosco bene...lei mi nasconde
qualcosa...Perché René
Demarco? Sputi il rospo! >>
<< Okay...Okay...>> fece Lamano << Non ho
prove. Quindi non era mia at-
tenzione accennarne...Ma dato che insiste! >> Chiuse
la sua cartella verde
ed esordì...
<< Si tratta di un diario >>
<< Un...diario? >>
<< Sì...un diario di cui non si conosce
il destino...in poche parole...un dia-
rio che non esiste...>>
<< Non capisco >>
<< Ieri mattina ho avuto un colloquio segreto con
un cameraman che lavo-
rava con la Demarco...L’uomo ritiene che la cronista
teneva un diario con
sé, su cui annotava ogni cosa. Il cameraman rivela
che a volte mentre Re-
né scriveva, egli sbirciava, ed é convinto
che ci fosse segnato il nome di Al-
cieri...Il diario é scomparso insieme a lei >>
<< Come siete riuscito a venire in contatto di
tale cameraman? >> doman-
dò Amari.
<< È stato lui ad entrare in contatto con
me. >>
<< Si può sapere il suo nome? >>
<< No, signor ammiraglio, mi spiace...Non é
possibile conoscere il nome
del mio confidente fino a quando non sarò sicuro
che l’indizio é valevole
per l’indagine. >>
La risposta di Lamano fu chiara ed indiscutibile.
<< È d’accordo Tarantino? >> imprevedibilmente
Lamano si rivolse così a
Lisa, che arrossendo sul suo pullover di cachemire bianco
rispose << Non
potrei essere altrimenti. >> Cambiò posizione
incrociando una gamba sul-
l’altra e Willy avvertì l’aroma di Chanel numero
5 che si sprigionava dal-
la donna.
Amari si convinse che era inutile tentare di carpire
altre informazioni dal vi-
ceprocuratore Lamano, dato che, conoscendo a menadito
ogni codice del-
le leggi, aveva il coltello dalla parte del manico. Ma
meglio così. Si stava ri-
velando un collaboratore più che valido. Lisa
Tarantino avrebbe avuto un
buon aiuto.
L’ ammiraglio si alzò dalla poltrona di velluto
color oliva ed attraverso la
scrivania tese la mano ai due giovani in segno di congedo.
<< Bene...ritengo sufficiente la seduta di questa
mattina...Ora potrete fare
conoscenza e mettervi di buon auspicio allo studio del
caso...Sarò io a far-
mi sentire.>>