Milano.
Quando Lisa giunse a casa, buttò la valigia sul
letto. Notò le buste pog-
giate ordinatamente sul comò e pensò a
sua madre, con dolcezza, imma-
ginandola mentre le riponeva in ordine la stanza, quando
lei era via.
Le avrebbe telefonato più tardi ; ora non se la
sentiva di parlare delle
sue disavventure. Si tolse i vestiti ed indossò
la tuta, mettendosi como-
da; afferrò la borsa e ne estrasse il suo block-notes,
aprendolo all’ultima
pagina, poi raggiunse il salotto e si sdraiò sul
divano, volgendo l’atten-
zione ai suoi appunti. Durante il viaggio in treno, aveva
preso nota del-
le ultime considerazioni fatte da Willy: dato che il
gruppo di Amari a-
veva abbandonato la missione in Somalia da tempo, era
impossibile che
May avesse potuto continuare indisturbato nel suo traffico
illegale di or-
gani, prelevati dai prigionieri somali, non avendo più
Amari come com-
plice. Quindi il dottor May aveva spostato i suoi loschi
commerci da qual-
che altra parte. Ma dove ?
Ma un’ altra curiosità attirava Willy e Lisa :
forse i complici di May erano
cambiati, od erano gli stessi dei tempi della Somalia
?
L’ammiraglio Amari ? O qualcun altro ?
Qualunque fosse la verità, Willy aveva sempre
l’asso vincente nella mani-
ca : Katia Montello, unica superstite del pericoloso
gioco, di cui però si
erano perse le tracce, nonostante lei seguisse con interesse
le mosse di
Willy Lamano, tanto da fare pervenire il diario di René
sano e salvo nel-
l’ufficio del viceprocuratore.
Lisa tirò le somme del suo imminente destino,
considerando che stava ac-
cadendo ancora : era costretta ad abbandonare il secondo
caso a cui stava
lavorando da quando era stata promossa ispettrice. Per
quanto ancora a-
vrebbe ricoperto quel ruolo, prima di essere radiata
dal corpo ?
Tra breve sarebbe stata convocata al commissariato ed
avrebbe ascoltato
senza battere ciglio la sentenza.
Fu mentre pensava al suo futuro che il sonno l’assalì
improvvisamente, e
lei si assopì...ma per poco.
Il suono del campanello la risvegliò dal suo breve
torpore.
La ragazza si alzò di scatto dal divano e sistemandosi
velocemente si av-
viò alla porta, chiedendosi chi fosse.
Mai avrebbe immaginato di trovarsi faccia a faccia con
Riotti, l’ispettore
che aveva preso il suo posto, sostituendola nel caso
del serpente.
<< Ben tornata, Tarantino...finalmente a casa !
>> la salutò lui.
<< Dipende sempre dalle circostanze per cui uno
torna >> commentò lei,
invitandolo ad entrare; lo fece accomodare in salotto
e gli offrì un bicchie-
re d’acqua : Riotti non beveva altro in servizio, specialmente
alcolici.
Era una persona precisa e diligente nell’affrontare i
suoi compiti ; certo
non possedeva la fantasia di Lisa, come si mormorava
tra colleghi.
Riotti non chiese informazioni riguardo alla vicenda
di Napoli, dato che
le voci giravano in fretta, e l’allontanamento di Lisa
era stato l’argomen-
to preferito della caserma.
Dal canto suo la ragazza non aveva dimenticato il caso
precedente; do-
veva ammettere a se stessa che la vicenda la interessava
ancora e non
lo nascose quando si rivolse così al nuovo ispettore...
<< Come procede il caso del serpente ? >>
<< A meraviglia, Tarantino ! >> si poteva percepire
una nota di entusia-
smo nella voce di Riotti.
Che forse sia più in gamba di me ? pensò
Lisa. Non stava più nella pelle.
<< Ci sono stati dei progressi ? >> chiese.
<< Non proprio...>>
Lei sollevò una gamba, poi l’altra e si mise in
ginocchio sul divano.
<< Dai Riotti ! >> lo spronò<< ...non
tenermi sulle spine ! >>
L’uomo terminò di bere l’acqua e posò il
bicchiere sul tavolino, incanta-
to dall’entusiasmo mostrato da Lisa. Ma comprendeva il
suo stato d’animo.
Dopotutto se egli era giunto a buon punto era per merito
di quella ragazza,
trasferita di punto in bianco a Napoli, ed altrettanto
celermente ricondotta
a Milano.
<< Abbiamo trovato i luoghi dove la sedicente setta
si riuniva >> esor-
dì<<...e dove praticava i suoi fanatici
riti...>>
<< Avete qualche identità ? >> chiese lei.
<< No...abbiamo solamente delle...tracce... se
così si possono chiamare >>
commentò l’altro.
<< Tracce ? >>
Riotti non aveva terminato di strabiliare Lisa, quando
dichiarò...
<< Sì...spoglie umane...prive di alcuni
organi...>>
<< Vuoi dire...cadaveri...senza...>>
<< A chi manca un rene...a chi il cuore...od altri
muscoli...e tutti con un vi-
stoso tatuaggio sul braccio, rappresentante un serpente.>>
Lei se lo fece ripetere un’altra volta, prima di esclamare...
<< Ma questo é un vizio ! >>
Era ora di mettere al corrente Riotti degli avvenimenti
accaduti a Napoli.
<< Non pensi che i due casi possano essere collegati
? >> azzardò l’ispet-
tore.
Lisa portò il dito alle labbra, pensierosa.
<< No hai tutti i torti, Riotti...ma non trovo
il tassello che colleghi May
con la setta, nonostante abbiano molto in comune...anzi...paiono
uno il
proseguimento dell’altro ! >>
Riotti fissò l’orologio e si rese conto che il
tempo era volato.
<< Sono costretto a lasciarti >> annunciò
<<...il dovere mi chiama.>>
Lisa lo accompagnò alla porta e lo salutò
<< Buona fortuna ! >> gli augu-
rò. Poi tornò al divano, lasciandosi cadere
sopra con un balzo.
Ripercorse con la memoria il periodo in cui inseguiva
la famigerata setta,
rendendosi protagonista di situazioni mai immaginate
prima, come la sera
in cui aveva preso parte ad una inconcludente seduta
spiritica, in compa-
gnia di innominabili incappucciati, di cui sapeva ben
poco, e di cui conti-
nuava a saperne altrettanto. Ma forse qualcuno di questi
conosceva la sua
vera identità...nonostante per quell’occasione
avesse anch’ella indossato
un cappuccio nero, altrimenti non si sarebbe spiegato
il motivo dell’im-
provviso trasferimento a Napoli, guarda a caso, da parte
dello stesso am-
miraglio.
Nemmeno Regina, che l’aveva messa in contatto con gli
sconosciuti, a-
veva saputo aggiungere altro, a parte che forse avevano
preso un gran-
chio, e che forse la seduta era stata una messinscena
come ospite d’ono-
re lei : Lisa.
Certo che becco tutte le occasioni! pensò Lisa,
schernendosi.
Quindi nel tentativo di distrarre la sua mente, tornò
nella sua stanza e pre-
se le buste dal comò; le aprì, notando
che la maggior parte di esse con-
tenevano fatture, bollette e pubblicità, e solamente
una si distingueva dal-
le altre: l’ultima. In essa vi era contenuto un biglietto,
che incuriosì Lisa,
tanto da tralasciare le altre cose e dedicare la sua
attenzione al biglietto.
Era una carta colorata di rosso, piuttosto vistosa, tanto
da rapire l’atten-
zione di chiunque, con una scritta blu elettrico a caratteri
chiari e in stam-
patello che non tralasciava dubbi:
vediamoci al solito posto, a mezzogiorno.
Piazza San Marco a mezzogiorno offriva uno spettacolo
grandioso ed uni-
co, tra comitive di giapponesi, scolaresche in gita e
studenti universitari;
chi scattava fotografie, chi mangiava, chi stava seduto
sui gradini del Duo-
mo. Nessuno si accorgeva di lei...
Lisa salì la gradinata e solcò la maestosa
ed imponente entrata della catte-
drale, abbandonando il chiasso della piazza, per immergersi
nel sacrale e so-
lenne silenzio, rotto qua e là da fievoli mormorii,
provenienti dai confessio-
nali posti a sinistra, dinanzi ai quali stavano una decina
di persone circa, at-
tendendo ciascuno il proprio turno.
Lisa era sicura che lei fosse dalla parte opposta e la
stava aspettando.
Si incamminò verso il lungo corridoio che
divideva le due file di banchi
e lo percorse fino alla fine, giungendo all’ultima colonna.
La scorse là,
con la schiena poggiata ad essa. Fece il giro e la raggiunse
alle spalle, po-
nendole una mano sulla spalla.
Regina ebbe un debole sobbalzo, poi la ammonì...
<< Lisa...mi hai spaventata...>>
<< Non ti preoccupare, la prossima volta ti chiamerò
dall’entrata...>>
scherzò Lisa.
Regina raggiunse il banco più vicino e si sedette,
facendo spazio a Lisa.
<< Riotti mi ha messa al corrente del tuo ritorno
>> esordì Regina.
<< Un rientro piuttosto repentino, vero ? >> fece
ispettrice.
<< Devo ammettere di sì.>>
Lisa si sistemò l’impermeabile, nel tentativo
di guadagnare tempo, pri-
ma di annunciare...
<< Mi hanno levato il caso...>>
L’altra posò la mano sul cappuccio del suo mantello
nero e lo accompa-
gnò con la mano, facendolo scendere sulla spalla,
mentre un lungo ciuf-
fo di capelli le sfuggiva, coprendole gli occhi suoi
verdi smeraldo, colmi
di tenerezza per Lisa e di amarezza per il capitolare
dei loro progetti.
<< Ancora...>> pronunciò Regina.
<< Già...>> rispose Lisa <<...a quanto
pare non riesco a decollare...>>
<< A quanto pare a qualcuno non va a genio che
tu ficchi il naso in que-
stioni delicate e...pericolose, molto pericolose...>>
confermò Regina.
Lisa ricordò il dialogo avuto con Riotti ed un
macabro sospetto si stava
facendo strada in lei. Che May e la setta fossero complici
nei loro loschi
piani ? Ambedue trafficavano in organi umani, illegalmente
e senza alcu-
n scrupolo. E per il sedicente leader di una setta era
allettante una cospi-
cua somma di denaro sventolata sotto il naso, in cambio
di plagiate vitti-
me da sacrificare sull’altare della scienza.
Ogni qualvolta si trattasse di traffico di organi, chissà,
l’ispettrice Li-
sa Tarantino correva sempre un grave rischio ed inoltre
era costretta a
lasciare le indagini a metà.
<< Qualcuno mira ad eliminarti, Lisa >> la avvisò
Regina<<...ne sono
sicura...guardati alle spalle...>>
<< Ma ormai, non posso più nuocere a nessuno...>>
<< Non importa...ti staranno sempre alle costole...come
hanno fatto
con...>> Regina si fermò.
<< Come hanno fatto con chi ? >> la spronò
Lisa.
Come hanno fatto con me, pensò Regina. Ma non
pronunciò parola.
Si era sentita al sicuro quando aveva cambiato identità
e aspettava che
una persona prendesse in mano le redini della intricata
situazione...una
sola persona : Willy Lamano. Lei aveva controllato ogni
sua mossa e
si era resa conto dopo anni che era arrivata l’occasione
giusta per fa-
re recapitare quel diario nell’ufficio giusto.
Ora toccava a Willy Lamano prendere la palla al balzo.
Regina taceva, presa dai suoi pensieri.
<< Ho intenzione di occuparmi ancora del caso del
serpente >>
annunciò inaspettatamente Lisa, prendendo alla
sprovvista la compagna,
che tentò di distoglierla da quell’intenzione.
<< Ma Lisa...non puoi...sei stata...>> Regina non
terminò la frase.
Ma l’ispettrice aveva compreso e la fermò…
<< Lo so...non posso più occuparmi di alcun
caso, fino a quando non
sarò reintegrata in servizio...lo so >> fece un
lungo respiro, prima di
riprendere<< Ma chi me lo impedisce di agire per
conto mio ? >>
<< Pensaci bene >> la ammonì Regina , poi
fece per andare via, quan-
do Lisa la trattenne per un braccio<< Hai mantenuto
i contatti con lo-
ro ? >> domandò.
<< Ben poco...>> fu la risposta di Regina.
<< Devi introdurmi nuovamente nel giro...>> azzardò
l’ispettrice. << No
vorrei essere responsabile della tua morte...Lisa...>>
detto così Regina se
ne andò e Lisa rimase sola a fissare le impalcature
davanti ad un affresco
che alcuni pittori stavano restaurando.
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