Italia(Napoli)1998.Base Nato.
Ore 10.00.
Il passo felpato riecheggiò nel grande corridoio
della rotonda cupola, cir-
condata da una grande vetrata penetrata attraverso le
sue trasparenze da
fitti ed insistenti raggi di sole che per un breve istante
abbagliavano la vi-
sta di chi solcava l’androne. Gli stivali neri, simili
ad anfibi, si fermarono
e gli orli dell’impermeabile bianco per un breve istante
sfiorarono il pavi-
mento in marmo rosa puntellato di piccole chiazze bianche.
Capelli bruni
sciolti sulle spalle sfuggivano qua e là, mentre
dita lunghe ed affusolate
tentavano di liberare il viso da alcune ciocche che ricadevano
dinanzi a-
gli occhi scuri e misteriosi, estasiati dalla magnifica
struttura architetto-
nica dell’edificio in cui entrava per la prima volta.
Lisa Tarantino proseguì nel suo cammino verso
un passaggio interno che
portava ai vari uffici. Non vi era un gran movimento
a quell’ora. Incon-
trò tre militari che le lanciarono un’occhiata,
incuriositi da quella scono-
sciuta che leggeva freneticamente i nomi stampati sulle
targhette appese
alle porte.
La ragazza si soffermò dinanzi ad una di esse.
Estrasse il biglietto che
serbava in borsa e lo lesse: Ammiraglio Amari.
Osservò nuovamente l’e-
tichetta alla porta che riportava lo stesso nome. Era
arrivata a destinazio-
ne! Si soffermò un momento e sprigionò
un lungo respiro per dar freno
all’ansia che si era impadronita di lei negli ultimi
minuti. La sua agitazio-
ne non era dettata da paura o timore per qualcuno, ma
da una fervida
curiosità...
Qual’ era il motivo della sua presenza lì ? Che
consiglio aveva spinto l’am-
miraglio a far affidamento su una giovane ispettrice
di polizia alle prime ar-
mi che giungeva da Milano?
Lisa tentò di liberare la mente da ogni pensiero
e bussò alla porta con due
deboli tocchi.
<< Avanti! >>, disse qualcuno.
<< Permesso?...>>, fece lei con fare garbato e
mite.
<< Prego >>, la invitò un uomo sulla cinquantina
coi capelli brizzolati. Sta-
va in piedi, accanto ad una scrivania e la scrutava serio
in attesa di spiega-
zioni per la sua intrusione.
<< Sono Lisa Tarantino >>, si presentò lei.
<< Oh!...Si accomodi...la stavo aspettando...>>.
L’uomo la raggiunse e le
strinse la mano, poi ritornò al suo posto.
La donna si sedette di fronte a lui.
Passò un periodo di tempo tale che a Lisa parve
un’eternità prima che l’am-
miraglio le rivolgesse la parola.
<< Ha fatto buon viaggio? >>
<< Sì...grazie >>, rispose lei con un timido
sorriso.
<< Conosce la zona dove é situata la sua
stanza? >>
<< No...>>
<< Bene...sarà accompagnata al più
presto da uno dei miei uomini...Intan-
to...le sarei grato se compilasse questo formulario >>
propose Amari ponen-
dole innanzi un foglio stracolmo di quesiti. Lisa raccolse
la penna blu pog-
giata sul banco e rimboccatasi le maniche cominciò
a scrivere.
L’uomo la osservò attentamente. Bene, pensò,
non é come me l’aspetta-
vo...pare tranquilla ed anche modesta...Bene, quel che
ci voleva.
Dopo una decina di minuti la ragazza consegnò
il foglio all’ammiraglio,
che dopo averlo sbirciato velocemente lo accantonò
in un angolo, poi ri-
prese la parola.
<< Quanti anni ha, signorina? >>
<< Trenta >> rispose lei.
<< Da quanto tempo ha ottenuto l’incarico di ispettrice?
>>
<< Quasi due anni >> rispose Lisa volgendo lo sguardo
verso il basso, con-
scia del fatto che due anni di servizio nel suo ruolo
non é che fossero mol-
ti. Ma Amari questo lo sapeva già << Noto
il suo stupore >> infatti disse,
prendendola alla sprovvista.
<< Sì...non mi aspettavo di essere chiamata
qui...>> confessò titubante.
Non sono una a cui capitano occasioni d’oro nella vita,
avrebbe voluto
aggiungere, ma non lo fece.
<< Non sono molte le donne che lavorano qui >>
proseguì lui.
<< Lo so... e sono lusingata di essere qui...>>
<< Domani la porrò al corrente del suo futuro
incarico...ma ora la farò
scortare sino al suo alloggio...Ci vedremo qui domani
mattina...alle no-
ve.>> Detto così egli accompagnò Lisa alla
porta << Ci sarà un incaricato
fuori ad attenderla...A domani, signorina Tarantino >>.
<<Grazie ammiraglio, a domani >> si congedò
Lisa. Nell’uscire, in balia del-
l’entusiasmo urtò un ragazzo in borghese tra i
venticinque ed i trent’anni
circa che entrava a sua volta. Il giovane le chiese scusa
e si produsse in un
debole sorriso. Con i capelli sino alle spalle e scapigliati
non aveva l’aspetto
del militare e la frase rivoltagli da Amari lo dimostrava
<< Che ci fai qui tu? >>
Lisa richiuse la porta alle sue spalle e lasciò
i due a discutere e notò un
altro tizio che, appoggiato al muro, continuava a passare
in rassegna
con lo sguardo tutti coloro che passavano nel lungo corridoio.
Quando
la vide si inalberò a modi saluto militare e le
si avvicinò.
<< Lisa Tarantino? >>
<< Sì...>>
<< Maggiore Moratti...Ho l’ordine di scortarla
al suo alloggio... mi segua
prego.>>
<< Grazie >> disse Lisa, seguendolo senza porre
domande.
Ripercorsero il lungo corridoio inoltrandosi successivamente
nell’ampio
atrio rotondo circondato dalle maestose vetrate. Ora
la luce era ancora più
luminosa ed accecante.
Certo che se uno sconosciuto si addentrasse qui di nascosto,
pensò Lisa,
non potrebbe fare molta strada, tra bagliori e baionette!
Che fortezza!
Intanto il militare proseguiva intento nel suo cammino.<<Venga
>> disse
prima di aprire una grande porta blu blindata. Si ritrovarono
in un enor-
me cortile colmo di automobili e camionette grigie. Furono
raggiunti da
una Toyota verde da cui scese un Marine che li invitò
a salire. Il tragitto
sino agli alloggi del personale fu silenzioso e breve,
mentre passavano sul
Golfo che con le sue luci sfavillanti affascinò
Lisa che non perse niente
di quella straordinaria vista.
L’auto si fermò accanto al Molo 3. Di fronte stava
un piccolo edificio
bianco.
Il maggiore Moratti scese dall’auto e chiese a Lisa di
seguirlo. La ragaz-
za salutò l’autista e seguì il maggiore.
I due varcarono una porta in legno ed attraversarono
uno stretto corri-
doio prima di affrontare una ripida scalinata che portava
ad un pianerot-
tolo.
L’appartamento di Lisa era la prima porta a sinistra
che Moratti aprì con
rapidità << Prego >> disse a Lisa, lui rimase
fuori.
L’ispettrice entrò. Il primo oggetto che apparve
a suo cospetto fu la vali-
gia rossa. << L’hanno portata mezz’ora fa dalla
stazione >> intervenì Morat-
ti alle spalle di lei << Spero che la sistemazione
sia di suo gradimento >>.
<< Oh...é meglio di quanto mi aspettassi
>> rivelò Lisa che intanto esplo-
rava quell’appartamento: era un ampio monolocale di quattro
metri per
sette, più o meno la grandezza del salotto di
sua madre. L’appartamento
era arredato con mobili moderni, laccati di bianco, nello
stesso tempo mo-
desti. Sembravano rispecchiare la sua personalità.
La moquette era blu e
le finestre si affacciavano sul Molo 3. La vista era
quella di uno splen-
dido paesaggio da cartolina: mare blu baciato da vivaci
e splendenti raggi
di sole, avvolti dalle candide braccia delle leggere
onde.
Moratti pensò che i lineamenti mediterranei del
viso di Lisa si abbinassero
a pennello con l’incantevole panorama. Sarebbe rimasto
oltre a godere di
quella simpatica compagnia, ma era giunta l’ora di congedarsi.
<< Bene...il dovere mi chiama...>> annunciò
<< Se non avete bisogno di al-
tro...>>
<< No...grazie >>
<< Il frigo contiene il necessario per due giorni
>>
<< Grazie ancora...>>
<< Passerò a prenderla domani mattina alle
otto e mezza >>. Detto così il
maggiore se ne andò.
Lisa rimase sola tra quelle mura sconosciute.
L’ordine nell’appartamento era impeccabile e le quattro
piante di felci ver-
di, che qualche mano gentile aveva provveduto ad innaffiare,
sembravano
godere di ottima salute.
La stanchezza che era stata finora domata si annunciò
con un lieve tremo-
lio delle palpebre che minacciavano di chiudersi. Lisa
estrasse il suo block
notes dalla valigia, poi si stese sul letto contro il
muro, accanto alla finestra.
Afferrò il telecomando poggiato sul comò
ed accese il piccolo televisore
sistemato sul frigorifero e facendo zapping da un canale
all’altro, dove tro-
neggiavano i soliti programmi idioti, si sintonizzò
su un ennesimo telegior-
nale di cui sapeva a memoria tutte le notizie. Quindi
abbassò il volume del-
la televisione e si apprestò a leggere i suoi
appunti. Cominciò a scorrere
velocemente le pagine del caso che era stata obbligata
ad interrompere ap-
pena ricevuto l’ordine di partire per Napoli. E se da
una parte ne era lusin-
gata dall’altra rimpiangeva l’aver abbandonato tutto
sul più bello, proprio
quando il puzzle cominciava a prendere forma. Aveva affidato
il compito
al collega Riotti ed era partita. Ma il Caso del serpente,
così come lo ave-
va chiamato, la interessava ancora. Scese dal letto e
si avviò verso il suo
impermeabile bianco appeso alla gruccia della porta e
ne estrasse il natel.
Compose quindi il numero di Riotti.
<< Pronto! >> rispose una voce piuttosto acuta
e chiassosa.
<< Riotti...Sono Tarantino >>
<< Lisa! Ma dove ti trovi? >>
<< A Napoli >>
<< Tutto bene il viaggio? >>
<< Sì, grazie...Ci sono novità sul
caso? >> domandò Lisa senza perdere
tempo.
<< Se devo essere sincero...no...>>
Lei fu delusa dalla sua risposta. Temeva che Riotti facesse
crescere un pò
di polvere sul caso, non concludendo nulla.
<< Hai letto i miei appunti? >> domandò
contrariata.
<< Sì...Ho letto i tuoi appunti...Ma é
troppo presto e complicato per venir-
ne a capo >>.
<< Sì...lo so >> dovette ammettere Lisa.
<< Bene...Ci sentiremo poi...>>
<< A risentirci Tarantino >>
<< A risentirci Riotti >>
Lei spense il natel e si stese nuovamente sul letto sistemandosi
comodamen-
te il cuscino sotto la nuca, poi riprese i suoi appunti.
Già...il caso del serpente...tentò di ricordare...
Ma le palpebre le si chiudevano insistentemente e senza
neanche accorger-
si si addormentò e lasciò cadere i suoi
appunti a terra.
Quando si risvegliò non più i raggi del
sole penetravano dalla finestra, ma
i raggi della luna. Alzò il braccio e controllò
il suo orologio. Erano le 22.00.
Udì una portiera di una vettura sbattere ed alcune
voci avvicendarsi l’una al-
l’altra. Quindi si alzò sulle ginocchia e sbirciò
fuori dalla finestra. Vide alcu-
ni Marines che entravano nell’edificio e risalivano le
scale. Poi udì la porta
dinanzi alla sua sbattere. Erano arrivati i suoi vicini.
Più tranquilla Lisa ri-
pescò la sua camicia da notte rosa dalla valigia,
la indossò e si infilò sotto
le coperte per addormentarsi ancora.