|
Scacchi, Freud e complotti
|
 |
“Zugzwang mossa obbligata” è un romanzo giallo storico,
ambientato nella San Pietroburgo del 1914 il cui titolo non
poteva non suscitare in me un immediato interesse.
Zugzwang è una parola composta tedesca (letteralmente mossa
obbligata) molto ben conosciuta da chi è un giocatore di
scacchi: viene infatti universalmente utilizzata per indicare in
una partita di scacchi il paradosso, in una
apparente situazione di parità, per il quale il giocatore che deve
muovere ha a disposizione solo mosse che deteriorano la sua
posizione e quindi causano la sconfitta; prevedere in anticipo
(cioè qualche mossa prima) una situazione di zugzwang è
abbastanza difficile perché il nostro cervello tende a
concentrarsi sulla posizione pari e non sul fatto che tale
posizione è effimera, perché non mantenibile a causa
dell’obbligo di muovere al proprio turno.
I non scacchisti non si spaventino! Il
romanzo è per tutti e il legame con gli scacchi è dovuto al
fatto che il protagonista e narratore in prima persona, il Dott.
Otto Spethmann, eminente psicoanalista di scuola Freudiana, è un
appassionato di scacchi che, nei giorni in cui si sviluppano gli
eventi della trama, sta giocando una partita di scacchi per
corrispondenza con il suo amico Kopelzon, partita che, come fa
presagire il titolo, si concluderà con una situazione di
zugzwang.
Ambientazione e accenno di trama
Siamo nel 1914 a
San Pietroburgo, forse la città più dinamica e piena di vita
dell’impero russo, nella quale cominciano a manifestarsi le
tensioni politiche che porteranno alla rivoluzione del 1917:
attività dei bolscevichi, indagini ed azioni di repressione
della polizia, trame di potenziali golpisti. La figura dello
zar rappresenta l’unico e precario punto di equilibrio. La
città sta per ospitare un evento importante: il torneo
internazionale dei Grandi Maestri di scacchi, al quale
partecipano i più forti e famosi giocatori dell’epoca, che a
fine torneo saranno premiati dallo zar in persona (il torneo è
realmente esistito ed è stato un evento molto importante per
l’epoca).
Nella città vive
il protagonista, il Dott. Otto Spethmann, uno
psicoanalista di origine ebraiche appartenente alla modernissima
scuola Freudiana che ha tra i suoi pazienti influenti personaggi
della città. Spethmann è un professionista benestante, con uno
studio affermato, che guarda con distacco alle tensioni
politiche dei suoi tempi, evitando accuratamente di schierarsi e
di essere coinvolto.
Però, dopo
l’assassinio di Gulko, rispettabile direttore di un giornale
locale, e dopo aver accettato di prendere in cura il favorito
del torneo, il polacco Rozental, si troverà suo malgrado
completamente coinvolto in trame ed oscuri complotti e a dover
giocare, in parallelo alla partita a scacchi con Kopelzon, una
partita ben più importante dove in palio è la sua stessa vita e
quella di sua figlia Catherine.
Il mio parere
Di gialli storici
se ne trovano tanti e quindi è bene sottolineare gli aspetti di
questo romanzo che lo rendono affascinante e diverso dagli
altri. Lo sfondo storico, la San Pietroburgo nei mesi
antecedenti alla prima guerra mondiale e pre rivoluzione russa,
è indubbiamente intrigante ma gli ingredienti particolari sono
rappresentati dall’applicazione da parte del protagonista della
psicoanalisi freudiana agli albori e dalla concatenazione degli
eventi col mondo degli scacchi. Peraltro essendo gli scacchi un
gioco che stimola e mette in evidenza la complessità della mente
umana, ha molto senso mettere in relazione psicoanalisi e
scacchi, essendo questi ultimi un fertile campo di osservazione
e applicazione della prima, come già è stato mostrato nel famoso
saggio di Reuben Fine “La psicologia del giocatore di
scacchi” (edito in Italia da Adelphi). Uno dei protagonisti
del romanzo è dunque Rozental, lo scacchista ebreo polacco, gran
favorito del torneo, insuperabile mente davanti la scacchiera ma
personaggio afflitto da disturbi mentali nella vita quotidiana,
disturbi che rischiano di metterne in dubbio la partecipazione
al torneo. Colgo l’occasione per segnalare che Rozental è un
personaggio scacchistico immaginario, l’unico del libro, essendo
gli altri partecipanti al torneo di Pietroburgo tutti reali (Lasker,
Capablanca, Tarrasch, Marshall). In realtà nel rappresentare
Rozental Bennett si è ispirato ad un altro giocatore realmente
esistito, come afferma nelle note di ringraziamento a fine libro
senza però farne il nome. Il nome lo faccio io: si tratta del
polacco Rubinstein, fortissimo e sfortunato giocatore che
sembrava imbattibile tra il 1910 e il 1914 e che soffriva di
schizofrenia.
Altro aspetto da
sottolineare è il parallelismo tra la partita a scacchi che il
protagonista sta giocando e gli eventi in cui si trova
invischiato che rappresentano loro stessi una partita che
Spethmann deve vincere perché a rischio è la sua stessa
esistenza. (La partita giocata sulla scacchiera come metafora
della partita giocata nella vita reale è un tema ricorrente in
letteratura lo troviamo nel poco conosciuto “L’Alfiere Nero”
dello scapigliato Arrigo Boito, e il più recente e delizioso
“La variante di Lunenburg” di Mausering). Le due partite
andranno di pari passo per concludersi entrambe alla fine del
libro.
Non mancano
infine gli elementi tradizionali del giallo storico, che nel mio
commento ho un po’ tralasciato per dare maggiore enfasi agli
aspetti caratteristici del libro: vi sono indagini, vi sono spie
in azione, vi è un complotto da scoprire e fermare, vi è
l’immancabile colpo di scena e c’è spazio pure per una storia
erotica che coinvolge il protagonista.
(15 Gennaio 2008)
 |