11 Luglio 2008
La giornata si presenta poco impegnativa per il percorso non lungo, circa diciotto chilometri, che si snoda per sentieri boschivi.
Lungo il tragitto da Poggio Bustone al Santuario della Foresta si raggiunge un paese addossato ad un parete di roccia in modo più ardito di Poggio: è Cantalice. Avvicinando il borgo da una strada in discesa, si nota che questa attraversa un ponte posto ai suoi piedi. I pellegrini decidono, una volta raggiunto il ponte, di aggirare il pugno di case anche se si osserva la presenza di una, forse, interessante chiesa all’ombra di un bastione di pietra sulla sommità dell’abitato. Come sempre accade la realtà si fa gioco dei desideri; la freccia del cammino indica di risalire il paese fino alla sua estremità superiore. L’arrampicata è gratificata dalla vista di un villaggio in puro stile medievale, che si pensava non esistesse più. A metà dell’ascesa, Clelio si rivolge ad un paesano dicendo: “ Chi abita ai piedi del paese non si recherà mai dai parenti della parte alta, a meno che non si tratti di giovani aitanti”. Viene conquistato il belvedere della chiesa di San Felice, costruita sui resti della casa dello stesso Felice per ricordare che lui è stato il primo frate dell’ordine francescano a divenire Santo.
Anche qui si ha modo di dissetarsi ad una delle numerose fontane del cammino e Vittorio sentenzia:”Solo chi beve alle sue fontane conosce la città”; ovvero chi si disseta alle fontane sta viaggiando a piedi.
Nonostante un’andatura tranquilla dopo poco più di tre ore dalla partenza siamo all’ultimo dei quattro Santuari della valle Santa: il Santuario della Foresta. Questo Santuario, del miracolo della vigna, è tenuto come un gioiello da una comunità di “ragazzi”, già Mondo X ed ora Comunità di Vita. In questo luogo Francesco, ormai cieco, scrisse il Cantico delle Creature. Lo spazio dove il Poverello si ritirava non è altro che un cunicolo nella roccia.
Rieti è ai nostri piedi, qualche chilometro ancora e il cammino avrà termine;
lo si può vedere come una semplice gita, piacere dell’andare a piedi, desiderio di vedere luoghi anche conosciuti da un’altra angolatura, ma nell’inconscio di ognuno lascia sicuramente una testimonianza di come può essere sufficiente il poco, per acquistare serenità e rifuggire dai tanti feticci dell’agiata vita, che di tanto in tanto è bene dimenticare, per riappropriarsi non solo delle risplendenti opere materiali e naturali che ci circondano, ma anche dei semplici atti di fede che vincono la corruttibilità del tempo.




