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Ha corpo affusolato e allungato da un becco, formato da un prolungamento delle mascelle
(inferiore più lunga e con lieve appendice terminale).
Le squame sono
piccole, sottili e caduche.
La testa è piuttosto schiacciata in senso
dorso-ventrale e l'occhio è relativamente grande con iride argentea.
I denti sono piccoli, deboli e appuntiti.
Le pinne dorsale e
anale sono corte, basse. Le pinne ventrali sono inserite molto
indietro e sono piccole come anche le pettorali, che sono situate in alto, all'altezza
dell'occhio circa.
La pinna caudale è formata da due lobi uguali, distinti
e forcuti. |
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Foto di Walter Preitano
La colorazione è blu acciaio,
con riflessi verde-scuro dorsalmente e con i fianchi azzurrastri-argentei brillanti.
Le
pinne sono scure, meno le pinnule che sono biancastre
E' una specie gregaria (a volte con centinaia di miglia di
individui) e pelagica, che nuota in superficie.
Al momento della riproduzione si avvicinano verso terra, ma non
giungono mai in vicinanza delle coste, tranne se inseguiti da
predatori (tonni, delfini, etc.).
Quando sono cacciate, cercano
scampo saltando fuori dell'acqua e a volte arrivano a suicidarsi
in massa spiaggiando.
Sono voraci carnivori e si nutrono esclusivamente di organismi planctonici, piccoli
crostacei, larve di pesci e di molluschi, stadi giovanili di clupeidi e di
altri pesci. Il
becco comincia a svilupparsi quando gli stadi giovanili raggiungono i 4-5 cm.
La lunghezza massima degli adulti è tra i 35 e i 40 cm.
Erano oggetto di pesca speciale che veniva
eseguita con una speciale rete a fonte.
Nello stretto di
Messina venivano frequentemente catturate con rete di circuizione
che vedeva coinvolte una barca principale (raustina) e una più piccola (luntru,
usata come punto di partenza e di arrivo nella cicuizione.
Un'altra barca
(bacca 'i stagghiu) veniva usata per tagliare la strada al banco e da cui
venivano lanciati sassi bianchi per impaurire e fermare la corsa dei pesci.
Questa tipica e tradizionale pesca, fino agli anni '70, vedeva coinvolti interi
paesi rivieraschi; ora nello stretto non viene più praticata
Comune in tutto il
Mediterraneo. Molto comune nei mari italiani, tranne l'Adriatico settentrionale, dove è rara.

Preparazione a
riva della rete per la pesca di costardelle- Galati Marina - Messina

Pesca delle costardelle
a Galati Marina
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Nomi dialettali |
|
SAVONA |
Gastaudela |
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GENOVA |
Castodellu |
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VIAREGGIO |
Scartusci |
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NAPOLI |
Gastauriello |
|
REGGIO CAL |
Custardella |
|
CATANZARO |
Cristadella |
|
OLBIA |
Gastaurella |
|
TARANTO |
Crastadidde |
|
GALLIPOLI |
Luzzu |
|
OTRANTO |
Cristaredda |
|
CAGLIARI |
Castaudiellu |
|
CATANIA |
Custardedda |
|
TRAPANI |
Gastardedda |
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ANCONA |
Agora
forestiera |
|
GIULIANUOVA |
Hagure |
|
ORTONA |
Crastavidelle |
|
MOLFETTA |
Castaurielle |
|
MESSINA |
Custaddedda |
|
VASTO |
Hahujje de fori |
|