giovedì 9 maggio
2002
Nella sala Carlo V di Castel Nuovo, una
delle tappe più importanti del percorso museale di
Napoli, espone
Oreste Zevola con una personale dal
titolo Flussi. L’artista è nato a Napoli nel
1954, vive e lavora tra la città campana e Parigi;
insieme alla pittura e alla scultura da alcuni anni si
produce anche nel disegno, attività svolta soprattutto
per l’estero: Francia e Stati Uniti.
L’istallazione di
Castel Nuovo consiste in una grande quantità di
pittogrammi serigrafati e sagomati che prendono spunto
dall’antica leggenda di
Niccolò Pesce.
Tanti semi
neri in un campo bianco. Un viaggio fantastico in una
leggenda. Un flusso di personaggi scorre su una parete
bianca, che ad un certo punto si incurva e con un gioco
ottico di prospettiva dà un senso di movimento a queste
creature, dirette verso nuovi luoghi, proprio come
racconta l’antica leggenda.
Cola passava le sue
giornate in mare e da quella occupazione non servivano a
dissuaderlo i continui richiami della madre che,
disperata, un giorno lo maledì:
- Che tu possa
diventare un pesce!La maledizione andò a segno ed
il corpo di Cola si trasformò per metà in pesce.
Della fiaba esistono
varie versioni. Tutte le leggende o le fiabe hanno una
base incerta, si arricchiscono, si mischiano, viaggiano,
si contaminano, addirittura Pitrè ne ha pubblicato
diciassette varianti popolari siciliane.
La versione messinese, per esempio, racconta del re che invita
Niccolò a tuffarsi per recuperare la sua corona, mentre
quella napoletana racconta di Cola alla ricerca di una
palla di cannone.
Nella prima si può leggere una macabra
incoronazione del mare; in entrambe l’uomo pesce non
vince il mondo della natura, ma diventa il suo nuovo
mondo.
I disegni di Zevola raccontano Cola che vive la
sua nuova condizione: alla ricerca della palla di
cannone, del ritrovamento della corona, ingoiato da un
pesce, o mentre gli squarcia il ventre per
uscirne. E’ raccontata la possibilità dell’uomo di
espandersi in un mondo non suo.
E’ il mare elemento
centrale del racconto, visto come un luogo profondo e
oscuro, ma anche come la madre da cui non ci si può
staccare, ma anche l’invito a elaborare un’altra
dimensione, sempre possibile con la
fantasia.
Carolina Guadagni
[exibart]
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