Venerdì 13 maggio 2005

In posta disagio e ritardo assicurati
Poco personale e smistamento concentrato a Padva. Caos nel trevigiano

L’ultima, annunciata da una pioggia di spot, è del 10 maggio: da martedì scorso Poste italiane offre il leasing. Pure. Insomma, se volete acquistare un’auto, un furgone, una stampante o una gru, gli sportelli BancoPosta sono a vostra completa disposizione, a condizioni vantaggiose e trasparenti. Ma se avete imbucato un biglietto di auguri per la mamma (come suggeriva un’altra pubblicità aziendale dei giorni scorsi), è meglio che le facciate una telefonata “riparatrice”: la missiva potrebbe non essere ancora arrivata. Perché Poste italiane cresce, crea nuovi servizi, ma il recapito zoppica, soprattutto in Veneto, e nel trevigiano in particolare: raccomandate che arrivano settimane dopo, anche con esami medici urgenti, assegni che si perdono nel tragitto, bollette che giungono dopo la scadenza, avvisi di concorso e lettere di convocazione ad assemblee arrivate a destinazione quando l’evento si era già svolto, periodici e riviste in paziente attesa. Da un paio di mesi in Veneto regna il caos nel settore del recapito della corrispondenza. Non va meglio neppure allo sportello dove le code, e le proteste, degli utenti crescono. E in questi giorni, alla già difficile situazione, si aggiunge lo “sciopero bianco” dal 9 al 21 maggio dei dipendenti: non è che smettono di lavorare, semplicemente si rifiutano di fare gli straordinari e di sostituire i colleghi assenti. “Il perché è presto detto - spiega Loredana Vian, sindacalista Cgil - i lavoratori hanno passato il limite della sopportazione, non ce la fanno più a fare turni massacranti, a lavorare senza la necessaria sicurezza, ad esempio i portalettere con motomezzi ormai inutilizzabili: il personale è insufficiente e l’organizzazione dell’attività inadeguata”.

Lo smistamento avviene a Padova

La situazione è esplosa con la chiusura di 55 Cpo (Centri postali operativi) in tutta Italia e con l’accentramento delle lavorazioni in pochi centri regionali che, se da un lato offrono alta meccanizzazione, dall’altra vedono un dispendio notevole di tempo per gli spostamenti della corrispondenza. In Veneto - a metà marzo a Mestre e il 21 marzo a Treviso - i Cpo sono stati notevolmente ridimensionati spostando lo smistamento della corrispondenza al Cmp (Centro meccanizzato Poste) di Padova. Il tutto in piena campagna elettorale per le Regionali, con qualcosa come tre milioni e 400mila pezzi elettorali spediti, solo in provincia di Treviso, in più della corrispondenza ordinaria: molta pubblicità non è nemmeno arrivata a destinazione in tempo, tanto che qualche candidato chiedeva lo spostamento della consultazione elettorale. “A Treviso, poi, si aggiungono i problemi legati allo spostamento delle lavorazioni a Castagnole - spiega Eddo Barlese, Slp Cisl - dove si lavora molto e male, con turni assurdi e spazi insufficienti: basti pensare che si usa anche il parcheggio. Il fatto è che l’azienda, sul recapito, ha scelto di praticare la via del risparmio”.

Turni massacranti e part time obbligati

La protesta dei lavoratori di Treviso è approdata anche in Consiglio provinciale lunedì 9 maggio con la manifestazione dei Cobas e la presentazione di un Ordine del giorno proposto dal consigliere della Margherita Giorgio Targhetta e approvato all’unanimità, con interventi di solidarietà ai lavoratori e di critica alle Poste da parte di consiglieri di tutti i partiti. “Nella gestione del servizio postale l’unico parametro non può essere il conto economico - ha ricordato Targhetta - non vorrei che questo fosse un modo per depotenziare il servizio pubblico, e avere poi la scusa di puntare sul privato”. “Uffici postali periferici che chiudono, soprattutto nella Pedemontana, organico ridotto e turni di lavoro massacranti sono il risultato delle scelte aziendali di questi anni - dicono i rappresentanti dei Cobas -. Nel Centro di Castagnole i lavoratori arrivano a fare per quindici giorni di seguito turni di notte: questo non consente né una vita famigliare né una vita sociale normale. E poi ci sono gli esuberi: persone obbligate, per mantenere il lavoro, ad accettare il part time per un anno, con non poche conseguenze non solo economiche, ma anche sul piano psicologico”.

Il 18 aprile 50 lavoratori sono entrati in servizio al Cmp di Padova per smaltire il lavoro arretrato. L’emergenza, quindi, pare in via di superamento. Restano, comunque, i problemi cronici legati alla mancanza di personale: le assenze per malattia, maternità o ferie acuiscono ancora i problemi: “Ci sono lavoratori ai quali viene negata la possibilità di usufruire delle ferie e altri che non hanno ancora fatto quelle del 2003 - denunciano i sindacati. In provincia di Treviso ci sono cento zone di recapito scoperte, cioè senza il postino titolare, attualmente servite da trimestrali o coperte da altri colleghi. La situazione è disastrosa anche agli sportelli, con personale spostato da una parte all’altra della provincia e con carichi di lavoro aggiuntivi, dovuti ai nuovi servizi che vengono continuamente offerti”.
E in settembre si paventa il taglio di altre 5000 zone di recapito in tutta Italia, per la provincia di Treviso si parla del 10 per cento, cinque zone solo in città: significa che ogni portalettere vedrà ampliata la propria area e il numero delle utenze da servire, con un ulteriore carico di lavoro e probabili disagi per i cittadini.

Finanza e business al centro

Cgil, Cisl e Uil hanno firmato nei mesi scorsi un accordo nazionale che prevedeva un aumento di 87 euro e l’impegno dell’azienda a coprire tutte le zone di recapito. “Un accordo ampiamente disatteso dall’azienda che non ha fatto le assunzioni dovute, oppure non le ha fatte nei modi previsti, assumendo lavoratori a tempo invece che stabili - sottolinea Loredana Vian - questo per noi significa che Poste Italiane sta abbandonando la sua “mission”, la sua funzione sociale, la vocazione primaria, che è il recapito della corrispondenza. E’ una scelta chiara a favore del settore finanziario e dei prodotti business: sempre più banca e sempre meno posta”.

Venerdì 13 è previsto un incontro regionale tra sindacati e Poste: “La nostra speranza è che ci permettano di lavorare al meglio - auspica Vian -, è nell’interesse aziendale, non solo dei lavoratori e dei cittadini. Nell’ultima busta paga l’azienda ci invita calorosamente a scegliere il part time: se queste sono le premesse...”.

Alessandra Cecchin

Update 13/05/2005 14.27.03