L’EFFICIENZA DELLE PRIVATIZZAZIONE DI POSTE ITALIANE SPA E’ UN BOOMERANG PER I DIPENDENTI E PER GLI UTENTI
La privatizzazione dei servizi pubblici avrebbe dovuto, secondo le teorie liberiste, migliorare l’efficienza dei servizi stessi e diminuirne i costi. Dopo anni di spinte in questa direzione, nulla di tutto questo si è realizzato ed anzi è emerso come sia invece vero il contrario. Ogni qualvolta un’azienda di servizi gestita dallo Stato veniva privatizzata l’unica operazione che i nuovi manager riuscivano a concepire era, ed è, quella della riduzione del personale con la diretta conseguenza di mettere in mezzo alla strada centinaia di lavoratori e di diminuire in maniera rilevante la qualità del servizio non garantendo però il risanamento dei bilanci. Gli esempi dell’Enel (Black out che mai prima delle privatizzazioni si erano realizzati), delle Ferrovie (incidenti che si susseguono in maniera preoccupante) e delle poste (disservizi e ritardi) sono davanti agli occhi di tutti.
Anche a Treviso si sta concretizzando una di queste drammatiche situazioni: le poste di Treviso hanno infatti intenzione di spostare un enorme numero di dipendenti dagli uffici di Treviso a quelli di Padova e Tessera, con la conseguenza di sconvolgere completamente la vita dei lavoratori destinati al trasferimento e di diminuire fortemente la qualità del servizio. Il rischio concreto di trasferimento si paventa per i 12 ripartitori delle Poste Ferrovia (che svolgono l’importante funzione di preparare la posta destinata alla città) e per i 115 dipendenti del Centro Postale Operativo (ufficio nel quale la posta viene, invece, smistata per l’intera provincia di Treviso). Nel progetto di Poste Italiane questi uffici non andrebbero chiusi per improduttività ma bensì perché rientrano nel piano d’impresa avviato con la privatizzazione. Questo piano prevede che le buste attualmente lavorate a Treviso (cioè la corrispondenza spedita a Treviso e destinata a tutta la provincia) vengano invece lavorate da un nuovo macchinario a Padova, i primi risultati del funzionamento della macchina non sono però entusiasmanti a causa degli eccessivi scarti nella lavorazione, che devono essere poi rilavorati dal personale. Inoltre, per mantenere il livello di servizio attuale, sarebbe necessario far viaggiare tra Padova e Treviso un numero enorme di camion per il trasporto della posta lavorata, cosa questa che andrebbe ad aggravare il già intasato tratto stradale che collega le due città. A questo drammatico problema si aggiunge quello degli 80 portalettere il cui centro di partenza verrebbe trasferito da piazzale Duca D’Aosta a Castagnole, un vero e proprio colpo di genio logistico: dal centro di Treviso i postini che servono proprio la città vengono spostati fuori comune. Questo aggraverebbe ulteriormente la situazione lavorativa dei portalettere che sono già costretti a sobbarcarsi il lavoro delle unità mancanti e a cui non vengono nemmeno pagati gli straordinari.
Tutta questa operazione avrà come risultato l’aumento dei costi del servizio e la diminuzione della qualità dato che si sottrarrà del personale alle Poste di Treviso già da anni sotto dimensionato rispetto alle esigenze. Ancora una volta la privatizzazione porta le sue funeste conseguenze sia sui lavoratori direttamente coinvolti che sulla cittadinanza che dovrebbe fruire di un servizio efficiente.
Paride Danieli Portavoce provinciale Verdi di Treviso