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Capitolo 110.   Introduzione alla tastiera

La tastiera per elaboratore usata comunemente deriva storicamente da quella delle macchine da scrivere, attraverso l'esperienza della telescrivente. Il senso dell'organizzazione della tastiera e di alcune sue particolarità si perde se non si ripercorre brevemente la storia della scrittura meccanica.

Alcune delle foto che appaiono in questo capitolo sono state ottenute da altri documenti; in particolare, per le foto che non sono da ritenere di dominio pubblico è stato chiesto il permesso agli autori rispettivi. I riferimenti alla fonte delle foto che non sono originali appaiono nelle didascalie delle stesse.

110.1   Funzionamento essenziale della macchina da scrivere tipica

La macchina da scrivere meccanica tipica, usata fino agli anni 1950, è composta essenzialmente da un telaio, un carrello contenente un rullo sul quale si appoggia il foglio di carta, un blocco di martelli azionati da una tastiera. La pressione di un tasto comporta l'azionamento del martello corrispondente che va a colpire il foglio di carta che poggia sul rullo e quindi l'avanzamento del carrello in modo che la pressione di un nuovo tasto porti alla scrittura di un carattere nella posizione successiva, sulla stessa riga. Quando il carrello arriva a fine corsa, oppure quando viene raggiunto il margine destro di scrittura, si deve far avanzare il foglio di una riga e il carrello alla sua posizione iniziale, in modo da poter scrivere dopo il margine sinistro del foglio; per questo si usa normalmente una leva, azionando la quale si porta il testo a capo; l'azione in sé era nota come «ritorno a carrello».

Figura 110.1. Macchina da scrivere Pittsburg n. 10, probabilmente del 1902. Questa foto proviene da: Richard Polt, The classic typewriter page, <http://staff.xu.edu/~polt/typewriters/>.

Pittsburg n. 10 del 1902

Nella figura 110.2 si possono vedere evidenziati i componenti principali di una macchina da scrivere. In particolare, in questo caso la leva per il ritorno a carrello si trova sulla destra del carrello, mentre nella figura 110.3 si trova alla sua sinistra.

Figura 110.2. Componenti principali di una macchina da scrivere tradizionale.

Componenti principali

110.2   Caratteri maiuscoli, minuscoli e altri simboli

La macchina da scrivere tradizionale dispone di un numero limitato di tasti, rispetto ai simboli tipografici che può scrivere; pertanto, si usano dei tasti da usare in combinazione. In generale si tratta di uno o due tasti equivalenti per ottenere le maiuscole, ma in casi particolari è presente anche un altro tasto per ottenere simboli non alfabetici (numeri e simboli di punteggiatura).

Nella macchina da scrivere a martelli, questi contengono due o tre tipi alfabetici, numerici, o di altri simboli: a seconda di come raggiungono il foglio di carta si ottiene la stampa di questo o di quel simbolo. In pratica, in alcune macchine da scrivere, il tasto usato per le maiuscole solleva il carrello in modo che i martelli lo colpiscano con la forma del simbolo posta nella parte superiore degli stessi; in altre macchine da scrivere, è il cesto dei martelli che si abbassa. Naturalmente, quando la macchina da scrivere ha meno tasti del solito, esiste la possibilità di regolare il sollevamento del carrello o l'abbassamento del cesto dei martelli a un livello intermedio, in modo che i martelli colpiscano con la forma di un simbolo centrale ulteriore.

Figura 110.3. Macchina da scrivere Fox portable n. 1, del 1917. Questa foto proviene da: Richard Polt, The classic typewriter page, <http://staff.xu.edu/~polt/typewriters/>.

Fox portable n. 1 del 1917

La figura 110.3 mostra un esempio di macchina da scrivere che prevede tre livelli: minuscole, maiuscole e altri simboli. Si può leggere su un tasto a sinistra la scritta «CAP», a indicare che si tratta del tasto [Maiuscole], mentre più in alto, un altro tasto di cui non si legge la scritta, serve a bloccare lo spostamento (del carrello o del cesto dei martelli), in modo da avere sempre lettere maiuscole (da cui il nome «fissamaiuscole»,). Tra questi due tasti, ne appare uno con la scritta «FIG», che serve a ottenere i simboli tipografici non alfabetici (l'opposto di fig sarebbe ltr).

Nelle primissime macchine da scrivere, lo spostamento dei martelli non era previsto e a ogni tasto corrispondeva un solo carattere. Nella figura 110.4 si vede un modello del genere, dove si può osservare che il gruppo di martelli forma proprio un cesto, a giustificarne la definizione.

Figura 110.4. Macchina da scrivere Calligraph 2, approssimativamente del 1888. Questa foto proviene da: Richard Polt, The classic typewriter page, <http://staff.xu.edu/~polt/typewriters/>.

Calligraph 2 1888

110.3   Disposizione anatomica dei tasti

La macchina da scrivere tradizionale tipica ha i tasti disposti in tre o quattro file, sfasate tra di loro. Ciò deriva sia da un'esigenza tecnica, per poter collocare in modo semplice le leve dei tasti, sia da un'esigenza anatomica. La figura 110.5 mostra una macchina da scrivere in cui le leve dei tasti e l'esigenza meccanica a cui si è appena accennato risulta evidente. Si osservi che questa macchina, a differenze di tante altre, utilizza un cilindro di tipi al posto dei martelli.

Figura 110.5. Macchina da scrivere Postal 5, del 1904. Questa foto proviene da: Richard Polt, The classic typewriter page, <http://staff.xu.edu/~polt/typewriters/>.

Postal 5 1904

La figura 110.6 mostra una macchina da scrivere con una conformazione della tastiera abbastanza particolare, tale da ricordare quella di un pianoforte, disposta su un semicerchio.

Figura 110.6. Macchina da scrivere Hammond 1, approssimativamente del 1889. Questa foto proviene da: Richard Polt, The classic typewriter page, <http://staff.xu.edu/~polt/typewriters/>.

Hammond 1 1889

110.4   Mappa dei tasti

La prima produzione di macchine da scrivere negli Stati Uniti è quella progettata da Sholes e Glidden, prodotta da Remington, negli anni dal 1874 al 1878. Il progetto di questa macchina, dopo la definizione della sua struttura, ha compreso anche uno studio sulla disposizione dei simboli sui tasti, allo scopo di ridurre al minimo la possibilità di scontro tra i martelli usati per la scrittura. In pratica, due lettere in sequenza dovevano trovarsi a una distanza sufficiente da evitare l'incontro tra un martello che va e uno che viene, consentendo così di ridurre i tempi morti e di scrivere più velocemente, in base alle caratteristiche di quella macchina.

Anche la disposizione dei tasti di quella macchina è stata brevettata, precisamente nel 1878, e il disegno lo si può vedere nella figura 110.7. Dal momento che i primi sei caratteri alfabetici compongono la sequenza «QWERTY», questo è diventato il nome di tale disposizione di tasti.

Figura 110.7. Disegno del brevetto della tastiera QWERTY del 1878. Questa foto, di dominio pubblico, è tratta da: Darryl Rehr, The QWERTY connection, <http://home.earthlink.net/~dcrehr/>.

Brevetto QWERTY 1878

La maggior parte delle macchine da scrivere prodotte successivamente dai concorrenti ha utilizzato una mappa molto simile, almeno per quanto riguarda la porzione alfabetica.

La disposizione dei tasti così diversa dall'ordine alfabetico ha creato un mito attorno alle intenzioni reali del suo progettista; tuttavia il problema dello scontro tra i martelli in fase di scrittura esisteva ed è esistito su tutte le macchine da scrivere con quel tipo di struttura. Pertanto, la motivazione per la quale una mappa del genere avrebbe lo scopo di accelerare la scrittura, è realistica, sulla base di quei limiti tecnici. Evidentemente, il motivo per il quale, quasi tutte le mappe di tastiere realizzate per le lingue che usano un alfabeto latino si rifanno fondamentalmente alla disposizione della QWERTY, rimane ormai dovuto alla consuetudine, dato che la scrittura elettronica non comporta più i problemi meccanici di quel tempo.

Nonostante la comodità della consuetudine, ci sono stati molti tentativi di proporre disposizioni differenti dei tasti, nell'ambito dell'alfabeto latino, fino al 1932, quando il professor August Dvorak propose una mappa studiata con criteri opposti rispetto alla QWERTY: i simboli usati con maggiore frequenza si trovano sulla riga di tasti su cui si posano inizialmente le dita. L'efficacia reale della mappa Dvorak rispetto alla QWERTY è controversa, così la mappa QWERTY e le sue varianti continuano a rappresentare lo standard.

Figura 110.8. Schema della mappa Dvorak.

Dvorak

110.4.1   Varianti nazionali

La produzione di macchine da scrivere dei paesi europei ha seguito più o meno gli standard di fatto introdotti dagli Stati Uniti, anche per quanto riguarda la mappa dei tasti, salvo qualche piccola variante, soprattutto per l'esigenza di introdurre le lettere accentate. Le differenze più importanti, a questo proposito, riguardano la collocazione delle cifre numeriche, che a seconda dei casi compaiono al livello delle lettere minuscole, oppure al livello delle lettere maiuscole.

Figura 110.9. Olivetti Lettera 35 del 1972, con mappa italiana QZERTY. Le cifre numeriche si ottengono quando si selezionano le maiuscole.

Olivetti Lettera 35 1972

Figura 110.10. Tastiera di una macchina Hermes Media 3, con mappa tedesca QWERTZ. Le cifre numeriche si ottengono con il livello delle lettere minuscole.

Hermes Media 3

110.5   Fissamaiuscole

La scrittura attraverso un numero limitato di tasti comporta nella macchina da scrivere la presenza di almeno un tasto per cambiare il livello. Generalmente si tratta di soli due livelli, dove nel primo si collocano le lettere minuscole e nel secondo quelle maiuscole. Nelle macchine da scrivere si è arrivati ad avere due tasti [Maiuscole] equivalenti (shift), da azionare con il mignolo della mano opposta a quella che deve scegliere la lettera o il simbolo da scrivere, assieme a un [Fissamaiuscole] (shift lock), ovvero un tasto che mantiene inserita la selezione del livello delle maiuscole.

Date le limitazioni della tecnologia, il tasto [Fissamaiuscole] interveniva su tutti i tasti, anche su quelli che non servono per rappresentare segni alfabetici puri e semplici.

Tra i tasti che non servono per scrivere lettere alfabetiche ci sono, tra gli altri, quelli che servono per scrivere cifre numeriche; pertanto, la scelta della collocazione di questi simboli nel livello delle lettere minuscole o in quello delle lettere maiuscole, dipendeva dalla frequenza di utilizzo. La mappa italiana della tastiera ha ospitato le cifre numeriche nel livello delle lettere maiuscole, come si può vedere bene nella figura 110.9.

Con l'introduzione dei primi elaboratori dotati di terminali abbastanza completi (di sicuro già dalla fine degli anni 1970) e probabilmente anche delle prime macchine da scrivere elettroniche, negli Stati Uniti il tasto [Fissamaiuscole] ha cominciato a funzionare, precisamente, solo per le maiuscole, senza interferire con gli altri segni tipografici.

Nei paesi europei, generalmente, la diffusione degli elaboratori degli anni 1980 non ha portato alla modifica del funzionamento del [Fissamaiuscole] rispetto alle convenzioni costruite con le macchine da scrivere tradizionali. Questo lo si può verificare nel sistema operativo Dos, nel quale la configurazione della tastiera di paesi come Francia e Germania mantiene un funzionamento «tradizionale» del [Fissamaiuscole].

Si osservi che un sistema GNU/Linux tipico non consente la configurazione della tastiera in modo da far agire il tasto [Fissamaiuscole] su tutta la tastiera. Pertanto, alcune configurazioni locali della mappa della tastiera hanno richiesto un adattamento.

110.6   Avanzamento, arretramento e composizione

Nella maggior parte delle macchine da scrivere tradizionali lo spazio orizzontale si ottiene attraverso quella che è nota come «barra spaziatrice». Nella macchina da scrivere, il compito della barra spaziatrice è quello di fare avanzare il carrello, senza scrivere alcunché, al contrario di ciò che avviene di solito con la scrittura elettronica, dove invece si ottiene la «scrittura» di uno spazio (space), mentre lo spostamento della posizione della scrittura avviene tramite un cursore controllato normalmente attraverso dei tasti muniti di frecce.

Con la comparsa delle macchine da scrivere a «scrittura visibile», dove il dattilografo poteva vedere immediatamente il testo che stava digitando, comincia ad apparire un tasto per l'arretramento. Anche in questo caso, lo scopo è solo quello di spostare il carrello all'indietro, rispetto al verso di scrittura. Questo arretramento poteva servire per correggere uno spostamento in avanti eccessivo, per tentare delle correzioni o per creare dei simboli composti (per esempio una virgola sovrapposta a una lettera «c», poteva servire per costruire una «ç», così come un apostrofo sovrapposto a una vocale poteva dare l'idea di un accento). Nella lingua inglese, questo tasto viene individuato con il termine back space.

La correzione di una digitazione errata richiedeva inizialmente l'uso di gomme per cancellare speciali: molto sottili, abrasive e tondeggianti. Dopo la cancellazione si poteva tornare sulla stessa posizione per riscrivere il testo corretto. In tempi più recenti si è introdotto l'uso di liquidi bianchi coprenti e di foglietti correttori. In questo ultimo caso, occorreva arretrare sulla posizione del carattere stampato erroneamente, inserire il foglietto di correzione e ribattere la stessa lettera o lo stesso simbolo per cancellarlo. Un altro modo di «correggere», in mancanza di altro, ma soprattutto in mancanza di tempo, consisteva nel sovrascrivere il segno =; con lo stesso criterio, nel nastro perforato della telescrivente, il codice di controllo usato per indicare qualcosa di cancellato, o qualcosa senza valore, si otteneva rappresentando tutti i fori possibili. Infatti, seguendo la tradizione, nel codice ASCII, il carattere <DEL> si rappresenta come 7F16, pari a 11111112 (del).

Con l'introduzione della scrittura elettronica, l'arretramento poteva assumere significati differenti, a seconda del metodo usato per la scrittura: poteva trattarsi di un arretramento puro e semplice, consentendo così la composizione di simboli sovrapposti, oppure di una cancellazione, quando il testo inserito veniva prima accumulato in memoria fino al termine della riga. Nel primo caso, la macchina da scrivere poteva disporre di un tasto speciale che cancellava il carattere premuto in precedenza in quella posizione.

L'evoluzione delle tecniche di correzione nella macchina da scrivere giustifica la presenza di diversi tasti nella tastiera per elaboratore. Il tasto noto come [Backspace] serve normalmente per arretrare cancellando (back space); il tasto [Canc] (ovvero [Del] nelle tastiere inglesi) serve a cancellare il carattere che appare in corrispondenza del cursore, avvicinando il testo che dovesse trovarsi alla destra del cursore stesso; i tasti con le frecce spostano il cursore, ovvero la posizione in cui si intende andare a scrivere.

Come già accennato, nelle macchine da scrivere tradizionali, l'arretramento serviva anche per comporre assieme più simboli. Nella scrittura elettronica, soprattutto nel caso degli elaboratori, la composizione viene gestita in modo diverso, attraverso la definizione di «tasti morti», che servono a dichiarare l'inizio di una sequenza di composizione, che il software poi deve tradurre nel carattere corretto.

Nella tradizione italiana, con la scomparsa delle macchine da scrivere meccaniche si smette di pensare al concetto di composizione, tramite la sovrapposizione dei simboli. Infatti, la mappa per la tastiera apparsa nel 1983 nell'elaboratore Olivetti M24, non prevede la presenza di tasti morti. Tuttavia, il sistema operativo Dos di allora consentiva di generare altri simboli attraverso combinazioni con la tastiera numerica, pertanto non se ne avvertiva il problema. Al contrario, in altri paesi europei la configurazione della tastiera prevedeva spesso anche dei tasti morti per la composizione.

110.6.1   Inserimento

Per motivi tecnici, nella macchina da scrivere tradizionale il concetto di «inserimento» è assente del tutto, mentre compare solo nella scrittura elettronica, dove invece si può distinguere tra una scrittura che inserisce del testo, rispetto a una scrittura che sovrascrive eventualmente il testo che si trova in corrispondenza del cursore (insert).

110.7   Tabulatore

A un certo punto dell'evoluzione delle macchine da scrivere tradizionali, si sente il bisogno di facilitare la scrittura di informazioni incolonnate. Per fare questo viene introdotta la tabulazione, che si ottiene fissando degli stop di tabulazione, a cui si accede direttamente premendo un tasto: il tabulatore.

In pratica, era necessario spostare orizzontalmente il carrello nella posizione desiderata, fissare lo stop di tabulazione e ripetere l'operazione per tutti gli altri incolonnamenti da programmare. Successivamente, durante la scrittura, bastava premere il tabulatore per raggiungere immediatamente lo stop successivo. Per togliere gli stop programmati in precedenza, ci si doveva riposizionare negli stessi punti, usando un altro tasto per toglierli.

Nella scrittura elettronica la tabulazione di evolve, ma rimane il concetto di fondo (tab).

110.8   Telescrivente

La telescrivente è letteralmente la macchina che consente la scrittura a distanza, che nasce come evoluzione della telegrafia. La telescrivente costituisce anche la prima fase di adattamento della macchina da scrivere a terminale di un elaboratore elettronico. Il primo sistema telescrivente ragionevolmente efficace è quello di IBM, con il sistema Radiotype, del 1931.

Figura 110.11. Disegno della macchina da scrivere Blickensderfer Electric, del 1902. La prima macchina da scrivere elettrica, per di più con testina di scrittura cilindrica, apre la strada all'idea della telescrivente. Questa immagine proviene da: Richard Polt, The classic typewriter page, <http://staff.xu.edu/~polt/typewriters/>.

Blick electric 1 1902

Rispetto alla macchina da scrivere, nella tastiera della telescrivente compaiono tasti con funzioni nuove, come il tasto [Ctrl] (control), con lo scopo di produrre codici di controllo, che non sono associati alla scrittura di alcun simbolo. Attualmente, la storia della telescrivente sopravvive nel codice ASCII.

110.8.1   Codici di controllo

Generalmente, i codici di controllo necessari al funzionamento corretto delle comunicazioni attraverso una telescrivente sono generati quasi sempre attraverso combinazioni con un tasto, denominato control, con qualche eccezione eventuale per i codici più importanti, come per esempio <ESC> (esc).

Tradizionalmente, con la telescrivente, l'associazione del tasto control si rappresenta con un accento circonflesso, secondo una forma del tipo ^x. Questa notazione rimane valida, purché utilizzata secondo il suo significato originale. In pratica, si deve considerare che le tastiere di un elaboratore comune si possono riconfigurare; pertanto, per fare un esempio, scrivere <^a> significa fare riferimento al codice ASCII 0116, pari a <SOH>, ma non è detto, necessariamente, che per ottenere questo codice si debba premere sulla tastiera di oggi una combinazione del tipo [Ctrl a].

Tabella 110.12. Codici di controllo «C0», con la descrizione originale ottenuta da: C0 control characters set, 1987, <http://www.itscj.ipsj.or.jp/ISO-IR/140.pdf>.

Codice numerico Acronimo Combinazione tradizionale Nome Descrizione originale
016 NUL NULL A control character used to accomplish media-fill or time-fill. NUL characters may be inserted into or removed from, a stream of data without affecting the information content of that stream, but such action may affect the information layout and/or the control of equipment.
116 SOH <^a> START OF HEADING A transmission control character used as the first character of a heading of an information message.
216 STX <^b> START OF TEXT A transmission control character which precedes a text and which is used to terminate a heading.
316 ETX <^c> END OF TEXT A transmission control character which terminates a text.
416 EOT <^d> END OF TRANSMISSION A transmission control character used to indicate the conclusion of the transmission of one or more texts.
516 ENQ <^e> ENQUIRY A transmission control character used as a request from a remote station - the response may include station identification and/or station status. When a "Who are you" function is required on the general switched transmission network, the first use of ENQ after the connection is established shall have the meaning "Who are you" (station identification). Subsequent use of ENQ may, or may not, include the function "Who are you", as determined by agreement.
616 ACK <^f> ACKNOWLEDGE A transmission control character transmitted by a receiver as an affirmative response to the sender.
716 BEL <^g> BELL A control character that is used when there is a need to call for attention; it may control alarm or attention devices.
816 BS <^h> BACKSPACE A format effector which causes the active position to move one character position backwards.
916 HT <^i> HORIZONTAL TABULATION A format effector which causes the active position to advance to the next pre-determined character position.
A16 LF <^j> LINE FEED A format effector which causes the active position to advance to the corresponding character position of the next line.
B16 VT <^k> VERTICAL TABULATION A format effector which causes the active position to advance to the corresponding character position on the next pre-determined line.
C16 FF <^l> FORM FEED A format effector which causes the active position to advance to the corresponding character position on a pre-determined line of the next form or page.
D16 CR <^m> CARRIAGE RETURN A format effector which causes the active position to move to the first character position on the same line.
E16 SO <^n> SHIFT OUT A control character which is used in conjunction with SHIFT IN and ESCAPE to extend the graphic character set of the code. It may alter the meaning of octets 33 - 126 (dec.). The effect of this character when using code extension techniques is described in International Standard ISO 2022.
F16 SI <^o> SHIFT IN A control character which is used in conjunction with SHIFT OUT and ESCAPE to extend the graphic character set of the code. It may reinstate the standard meanings of the octets which follow it. The effect of this character when using code extension techniques is described in International Standard ISO 2022.
1016 DLE <^p> DATA LINK ESCAPE A transmission control character which will change the meaning of a limited number of contiguously following bit combinations. Its is used exclusively to provide supplementary transmission control functions. Only graphic characters and transmission control characters can be used in DLE sequences.
1116 DC1 <^q> DEVICE CONTROL ONE A device control character which is primarily intended for turning on or starting an ancillary device. If it is not required for this purpose, it may be used to restore a device to the basic mode of operation (see also DC2 and DC3), or for any other device control function not provided by other DCs.
1216 DC2 <^r> DEVICE CONTROL TWO A device control character which is primarily intended for turning on or starting an ancillary device. If it is not required for this purpose, it may be used to set a device to a special mode of operation (in which case DC1 is used to restore the device to the basic mode), or for any other device control function not provided by other DCs.
1316 DC3 <^s> DEVICE CONTROL THREE A device control character which is primarily intended for turning off or stopping an ancillary device. This function may be a secondary level stop, for example wait, pause, stand-by or halt (in which case DC1 is used to restore normal operation). If it is not required for this purpose, it may be used for any other ancillary device control function not provided by other DCs.
1416 DC4 <^t> DEVICE CONTROL FOUR A device control character which is primarily intended for turning off, stopping or interrupting an ancillary device. If it is not required for this purpose, it may be used for any other device control function not provided by other DCs.
1516 NAK <^u> NEGATIVE ACKNOWLEDGE A transmission control character transmitted by a receiver as a negative response to the sender.
1616 SYN <^v> SYNCHRONOUS IDLE A transmission control character used by a synchronous transmission system in the absence of any other character (idle condition) to provide a signal from which synchronism may be achieved or retained between data terminal equipment.
1716 ETB <^w> END OF TRANSMISSION BLOCK A transmission control character used to indicate the end of a transmission block of data where data is divided into such blocks for transmission purposes.
1816 CAN <^x> CANCEL A character, or the first character of a sequence, indicating that the data preceding it is in error. As a result, this data shall be ignored. The specific meaning of this character shall be defined for each application and/or between sender and recipient.
1916 EM <^y> END OF MEDIUM A control character that may be used to identify the physical end of a medium, or the end of the used portion of a medium, or the end of the wanted portion of data recorded on a medium. The position of this character does not necessarily correspond to the physical end of the medium.
1A16 SUB <^z> SUBSTITUTE A control character used in the place of a character that has been found to be invalid or in error. SUB is intended to be introduced by automatic means.
1B16 ESC <^[> ESCAPE A control character which is used to provide additional characters. It alters the meaning of a limited number of contiguously following bit combinations. The use of this character is specified in ISO 2022.
1C16 FS
IS4
<^\> FILE SEPARATOR
INFORMATION SEPARATOR FOUR
A control character used to separate and qualify data logically; its specific meaning has to be defined for each application. If this character is used in hierarchical order it delimits a data item called a file.
1D16 GS
IS3
<^]> GROUP SEPARATOR
INFORMATION SEPARATOR THREE
A control character used to separate and qualify data logically; its specific meaning has to be defined for each application. If this character is used in hierarchical order, it delimits a data item called a group.
1E16 RS
IS2
<^^> RECORD SEPARATOR
INFORMATION SEPARATOR TWO
A control character used to separate and qualify data logically; its specific meaning has to be defined for each application. If this character is used in hierarchical order it delimits a data item called a record.
1F16 US
IS1
<^_> UNIT SEPARATOR
INFORMATION SEPARATOR ONE
A control character used to separate and qualify data logically; its specific meaning has to be defined for each application. If this character is used in hierarchical order, it delimits a data item called a unit.
7F16 DEL DELETE A character used primarily to erase or obliterate an erroneous or unwanted character in punched tape. DEL characters may also serve to accomplish media-fill or time-fill. They may be inserted into, or removed from, a stream of data without affecting the information content of that stream, but such action may affect the information layout and/or the control of equipment.

Figura 110.13. La telescrivente più conosciuta dagli anni 1960. Questa foto proviene dalla raccolta di Peter Roosen-Runge, visibile alla pagina York computing: scenes from a distant past, <http://www.cse.yorku.ca/~peter/deptphotos/photos.html>

teletype

Figura 110.14. Mappa della tastiera della telescrivente Teletype ASR-33.

tastiera teletype ASR-33

110.9   Mutazione della mappa italiana

Gli anni 1980 rappresentano il momento in cui la macchina da scrivere comincia a cedere il posto agli elaboratori personali, un po' in tutto il mondo. Questo passaggio, per quanto riguarda l'Italia, segna la trasformazione della mappa italiana per le tastiere.

Alla fine degli anni 1970 cominciavano a diffondersi elaboratori professionali abbastanza completi. In quel periodo la produzione italiana era praticamente assente, o comunque non comparabile sul piano tecnico. Gli elaboratori in questione erano quindi importati dagli Stati Uniti o dalla Gran Bretagna, dotati di tastiere QWERTY senza lettere accentate. Tuttavia, lo standard di scrittura della lingua italiana prevede gli accenti quasi esclusivamente alla fine delle parole, cosa che si poteva ottenere graficamente con l'apostrofo: era il contesto a far capire se si doveva intendere come apostrofo, accento grave o accento acuto.

In un certo senso, in Italia si diffondeva l'idea che la tastiera per elaboratore fosse una cosa e che la tastiera della macchina da scrivere fosse un'altra.

Tra il 1982 e il 1983 succede qualcosa che trasforma la «tastiera italiana» in una QWERTY con lettere accentate, ma è difficile ricostruire i passaggi di questa mutazione. Infatti, in quel periodo Olivetti produceva elaboratori, proponendo nel mercato italiano, sia tastiere tradizionali QZERTY, sia tastiere QWERTY. Probabilmente, questa incertezza ha fine con la distribuzione del modello M24, dove appare una tastiera QWERTY adattata con le lettere accentate per la lingua italiana (figura 110.19). Probabilmente è proprio l'elaboratore Olivetti M24 il «responsabile», nel bene o nel male, della trasformazione della tastiera italiana.

Figura 110.15. Tastiera QWERTY dell'elaboratore Olivetti M20, anno 1982, da un opuscolo per il mercato italiano. Si osservi comunque che il modello M20 BC aveva una tastiera QZERTY tradizionale.

Olivetti M20 1982

Figura 110.16. Tastiera QZERTY dell'elaboratore Olivetti M20 BC, anno 1982, da una foto di Davide Bucci.

Olivetti M20 BC 1982

Figura 110.17. Tastiera QZERTY dell'elaboratore Olivetti M40 BC, anno 1982, da un opuscolo.

Olivetti M40 1982

Figura 110.18. Tastiera QZERTY dell'elaboratore portatile Olivetti M10, anno 1983. L'immagine è stata ottenuta da un'asta telematica di apparecchiature usate.

Olivetti M10 1983

Figura 110.19. Tastiera QWERTY italiana dell'elaboratore Olivetti M24, anno 1983. Si osservi che il tasto [Fissamaiuscole] funziona solo nella porzione alfabetica della tastiera, escludendo anche le lettere accentate.

Olivetti M24 1983

Nonostante la produzione da parte di Olivetti dell'elaboratore M24 con una nuova tastiera italiana, continua la sua produzione di macchine da scrivere per qualche tempo, ma sempre con la mappa tradizionale QZERTY, sottolineando la distinzione tra macchina da scrivere ed elaboratore.

Figura 110.20. Macchina da scrivere elettronica Olivetti ET116, probabilmente dell'anno 1987.

Olivetti ET116 1987

Figura 110.21. Dettaglio della tastiera della macchina da scrivere elettronica Olivetti ET116.

Olivetti ET116 1987

110.10   Riferimenti


Appunti di informatica libera 2008 --- Copyright © 2000-2008 Daniele Giacomini -- <appunti2 (ad) gmail·com>


Dovrebbe essere possibile fare riferimento a questa pagina anche con il nome introduzione_alla_tastiera.htm

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