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Queste pagine di Internet sono tratte dal cap. 3 del libro di C. Piga, Storia dei modelli: dal tempio di Salomone alla realtà virtuale, Enel, Roma 1996.

Galileo e la crisi dei modelli rinascimentali

 

Indice

 

  1. Premessa
  2. La resistenza dei modelli
  3. Ottimizzazione strutturale
  4. Crisi del modello rinascimentale
  5. Modelli matematici: un esempio
  6. Riepilogo filosofico
 

 

 

1.  Premessa

Fig. 1 - Giovilabio, costruito sotto la direzione di Galileo (o dei suoi discepoli) per il Granduca di Toscana. Lo strumento serve per la determinazione delle posizioni di Giove e dei suoi satelliti, scoperti da Galileo e da lui chiamati medícei in onore del Granduca. I due dischi girevoli di diverso diametro, che ruotano collegati tra loro per mezzo di un’asta mobile, permettono di ricondurre al Sole le apparenze dei satelliti osservate dalla Terra (apparenze che appaiono irregolari per via dei moti eliocentrici della Terra e di Giove). Sulla piastra sono incise le cosiddette tavole di Bellosguardo, per la determinazione del moto medio di ciascuno dei satelliti di Giove (Museo di Storia della Scienza, Firenze).

Galileo Galilei (1564-1642) possedeva pochi libri, secondo la testimonianza del discepolo Viviani, perché preferiva osservare la natura, piuttosto che leggerne la descrizione. In realtà fu uomo di vastissima cultura e insaziabile curiosità, e non abbiamo ragione di dubitare che avesse letto molto: libri, incunaboli e manoscritti. Da giovane studiò medicina, per un certo periodo di tempo coltivò interessi letterari (prediligeva fra i poeti l’Ariosto e tenne a Firenze alcune conferenze sulla configurazione e collocazione dell’Inferno di Dante), finché si dedicò tutto – o quasi – alle matematiche e a quello che oggi si chiama la scienza.

Su Galileo sperimentatore a oltranza è fiorita un’aneddotica che dir ricca è poco, ma che non rende giustizia al razionalismo dello scienziato pisano. Fra le tante storie che si raccontano, una delle più conosciute riguarda la scoperta delle macchie solari, che egli fece per mezzo del telescopio. Ma il Cremonini, «luminare dei peripatetici e decoro dell’Università di Padova, si rifiutava scandalizzato di guardare nel cannocchiale, e il padre provinciale dei gesuiti diceva al padre Scheiner: “Figlio mio, ho passato tutta la notte a guardare se vi siano macchie nel sole: non può essere, vi assicuro che Aristotele non vi fa menzione”».[1] Si dimentica di dire, nel riferire questi aneddoti, che Galileo era giunto alla conclusione che le osservazioni sono certamente importanti; mai però quanto il pensiero che le guida. Quindi è vero che Galileo usò il telescopio per scoprire le montagne della Luna, i satelliti di Giove, le fasi di Venere e l’anello di Saturno: ma puntò il telescopio in base al ragionamento. Dice in proposito Einstein: «Si è spesso dichiarato che Galileo divenne il padre della scienza moderna sostituendo il metodo speculativo o deduttivo con il metodo empirico o sperimentale. Credo invece che questa interpretazione non sia in grado di reggere a un esame accurato. Non esiste alcun metodo sperimentale in mancanza di concetti e sistemi speculativi, e non esiste alcuna forma speculativa di pensiero i cui concetti non rivelino, ad esami accurati, il materiale empirico da cui emergono. Il fatto di porre in contrasto netto fra loro l’apparecchio empirico e quello deduttivo è fuorviante, ed era del tutto estraneo a Galileo».[2] Insomma non bisogna confondere Galileo con Bacone, il filosofo inglese che scrisse il Novum Organon.

Quel che conta per Galileo è il modello mentale: tanto che nei suoi Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla mecanica ed i movimenti locali (pubblicato nel 1638: si veda la fig. 2) egli prende le distanze dai modelli materiali, a favore di quelli matematici. Inizia così la crisi, perlomeno di prestigio, dei modelli “rilevati in legno” – o in argilla, o simili – che illustri trattatisti come l’Alberti e il Filarete avevano fatto assurgere a grande dignità intellettuale.


 

[1] F. Enriques, G. de Santillana, Compendio di storia del pensiero scientifico, Zanichelli, Bologna 1973.

[2] E. Segrè, Personaggi e scoperte della fisica classica, Mondadori, Milano 1983.

Fig. 2 - Frontespizio dei Discorsi e Dimostrazioni Matematiche, pubblicati presso gli Elzevíri, tipografi in Leida: ufficialmente senza autorizzazione dell’autore. Galileo aveva allora 76 anni e viveva confinato ad Arcetri, presso Firenze.

 

 

 

 

continua ®

 

Comminus eminus - 14 aprile 2005