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La
palliazione delle neoplasie esofagogastriche
con endoprotesi
appunti
personali ed esperienze professionali del
dott. Claudio Italiano, gastroenterologo ospedaliero
La prognosi
dei pazienti con neoplasia esofagogastrica è generalmente infausta,
con una sopravvivenza a 6 anni solo del 5%. Nella maggior parte dei
pazienti non è possibile nessuna cura già al momento della diagnosi.
I sintomi del cancro dell’esofago sono:
-
Disfagia, cioè il paziente
avverte che il cibo gli si blocca dietro lo sterno e porta
incosciamente il pugno sullo sterno, lo batte, oppure si serve
di un bicchiere d’acqua ad ogni sorso, nell’intento d far
scivolare il bolo deglutito nello stomaco;
-
Rigurgito, il paziente cioè rigurgita tutto
ciò che ha ingurgitato; il rigurgito non è il
vomito, ma il ritorno in
faringe di quanto deglutito;
-
Ipersalivazione riflessa, è una reazione
dell’organismo alla disfagia;
-
Tosse incessante se nel frattempo si sono
create delle fistole tracheobronchiali che sono i segni ultimi
della malattia.
Chi
vi scrive ha avuto più casi di pazienti con disfagia, di cui
l’ultimo era un paziente di 80 anni che si era rivolto a me
lamentando un bruciore retrosternale ed un’eccessiva salivazione,
che all’esofagogastroduodenoscopia si era rivelato un cancro
stenosante della seconda porzione dell’esofago. Il paziente non
sapeva di cosa fosse affetto, poiché i familiari ci avevano negato
di informarlo della cosa, così, tranquillamente, si era avviato
verso l’iter naturale della sua patologia, dove che era stata
applicata al suo esofago una prima protesi e, successivamente, sei
mesi dopo, per una ripresa di malattia a monte, fatta scivolare una
seconda protesi sulla prima; le manovre di posizionamento
perendoscopico di protesi erano opera del dott. Tonino Borruto della
Divisione di Gastroenterologia Oncologica del P.O. Sirina di
Taormina col quale mi pregio di collaborare.
Ma tornando al nostro argomento, diremo che, appunto, uno dei target
principali nel trattamento del cancro dell’esofago, stante l’esito
pronatamente infausto della lesione, è preferibile evitare
sofferenze se queste non trovano indicazione; intendo fare
riferimento alla terapia chirurgica, alla radioterapia o alla
chemioterapia ove esse non trovino indicazione di sorte. La tecnica
palliativa ideale dovrebbe essere in questi casi indolore, duratura,
poco costosa, sicura e dovrebbe richiedere solo un breve ricovero.
Indicazioni
Il posizionamento di un’endoprotesi è indicato quando la dilatazione
diventa inefficace o troppo difficile per il paziente ed il medico;
un’altra indicazione è la fistola broncoesofagea che è causa
incessante di tosse e di aspirazione di materiale, compresa la
polmonite ab ingetsis.
Controindicazioni
Le
controindicazioni comprendono la localizzazione del cancro nei primi
2 cm al di sotto dello sfintere esofageo superiore, una breve
aspettativa di vita, tranne il caso dei pazienti, appunto, con
fistola. Altre controindicazioni sono:
-
Ostruzione totale del lume che impedisce il
passaggio di un filo guida
-
Proliferazione del tumore non
circonferenziale che impedisce l’ancoraggio appropriato della
protesi
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Lesioni eccessivamente molli o necrotiche
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Lesioni profusamente sanguinanti
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Orientamento quasi orizzontale del lume
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Difficoltà nelle dilatazione
Attrezzatura
Si impiegano dapprima sulla lesione stenosante degli strumenti detti
dilatatori, per esempio quello di Savary-Gilliardi e le olive
metalliche di Eder-Puestow. Talora si preferisce per comodità la
dilatazione a palloncino.
Tipi di protesi
Le
protesi sono come dei tubi, che vengono sagomate per esempio quella
di polivinile (Tygon), con diametro esterno di 15.7 mm e interno di
12,5 e spessore di 1.6 mm, la protesi dobrebbe essere più lunga di
5-6 cm rispetto alla lesione. L’estremità prossimale della protesi
viene appunto sagomata a mò di imbuto, riscaldandola a 100° C e
slargandola con un tubo dio vetro.
Altre protesi sono quelle di :
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Wilson-Cook fatta di silicone rinforzata con
spirale metallica
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Keymed –Atkinson, un tubo radiopaco in gomma
siliconata copn spirale di nylon
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ESKA-Buess di silicone
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Il tubo di Medoc-Cèlestin fatto di latex con
spirale di nylon
-
Protesi metalliche autoespandibili:
-
La Wallstent e la protesi di Granturco che
somigliano a dei mollomi giganti realizzate in lega
antiossidante, autoespandibili e flessibili che vengono tenute
compresse dentro una membrana cilindrica, che viene ritirata
durante il posizionamento.
Il paziente viene valutato, in ogni caso prima di procedere al
posizionamento, per attività cardiaca, problemi respiratori,
cifoscoliosi, ecc.
Si
procede dilatando tutte le neoplasie sotto controllo endoscopico/fluoroscopico
e, se è possibile passare la lesione con un piccolo endoscopio, si
posiziona più facilmente un filo guida che fungerà come una sorta di
“binario” su cui fare scorrere lo strumentario evitando il rischio
di imboccare strane alla cieca e di peforare l’esofago già lesionato
con grave nocumento per il paziente. Si procede allo scopo
posizionando dei dilatatori in calibro crescente. Quindi viene fatta
scorrere la protesi, servendo di un tubo spingi-protesi, sempre
sotto controllo fluoroscopico. Le protesi metalliche non
necessitano di tale pratica, cioè della dilatazione, perché vengono
introdotte chiuse, come se si trattasse di un filo con una guaina
che, una volta situata al punto giusto la protesi,viene sfilata per
consentire la espansione della molla. E’ chiaro che questo tipo di
protesi difficilmente sarà poi ritirata.
Complicante sono:
-
La perforazione dell’esofago già colpito
dalla lesione neoplastica necrotizzata
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La dislocazione della protesi che può migrare
nello stomaco
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La crescita del tumore al di sopra della
protesi
-
Stenosi dovuta ad esofagite da reflusso
quando il tumore è alla giunzione esofago-gastrica
-
L’intasamento della protesi (il nostro
paziente sognava di mangiare le cose più strane, compreso il
Baccalà alla Messinese!!, per cui si faceva ricorco nei casi
migliori a fargli bere la famosa Coca cola che ha azioni
terapeutico di “sbloccante”!!)
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