Milazzo com'era...

Della guerra a Milazzo. 

 

 Il cancelliere dott. Gino CelebreGrazie al successo ottenuto avendo pubblicato alcune pagine del libro del grande amico e scrittore Gino Celebre, (cfr de l'amore a Milazzo), stavolta, invece,  parleremo della guerra a Milazzo e ci è sembrato giusto iniziare con un miracolo, avvenuto al Convento del PP. Cappuccini, che in atto risulta visitabile e fruibile e dove si sono insediati degli uffici del comune di Milazzo... Ci sembrava giusto parlare di questo miracolo, dicevamo, occorso a seguito di un bombardamento: una bomba trapassa il tetto del convento, sfiora il letto di un frate Cappuccino, ma il Signore non la fà esplodere. Li vicino, ricordiamolo, sorge anche la Chiesa di S. Francesco di Paola, ed il Santo, si sà, come Gesù, operava prodigi immensi (S.Francesco), come quello dell'altra bomba di cannone incastrata nella facciata della Chiesa e l'altra bomba che cade sul Convento di Paola e non esplode neppure. Ora Gino Celebre, che è un uomo dell'ex partito repubblicano, descrive il fatto con l'aggettivo "fortunatamente", mentre diremmo meglio " per miracolo" non esplode! Segue poi il racconto dei "Campi di aviazione", dove il dramma della guerra è filtrato attraverso l'esperienza del ragazzo, che con i suoi occhi curiosi e furbetti pensa alle cose positive che può dare l'occupazione degli americani: le piante cariche di uva che serve per mangiare, data la miseria di quei momenti e l'aeroporto con le radio trasmittenti. Segue infine il gustoso raccolto dei fatti dell'occupazione di Milazzo, vista dagli occhi del giovane celebre, Il libro del Cancelliere Gino Celebrecon occhio popolano e semplice, occupazione che si svolse da noi in maniera abbastanza pacifica, tra soldati americani ex immigrati che abbracciano i familiari, pane fresco offerto alla popolazione affamata, notizie apprese da Radio Londra, Podestà arreastato e Milazzesi che si offendono quando vengono considerati "siciliani" e contrapposti agli "Italiani" liberatori!!

 

Un miracolo a Milazzo, descritto nel libro di Gino Celebre, “Milazzo com’era…”.

 Una bomba, al convento dei PP. Cappuccini.
In uno dei tanti bombardamenti aerei notturni su Milazzo, una bomba colpì il convento dei Padri Cappuccini, annesso alla Chiesa della Madonna Immacolata.
La bomba, di notevole dimensione, che cadde con traiettoria trasversale, bucò il tetto del convento e il pavimento del primo piano e si adagiò, senza esplodere, al pianterreno della stanza – adibita dai frati a lavanderia – che era adiacente alla cucina e al refettorio. Se fosse esplosa, avrebbe provocato una strage, in quanto nel convento vi erano 11 persone, tra frati e laici. Per l’altro potenziale distruttivo sia il convento che la chiesa coinvolgendo nella caduta delle macerie proiettatr a distanza, le abitazioni vicine e il sottostante carcere femminile. Fortunatamente, la bomba non esplose. Nella caduta, la bomba attraversò al primo piano, la celletta di Padre Arcangelo da La bomba d'aereo caduta a Paola, quasi sul Santuario e non esplosa.Casalvecchio, il quale, per lo spostamento d’aria, venne sbalzato dal letto andandovi a finire sotto. Si svegliò malconcio per il dolore provocato dalla violenta caduta. “Francesco, Francesco”… Chiamò con debole e lamentevole voce il suo vicino di cella, Padre Francesco di Linguaglossa, il quale era stato svegliato dal rumore provocato dalla caduta della bomba. Padre Francesco accorse subito insieme agli altri frati, anche loro svegliati di soprassalto dal frastuono provocato dal passaggio della bomba e soccorsero il loro confratello. Facendosi luce con le candele, alcuni scesero a vedere dove era andata a finire la bomba che aveva lasciato un grosso buco nel pavimento proprio accanto, sfiorando il lettino di Padre Arcangelo. Passati i primi attimi di panico, i frati si recarono, tutti insieme, in chiesa, per ringraziare il Signore e la Madonna Immacolata.
 
Campi di aviazione
Dopo poco tempo dall'aviazione di Milazzo ad opera delle truppe anglo-americane, il 15 agosto 1943, gli occupanti costruirono due campi d'aviazione. Il castello di MilazzoUno in contrada Parco, nei pressi della Chiesa della Madonna del Boschetto; e l'latro, a Santa Marina. Il secondo era molto più grande ed attivo. Le piste vennero spianate con le ruspe, in quell'epoca a noi totalmente sconosicute. Si parlò molto di tali macchine, in grado di spianare velocemente le coltivazioni esistenti sradicandole. A Santa Marina vennero sradicate delle vigne cariche di uva. Giunse a noi la notizia che quell'uva poteva essere prelevata da chiunque. Fu così che io (ero quasi tredicenne) e mio nipote Michele, undicenne, muniti di un paniere ciascuno, ci incamminammo lungo la spiaggia di Ponente. Quando giungemmo sul posto, a stento riuscimmo a riempire i panieri perchè gli altri, prima di noi, avevano già raccolto l'uva dalle piante di vita sradicate e accatastate insieme a terra che in gran parte le ricopriva. I soldati americani guardavano indifferenti l'affaccendarsi delle numerose persone, alla ricerca dei pochi grappoli di uva ancora rimasti. La curiosità di noi ragazzi ci spinse ad avvicinarci sempre più alla pista dell'aeroporto; e vedemmo, oltre all'atterraggio e al decollo degli aerei, il trasporto delel bombe che venivano agganciate sugli aerei che andavano a bombardare la Calabria. Ci avvicinammo ad un grosso camion il cui cassone era coperto da un tendone nel quale vi erano apparecchiature radio ricetrasmittenti, ed alcuni militari che continuamente parlavano ed ascoltavano voci.  Quasi certamente, quel camion con le sue apparecchiature funzionava come torre di controllo.

 



Gli americani a Milazzo.
La mattina di Ferragosto del 1943 trascorse in relativa calma. Relativa perchè, dopo mesi di bombardamenti aerei culminati il 14 agosto, col bombardamento aereo-navale, finalmente non vi fu alcuna incursione aerea su Milazzo, anche se la calma era turbata dal continuo passaggio di aerei diretti verso Messina e la Calabria. Si sapeva già che le ultime difese della Sicilia erano crollate e che la quasi totale evacuazione delle nostre truppe dai territori non ancora occupati dagli anglo-americani ne avrebbe facilitato l'avanzata. In molti, era il timore per l'incertezza del domani. Nelle prime ore del pomeriggio, il carabiniere Feola, autista del tenente, tornato in caserma comunicò che gli Americani erano già ad Olivarella. Agli increduli, mostrò un pacchetto di Marlboro.

 

 

Dopo qualche ora arrivarono le truppe americane, su grosse jeep, su ciascuna delle quali vi erano tre soldati e una mitragliatrice. Si fermarono in piazza San Francesco da Paola. Alcuni di loro si recarono in caserma dei Carabinieri, dove si incontrarono col maresciallo.  Gli Americani proseguirono l'occupazione dopo una lunga sosta durante la quale alcune persone del Borgo arrivarono portando due bandiere degli Stati Uniti d'America che mostrarono ai soldati americani; e conversarono con loro perchè erano stati emigrati in America. I soldati salutavano, facendo con due dita della mano, il segno della Vittoria. Dopo la sosta, i soldati proseguirono l'occupazione. Perquisirono il Castello e il carcere ove si appropriarono, con l'evidente scopo di farne trofeo di guerra, di alcune sciabole che erano in dotazione ai sottufficiali del carcere; e di alcune pistole automatiche di piccolo calibro. Ai militari con le jeeps, seguirono altre truppe, anche nei gironi seguenti. Milazzo venne massicciamente occupata, e divenne testa di ponte per la successiva avanzata. Arrivarono truppe scozzesi col classico gonnellino; inglesi, irlandesi, neozelandesi e indiani. Del contingente americano facevano parte anche truppe di colore nonchè figli di emigrati italiani che parlavano il vecchio dialetto dei padri. Fra costoro vi era il figlio di un emigrato milazzese che, appena arrivato, si mise alla ricerca dei parenti e dello zio Andaloro che abitavano nella frazione di San Giovanni. Comprensibile l'imbarazzo, frammisto a preoccupazione, dei parenti sentendosi cercati da un soldato americano; dopo avere appreso, però, che era un parente, questi fu accolto affettuosamente. Le truppe anglo-americane vennero dislocate in diversi posti strategici. Requisirono numerosi fabbricati. Milazzo - Dall'alto verso il basso, la chiesa e convento dei Cappuccini, la torre dei cappuccini, l'icona della Madonna della Verdura e il bunker della 2a guerra mondialeNella Villa Vaccarino, sede ora degli Uffici Giudiziari, venne installato il Comando dell'A.M.G.O.T., a capo del quale vi era il capitano Pallotta. Nella dirimpettaia Villa Greco, anch'essa di stile Liberty, si sistemarono le bionde ufficialesse della R.A.F. L'Albergo Moderno, che sorgeva a Piazza Roma, di fronte al monumento dei Caduti, divenne alloggio per gli ufficiali. I locali dell'O.N.M.I. (Opera Nazionale Maternità ed Infanzia) divennero la sede della Polizia inglese con funzioni politiche. La Scuola elementare di via Cumbo Borgia, che era intestata a Rosa Maltoni Mussolini (madre del Duce), divenne ospedale militare inglese. Nella via, accanto alla scuola, sostavano lunghe fila di autoambulanze militari. Nel sagrato della chiesa di San Rocco venne piazzato, dai soldati inglesi, un cannoncino antiaereo rivolto verso Levante; altro cannoncino, rivolto verso Ponente, venne installato nello spiazzo fra le chiese di San Rocco e dell'Immacolata. I soldati Inglesi che avevano delle tende accanto ai pezzi, frequentavano le funzioni religiose celebrate nella chiesa dell'Immacolata.Accendi la radio Nei giorni seguenti, alla porta delle carceri femminili e nel carcere maschile vennero messi dei cartelli con la scritta: " No Entry! This is prison"; e tutta una serie di avvertenze e di sanzioni per i soldati che si fossero avvicinati alle prigioni. Gli agenti di custodia e i carabinieri furono dotati di un bracciale con la scritta "Civil police". Mentre nel porto affluivano zatteroni da sbarco, nella frazione Santa Marina vennero smantellati i vigneti, e costruito, in brevissimo tempo, un aeroporto dal quale si alzavano in volo gli aerei americani carichi di bombe che andavano a scaricare in Calabria. Stessa sorte toccò alle coltivazioni della contrada Parco, dove venne costruito, in tempo record, un altro aeroporto. Al Tono, nei pressi del Campo Sportivo, atterrravano e decollavano gli elicotteri. Dopo breve tempo, tornarono a funzionare gli uffici del Comune.  E poichè il Palazzo municipale era stato danneggiato, gli uffici vennero sistemati in uno dei fabbricati della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio) ed esattamente sulla Via Gian Battista Impallomeni nell'edificio immediatamente prima del carcere femminile. Dopo alcuni giorni venne distribuito da un camion fermo presso la stazione dei Carabinieri, pane bianchissimo di farina di Maiorca. La bianchezza del pane e la sua sofficità risaltarono maggiormente perchè, da troppo tempo, ci si era abituati a mangiare pane di colore scuro essendo la farina di grano frammista a quella di segala; ed anche perchè, negli ultimi tempi, era stati fatto con farina di mais che diventava presto duro. Gli Americani arrestarono il 18 agosto l'ultimo Podestà di Milazzo ed il locale segretario politico di Partito Nazionale Fascista. L'invasione anglo-americana fu preceduta da Radio Londra, che era segretamente ascoltata, da una campagna tendente a persuadere gli italiani che gli anglo-americani non erano nemici e venivano a liberare l'Italia dai fascisti e dai tedeschi. Anche se vi erano poche radio, le notizie venivano diffuse, con mota prudenza, col sistema del passaparola. Dopo il 25 luglio '43 (data della caduta del fascismo), venne lanciato dagli aerei americani un manifestino di propaganda col quale si invitavano i soldati italiani ad accogliere a braccia aperte gli eserciti liberatori e a passare dalla loro parte. Precedentemente ed esattamente nei primi giorni dello sbarco anglo-americano, venne diffuso un appello dal generale Roatta col quale si invitava i siciliani a resistere perchè gli italiani sarebbero venuti a liberarci. L'appello venne commentato sfavorevolmente, per la distinzione fra Siciliani ed Italiani; come se i siciliani non fossimo Italiani.
 

 

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