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Alle madri dei generosi caduti pugnando sotto le mura di Milazzo nel luglio 1860 per l’unità e l’indipendenza d’Italia questa sua breve pagina l’autore consacra.
Questa pagina è dedicata al grande eroe Alessandro Pizzoli che rese possibili i fatti di Milazzo. Dedicato agli amici di storia Patria di Milazzo ed al prof. Bartolo Cannistrà. vedi anche Le scuse di Garibaldi
Tratto da "Milazzo Nostra".
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_____________________________ … E di vero, ogni cura noi ponemmo allora perché censura di brutta non ci colpisse. Noi ci recammo sul teatro dei combattimenti di Milazzo mentre quasi caldo era tuttavia il sangue che lo bagnava; fummo solleciti di prender le relative notizie da’ feriti accolti negli ospedali di Barcellona e di Milazzo; da per chi degli uffiziali delle due parti combattenti che più si distinsero e più degni giudicammo della nostra fiducia., e da’ campagnoli abitanti proprio nei luoghi delle azioni ; tutti avemmo sott’occhi i rapporti di questi avvenimenti che, o in forma officiale o in altra più degna di fede, furono allora da’ giornali pubblicati; e, sempre con l’altra diligentemente confrontammo, così che il vero dovesse apparire. … “ Vero è che sul cominciare del luglio fu pensato alla formazione di un campo in regola vicino a quel punto minaccioso. Il generale Medici, co’ due suoi reggimenti Simonetta e Malencini, in tutto 1800 uomini circa, sprovveduti di artiglieria e cavalleria, già si dirigeva dalla capitale della Sicilia per terra a quella volta; toccava Cefalù, indi Patti. Di là – pervenutogli annunzio che i borbonici ingrossavano a Messina e di essi un buon corpo occupava Gesso, col disegno di avanzarsi fino a Barcellona-, consentendo che i suoi non sforzassero la marcia per vie aspre e difficili, spingevasi innanzi col suo stato maggiore, a fin di riconoscere la natura del terreno scelto figgi a sua prossima dimora, e, il giorno 5, entrava in Barcellona, paese discosto da Milazzo sette chilometri circa, con indicibile gioja festeggiato da quella popolazione. Ed egli non appena arrivato si affrettava ad organizzare poche centinaja di volontarj, parte di Barcellonesi, parte Messinesi e parte abitanti de’ vicini paese – gente riunitasi colà molto prima della venuta del generale, ma senz’ordine e disciplina-; e minutamente informato da alcuni cittadini del luogo e di Milazzo della topografia di quel terreno, delle condizioni della vicina piazza d’arme, e provveduto di carte, e di piante e somiglianti cose, accompagnato da taluni di quei cittadini medesimi, recavasi prossimo a Milazzo, prendendo nota delle diramazioni delle vie, e il dì seguente ascendeva a S. Lucia, e l’altro ancora sulle alte montagne che Messina signoreggiano.
Dei fatti di Milazzo (ci troviamo nei pressi di Acqueviole, la via dei Molini).
Il grande eroe Alessandro Pizzoli che rese possibile i fatti milazzesi. Uno dei volontarj, Alessandro Pizzoli, rivoltosi ai suoi compagni, sommesso diceva: “ Appiattatevi dietro al muro a fianco il cannone; salterò io, solo, sulla via; l’affronterò io la mitraglia, io solo; sarò fulminato; ma, se ratti voi sarete a slarciarvi sugli artiglieri, il pezzo sarà vostro”.ed egli con la febbre nelle vene già piomba dal muro sulla via de’ Molini; stretto tien con la sinistra il fucile, il berretto con la destra; va i faccia ai nemici e “Assassini, grida, non uccidete i vostri fratelli!”
Garibaldi a piedi affronta il capitano Giuliani, a cavallo. Ferito il cavallo di Garibaldi, e’ slanciarsi innanzi a piedi con un pugno di audaci, raggiunge la compagnia Bronzetti, una compagnia del battaglione Dùnn e là in messo spicca esempio nobilissimo il valore. Ma la cavalleria attacca impetuosamente, ed a’ volontarj riesce difficile sostenerne l’urto. Ed essi in due righe si raccolgono a’ fianchi della via, e quando in mezzo a loro è già il nemico, gettansi alla bajonetta. La mischia è petto a petto, è oltre ogni crudele. Menano le mani i borbonici; dan prova di grandissima audacia. Giuliani, loro capitano, fassi incontro al generale dittatore, tenta colpirlo; ma ratto ghermendo l’imperterrito la briglia del cavallo: ”Arrenditi” gli grida e, vibratogli un colpo di sciabola alla gola, lo fa piombare morto a’ piedi. Altri tre cavalieri uccide col suo revolver MIssori, altro ne cade per mano di Dùnn. Della cavalleria nemica impegnata in questo conflitto non son molti che scampano la vita. Eppur questo stesso, ancorchè fortunato, fu un momento che fece palpitare i cuori de’ volontarj. Quasi sparito in mezzo al fitto della mischia Garibaldi, spargersi la voce di esser caduto prigioniero. Ll’esitazione ne’ combattenti italiani istante per istante si accresce, divampa. “Garibaldi è vittorioso in Milazzo!” esclama però con quanto ha di voce il general Medici; e a questo grido riaccesi i volontarj d’entusiasmo, irrompendo su mucchi di cadaveri, si precipitano verso il ponte. ______________________________ Il Piaggia, fortemente colpito per l'eroismo del Pizzoli, propose al Consiglio Comunale di Milazzo dell'epoca che i resti dell'eroico caduto, fossero inglobati in un monumento ai garibaldini. A Milazzo sorge per l'appunto una statua delle Libertà, dedicata alla battaglia del 20 luglio 1860, a cui è anche nomata una famosa via d'accesso, quella che conduce agli imbarcaderi del porto. Dei resti del povero Pizzoli rimasero, a detta dello storico, solo pochi brandelli di carne, un pezzo dell'osso occipitale e parte del braccio destro. Questo scriviamo perchè non si perda l'importanza ed il significato dell'unità d'Italia per i posteri. vedi anche la pagina su garibaldi al link http://spazioinwind.libero.it/claudioitaliano/garibaldi.htm
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