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ANNIVERSARI: dalla rivista MilazzoNostra, numero 21, dicembre 2008. MilazzoNostra:Domenico Ryolo e la scoperta della preistoria di Milazzo
Ryolo, una delle maggiori figure del mondo culturale milazzese del Novecento, rinnovatore degli studi sulla geologia, la storia e l’arte della città, autore della sua prima “Guida”, padre della sua archeologia e scopritoredella sua preistoria. A vent’anni dalla sua scomparsa, il contributo da lui dato alla conoscenza della “civiltà diMilazzo” (non le battaglie combattute nel territorio. Ma l’opera di quanti l’abitarono e il patrimonio storico e artistico che ci lasciarono) appare ancor più rilevante. In particolare, è fondamentale il suo apporto alla conoscenza dei più antichi insediamenti umani a Milazzo: prima di lui le ricognizioni e gli scavi di archeologi del livello di Paolo Orsi, Pietro Griffo e Bernabò Brea non avevano dato risultati; sarà Ryolo a scoprire le necropolidell’età del bronzo antico, medio e tardo, dell’età protogreca e di quella ellenistica, e, infine, del neolitico.Di questo Bernabò Brea, che con Madeleine Cavalier diresse gli scavi e ne studiò i reperti, gli ha sempre dato atto con lusinghiere espressioni:”Perché tutto questo si conosce? perché si è salvato? Perché c’è stato Ryolo. Egli ci ha continuato a rappresentare, per decenni e decenni, come un Soprintendente locale, perché io avevo in luil’assoluta e totale fiducia, non solamente come amico, ma come tecnico, come persona che conosceva i problemi.Sapevo che quando lui mi scriveva una cosa, era quella, decisa come se l’avessi vista io.”
Ma se il settore archeologico è quello in cui più fulgido resta il suo contributo, non si può trascurare l’eccezionale importanza del suo lungo lavoro di ricerca e documentazione sui nostri beni culturali, che culminò nella sintesi della Guida e delle Schede. La nostra rivista che, in questi anni, ha riproposto i suoi scritti e mantenuto viva l’attenzione sulla sua opera (come hanno fatto anche “La Città”, “La Voce di Milazzo” e la Società Milazzese di Storia Patria) gli dedica molta parte di questo numero nell’intento di contribuire ad una rinnovata consapevolezza della rilevanza del suo contributo. e, quindi, di richiamare la città e le sue istituzioni al dovere di onorarne la memoria, illustrandone l’opera, proseguendone l’impegno e realizzando gli obiettivi che egli perseguì per Milazzo.
Crediamo
che la città debba a Ryolo almeno un convegnodi studi per un
bilancio della sua opera nei
LA VITA
Domenico Ryolo nasce a Milazzo l'11
maggio 1895 da Cesare e da Carolina Di Maria Brunaccini. Compie gli
studi classici nella rinomata Scuola benedettina di Montecassino e
nel 1913 si iscrive al Politecnico di Milano. Chiamato alle armi
allo scoppio della prima guerra mondiale, comanda, come ufficiale di
artiglieria, la 609a batteria, prendendo parte a numerose azioni
belliche e segnalandosi, in particolare, durante la drammatica
ritirata dal Carso. Gli viene conferita la Croce di guerra e viene
congedato col grado di capitano. Tornato agli studi, nel 1922
consegue la laurea in Ingegneria industriale meccanica, e, rientrato
a Milazzo, esercita la libera professione e si occupa di agricoltura
dirigendo l'azienda agricola della madre. Intanto, si interessa di
geologia e archeologia, e si dedica a ricerche storiche sulla
Sicilia (in particolare su Milazzo e altri centri del messinese), a
studi di arte e di numismatica (in particolare, di monetazione
messinese e mamertina). Frequenta la Biblioteca comunale e copia a
mano "Melazzo Sacro" di Perdichizzi e pagine di volumi dell'Archivio
storico che poi andranno distrutti dai bombardamenti del 1943, e di
cui, quindi, resta solo la sua trascrizione. La sua prima
pubblicazione che ci è stato possibile rintracciare risale all'inizio del 1940 ed è
dedicata a Milazzo, Tindari e le
Nel 1937 collabora con l'archeologo Pietro Griffo, che sta compiendo scavi a Milazzo e che lo definisce fervido e disinteressato amante delle memorie patrie". Nel '41 conosce Luigi Bernabò Brea, appena nominato Soprintendente alle Antichità per la Sicilia orientale, e fra i due nasce una amicizia e fruttuosa collaborazione, fondata sulla grande considerazione che l'illustre archeologo ha per la competenza e la passione di Ryolo, sulle cui iniziative e segnalazioni si baserà per intervenire nel territorio di Milazzo. Nel 1942, insieme, scoprono il riparo di Sperlinga a Novara di Sicilia; nel '43, seguono gli scavi effettuati dai militari nella Grotta di Polifemo; nel '50 -sulla base delle ricerche di Ryolo sull'ubicazione del Longano- scoprono i resti della città di Longane, nel comune di Rodì Milici. Poi nell'ottobre del '50 comincia per entrambi la grande stagione della scoperta delle necropoli di Milazzo: due a piazza Roma (quella proto-greca, che conferma quanto tramandato dalla storiografia greca, e quella protovillanoviana, che sposta indietro di quattro secoli il primo insediamento sul castello), e la terza, al Tono, appartenente alla media età del bronzo, che riporta ancora di alcuni secoli indietro l'inizio di quell'insediamento. Gli scavi sistematici, sotto la direzione di Madeleine Cavalier, cominciano il 21 ottobre 1951; la seconda campagna di scavi, con un finanziamento regionale, dura dal 21 maggio al 9 giugno 1951 e la terza dal 25 febbraio al 20 marzo 1952. Negli stessi anni, al Borgo, trova tracce di reperti dell'età del bronzo in Vico del Re e reperti di età classica nella piazzetta del Rosario e nell'attuale via Giovanni XXIII. Quindi, nel 1954, identifica nell'istmo -nello scavo per una nuova strada che incrocia via S. Giovanni- un'altra ampia necropoli, di età ellenistica, con tombe a cappuccina. Sarebbe il momento di realizzare il Museo archeologico di Milazzo, ompletando l triangolo con Lipari e Tindari, ma la sordità dell'Amministrazione comunale vanifica l'impegno e i propositi di Bernabò Brea e Ryolo, che nel '58 redige inutilmente il progetto per il recupero e la ricostruzione di Palazzo Carrozza da adibire a sede del museo. I reperti andranno a Lipari, e l'unico nostro museo sarà quello "di carta" costituito dal bellissimo volume "Mylai" , di L. Bernabò Brea e M. Cavalier.
Mentre
continua gli studi sul patrimonio artistico e monumentale di
Milazzo, tenta, per mezzo di interventi formali e con lettere
riservate, con tutto il peso della sua autorità di studioso e di
professionista progettista e direttore di tante opere pubbliche
(dall'acquedotto al Cimitero), di difenderlo dagli attentati di un
dissennato boom edilizio, sul colle dei Cappuccini, nella Marina
(Palazzo Cumbo, quel che resta di palazzo Ryolo), in via Umberto I.
Ad esempio di questo impegno ci soffermiamo su una sola sua
iniziativa, quella perseguita con tenacia. per far riavere a Milazzo
quattro dei sette dipinti, che erano stati richiesti il 12 settembre
1951 e ritirati il 15 settembre 1953 per la "Mostra antonelliana e
del '400 siciliano" tenutasi a Messina e che non erano stati
restituiti, col pretesto di volerli restaurare. Dopo averne parlato
col prof Vigni, dal 16 gennaio 1955 al 18 marzo
In basso: reperti del “villaggio neolitico” del Capo
"rattristati -scrive Giacomo Scibona- da due furti qualificati subìti nella sua villa di Barone. Il primo 'firmato' avviene all'inizio degli anni Ottanta (in uno scritto dell'84 parla al passato di monete "che avevano fatto parte" della sua collezione, ndr); il secondo comportò un quasi integrale svuotamento della suppellettile domestica di famiglia, circa due anni dopo". Nel novembre del 1984, il Liceo classico di Milazzo organizza in suo onore un incontro per celebrare il trentennale della conclusione della campagna di scavi degli anni Cinquanta. Bartolo Cannistrà ricostruisce la vicenda degli scavi, e Bernabò Brea illustra la portata del contributo di Ryolo, al quale, al termine del convegno, sarà consegnata una targa d'argento offerta dai docenti dell'Istituto. Le commosse parole di ringraziamento di Ryolo per questo che resterà l'unico riconoscimento tributatogli in vita nella sua città costituiscono la sua ultima "uscita pubblica". Per l'età avanzata, lascia sempre più raramente la villa di Camiòli (da lui amatissima e di cui nella "Guida" aveva ricordato "i molti palmizi"), ma è sempre vigile e impegnato: convoca gli amici interessati ai problemi di storia milazzese; ne discute con la passione di sempre; vuole essere in-formato sugli scempi edilizi che minacciano il patrimonio artistico della città, sulle iniziative culturali, sulle prospettive di riapertura della Biblioteca comunale, cui era legato fin dagli anni della giovinezza. Propone ad uno degli amici più devoti la realizzazione di una "Guida archeologica e artistica della provincia" (fornendo idee, indicazioni e testi) e lancia l’idea di una "Società milazzese di storia patria", di cui discute lo Statuto, la possibile sede e la costituzione della biblioteca cui intende contribuire coi suoi libri. Poi le sue condizioni peggiorano, e, nell'autunno del 1988, resta immobilizzato a letto. La sera del 2 dicembre si spegne, all'età di 93 anni. I funerali sono celebrati nella chiesa di S. Papino. Viene sepolto nel Cimitero di Milazzo, dove lo raggiungerà, qualche anno dopo, la moglie Vittoria.
Gli ultimi anni della lunghissima vita di Domenico Ryolo, un uomo che era stato sempre al centro della vita sociale e culturale della sua città, furono anni di appartato isolamento e dimenticanza da parte delle Istituzioni cittadine. Una solitudine alleviata solo dagli incontri con gli amici che dopo la sua morte costituiranno la Società Milazzese di Storia Patria, da lui auspicata e insieme a loro progettata. Non ebbe, mentre era in vita, alcun riconoscimento da parte della sua città (se si eccettua il convegno organizzato in suo onore dal Liceo classico), né ebbe alcun rilievo pubblico la sua scomparsa. Ma la sua memoria, come avviene per coloro che hanno lasciato una significativa eredità culturale, non solo non è andata sbiadendo dopo la sua morte, ma, al contrario -coltivata e posta al
centro di iniziative culturali, da
coloro che ebbero con lui comunanza di interessi e lo considerarono
guida e ispiratore per il loro impegno- è andata sempre più
stagliandosi come quella di una delle personalità più rilevanti del
Novecento milazzese. Già nel primo anniversario della sua morte, il
2 dicembre 1989, la Società Milazzese di Storia Patria, lo commemora
nel corso di un convegno in cui relazionano il presidente Bartolo
curato da Gabriella Tigano ed edito da Rebus di Nino Ragusi- riporta in apertura, oltre a una scheda biografica di Ryolo redatta da Giacomo Scibona, il testo della relazione tenuta da Bernabò Brea al convegno organizzato dal Liceo nel 1984. Nel maggio del 2002
1) organizzi un convegno di studi sul contributo di Ryolo alla conoscenza della storia di Milazzo; 2) dia il nome di Ryolo al Museo archeologico di Milazzo, di cui dovrebbe essere prossima l'apertura; 3) promuova la ricostituzione della biblioteca di Ryolo e la raccolta delle opere, degli inediti, degli appunti e dei progetti, in una sezione della Biblioteca comunale denominata "Fondo Ryolo" per dare attuazione al suo desiderio di mettere a disposizione degli studiosi i libri su cui egli aveva compiuto le sue ricerche e i risultati di esse.
VEDI ANCHE LE OPERE DEL GRANDE ING. DOMENICO
RYOLO
Il webmaster, Claudio Italiano, ringrazia sentitamente per la cortesia ricevuta dalla redazione di "Milazzo Nostra". |
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