--> Ing Domenico Ryolo

 

ANNIVERSARI: dalla rivista MilazzoNostra, numero 21, dicembre 2008.

MilazzoNostra:Domenico Ryolo e la scoperta della preistoria di Milazzo

di BARTOLO CANNISTRÀ                           oppure cfr indice di Milazzo

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ing Domenico RyoloIl 2 dicembre del 1988 si spegneva l’ing. Domenico Ryolo, una delle maggiori figure del mondo culturale milazzese del Novecento, rinnovatore degli studi sulla geologia, la storia e l’arte della città, autore della sua prima “Guida”, padre della sua archeologia e scopritore della sua preistoria. A vent’anni dalla sua scomparsa, il contributo da lui dato alla conoscenza della “civiltà di Milazzo” (non le battaglie combattute nel territorio. Ma l’opera di quanti l’abitarono e il patrimonio storico e artistico che ci lasciarono) appare ancor più rilevante. In particolare, è fondamentale il suo apporto alla conoscenza dei più antichi insediamenti umani a Milazzo: prima di lui le ricognizioni e gli scavi di archeologi del livello di Paolo Orsi, Pietro Griffo e Bernabò Brea non avevano dato risultati; sarà Ryolo a scoprire le necropolidell’età del bronzo antico, medio e tardo, dell’età protogreca e di quella ellenistica, e, infine, del neolitico. Di questo Bernabò Brea, che con Madeleine Cavalier diresse gli scavi e ne studiò i reperti, gli ha sempre dato atto con lusinghiere espressioni:”Perché tutto questo si conosce? perché si è salvato? Perché c’è stato Ryolo. Egli ci ha continuato a rappresentare, per decenni e decenni, come un Soprintendente locale, perché io avevo in luil’assoluta e totale fiducia, non solamente come amico, ma come tecnico, come persona che conosceva i problemi. Sapevo che quando lui mi scriveva una cosa, era quella, decisa come se l’avessi vista io.”

 

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 Ma se il settore archeologico è quello in cui più fulgido resta il suo contributo, non si può trascurare l’eccezionale importanza del suo lungo lavoro di ricerca e documentazione sui nostri beni culturali, che culminò nella sintesi della Guida e delle Schede. La nostra rivista che, in questi anni, ha riproposto i suoi scritti e mantenuto viva l’attenzione sulla sua opera (come hanno fatto anche “La Città”, “La Voce di Milazzo” e la Società Milazzese di Storia Patria) gli dedica molta parte di questo numero nell’intento di contribuire ad una rinnovata consapevolezza della rilevanza del suo contributo. e, quindi, di richiamare la città e le sue istituzioni al dovere di onorarne la memoria, illustrandone l’opera, proseguendone l’impegno e realizzando gli obiettivi che egli perseguì per Milazzo.

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 Crediamo che la città debba a Ryolo almeno un convegnodi studi per un bilancio della sua opera nei ing Domenico Ryolodiversi settori in cui profuse il suo impegno; la pubblicazione in volume dei suoi scritti, sparsi in riviste spesso introvabili, o rimasti inediti; la ricostituzione della sua biblioteca in un “Fondo Ryolo” all’interno della Biblioteca comunale di Milazzo -che a lui fu tanto cara- e la custodia in esso anche dei suoi manoscritti, appunti, progetti, per renderli accessibili agli studiosi; l’intitolazione al suo nome del Museo archeologico di Milazzo, che sarà aperto nel Quartiere spagnolo. In questo senso abbiamo sollecitato più volte l’Amministrazione comunale, anche formalmente, con lettere del 22 novembre 2006, 11 maggio 2007, 7 maggio 2008, e infine 2 dicembre 2008, giorno del ventennale della scomparsa di Ryolo. Abbiamo riscontrato informali manifestazioni di interesse e disponibilità, ma senza l’assunzione di impegni concreti, e, ancor meno, di formali risposte scritte. Auspichiamo che la lettura di queste pagine, che documentano l’opera fattiva, disinteressata e generosa diDomenico Ryolo, indurrà gli Amministratori della Città, il suo mondo politico e quello culturale, a programmare le iniziative che la nostra comunità ha il dovere di assumere per render testimonianza di gratitudine alla memoria di chi tanto, e tanto efficacemente, ha operato per Milazzo.

 

 

LA VITA

Domenico Ryolo nasce a Milazzo l'11 maggio 1895 da Cesare e da Carolina Di Maria Brunaccini. Compie gli studi classici nella rinomata Scuola benedettina di Montecassino e nel 1913 si iscrive al Politecnico di Milano. Chiamato alle armi allo scoppio della prima guerra mondiale, comanda, come ufficiale di artiglieria, la 609a batteria, prendendo parte a numerose azioni belliche e segnalandosi, in particolare, durante la drammatica ritirata dal Carso. Gli viene conferita la Croce di guerra e viene congedato col grado di capitano. Tornato agli studi, nel 1922 consegue la laurea in Ingegneria industriale meccanica, e, rientrato a Milazzo, esercita la libera professione e si occupa di agricoltura dirigendo l'azienda agricola della madre. Intanto, si interessa di geologia e archeologia, e si dedica a ricerche storiche sulla Sicilia (in particolare su Milazzo e altri centri del messinese), a studi di arte e di numismatica (in particolare, di monetazione messinese e mamertina). Frequenta la Biblioteca comunale e copia a mano "Melazzo Sacro" di Perdichizzi e pagine di volumi dell'Archivio storico che poi andranno distrutti dai bombardamenti del 1943, e di cui, quindi, resta solo la sua trascrizione. La sua prima pubblicazione che ci è stato possibile rintracciare risale all'inizio del 1940 ed è dedicata a Milazzo, Tindari e le Reperti della necropoli protovillanoviana di Piazza RomaEolie, della cui natura, storia, arte ed economia traccia un rapido profilo, anticipando quelli che saranno i temi di tutta la sua successiva produzione. Nello stesso anno ha pronto per la stampa un documentato studio sull'ubicazione dell'antico torrente Longano e del luogo dove nel 269 a. C. si svolse la battaglia fra Mamertini e Siracusani, ma lo scoppio della guerra ne farà rimandare la pubblicazione.

 

        Nel 1937 collabora con l'archeologo Pietro Griffo, che sta compiendo scavi a Milazzo e che lo definisce  fervido e disinteressato amante delle memorie patrie". Nel '41 conosce Luigi Bernabò Brea, appena nominato Soprintendente alle Antichità per la Sicilia orientale, e fra i due nasce una amicizia e fruttuosa collaborazione, fondata sulla grande considerazione che l'illustre archeologo ha per la competenza e la passione di Ryolo, sulle cui iniziative e segnalazioni si baserà per intervenire nel territorio di Milazzo. Nel 1942, insieme, scoprono il riparo di Sperlinga a Novara di Sicilia; nel '43, seguono gli scavi effettuati dai militari nella Grotta di Polifemo; nel '50 -sulla base delle ricerche di Ryolo sull'ubicazione del Longano- scoprono i resti della città di Longane, nel comune di Rodì Milici. Poi nell'ottobre del '50 comincia per entrambi la grande stagione della scoperta delle necropoli di Milazzo: due a piazza Roma (quella proto-greca, che conferma quanto tramandato dalla storiografia greca, e quella protovillanoviana, che sposta indietro di quattro secoli il primo insediamento sul castello), e la terza, al Tono, appartenente alla media età del bronzo, che riporta ancora di alcuni secoli indietro l'inizio di quell'insediamento. Gli scavi sistematici, sotto la direzione di Madeleine Cavalier, cominciano il 21 ottobre 1951; la seconda campagna di scavi, con un finanziamento regionale, dura dal 21 maggio al 9 giugno 1951 e la terza dal 25 febbraio al 20 marzo 1952. Negli stessi anni, al Borgo, trova tracce di reperti dell'età del bronzo in Vico del Re e reperti di età classica nella piazzetta del Rosario e nell'attuale via Giovanni XXIII. Quindi, nel 1954, identifica nell'istmo -nello scavo per una nuova strada che incrocia via S. Giovanni- un'altra ampia necropoli, di età  ellenistica, con tombe a cappuccina. Sarebbe il momento di realizzare il Museo archeologico di Milazzo,  ompletando l triangolo con Lipari e Tindari, ma la sordità dell'Amministrazione comunale vanifica l'impegno e i propositi di Bernabò Brea e Ryolo, che nel '58 redige inutilmente il progetto per il recupero e la ricostruzione di Palazzo Carrozza da adibire a sede del museo. I reperti andranno a Lipari, e l'unico nostro museo sarà quello "di carta" costituito  dal bellissimo volume "Mylai" , di L. Bernabò Brea e M. Cavalier.

 

La necropoli dell’età del bronzo nel podere Caravello, al TonoIntanto Ryolo continua le sue ricerche sul terreno e nel 1960 trova a Vaccarella, all'inizio della nuova strada panoramica, i resti di un'altra necropoli, questa volta del bronzo antico, spostando così ulteriormente indietro di altri secoli l'abitato sull'acrocoro del castello. Ma non è ancora questo il periodo del primo insediamento dell'uomo nel territorio di Milazzo: fra il '50 e il 52, aveva rinvenuto "entro il recinto del Castello" schegge di ossidiana, e poi, durante lo scavo di pozzi, erano emersi frammenti di ceramica e lame di ossidiana, nella Piana, nelle contrade Badessa (1957) e Scaccia (1959), addirittura a una dozzina di metri di profondità, (segno che c'erano stati -egli ritiene fra il quarto e il terzo millennio a. C.- convulsioni climatiche  con enormi smottamenti e soliflussioni dalle colline che avevano alzato il livello della parte centrale della pianura). Infine, nel settembre del 1970, nella  estrema parte settentrionale del Promontorio, fra il Faro e Punta Messinese, rinviene le tracce di un “villaggio neolitico” che sposta indietro di altri due millenni la preistoria di Milazzo, alla "cultura" di Stentinello e Castellaro Vecchio (circa 4000 a.C.) Si tratta di un paio di piccoli frammenti di ceramica d'impasto, un nucleo di ossidiana e alcune lame di utensili ricavate da esso, a testimonianza di un insediamento che non importava da Lipari il "prodotto lavorato", ma costituiva un vero "centro di produzione". Il trentennio 1950-1980 è per Ryolo il periodo più fecondo di risultati, non solo per le sue scoperte archeologiche, ma anche per le numerose pubblicazioni sulla storia e l'arte di Milazzo e di altri centri della provincia. In riconoscimento di quest'attività viene nominato Ispettore onorario ai Monumenti, alle Antichità e alle Opere d'arte della provincia di Messina, socio delle Società di Storia Patria di Messina e di Palermo, socio corrispondente dell'Accademia Peloritana, socio del Centro studi per la storia dell'architettura di Roma. Bernabò Brea gli conferisce l'incarico del progetto e la direzione dei lavori degli edifici che dovranno ospitare il Museo di Lipari e l'Antiquarium di Tindari, ma si affida a lui anche per quello che definisce  "un intervento di ingegneria archeologica, di grosso impegno, di grossa responsabilità" per il restauro della "Basilica" di Tindari."Bisogna quindi ricordare, oltre all'aspetto di erudito e ricercatore delle antichità locali, la parte tecnica, professionale, di ingegnere che egli ha messo a disposizione dell'archeologia."

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