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Tutto il calcio minuto per minuto appunti e riflessioni del dott. Claudio Italiano
Quali sono, dunque gli alimenti da preferire per il loro apporto di calcio ed a quanto ammonta il fabbisogno quotidiano?
Rispondiamo subito al quesito ricordando che un adulto con più di 50 anni necessita di 1000 mg/die di calcio ionizzato al giorno; tale apporto passa a 1200-1500 mg/die se il soggetto è femmina e si trova in menopausa, cioè si tratta, appunto, come il nostro caso di una donna senza estrogeni, che notoriamente regolano il metabolismo osseo del calcio. Inoltre va precisato che l’assorbimento del calcio è funzione della presenza della vitamina D. La vitamina D è rappresentata in realtà da un gruppo di sostanze dette pro-ormoni, cioè che sono precursori della forma attiva e si tratta di sostanze solubili nei grassi o “liposolubili”, che si assorbono grazie alla bile ed ai suoi costituenti; il gruppo si presenta sotto due forme principali dall'attività biologica molto simile: il colecalciferolo (D3), derivante dal colesterolo e sintetizzato negli organismi animali, e l'ergocalciferolo (D2), di provenienza vegetale. La storia della scoperta della vitamina D parte nel 1919 quando venne evidenziato, da Huldschinsky, che bambini affetti da rachitismo, cioè da una forma di osteogenesi alterarata, cion presenza di “rosario rachitico “ delle coste, guarivano se esposti alla luce ultravioletta e più tardi, A.F. Hess e H.B. Gutman parlarono della luce solare, come fattore antirachitico. Si capì in seguito che l’esposizione alla luce solare è indispensabile per l’attivazione del fattore precursore della vitamina D in forma attiva, idrossilata. Il colecalciferolo, infatti, subisce una reazione di idrossilazione e forma il 25- idrossicolecalciferolo [25(OH)D] il quale passa nella circolazione generale e si lega ad una proteina trasportatrice specifica (vitamin D binding protein, DBP). Arrivato nel rene, il 25 (OH)D può subire due diverse reazioni di idrossilazione, catalizate da differenti idrossilasi (la 1-idrossilasi e la 24-idrossilasi), che danno origine, rispettivamente, all'1,25-diidrossicolecalciferolo [1,25(OH)D], la componente attiva, ed al 24,25-diidrossicolecalciferolo [24,25(OH)D], una forma inattiva. A livello della cute si forma l’altra forma attiva della vitamina D, l'ergocalciferolo, tramite trasformazione dell’ergosterolo. Nei mesi estivi la sovrapproduzione di vitamina D ne consente l’accumulo, così che la si possa avere a disposizione anche durante il periodo invernale. .
Pochi alimenti contengono quantità apprezzabili di vitamina D. Un alimento particolarmente ricco è l’olio di fegato di merluzzo.
· Un’alterata funzione muscolare, il cui tessuto necessità appunto di calcio ione; · Rischio di fratture, specie nella donna, vulnerabile nella frattura della testa del femore e nei crolli vertebrali; · Rischio di patologie scheletriche come la osteomalacia e l’osteoporosi nell’anziano e rachitismo nel bambino, caratterizzata dalla rarefazione delle trabecole ossee. · La vitamina D controlla l’ipertensione, attraverso la regolazione della sintesi renale di renina, per down regulation; inoltre migliora la vascolarizzazione grazie all’azione sui vasi; · Se è carente si corre un rischio maggiore di sviluppare carcinomi (per esempio del colon) poiché la vitamina D regola la proliferazione cellulare ed inibisce l’angiogenesi. · Se è carente è maggiore il rischio di patologie parodontali, cioè è alterata la mineralizzazione ossea dell’alveolo dentale, esercitando un’azione antinfiammatoria con riduzione di patologie paradontali, specie nell’anziano. · Se è carente si sviluppa iperparatiroidismo secondario ed aumento della concentrazione di fosfatasi alcalina.
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La sua carenza espone al rischio di
infezioni virali, sembrerebbe che la stessa
sindrome influenzale sia favorita dalla carenza di vitamina D
per una mancata azione antimicrobica. Da esperimenti in vitro
si è evidenziato come l'1,25(OH)D possa stimolare la produzione di
catelicidina umana (human cathelicidin antimicrobial
peptide, CAMP), un peptide con azione antimicrobica, in
differenti culture cellularied anche di altri peptici
analoghi, la defensina β di tipo 2 (defensin β2,
defβ2) la lipocalina associata alla gelatinasi neutrofila
(neutophil gelatinase-associated lipocalin, ngal) che
regolano i geni della difesa immunitaria a livello del DNA della
cellula.
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Generalmente l’esposizione alla
luce dovrebbe mantenere dei livelli adeguati, ma nei mesi invernali
questo non è possibile e si possono verificare stati carenziali sia
per la mamma che per il piccino per cui si consiglia di assumere 10
μg/die di vitamina. TABELLA DEGLI ALIMENTI SULLA BASE DEL LORO CONTENUTO IN CALCIO
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