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Una conferenza di Benito Mussolini sulla battaglia di Milazzo del 260 a.C.
per gentile concessione di Milazzo Nostra N. 24 editoriale il Punto - Milazzo Per le tue ricerche specifiche su Milazzo, usa il nostro motore links related: Onori del Webmaster a Luigi Rizzo per il 50° anniversario dalla sua scomparsa Speciale su Luigi Rizzo a cura del prof. B. Cannistrà L'eroe Giorgio Rizzo Lo storico Giuseppe Piaggia Le idee politiche dei patrioti milazzesi del Risorgimento Lo scrittoreFederico De Roberto, Milazzo e l'illusione La battaglia di Garibaldi a Milazzo: Domenico Ryolo, Le opere dell'ing. Ryolo .
*Signore! Signori! Prima di cominciare debbo fare una premessa. Non attendetevi da me cose nuove o peregrine, né attendetevi un discorso eccessivamente lungo, Mi sono invece ripromesso di farvi in una sintesi necessariamente ampia, la storia di Roma antica. E non ho inventato nulla, anzi voglio dirvi subito la bibliografia del mio spirito: Gino Luzzato, Storia del commercio; Corazzini, Storia della Marina militare; Ettore Pais, Storia critica di Roma; Ferrero e Barbagallo, Roma antica; Gaetano De Sanctis, L'età delle guerre puniche; Augusto Koster Das antike Seewesen; Vecchi (Jack La Bolina), Storia generale della Marina militare” ; Léon Homo, L'Italie primitive et les débuts de I'imperialisme romain; Momsen, Storia di Roma antica; Ettore Pais, Ricerche sulla storia e sul diritto pubblico di Roma ed altre minori.
È nella primavera del 260 a.C. che la prima flotta militare romana si spinse, costeggiando, verso lo stretto di Messina, dopo che il primo scontro navale era stato particolarmente umiliante per i Romani. Nelle acque di Lipari un ammiraglio cartaginese aveva catturato con sole 20 navi 17 navi romane. .
Che i
Romani fossero inferiori ai cartaginesi come strategia e tattica
marinara nessun dubbio; che le loro navi non fossero costruite con
tutti i perfezionamenti tecnici è anche vero, ma nella battaglia di
Milazzo i romani introdussero la novità del corvo o rampone col
quale agganciavano le navi nemiche, vi saltavano sopra e finivano
per combattere come sulla terra ferma. E evidente che, mentre i
legionari romani si trovarono a combattere nelle condizioni così
tradizionali, la scienza dei cartaginesi fu sorpresa e travolta
dalla novità dei rostri e la battaglia si concluse con una clamorosa
disfatta
cartaginese. Nel prim
Negli anni successivi le due flotte non compiono nulla di particolarmente importante. La storia non registra che gli scontri di Sulci e di Tindaride, mentre si preparava la grande battaglia di Ecnomo ( Licata). Fu nell'estate del 256 che i romani veleggiarono verso il sud con una flotta imponente di 330 navi lunghe e coperte. Dopo una sosta a Messina costeggiarono sino a Capo Pachino e di qui voltarono verso Ecnomo, dove un loro esercito terrestre li attendeva. I cartaginesi a loro volta, dopo aver sostato a Lilibeo (Marsala), mossero con ben 350 navi incontro alla flotta romana. Totale degli equipaggi romani 140.000 uomini, dei cartaginesi 150.000. Bastano queste cifre per collocare quella di Ecnomo fra le più grandi battaglie navali della storia. . Di questa battaglia Polibio, che ne scrisse appena novanta anni dopo, dà un'ampia per quanto non completa relazione. Ammiragli cartaginesi Amilcare ed Annone. Ammiragli romani Lucio Manlio Vulso e Marco Attilio Regolo. In questa battaglia i romani realizzano un concetto tattico: dispongono cioè la loro flotta a triangolo con un lato verso terra, mentre i cartaginesi si erano dìsposti in linea, di fronte. Il cuneo romano sfondò e spezzo questo fronte separandolo in due parti che furono circondate e battute. La disfatta dei cartaginesi fu grandissima. Trenta delle loro navi furono affondate; dei romani soltanto venti. Ma mentre nessuna nave romana fu catturata i cartaginesi ne perdettero sessantaquattro. Con questa vittoria Roma ritenne che fosse ormai libero il mare d’Africa e si accinse a portare la guerra sul suolo nemico. Così avvenne. I Romani sbarcarono e presero Clupea. Ivi restò a presidiarla Marco Attilio con 40 navi, 15.000 fanti e 500 cavalli, mentre I'altro console se ne tornò a Roma col bottino della battaglia di Ecnomo.
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