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| PRECETTI AI DIRETTORI DI CORO AMATORIALE ESORDIENTI |
1) Posizione del corpo 2) Equilibrio delle voci 3) Respirazione 4) Educazione delle voci 5) Intonazione 6) Dizione 7) Agogica 8) Direzione 9) Interpretazione 10) Repertorio |
| IL CANTO POPOLARE
NEI SUOI VARI
ASPETTI E NELL 'ACCEZIONE
DELLA SUA TERMINOLOGIA |
| l
grande musicologo tedesco Kurt
Sachs affermava che la terminologia deve servire a chiarificare
e non a confondere, ed esortava, perciò, a diffidare di
certi termini ambigui come ad esempio "tono", il quale
esprime ben sei significati diversi. Così, allo stesso
modo, io ritengo siano ambigui anche i termini "polifonia"
e "popolare". Se noi prendiamo un dizionario di musica
leggeremo, più o meno che per polifonia s'intende l'unione
di più voci, ciascuna delle quali svolge un proprio disegno
melodico ma, in senso estensivo,' significa anche l'unione di
più suoni non appartenenti necessariamente ad una parte
melodica, in quanto deriva dal greco "polyfonos", composto
da "poly" (molto) e "phone" (suono o voce).
Dal che se ne deduce che si definisce polifonia tanto un madrigale
del Palestrina, dove le singole voci si rincorrono l'un l'altra
in senso orizzontale, così come una villotta friulana,
dove le voci sono omoritmiche e si susseguono in senso verticale,
cioè armonico. La stessa ambiguità avviene con il
termine "popolare" con il quale s'intende sia il canto
di montagna "Quel mazzolin di fiori" così come
l'aria del Rigoletto "La donna è mobile". Il
sommo poeta tedesco Goethe così ebbe a scrivere sul finire
del 1700: "Si dice così spesso canti popolari ma non
si sa sempre con chiarezza che cosa si debba intendere".
In effetti, come scrisse Oscar Chilesotti, fino al 1500, il canto
popolare anonimo veniva accomunato a quello di autore d'ispirazione
popolare e, solamente con l'invenzione della stampa (Petrucci
1502), la musica d'arte entra nell 'ufficialità. Ma si
continua ancora oggi a chiamare "canto popolare" tanto
quello anonimo così come quello d'autore. A nulla valsero
i tentativi degli etnografi Giulio Fara e Francesco Balilla Pratella
di proporre termini come: etnofonia, musica semi-etnica, musica
popolareggiante per distinguere il canto anonimo da quello d'autore.
Più convincenti invece sono i termini della moderna
etnomusicologia
che distinguono i canti anonimi da quelli di autore con il termine
di "canti di tradizione orale". Ma attenzione. Non è
che il "canto di tradizione orale" eescluda del tutto
il canto di autore, il quale ultimo più assumere due aspetti
diversi. Uno è il canto d'autore originale, così
come l' autore lo ha concepito e codificato, cioè scritto
o stampato. Il secondo aspetto è quello del canto d'autore
il quale, passando di bocca in bocca tra i popoli viene modificato.
alla stessa stregua dei canti di tradizione orale, spesso in modo
sostanziale, sia per quanto riguarda la melodia, sia per quanto
riguarda il testo poetico. In tal caso, il termine più
convenientemente usato è quello di rielaborazione popolare.
E qui mi si permetta di aprire una parentesi. Numerosissimi sono
i canti d'autore di "rielaborazione popolare", tratti
dalle melodie di opere liriche, raccolti a Trieste ne1l
'Ottocento.Trieste
(allora centro della cultura Mitteleuropea, in quanto Vienna era
considerata la capitale della musica), disponeva dell'efficientissimo
Teatro Comunale Giuseppe Verdi; il quale veniva considerato il
banco di prova di tutti i cantanti lirici. Se passavano, indenni
da fischi, a Trieste potevano affrontare tranquillamente la scala
di Milano. Il popolo triestino era assiduo frequentatore di opere
liriche. Passava intere notti e tutta la giornata, a fare la fila,
organizzandosi a turni, pur di assicurarsi un posto in loggione!
E il giorno successivo alla rappresentazione, le strade, le piazze
e le osterie rintronavano dei motivi lirici che più avevano
fatto presa, storpiati nel modo più imprevedibile. E a
farne le spese non erano i motivi delle o pere più famose, ma anche di quelle meno rappresentate. E' il caso del Macbeth e dei Vespri Siciliani, di Giuseppe Verdi. Dall'unione di due cori di queste opere, nacque la. canzone "S'Affresca il vento". I versi: Sparve il sol, la notte
or regni e i versi del coro dell'opera "I Vespri Siciliani" Gaia in viso e senza
velo dove, per il popolino, quella vaga Citerea, che alludeva alla Dea Venere dell 'omonima isola greca Citera, di difficile comprensione, trasformò la vaga Citera in citadela: Voga, voga citadela Che il popolo non tollerasse parole sofisticate lo dimostra anche un 'aria dell'opera "Tutti in maschera" del compositore veronese Carlo Pedrotti, dove i versi: E già mi par
che la testa
vacilli Essa mi pare una testa imbecille E potrei continuare molto a lungo. Tanto è ricca la storia delle rielaborazioni popolari di musiche d'autore. Va precisato pero che anche nel campo specifico dei canti di tradizione orale, dove continuative modifiche e storpiamenti, nel tempo, costituiscono la caratteristica principale di questo fenomeno, non poche volte ci troviamo di fronte ad espressioni a dir poco spassose. E' capitato a me, qualche anno fa, di raccogliere uno di questi...gioielli! Un insegnante mi pregò di trascrivere i canti registrati in un paese del Friuli che' costituivano l'oggetto di una raccolta effettuata fra gli alunni di una scuola media. Ebbene, tra questi canti mi è capitato di sentire, dalla viva voce di un 'anziana signora, il famoso "Monte Canino". A parte il ritmo che teneva questa signora, adatto più al passo dei bersaglieri che non a quello degli alpini, il mese di aprile si trasformò in sera di aprile, il lungo treno che andava ai confini (altrimenti come poteva far rima con alpini?). Ma ecco la fine della seconda strofa che sentenzia: Siamo arrivati sul
Monte Canino Non meno originale la chiusa della terza strofa che suona: Sotto il ciel sereno Ma quale importanza poteva avere per quella simpatica anziana signora, il fatto che gli alpini riposassero, con la neve che cade sotto il ciel sereno, nel pianterreno del Monte Canino? Per essa, importante, era solamente il fatto di cantare. E poi, perché essere così severi con una simpatica signora (che probabilmente era una analfabeta), mentre abbiamo l'esempio del grande poeta Giosuè Carducci, il quale, nella sua poesia "La canzone di Legnano", Il Parlamento, scrive che: Il sole / Ridea dimenticando che questo
monte delle
Prealpi lombarde,si trova ad oriente di Milano, e non ad occidente.
Chiusa la parentesi, ritorno alla terminologia. Riassumendo, abbiamo
preso in considerazione quattro diverse specie di canto popolare: 2) Canti di tradizione orale simili a quelli qui sopra descritti ma che sono stati raccolti, codificati e, spessissimo, pubblicati a scopi di studio e, talvolta, destinati ad essere pubblicamente eseguiti; sia nella loro stesura originale, sia in forme più o meno elaborate. Questi canti, essendo stati momentaneamente fermati dal loro naturale processo di diffusione e di modificazione, non possono quindi rappresentare il canto in assoluto ma solamente quel dato momento del loro cammino. così come, allo stesso modo una fotografia rappresenta solo un dato momento degli oggetti che ha fissato. 3) Canti popolari di autore nella stesura originale, sia essa manoscritta, sia essa stampata. 4) Canti popolari d'autore, simili a quelli sopra descritti, ma che sono stati più o meno modificati dal popolo, sia per quanto concerne il testo poetico, sia per quanto concerne la linea melodica. Questo tipo di canti popolari va indicato con il termine di "rielaborazione popolare". Ora, tutti questi canti, siano essi in forma monodica (cioè a una sola voce), siano essi in forma armonica (a più voci), com'è il caso della villotta friulana di tradizione orale, possono essere soggetti (da parte dei compositori o dei direttori di coro), a delle particolari realizzazioni corali che si distinguono formalmente con delle caratterizzazioni diverse e che prendono perciò una terminologia diversa. Queste realizzazioni prendono via via il nome di armonizzazione, elaborazione, trascrizione, riduzione, revisione, ricostruzione, rielaborazione, adattamento e arrangiamento. Specificazioni che dovrebbero sempre risultare nei programmi di concerto, assieme al titolo della composizione e/o in precedenza al nominativo dell'autore. Purtroppo, nella mia lunga esperienza di compositore e di direttore di coro, ho dovuto constatare che tale indicazione viene talvolta omessa e, quel ch'è peggio, addirittura indicata in modo erroneo, confondendo 1 'armonizzazione con l'elaborazione e via dicendo. Molto spesso, la colpa di questa manchevolezza non è da attribuire al direttore di coro o al programmatore, in quanto l'inesatezza o manchevolezza si trova alla fonte, e non solo nelle partiture manoscritte ma, addirittura, in quelle stampate. Penso sia utile, qui, spendere due parole per descrivere questi vari tipi di realizzazione corale. Il più comune e anche il più diffuso, specialmente negli anni d'avanguardia della storia del canto corale popolare è l'armonizzazione. Questo trattamento esige anzitutto pieno rispetto della linea melodica originaria, in un contesto armonico di stile rigorosamente omoritmico (verticale) con la sola eccezione di qualche eventuale controcanto nelle parti, ma evitando lo stile imitativo. L'elaborazione, invece, a differenza dell'armonizzazione non richiede che la linea melodica originaria venga rispettata ma, al contrario, amplificata e liberamente sviluppata con l'impiego, non necessariamente obbligato, di procedimenti di stile imitativo. Si può allora ben dire che, se l'armonizzazione tende a mettere in evidenza il valore intrinseco della melodia, l'elaborazione, all 'opposto, tende a mettere bene in evidenza la bravura dello elaboratore. Con il termine trascrizione si usa più comunemente indicare la trasposizione in notazione moderna di musica scritta originariamente in notazione antica, o altro tipo di notazione. Va ricordato che le notazioni musicali antiche, come ad esempio quella medioevale, detta "gregoriana", o quella rinascimentale, detta "franconiana", non conoscevano le stanghette di divisione che formano le battute. Ne si usava l'impiego dei segni dinamici e del colorito, oppure le indicazioni del movimento in quanto, quest'ultimo, si basava fondamentalmente sul,"tactus", vale a dire sulle pulsazioni del polso. Indicazioni che, certi moderni trascrittori di musica rinascimentale, come ad esempio, Raffaele Casimiri e Achille Schinelli, hanno messo allo scopo di facilitare il compito ai direttori di coro meno provveduti. Ma queste indicazioni sono del tutto arbitrarie e non possono dettare testo. E' invece ammissibile, nelle trascrizioni, il dimezzamento dei valori di durata (la longa con la semibreve, la semibreve con la minima e via dicendo. Questo perché nella notazione moderna, è scomparsa la figura musicale detta longa, che si usa oggi eccezionalmente nel canto in recto-tono, cioè su di una sola nota senza rigore di tempo. I migliori trascrittori di musica rinascimentale sono quelli che premettono, all'inizio della trascrizione, ad ogni singola voce, le relative chiavi antiche e le prime figure musicali come nell'originale, le quali mettono anche in evidenza se il brano è stato, o meno, trasportato, e con le stanghette di divisione che non tagliano il rigo, ma poste fra rigo e rigo della partitura, lasciando così ciascun rigo libero da divisioni e lasciano la partitura completamente agnostica , cioè priva di qualsiasi indicazione. Dirò anche che nel caso in cui un direttore di coro, presentasse ad un concorso corale delle partiture trascritte in notazione moderna, con le indicazioni di movimento, dei segni dinamici del colorito, i membri della giuria, non dovrebbero tener conto se questi segni non vengono rispettati in quanto, come si è detto sono abusivi e perciò non possono fare testo. Con il termine trascrizione si intendono definire anche quelle composizioni di musica scritte per un organico diverso da quello originario, come ad esempio dalla musica strumentale a quella vocale e viceversa. Il termine riduzione si riferisce alla realizzazione di una composizione con mezzi fonici più ristretti di quelli della composizione originaria. Ad esempio, la realizzazione a tre voci, di una composizione corale scritta originariamente per quattro voci. Se invece si verifica il caso contrario, cioè quello della realizzazione con mezzi fonici più ampi rispetto la composizione originale, come ad esempio, da quattro a tre voci, in tal caso il termine più indicato è quello di adattamento, che tuttavia si può usare anche nel caso precedente, o anche nel caso della trasposizione della musica strumentale a quella vocale, come quello già visto per la trascrizione. Il termine revisione lo si usa più comunemente nel caso di musiche antiche, completate da eventuali correzioni e di altri segni dinamici, del colorito, ecc..ecc. come abbiamo riscontrato per le trascrizioni. Si usa il termine ricostruzione, per indicare quei canti che sono incompleti nel testo poetico o nella linea melodica rispetto l'originale non del tutto conosciuto o frammentario o, ancora, rilevato da varianti dello stesso canto. Abbiamo ancora la rielaborazione con il quale termine si usa indicare il rifacimento di una elaborazione già effettuata in precedenza. Per finire questa lunga serie di realizzazioni, abbiamo il termine di arrangiamento che viene usato per indicare il libero trattamento di un motivo popolare, o di una canzone, o di altra musica per una formazione di esecutori. Ma questo termine viene particolarmente usato nel campo della musica leggera e del jazz. Per concludere questa rassegna sui vari aspetti che può assumer il canto popolare, s'impone anche un'altra considerazione. se è vero che, formalmente, ciascun tipo di canto popolare richiede una sua particolare terminologia, è altrettanto vero che, sostanzialmente, non esistono confini tra i canti popolari di tradizione orale e quelli d'autore, che abbiamo esaminati. Tutti gli autori, siano essi di chiara fama, siano essi ignoti o umili contadini, sono, prima ancora che creatori, degli imitatori. Perchè non è solamente dai contatti umani che nasce la creatività, ma soprattutto, dai contatti con la natura stessa, che ne diventa l'ispiratrice. Altrimenti non sarebbero sorti capolavori musicali quali il quattrocentesco Chant des oyseaux (Canto degli uccelli , di Clement Jannequin, le Quattro stagioni di Antonio Viva1di e la Sinford,a Pastorale di Beethoven. Non ha importanza sapere che l'autore:sia un umile anonimo, oppure un geniale compositore. Ed è impossibile, nel campo della musica popolalresul piano estetico, trovare un punto di rotturatra espressione dotta. ed espressione incolta. Spesso,ci troviamo di fronte a produzioni di gente incolta di rara bellezza e, di contro a delle produzioni dotte non privo di banalità Mario Macchi |