Gemona (Latino Glemona,. Friulano Glemone) sorge col suo nucleo più antico ai piedi dei monti Glemine, Cjampon e Cuarnan, ad un'altezza di 272 m. sul livello del mare. Del territorio comunale, la cui superficie complessiva è di Kmq. 56,26, fanno parte anche le località di Campagnola, Lessi, Maniaglia, Ospedaletto e Taboga. La città ha una popolazione residente di oltre 11.200 abitanti.
Una rinascita nella solidarietà Colpita dal terremoto del 1976, Gemona è rinata grazie alla solidarietà nazionale ed internazionale e al tenace attaccamento alla propria terra dei suoi abitanti. La città si presenta rinnovata nel suo aspetto architettonico, singolare intreccio di linguaggi innovativi e di riproposizioni formali legate alla tradizione. L'opera di ricostruzione ha mantenuto infatti il ricordo e la memoria del preesistente attraverso la riproposizione delle relazioni tra gli spazi urbani e degli elementi architettonici significativi.

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LA STORIA
Gemona è menzionata per la prima volta dallo storico cividalese Paolo Diacono nell' Historia Langobardorum a proposito della sua fortificazione da parte dei Longobardi nel 611 d.C. I ritrovamenti archeologici documentano però che le sue origini sono molto antiche: il primitivo insediamento si sviluppò lungo il tracciato viar·io pre-romano, attorno al colle del castello. Per la sua posizione geografica, Gemona godette di notevole prosperità essendo transito obbligato per i traffici che si svolgevano lungo la strada romana Julia Augusta, asse di raccordo tra l' Adriatico e le regioni del Danubio centrale. Nei secoli XIV e XV visse un momento di particolare floridezza, di potenza politica ed economica per la sua posizione strategica favorevole al controllo dei traffici tra la pianura, le valli montane e i paesi transalpili. Fu soggetta al Patriarca d' Aquileia e già dalla metà del XII secolo divenne libera comunità con statuti propri (il Patriarca mantenne però il diritto di nomina del Capitano e di imposte sulle attività commerciali).

Nel 1184 a Gemona fu istituito il mercato (non si dovevano tenere altri commerci pubblici ne a monte, tra Montecroce e Pontebba, ne a valle di Gemona per un miglio). L'atto comprova lo sviluppo raggiunto dalla cittadina, in grado di garantire lo svolgersi di regolari contrattazioni, con banchi e botteghe e di una serie di attività esercitate da artigiani, carratori, maniscalchi, albergatori. Successivamente ottenne anche il diritto di Niederlech con cui obbligava i mercanti a scaricare e ricaricare le merci in transito su nuovi carri e a pernottare nel centro cittadino. Nel corso della sua storia Gemona subì numerosi attacchi e assedi (celebre quello del duca di Carinzia ne11261) e si trovò più volte coinvolta in azioni belliche, soprattutto contro la cittadina rivale di Venzone. Caduta nel 1420 sotto la dominazione veneziana, nei secoli successivi, tra alterne vicende, visse momenti anche economicamente difficili. Gemona e il suo mandamento furono infatti interessati dal fenomeno migratorio che in alcuni periodi raggiunse punte altissime. L'economia gemonese ha iniziato un movimento progressivo di sviluppo a cominciare dal secondo dopoguerra, grazie alla creazione di importanti realtà industriali, commerciali e di servizio. Diventata tristemente nota in Italia e nel mondo come la capitale del terremoto del 1976, Gemona è ora il simbolo della rinascita del Friuli. Le energie umane ed economiche, la forza morale hanno permesso infatti di superare questa difficile prova e di affrontare l'impegnativa opera di ricostruzione giunta ormai alla sua fase conclusiva.

( Realizzazione a cura dell'ufficio Beni Culturali del Comune di Gemona )( Foto Due Artegna )

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