IL PARCO DEL GARGANO

Michele Pavolini

 

Come si è letto nei libri di geografia delle scuole elementari, il Promontorio del Gargano è definibile, con semplice metafora, lo “sperone” dello stivale italiano. In questo territorio è stato istituito nel 1991 un nuovo parco nazionale, che si segnala, oltre che per le dimensioni (120 kmq) per il grande interesse naturalistico e culturale, che lo rendono una delle più importanti aree protette di recente creazione. In particolare, si notano sul piano fisico le forme di erosione marina, i fenomeni carsici e gli ambienti fitogeografici (con la magnifica Foresta Umbra) e, su quello culturale, i luoghi di culto, soprattutto quelli dedicati all’arcangelo Michele.

 

 
 

Inquadramento geografico e geologico

Dal punto di vista genetico il Massiccio del Gargano è un horst, cioè un pilastro, calcareo, le cui rocce risalgono perlopiù al periodocompreso  tra 180 e 70 milioni di anni fa:

 
   

 

i calcari e le dolomie si sono formati a causa di sollevamenti successivi che hanno dato origine ai terrazzi collegati con scarpate che caratterizzano i versanti  occidentale e meridionale. Esistono comunque anche rocce più antiche, rinvenute lungo la costa occidentale, che  risalgono a più di duecento milioni di anni fa. Le forme di questo rilievo, che culmina  a 1065 m nel m. Calvo, sono generalmente arrotondate, con pendenze poco accentuate, anche se non mancano in alcune zone incisioni di origine torrentizia, che hanno originato  gole e canyon interessanti, come quelle del torrente Romandato e dei suoi affluenti (con pareti verticali alte fino a trenta metri) nella zona di Ischitella e soprattutto sul versante meridionale, dove giustamente noto è il meandriforme Vallone di Pulsano, sede di eremi e di un’importante abbazia posti sui suoi ripidissimi fianchi .

 
 

Il clima è freddo in Inverno (con nevicate che si possono verificare anche lungo la costa) sul versante settentrionale a causa degli afflussi di correnti fredde provenienti dai Balcani e caldo in estate. Le precipitazioni sono abbastanza elevate sui rilievi, con massimi fino a 1300 mm annui, ma la circolazione idrica superficiale è estremamente ridotta a causa della natura carsica del suolo: pochissimi i torrenti di superficie (che gli anziani della zona ricordano un tempo più ricchi d’acqua), con un numero ridotto di sorgenti perenni, mentre molto interessanti sono i laghi di Lesina (51 kmq di superficie ma solo 1,5 m di profondità) e di Varano (60,9 kmq di estensione  e 3,7 di profondità media). I Laghi sono divisi dal mare (con il quale comunque comunicano mediante aperture naturali ed artificiali) da due istmi sabbiosi, ricchi di specie rare sia  vegetali  che animali: la fauna ornitica è rappresentata dalla spatola, dal mignattaio e dal cormorano e, tra i nidificanti, dal basettino e dalla moretta tabaccata, mentre, tra le piante più rappresentative, si segnala il cisto di Clusius.

Il Massiccio del Gargano possiede infatti anche una ricca fauna, la cui presenza è favorita dall’estensione e dalla varietà del manto vegetale, che nell’antichità ricopriva quasi tutto il territorio. Particolarmente interessante la colonia autoctona di caprioli (circa 100-120 individui) e la fauna ornitica, con circa il 70% delle specie nidificanti in Italia. Tra le specie più importanti di uccelli la poiana, il biancone e i cinque tipi di picchio, tra cui il rarissimo picchio dalmatino. Nelle praterie della fascia pedemontana sopravvive ancora una piccola colonia di galline prataiole, una specie quasi scomparsa in Italia. Oltre che dai caprioli, i mammiferi sono rappresentati sopratutto da animali  di piccole dimensioni che trovano nel bosco l’habitat ideale: martore, faine, tassi, ghiri, istrici, volpi e il gatto selvatico.

 

 
   
   

Le zone costiere

Le coste del Gargano sono giustamente famose per l’aspetto estetico di grande bellezza, in particolare lungo il tratto tra Peschici e Mattinata dove l’azione congiunta del carsismo e dell’erosione dovuta alle onde marine ha creato decine di grotte che  presentano grande varietà di aspetti: alcune hanno un andamento rettilineo (con uno sviluppo che può raggiungere gli ottanta metri nel caso della Grotta dei Marmi e di quella delle Sirene), altre hanno invece un andamento a zigzag, mentre alcune presentano grandi sale a cupola come la Grotta Campana Grande, che ha un’altezza di quarantasette  metri. Le  prime esplorazioni delle cavità, oggi ben valorizzate grazie ad escursioni in motoscafo, furono effettuate nel 1954 da due pescatori, Michele Sante e Nicola Trimigno, che scoprirono la prima di esse, denominata, per l’uso che ne veniva fatto, Grotta dei Contrabbandieri. L’origine delle grotte, poste quasi sempre lungo il punto di contatto tra zone di frattura nelle rocce e quella colpita dalle onde, è perlopiù legata a queste ultime e alla grande compressione dell’aria che si determina al loro interno, con ampliamento delle pareti e talvolta crollo del soffitto, come è avvenuto nel caso della “grotta Sfondata”.

 
 

Nel tratto tra Peschici e  Mattinata si segnalano molte altre forme interessanti, come archi naturali, tra cui l’ ”Architiello di san Felice” e quello alla Testa del Gargano, isole, microfiordi e baie, come quelle di Pugnochiuso e di Campi, falesie, in particolare a Peschici e a Vieste e faraglioni: tra questi ultimi l’esempio più interessante  è il cosiddetto Pizzomunno (Pizzo del Mondo) monolito alto ben 26 metri posto sulla spiaggia meridionale di Vieste. Pur non mancando spiagge del tipo pocket beach, il tratto tra Peschici e Mattinata è tipicamente di sommersione, mentre in altre zone del Gargano, in particolare a Nordovest si segnalano coste di emersione, con le spiagge e i lidi che separano il mare aperto dai laghi di Lesina e di Varano: i cordoni hanno una larghezza di circa ottocento metri.

 
       
 

Alla zona garganica appartiene anche l’arcipelago delle Isole Tremiti, posto a circa 18 chilometri dalla costa settentrionale: si tratta di tre isole principali (San Domino, che è la maggiore con 2,1 kmq di superficie, San Nicola e Pianosa, posta a diversi chilometri di distanza e del tutto disabitata) e di alcuni scogli, tra cui il Cretaccio, a forma di mezza luna, il Grottone e l’Architiello, un faraglione a forma di arco che ricorda quello della Baia delle Zagare a Sud di Vieste. Anche le coste delle isole Tremiti sono ricche di insenature e di grotte, tra cui la Grotta Viola e sono note ai subacquei e ai turisti per la straordinaria limpidezza  e ricchezza dei fondali.

 
 

I centri religiosi

Il sentimento religioso si è diffuso nella zona garganica fin dall’antichità, ma ha assunto un’importanza particolare nella prima era cristiana grazie alle apparizioni di San Michele (cui è dedicato lo stemma della provincia di Foggia) e alla diffusione del suo culto. La prima apparizione dell’arcangelo sarebbe avvenuta l’8 maggio dell’anno 492 nella Grotta posta presso Cagnano Varanno, ora luogo di culto di grande rilevanza, anche se la grotta più famosa dedicata a San Michele è quella di Monte Sant’Angelo, forse già luogo di culto in epoca pagana inserita fin dall’epoca longobarda nel percorso della Via Sacra, l‘antico cammino dei pellegrini su cui sorgono altri significativi edifici religiosi, come il Santuario della Madonna di Stignano e il Convento di san Matteo in Lamis.

 
   

Monte Sant’Angelo, noto anche per i suoi quartieri di bianche casette, fu il principale luogo di culto del Ducato Longobardo di Benevento: adesso è meta di vari pellegrinaggi, di cui i due più importanti sono quelli che si tengono nel mese di maggio e il 29 settembre: i fedeli giungono a piedi da S. Marco in Lamis e da circa venti chilometri di distanza dopo un breve tragitto con il pullman preso alla basilica di Vieste. Nel territorio del Gargano si possono notare spesso edifici religiosi di notevole significato artistico, come iI convento di Santa Maria di Merinum (nei cui pressi si sono effettuati gli scavi romani), l’Abbazia di  S. Maria di Calena presso Peschici e la chiesa, grande esempio di stile romanico-pugliese, di Santa Maria di Siponto.

 

 
 

Nell’ultimo secolo il significato religioso della zona garganica è stata accresciuta dalla presenza e dalle opere di Padre Pio di Pietrelcina che viveva a San Giovanni Rotondo: la devozione verso questo frate, ai cui funerali nel 1968 hanno partecipato più di centomila persone, ha alimentato un’enorme corrente turistica e la produzione di oggetti di vario tipo che ricordano la sua figura.

La religiosità delle popolazioni garganiche si esplica ancora in forma genuina nelle molte manifestazioni che si tengono nei centri della zona: la più tipica è quella delle “fracchie” che si svolge il Venerdì santo lungo le pittoresche vie acciottolate di San Marco in Lamis. Le fracchie sono tronchi  (o grandi rami) opportunamente tagliati e riempiti con frasche, sterpi e schegge di legno imbevuti di pece e tenuti insieme con cerchioni di ferro che le danno una perfetta forma conica. Sono trasportati da carri di varia grandezza, che vengono incendiati all’imbrunire: la manifestazione, che ha anche una valenza sportiva e turistica, risale alla fine del 1700 e viene svolta in onore della Madonna Addolorata.

 

 
   
   

I fenomeni carsici

La presenza di rocce calcaree e dolomitiche è alla base dell’accentuato sviluppo del carsismo su tutto il massiccio, anche se la zona più tipica a questo proposito è quella occidentale, dove si segnalano i fenomeni di maggiori dimensioni e più caratteristici, in particolare grotte e doline. Tra le prime la principale è la Grava di Campolato, profonda circa trecento metri, posta ad Ovest di Monte Sant‘Angelo e caratterizzata da uno sviluppo ipogeo complesso e di difficile esplorazione: la grotta, che si apre con pozzo di 96 m in un polje, ha uno sviluppo spaziale di circa un chilometro con andamento meandriforme e frequenti fenomeni di crollo; tra i primi a percorrerla fu, negli anni sessanta, il noto geografo Giuseppe Dematteis.Tra le altre grotte principali si segnalano quella di Pian della Macina, assai rilevante per le sue concrezioni (tra cui colate e colonne stalatto-stalagmitiche), quella di Montenero a san Marco in Lamis e quella di Zazzano, la più profonda esplorata in Puglia.Tra le doline, che punteggiano a  migliaia la zona occidentale, la principale è la Pozzatina, una delle più vaste ed importanti d’Italia, posta cinque chilometri a sud di Sannicandro Garganico. L’enorme cavità, che le favole locali vorrebbero scavata da persone in cerca di tesori ingannate dal dispettoso folletto Scazzamurrid, ha una profondità di centotrenta metri ed un perimetro di 1850 m. Fino al settecento, quando gli inghiottitoi posti su  fondo vennero allargati con l’uso di esplosivi, esisteva anche un lago carsico, detto  ora “alveo di  Sant’Egidio”.  

 

La foresta umbra e le particolarità fitogeografiche

Una delle maggiori attrattive del Massiccio del Gargano e del Nuovo Parco Nazionale è certamente l’ambiente fitogeografico, dato che la zona è un importantissimo crocevia floristico dove s’incontrano specie appenniniche, mediterranee, dell’Europa centrale e balcaniche. Particolare è la vicinanza di ecosistemi tra loro diversi posti a brevi distanze: la macchia mediterranea si integra con boschi in cui prevalgono specie tipiche dei climi freddi ed esistono anche pascoli, steppe, coltivi, rupi, zone floristiche lacustri e palustri, costiere e insulari, per un totale di otto ambienti diversi. Tra quelli boschivi spicca in particolare la nota Foresta Umbra (il nome del fitotoponimo deriva quasi certamente dal latino umbra) che, già cantata da Plinio, Orazio  e Lucano, costituisce una delle zone forestali di maggiore rilievo a livello nazionale ed europea. La foresta che, considerando anche le zone adiacenti, si estende complessivamente su circa 250 kmq, comprende duemila specie (circa il 35% del totale delle specie vegetali italiane) e, in particolare, si caratterizza per quell’ ”ombra luminosissima e intensa” di cui parlò il naturalista Cesare Brandi. La fittezza e le dimensioni degli alberi, ”che si levano come immense ciminiere” creano un paesaggio alquanto suggestivo, nel complesso ben valorizzato anche grazie alla presenza di recinti per animali (daini e mufloni)  e di un interessante museo naturalistico nella zona del Centro visitatori, posto a circa settecento metri di altitudine. Tra le specie più diffuse i faggi, l’ontano napoletano, i tassi e vari tipi di querce, in particolare cerri, e, più in basso, roverelle. Particolarità botanica di grande interesse della Foresta Umbra, soprattutto della zona sommitale, dove sono state rinvenute ben  47 specie in un territorio di 100 kmq di superficie, è la straordinaria diffusione delle orchidee, dato che ne sono presenti ben 56 specie, 5 sottospecie e molte varietà: il numero più alto in assoluto in tutto il continente europeo. Per preservare le zone di maggiore interesse fitogeografico sono state istituite alcune riserve naturali: tra le principali la Riserva orientata Falascone estesa su 48 ettari e formata soprattutto da faggi e specie termofile (aceri, lecci, carpino nero, orniello) e la Riserva Sfilzi che si estende su 56 ettari e comprende la sorgente omonima, l’unica  perenne della zona montana del Gargano. Alcuni alberi hanno raggiunto dimensioni notevoli: tra questi i tassi posti lungo la statale per Monte sant’Angelo (uno di essi, il  “Tasso dell’Ispettore”, supera i quattro metri di circonferenza, mentre un altro vicino ha superato gli ottocento anni d’età) e il Faggio detto “Il Colosso della Foresta”, posto sul ciglio della strada ma in direzione Vieste che ha una circonferenza di 5 metri e un’altezza (la massima della sua specie in Italia) di 40 metri. Il fenomeno del gigantismo arboreo presenta in questa subregione fitogeografica molti altri esempi importanti, esemplificati dal grande carrubo del Parco di Pugnochiuso (13 metri  di circonferenza alla base), dalla coppia delle Roverelle gemelle a Gamesce (la maggiore delle due, che sono poste a pochi metri di distanza, sfiora i sette metri) e dal leccio dei Cappuccini piantato circa tre secoli fa di fronte all’omonimo convento a Vico del Gargano che ha una circonferenza di 5,20 m e presenta anche un rilevante interesse storico e religioso. Tra le particolarità fitogeografiche del Gargano, oltre al ricco sottobosco formato in prevalenza da felci che raggiungono grandi dimensioni, si segnalano le vaste pinete di Pino d’Aleppo della zona tra Peschici e san Menaio (purtroppo colpite dall’incendio dell’estate del 2000), tra cui la Pineta Marzini, considerata una delle principali d’Italia; il pino d’Aleppo copre circa un terzo della superficie boschiva che si estende complessivamente sul 13 % del territorio del promontorio.

 

L'evoluzione storica e gli insediamenti

Il Massiccio del Gargano è stato abitato fin dal  paleolitico, come testimoniato dai molti ritrovamenti effettuati sia nelle località dell’interno che lungo la costa: ovunque si sono raccolte selci lavorate dall’uomo, mentre di grande importanza sono le miniere di Defensola presso Vieste (scoperta nel 1981) e Tagliacantoni, le più grandi mai trovate a cielo aperto. Per la datazione assumono una particolare rilevanza anche le iscrizioni e le pitture parietali raffiguranti animali (le uniche del periodo paleolitico in Italia) della Grotta Paglicci presso Rignano Garganico, al cui interno è stato rinvenuto anche un dolmen, con una stele di circa quattro metri. I Dauni furono tra le prime popolazioni ad abitare questo territorio: le testimonianze più rilevanti sono le necropoli con tombe a  sacco scavate nella roccia in cui il defunto veniva inserito rannicchiato oppure a borsa: grandi necropoli, come quella di Monte Saraceno con oltre quattrocento tombe, si trovano soprattutto nella zona di Mattinata. Anche i romani hanno lasciato tracce significative, visibili ora ad esempio negli scavi  di Merinum, sito dell’antica città posta tra Peschici e Vieste ricordata da Plinio. Di questa città, misteriosamente scomparsa in epoca medievale, sono tornati alla luce edifici risalenti all’età augustea ed impianti idrici ben congegnati oltre a vasi che documentano la già abbondante produzione di olio pugliese. Nei pressi di Merinum si segnala  la Necropoli detta La Salata risalente al periodo paleocristiano. La vita, anche a causa delle difficoltà ambientali, in particolare la scarsa fertilità della terra rossa, il terreno prodotto dal disfacimento del calcare, è sempre stata difficile in questa zona, dove la penuria  d’acqua costringeva a costruire le cosiddette “piscine “, o “cutini”, cisterne scoperte realizzate con muretti a secco dove raccogliere l’acqua piovana e abbeverare il bestiame. Tipiche le curiose masserie forticate della zona nordoccidentale (tra cui la Masseria Palmieri), mentre le coste furono a lungo infestate dalle incursioni dei pirati saraceni, che, conquistati i villaggi, effetuarono drammatici eccidi, come è  avvenuto a Vieste, attaccata dal generale Acomatt che la distrusse nel 1477 e dal Corsaro Dragut Rais nel 1554. Questo motivo spiega la presenza di molti centri all’interno, in posizione elevata e quindi meno esposta e più facilmente difendibile, come Monte Sant’Angelo, Ischitella, San Giovanni Rotondo e Vico Garganico, posti ad un’altitudine compresa tra circa 300 e 800 metri. Si tratta di località interessanti sul piano urbanistico e, soprattutto nel caso di Monte Sant’Angelo, su quello storico e artistico, con alcuni monumenti di notevole interesse, tra cui la cosiddetta Tomba di Rotari, il mitico re longobardo, che è però in realtà un battistero riedificato in epoca più tarda ed il castello, oltre alla grotta-santuario di san Michele. I principali centri della costa settentrionale (Rodi, Vieste e Peschici) si segnalano per la posizione sopralevata e per alcune peculiarità storico-culturali, oltre che per la bellezza dei circostanti tratti costieri, punteggiati dalle torri di avvistamento poste nelle zone da dove era possibile scorgere la massima estensione di mare, per potersi difendere dalle minacce dei pirati.

 

Le prospettive di sviluppo economico e l'azione dell'Ente Parco

La creazione del Parco Nazionale sta contribuendo a favorire  lo sviluppo turistico di questo territorio. La nuova area protetta, tutta compresa nella provincia di Foggia, si estende in diciotto comuni dove vivono circa duecentomila persone, dedite essenzialmente alle tre attività principali: l’artigianato (con la fabbricazione di molti oggetti che utilizzano il legno delle foreste locali) l’agricoltura (tra i suoi prodotti principali ricordiamo il vino, l’olio della varietà “leccino” e gli agrumi) e soprattutto il turismo. Lungo la costa si pratica anche la pesca, che alimenta una gastronomia ittica di straordinaria qualità: un tempo si utilizzavano anche i suggestivi trabucchi, le complesse attrezzature di tavole, funi e reti ancora visibili soprattutto presso Peschici e Vieste. Nell’interno è invece praticato l’allevamento: quello bovino, quello ovino e quello caprino, che alimentano una fiorente produzione di ottimi formaggi.

L’azione dell’Ente Parco, che ha sede a Monte Sant’Angelo è stata nel complesso efficace soprattutto per quanto riguarda la creazione di aree protette (recentemente sono state istituite due nuove aree in ambiente umido, quella del Lago Salso e quella di Frattarolo, dove si possono osservare cicogne e falchi predatori), di punti di sosta e di cartelli di segnalazione nelle aree forestali  e per la valorizzazione delle risorse locali mediante escursioni e  visite guidate: certamente singolare quella notturna nella Foresta Umbra, che permette di ascoltare i suoni degli animali nella notte ed il brusio di rami, “una musica invisibile ed eterna come quando, in un’orchestra, si accordano gli strumenti”. Nel  complesso le strutture ricettive sono adeguate, anche se solo sulle coste, mentre decisamente carente, anche lungo la costa settentrionale, che è quella più frequentata, è il servizio di trasporto collettivo, che pure può contare sulla suggestiva tratta ferroviaria tra San Severo e Peschici percorsa dalle littorine della Società delle Ferrovie del Gargano, che ha circa duecento addetti: il percorso, che si compie in circa due ore, permette di ammirare paesaggi suggestivi, come quello, che si ammira dall’alto, caratterizzato dal lago di Varano e dal retrostante mare Adriatico.

Bibliografia

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