Moschea del Consiglio Islamico di Verona, domenica 20 aprile 2008

In Nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso

 

In occasione dell’ Eid al-Fitr al-Mubarak 1428 A.H. / 13 Ottobre 2007 C.E., e in occasione de] Primo Anniversario della Lettera Aperta di 138 Sapienti Musulmani a S.S. Papa Benedetto XVI.

 

Lettera Aperta e Appello delle Guide Religiose Musulmane

 

Una Parola Comune tra Noi e Voi

 

Insieme Musulmani e Cristiani formano ben oltre metà della popolazione mondiale. Senza

pace e giustizia tra queste due comunità religiose non può esserci una pace significativa nel mondo.

Il futuro del mondo dipende dalla pace tra Musulmani e Cristiani.

La base per questa pace e comprensione esiste già. Fa parte dei principi veramente

fondamentali di entrambe le fedi: l'amore per l'unico Dio e l'amore per il prossimo.

Questi principi si trovano ribaditi più e più volte nei testi sacri dell'Islam e del

Cristianesimo. L'Unità di Dio, la necessità di amarLo e la necessità di amare il prossimo sono così

il terreno comune tra Islam e Cristianesimo. Quelli che seguono sono solo alcuni esempi:

Sull'Unità di Dio, Dio dice nel Sacro Corano: Dì: Egli è Dio, l'Uno/Dio, sufficiente a Sé

stesso (Al-Ikhlas, Sura della Sincerità 112:1-2). Sulla necessità dell'amore di Dio, Dio dice nel

Sacro Corano: Così invoca il Nome del tuo Signore e sii devoto a Lui con una devozione totale (Al-

Muzzammil, Sura dell'avvolto nel manto 73:8). Sulla necessità dell'amore per il prossimo, il Profeta

Muhammad (su di lui la Pace e la Benedizione Divina) disse: "Nessuno di voi ha fede finché non

ama per il proprio prossimo ciò che ama per se stesso “.

Nel Nuovo Testamento, Gesù Cristo (su di lui la Pace) disse: 'Ascolta Israele, il Signore è il

nostro Dio, il Signore è Uno, e tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua

anima, con tutta la tua mente, e con tutte le tue forze. 'Questo è il primo comandamento. / E il

secondo è questo: 'Tu amerai il tuo prossimo come tè stesso. ' Non e 'è altro comandamento più

grande di questi. " (Marco 12:29-31)

 

Nel Sacro Corano, Dio Altissimo ordina ai musulmani di trasmettere il seguente richiamo ai

Cristiani (e Ebrei - le Genti del Libro):

Dì: O Genti del Libro! Venite a una parola comune tra noi e voi: che non adoriamo altri

che Dio, e non associamo a Lui cosa alcuna, e che nessuno di noi scelga altri signori accanto a

Dio. E se essi non accettano dite loro:

Testimoniate che siamo coloro che sì sono dati completamente a Lui. (Aal 'Imran Sura della

famiglia di 'Imran 3:64)

 

Le parole: non associamo a Lui  cosa  alcuna sono riferite all'Unità di Dio e le parole: non

adoriamo altri che Dio, sono riferite  all'essere completamente devoti a Dio.

Quindi esse si riferiscono tutte al Primo e Più Grande Comandamento. Secondo uno dei più

antichi e più autorevoli  del Sacro Corano, le parole nessuno di noi scelga altri signori

accanto a Dio, significano che nessuno di noi dovrebbe ubbidire ad altri disobbedendo a ciò che

Dio ha comandato'.  Questo è riferito  al Secondo Comandamento perché giustizia e libertà di

religione     aspetti centrali dell'amore per il prossimo.

Cosi nell'obbedienza al  Corano, come Musulmani invitiamo i Cristiani ad incontrarsi

con noi  sulla base di ciò che ci è comune, che è anche quanto vi è di più essenziale nella nostra fede e pratica: i Due Comandamenti di amore. "

 

 

 

 

Risposta di Sua Santità Papa Benedetto XVI alla lettera aperta dei 138 sapienti Musulmani

 

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - il 13 ottobre, in occasione della fine del Ramadan (Eid al-Fitr),

un gruppo di 138 Guide Religiose Musulmane ha indirizzato una Lettera aperta al Santo Padre Benedetto XVI e ai responsabili delle altre Chiese e confessioni cristiane, dal titolo

"Una Parola Comune tra Noi e Voi".

Il Santo Padre ha risposto con una lettera, firmata dal Segretario di Stato, Card. Tarcisio Bertone,

indirizzata a S.A.R. il Principe Ghazi bin Muhammad bìn Talal, Presidente dell'Aal aI-Bayt Institute for Islamic Thought, il quale aveva personalmente curato l'inoltro della lettera aperta.

Riportiamo di seguito il testo della lettera, nella traduzione italiana pubblicata da "L'Osservatore Romano".

il 13 ottobre 2007 una lettera aperta rivolta a Sua Santità Papa Benedetto XVI e ad altri

responsabili cristiani è stata firmata da centotrentotto capi religiosi musulmani, tra i quali Lei, Altezza. Lei, a sua volta, è stato così cortese da presentarla al Vescovo Salim Sayegh, Vicario del Patriarca latino di Gerusalemme in Giordania, con la richiesta che venisse inoltrata a Sua Santità.

Il Papa mi ha chiesto di trasmettere la sua gratitudine a Lei Altezza e a tutti coloro che hanno

firmato la lettera. Desidera inoltre esprimere profondo apprezzamento per questo gesto, per lo spirito positivo che ha ispirato il testo e per l'esortazione a un impegno comune per la promozione della pace nel mondo.

Senza ignorare o minimizzare le nostre differenze di cristiani e musulmani, possiamo e quindi

dobbiamo prestare attenzione a ciò che ci unisce, ed esattamente la fede nell'unico Dio, il creatore

provvìdente e il giudice universale che alla fine dei tempi considererà ogni persona secondo le sue azioni.

Siamo tutti chiamati ad impegnarci totalmente con lui e ad obbedire alla sua sacra volontà.

Memore del contenuto dell'Enciclica Deus Caritas Est («Dio è amore») Sua Santità è rimasto

particolarmente colpito dall'attenzione prestata nella lettera al duplice comandamento dell'amore verso Dìo e verso gli uomini.

Come sa, all'inizio del suo Pontificato, Papa Benedetto XVI ha affermato: «Sono profondamente

convinto che dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell'ambiente, i valori del

rispetto reciproco, della solidarietà e della pace. La vita dì ogni essere umano è sacra sia per i cristiani sia per i musulmani. Abbiamo un grande spazio dì azione in cui sentirci uniti al servizio dei fondamentali valori morali» (discorso ai rappresentanti di alcune comunità musulmane a Colonia, 20 agosto 2005).

Questo terreno comune ci permette di fondare il dialogo su un effettivo rispetto delta dignità di ogni

persona umana, sulla conoscenza obiettiva della religione dell'altro, sulla condivisione dell'esperienza

religiosa e, infine, sull'impegno comune alla promozione del rispetto e dell'accettazione reciproci tra i giovani.

Il Papa confida nel fatto che, una volta raggiunto questo obiettivo, sarà possibile cooperare in

modo produttivo in seno alla cultura e alla società e per la promozione della giustizia e della pace nella

società e in tutto il mondo.

Incoraggiando la sua lodevole iniziativa, sono lieto di comunicare che Sua Santità desidera ardentemente ricevere Lei, Altezza, e un ristretto gruppo che Lei vorrà scegliere tra i firmatari della Lettera aperta. Al contempo, un incontro di lavoro potrebbe essere organizzato dalla vostra delegazione insieme con il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, con la cooperazione di alcuni Pontifici Istituti specializzati, come il Pontificio Istituto di Studi Arabi Islamici e la Pontificia Università Gregoriana. I dettagli di questi incontri potranno  decisi in seguito se questa proposta si dimostrerà per Lei accettabile in linea di massima.

 

Dal Vaticano, 19 novembre 2007

Cardinale Tarcisio Bertone

 

 


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