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TITOLO |

| Ciò che caratterizza tutti i teatranti è la
sacralizzazione di sé stessi,un espediente escogitato dal loro io per
farli sentire sacri e preziosi.Questo
espediente,però,si manifesta con modalità diverse,ed ha sviluppi differenti,a seconda se parliamo di teatranti di successo,o teatranti meno famosi.
Nei primi esso ha la forma di un vero e proprio complesso di superiorità:
i teatranti,cioé,sono convinti di essere,
in un certo senso,DIVERSI dagli altri
uomini,di avere il DONO DI NATURA (come appartenessero ad
una casta),ed hanno quindi spesso un
certo atteggiamento di sufficienza nei
confronti dei comuni mortali,non
ritenendoli all'altezza del loro genio.
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I giovani attori,così,vengono trattati con sufficienza dai teatranti di successo,che si ritengono superiori a loro;e non meno fortunato è il loro rapporto con i gruppi amatoriali,che li usano per sfogare le proprie frustrazioni.Non è sempre facile la vita,per i giovani attori. |
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| Anche i teatranti meno famosi sarebbero naturalmente portati a questa autoesaltazione ma,rendendosi conto di non aver conseguito risultati che la giustifichino,finiscono per nutrire un profondo sentimento di frustrazione nei riguardi dei loro colleghi più fortunati:sentimento che.quasi sempre,sfogano sui "nuovi",ossia i giovani che,per la prima volta,si affacciano al mondo del teatro (e scelgono ovviamente,per il loro debutto,
le compagnie meno blasonate,più accessibili).Questi giovani,anziché trovare nei gruppi amatoriali l'ambiente
amichevole e accogliente che ci si potrebbe aspettare da artisti che operano al di fuori dei meccanismi competitivi del successo,vengono alla
fine trattati come gli ultimi dei pezzenti. |
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