ICONA - Arte della Chiesa Indivisa
L’icona nasce nei primi secoli del cristianesimo per testimoniare lo splendore del Dio fatto uomo e la dignità dell’uomo creato ad immagine e somiglianza del suo Creatore: “Se vuoi comprendere ciò che sei, non guardare a quello che sei stato, ma all’immagine che Dio aveva nel crearti” (monaco Evagrio).
L’icona accomuna nel suo linguaggio e nei suoi canoni, dettati dalla Chiesa, tutta l’ecumene cristiana, pur raggiungendo espressioni profondamente originali in ogni area geografica e nazionale. Oggi riproporre l’icona significa tornare alle radici della profonda unità che riconosce in Cristo il Signore del cosmo e della storia, la “chiave di volta dell’universo”, e riprendere a respirare con i due polmoni della Chiesa orientale e occidentale.
.... Per entrare in sintonia con questo mondo pittorico non può bastare una prima reazione, dettata da sensibilità d’ordine estetico; occorre comprendere che nelle icone l’espressione artistica è funzionale alla proposta di un contatto con una realtà sovrannaturale…...
Dionigi l’Aeropagita, quasi millecinquecento anni fa, definiva le icone “ visibili rappresentazioni di spettacoli misteriosi e soprannaturali”. Si tratta di visioni, di misteri, che possono scaldare il cuore degli uomini del nostro tempo, com’è stato nei secoli scorsi per tutti coloro che si posero, nelle chiese e nelle case, in devoto raccoglimento di fronte a queste tavole.
L’icona vuol essere presenza del Mistero, uno spiraglio che ci permette di contemplare la bellezza del mondo trasfigurato in Cristo e di scorgere dunque l’icona che ciascuno di noi è chiamato ad essere nella comunione dei santi.
Per questo l’icona non si limita ad essere un oggetto artistico, ma può essere gustata e compresa solo nella preghiera: la sua presenza trasforma la realtà in tempio, così come nella tradizione russa l’angolo della casa in cui era collocata diventava “ l’angolo bello”, il tempio domestico che possedeva la dimora tutta.

E’ di Schopenhauer quella massima straordinariamente giusta, che alle grandi opere ci si deve volgere come ad Augusti Sovrani. Sarebbe sfrontatezza se noi per primi osassimo parlare con esse; bisogna invece porsi rispettosamente alla loro presenza e attendere che esse ci ritengano degni di parlare con loro. In rapporto alla icona questa massima è doppiamente vera, appunto perché l’icona è più che arte. Attendere che spontaneamente cominci a parlare con noi può essere cosa lunga, specialmente in considerazione dell’enorme distanza che ci separa da essa. (Evgenij Trubeckoj – Contemplazione nel colore)
Sacra Famiglia
icone sacre scritte da Cirino