ADCs NELLA RETE

Contatti con i Nostri Cari da tutto il Mondo

APPARIZIONE CONDIVISA
(11-04-11)
Questa straordinaria apparizione di gruppo avvenne a fine Ottocento nel Lancaster, nel
villaggio di Chipping ed è citata in un libro del 1960 scritto da un autore ivi residente, di nome Alan Lawson, ma non pensiate che la storia sia ben nota solo a livello locale. Nella prima parte del secolo scorso, il giovane Phillip Weld era andato con un gruppo diamici per fare un picnic sul fiume. Verso la fine del pomeriggio, si tuffò dalla riva del fiume ma non riuscì ad emergere. Gli altri ragazzi e un maestro si tuffarono per cercarlo, ma non riuscirono a trovare Phillip. Così convinsero il guardiano di una chiusa ad abbassare il livello dell'acqua cosicché il corpo di Phillip venne trovato incastrato nel fango del letto del fiume.
Il cadavere fu portato al college, ed il preside partì la mattina presto per informare i genitori del ragazzo, che abitavano a Lulworth, impiegandoci quasi una giornata: i tempi dei cellulari e di Internet erano ben lungi a venire! Entrato in Lulworth, veniva subito accolto dal padre di Phillip che fermò la carrozza esclamando:
 "Lei non ha bisogno di dirmi la triste notizia. Sappiamo tutti che  Phillip è annegato ieri."
 Il preside era stupito, in quanto era impossibile in quei giorni che una notizia viaggiasse così in fretta. Seduti vicino al fuoco nel suo studio, il padre di Phillip continuò a raccontare:
 
"Ieri sera io, mia moglie e mia figlia stavamo facendo una breve passeggiata nel parco. In prossimità di un incrocio mia moglie disse che Phillip stava ad un angolo. Noi tutti guardammo e vedemmo Phillip con due uomini in abito talare entrambi giovani e sorridenti. Phillip e le altre figure erano solide, non potevamo vedere attraverso di loro, e l'unica caratteristica curiosa è che Phillip era
fradicio, tanto, che l'acqua formava una pozza ai suoi piedi. Mia figlia corse verso l'apparizione, ma mentre si avvicinava i tre sparirono. Dopo il ritorno a casa io e mia moglie, che era molto turbata, abbiamo concluso che Phillip doveva essere morto affogato e che era venuto a dircelo."

Il padre di Phillip non aveva idea di chi fossero i due giovani  in abito talare, ed il mistero  rimase, fino a quando i coniugi Weld si recarono a Leagram Hall vicino a Chipping (
foto).  Dopo la messa della Domenica il sacerdote li invitò in sagrestia dove delle icòne di alcuni santi erano appese alle pareti. Appena entrati, Weld all'improvviso esclamò:
"
Questo è uno di loro, uno di quelli che è apparso con Phillip!"
 L'icòna era quella di Stanislao Kostka, un santo poco conosciuto che avrebbe cura delle persone annegate. San Stanislao Kostka è spesso raffigurato vicino ad una fontana con in mano un pezzo di tela bagnata. La storia è abbastanza simile a molte altre raccolte dai ricercatori del paranormale in non meno di quattro dettagli. Uno è che l'apparizione era stata percepita collettivamente, in questo caso da tre persone,il che in realtà è abbastanza inusuale, ed è presente in una minoranza di casi in letteratura, ma è molto significativa. Infatti, se più di una persona ha
potuto vederla, è enormemente improbabile che si trattasse di un' allucinazione soggettiva, come sarebbe logico pensare se fosse riferita da una  sola persona.
Una caratteristica più frequente, naturalmente, è la coincidenza dell'apparizione nel momento della morte della persona che viene vista. Quando è stata sollevata la questione al professor Richard Wiseman, noto scettico, egli ha subito spiegato che questo è un effetto della legge dei grandi numeri, in altre parole, una pura coincidenza. Questa spiegazione ci impone di credere che la gente abbia apparizioni continue, ma non tiene conto del fatto sincronico, ovvero che si è poi scoperto che quella persona era morta proprio in quel momento. E' vero che le apparizioni sono esperienze più
comuni di quanto generalmente si suppone, ma non lo sono sulla scala necessaria per propugnare
una simile tesi.
Significativa è anche la presenza d'una figura sconosciuta nella visione, che poi viene riconosciuta più tardi. Questo è considerato un fatto significativo in letteratura, in
particolare nelle infestazioni di luoghi specifici, per esempio negli hotels in cui un cliente
incontra un fantasma e ne riconosce più tardi la figura in fotografia.
Infine c'è l' informazione dei fatti che hanno causato il decesso. Phillip apparve fradicio, con una
pozza d'acqua ai suoi piedi, il che conferma quel che gli era successo e questo è molto
comune negli episodi che i ricercatori raccolgono: per esempio l'apparizione di un soldato con
una ferita sanguinante al petto, sta ad indicare che é appena stato ucciso in battaglia,
Per tutte e quattro le caratteristiche elencate, questo caso dovrebbe essere emblematico, ma si
sa che gli scettici possono sempre obiettare che :
I fatti non sono avvenuti sotto stretto controllo di laboratorio!

TRADUZIONE: WM - FONTE: PARANORMALIA

ADC AI TEMPI DI HITLER    03-04-11

Esther Raab, una sopravvissuta all'Olocausto, racconta di quanto avvenne la notte prima che lei e 300 dei suoi compagni di prigionia nel campo di sterminio di Sobibor in Polonia intraprendessero una fuga rocambolesca, quando la  madre, morta da tempo era venuta a lei in  sogno. Come molti ebrei europei, erano stati separati durante la Seconda Guerra Mondiale, senza sapere l'un l'altra del reciproco destino.  'Nel sogno le dissi, domani sono in fuga, e lei mi rispose che lo sapeva. Poi lei mi prese per mano, mi portò fuori dal campo, e mi  mostrò un fienile dove mi disse di nascondermi'.
Ci sono volute due settimane perchè Esther trovasse la stalla, in quanto poteva solo muoversi di notte. Quando finalmente la trovò fece una scoperta sorprendente. Suo fratello, che credeva fosse stato ucciso dai Nazisti durante una esecuzione di giovani uomini ebrei, emerse da un angolo oscuro dell'edificio. Aveva sentito qualche parola 'Yiddish'.  I due, entrambi convinti che l'altro era morto, erano increduli. Il fratello di Esther era rimasto nascosto nella stalla per nove mesi nutrito da un contadino che, regolarmente, gli aveva portato pane, latte e giornali.
Esther ha detto che l'uomo fu entusiasta di vederli insieme, e li tenne nascosti a lungo, fino a quando non fu sicuro che potessero uscire fuori. Quell'uomo aveva sette figli e tutta la sua famiglia era in gravissimo pericolo: se fosse stato scoperto ad aiutarli, sarebbero stati tutti uccisi.

(Da Metgat's Blog)

Angelo della montagna salva
un uomo IN GRAVE PERICOLO
(02-05-10)

La nebbia era densa come lo sciroppo sulle montagne giamaicane. La buia, stretta strada tortuosa di Ocho Rios era subito diventata impraticabile a tutti, tranne che ai pedoni, ma il taxi che trasportava Jeff Delgado ha dovuto continuare a percorrere velocemente le 40 miglia fino al St. Joseph Hospital di Kingston - . Senza le strutture mediche disponibili solo al St. Joseph, Jeff sarebbe morto presto. I medici sospettavano una rottura dell'aorta toracica, la più grande arteria del corpo.  Padre di otto figli e di soli 40 anni d'età, Jeff sanguinava a morte accanto a sua moglie sul sedile posteriore del taxi.
La tragedia stava per concludere ciò che era cominciato con una allegra festa, ma Jeff, che doveva presiedere il banchetto e le cerimonie, quella notte aveva abusato coi liquori dopo i bei momenti passati in spiaggia nel pomeriggio. Ubriaco di champagne, aveva affittato una barca a vela anche se  non sapeva condurla, infatti la brezza lo sospinse subito al di là del molo, dove Jeff si rese conto d'essere nei guai. Lottò disperatamente per girare la barca che si capovolse e lo gettò in acqua. Per due volte Jeff andò a battere violentemente contro il bordo dell'imbarcazione, finchè riuscì a afferrare la parte posteriore della barca ed a manovrarla in un certo qual modo, fino ad approdare sulla spiaggia.
Jeff era così debole che dovette essere portato nella sua camera d'albergo, dove iniziò ad emettere una grande quantità di sangue dall'intestino. Terrorizzato, chiamò il suo medico a Norman,in Oklahoma. L'infermiera gli ordinò di non coricarsi e di chiamare subito un medico locale,dicendo che era in pericolo di vita.
Un giovane medico giamaicano,giunto in albergo, non poté far altro che guardare allarmato come Jeff evacuasse ancora molto sangue e si limitò a praticargli due iniezioni di vitamina K per rallentare l'emorragia. Trovare un mezzo di trasporto per Kingston non fu facile: i residenti erano così spaventati dalla nebbia e dalle montagne che solo un tassista si disse disposto a fare un viaggio così pericoloso quella sera. Non appena il taxi era giunto ai piedi delle montagne avvolte nella nebbia, un uomo barbuto e con i capelli ispidi apparve loro sul bordo della strada. Indossava sandali, mantello e pantaloni larghi da lavoro e non sembrava affatto un giamaicano. Aveva sopracciglia arcuate e mani grandi, "come un falegname," ricorda Jeff. Sedutosi sul sedile anteriore dell'auto, guardò brevemente Jeff e chiese:
"E' questo l'uomo che soffre tanto?"
Jeff era in uno stato quasi meditativo a quel punto e non ricorda se sentisse dolore.
Il viandante restò un paio d'ore a guidare il conducente attraverso la nebbia. Scese persino a terra più volte e si fermò pochi metri in avanti, indicando la via sicura attraverso l nebbie spessa che oscurava tutto.  "Non avremmo potuto continuare senza di lui,"aggiunge Jeff . "C'era un pendio ripido da un lato della strada ed un precipizio, dall'altro." Infine, il taxi scese dalle montagne e la nebbia si diradò.
Il viandante chiese all'autista di fermarsi, scese dall'auto e scomparve, senza più farsi rivedere.
Jeff, raggiunto l'ospedale di Kingston, aveva solo il 40 per cento della pressione arteriosa normale e gli furono praticate massicce trasfusioni di sangue pressurizzato.
I medici gli avevano detto fin da subito che non aveva alcuna speranza di sopravvivere per il resto della notte, ma non avevano preso in considerazione una minuscola suora giamaicana....
Parlò con Jeff quella notte in ospedale e nei giorni successivi pregò per lui la Vergine Maria e San Giuseppe, nella cappella dell'ospedale. Il giorno dopo la sua supplica, Jeff si accorse che l'emorragia si era fermata e si sentiva abbastanza forte per alzarsi dal letto.
La guarigione era inspiegabile per i medici del Kingston. Quando tornò negli Stati Uniti, Jeff venne accuratamente esaminato in un ospedale dell'Università dell' Oklahoma, ma i medici non trovarono nulla che indicasse un pericolo di vita, nè lesioni interne, nè cicatrici di alcun tipo.
Uno degli aspetti più sconcertanti della stupefacente esperienza di guarigione rimane l'improvvisa comparsa del viandante su quella strada di montagna pericolosa e quindi la sua scomparsa.
"Sono grato e colpito,non so nemmeno spiegarmelo (il viandante), salvo
non si fosse trattato dell'intervento d'una entità divina che ha reso possibile tutto ciò ."

Ci sono altre spiegazioni: casualità, una coincidenza, una fortuita circostanza, ed anche solo stupida fortuna o buona sorte. Naturalmente.... Un uomo era capitato per caso a fare una passeggiata notturna lungo una strada di montagna deserta, avvolta nella nebbia ed isolata, nel momento esatto in cui un moribondo si trovava su quella stessa strada ed aveva un disperato bisogno di aiuto....!
Tali affermazioni sono semplicemente assurde, mentre una spiegazione più razionale è pensare che il viandante di Jeff era un Angelo in forma fisica inviato per una missione d'amore e di protezione nei confronti di Jeff.  Conosciuti anche come Spiriti Guida, gli Angeli sono messaggeri di amore, di fede, di speranza e guarigione, e sono sempre con noi.
Come eterne essenze vibranti, ovvero anime, abbiamo scelto per una serie di ragioni e motivazioni diverse di ritornare sulla Terra. ma non siamo capaci di affrontare la vita fisica da soli.
Siamo uniti ad un gruppo di altre entità vibrazionali che sono nostri amici e rimangono al nostro fianco per tutta la vita fisica ed anche dopo che la vita finisce (un evento conosciuto come "morte").
Queste anime,normalmente, non si incarnano in corpi fisici.
Quando si è molto giovani, sappiamo dell'esistenza dei nostri Angeli Custodi, i nostri amici immaginari. Almeno, questo è ciò che genitori ed insegnanti ci dicono quando siamo più grandicelli: che naturalmente non esistono, attribuendoli solo ad un pio desiderio o ad una finzione creata dalle nostre fantasie infantili. Che assurdità! Angeli e Guide sono altrettanto reali quanto noi. L'unica differenza tra noi e gli angeli è che noi abbiamo un corpo fisico e loro no. Occasionalmente, tuttavia, essi possono assumere apparenze fisiche - soprattutto quando la nostra vita è in pericolo: come nel caso di Jeff!

  
(Webmaster da Internet)

TANTI SEGNALI DA CHRIS (30-08-09)


Nessuno sa per certo ciò che ci accade dopo la morte:  cessiamo semplicemente d'esistere, oppure la nostra energia - la nostra personalità o spirito - continua a vivere su qualche altro piano di coscienza?
La maggior parte delle persone credono che ci sia una vita ultraterrena ed ogni tanto sperimentano eventi (ADC
's) che li convincono che la vita dopo la morte è una realtà.
Paula, che ha sofferto la perdita di suo figlio Chris, è una Mamma Amputata Americana e questa è la storia che ha raccontato su un sito che, come il nostro, raccoglie tante preziose testimonianze dei suoi Lettori


*****************************
<Io vivo a Houston, nel Texas, ed ho deciso di condividere la mia esperienza molto positiva a favore della vita dopo la morte, raccontandovi quanto mi è accaduto dopo la perdita del mio figlio più giovane, Christopher, (3 aprile 1983 - 5 Dicembre 2002).
Christopher è stato un ragazzo di talento, molto brillante, aveva 19 anni, 8 mesi e 2 giorni quando ci ha lasciato. Si era appena diplomato alla Scuola Superiore, ed era un bravo artista nel disegnare caricature, oltre a saper suonare tastiere, basso, chitarra e batteria. Gli piaceva scrivere nuovi testi satirici su vecchie canzoni ed era appena stato promosso Chef.  Lavorava e frequentava una scuola di cucina, perchè il suo sogno era di aprire un ristorante.
Christopher non ha mai incontrato un nemico che non diventasse poi suo un amico; aveva iniziato a suonare in una rock band con il fratello maggiore ed aveva grandi progetti per il futuro.
Al momento della sua morte, non c'è stato nulla da fare per salvarlo. Ecco com'è andata.

ARRIVA LA MORTE
 Era un freddo, nuvoloso, umido e grigio giorno di Dicembre. Chris, la sera prima di morire aveva trasferito il suo materasso in salotto perchè la sua stanza era troppo umida.
Io ero appena tornata a casa dopo aver preso mio figlio maggiore dal lavoro, quando Chris entrò in camera mia. Si era svegliato e sentiva freddo, perciò mi chiese se poteva dormire nel mio letto.
"
Certo!", gli dissi. Dopo tutto, sebbene fosse ben più grosso di me coi suoi 130 Kg. , era sempre il mio bambino! Infilatosi sotto le coperte mi sussurrò: "Mamma, ti voglio bene" ed io gli risposi,
 "
Ti amo tanto,zuccone! ". Queste furono le ultime parole che ci scambiammo.
Venti minuti dopo, entrò in camera mia figlia; non riusciva a far funzionare il suo cellulare nuovo e mi chiedeva di aiutarla. Naturalmente, -le dissi- sono o no la tua supermamma?
Mentre stavamo trafficando con l'apparecchio, sentivamo Chris russare forte, come al solito, ma poi  il ronfare divenne ancora più forte e ci fece spaventare. Le sue gambe avevano iniziato a tremare. In un primo momento pensai che potesse avere i crampi: gli capitava spesso quando dormiva, perciò iniziai a sfregargliele mentre parlavo con lui, ma non ebbi alcuna risposta.
Mia figlia era terrorizzata. Gridò, "
Mamma! sta malissimo! Chiamo il Pronto Soccorso!"
Mentre freneticamente chiedeva aiuto al telefono, io mi alzai e mi gettai su Chris.
Il mio cuore si fermò quando vidi un cerchio blu intorno alla bocca. Mio figlio stava morendo.
Mi misi ad urlare con tutte le mie forze: "
Oh, mio Dio, no! Non il mio bambino!"
Immediatamente cominciammo a praticare le manovre di rianimazione mentre la fidanzata di Chris ed il fratello (nostri ospiti quella sera) si precipitavano nella stanza a darci una mano.
Finalmente arrivò l'ambulanza e gli infermieri ed il medico tentarono di rianimarlo anche con la cardioversione elettrica, ma non ci fu alcuna risposta. Un'ora più tardi, non poterono far altro che constatarne il decesso. Il mio bambino ... perduto per sempre.

PERDUTO DAVVERO PER SEMPRE?

Chris aveva sempre detto che non sarebbe mai andato via e che si sarebbe sempre preso cura di me, che né io né suo padre saremmo mai stati abbandonati in una casa di riposo. Ora se n'era andato. Perché? Nessuno poteva darci una spiegazione, tanto che sul certificato di morte la causa del decesso era definita come "sconosciuta". Tale rimase fino all' Agosto del 2003 quando potemmo conoscere il risultato dell'autopsia: "
Cardiomegalia con ipertrofia ventricolare sinistra", che aveva causato la rottura del ventricolo stesso.
Nell'aprile del 2003 decidemmo di dare una festa di compleanno in sua memoria alla quale parteciparono quasi tutti i suoi amici. Nessuno di loro potrà mai dimenticare quel giorno.
Ascoltammo un nastro che Chris e la sua band avevano registrato. Mi parve una buona idea, sarebbe stato come averlo lì, di nuovo con noi, ed ero felice che tutti potessero ascoltarlo.
Appena pigiai il tasto del registratore e partì la musica con la sua voce, ebbe inizio uno strano show:
si accesero da sole prima una lampada, poi le altre luci della stanza, così come  TV, computers, stereo ed ogni altro apparato elettrico di casa!
Dopo alcuni minuti, improvvisamente, calò il buio assoluto... "
Lui è qui," dissi. "Chris è con noi!"
Tutti i ragazzi ridacchiarono nervosamente. Uno di loro esclamò scherzando:
"
Chris, se davvero sei tu, riaccendi le luci!"
Immediatamente, prima d'aver finito di pronunciare la parola "luci", tutte tornarono in vita.
Diciassette giovani uscirono di corsa: il party era finito. Da quel giorno sono ben pochi quelli vengono a farci visita, solo alcuni continuano a telefonare per tenersi in contatto.

UNA VISITA A CASA DI CHRIS

Una settimana dopo feci un sogno (almeno, io lo chiamo così), in cui stavo viaggiando in auto lungo una strada di montagna. Ho provato a chiedere perché ero là, dato che non sapevo chi viveva lassù, ma il veicolo continuava ad inerpicarsi per la montagna. Io non ne ero alla guida, ma non ero in grado di vedere nessuno al volante, né ricordo che fosse pronunciata alcuna parola.
Non so che tipo di mezzo fosse, però ad un certo punto è uscito fuori strada e si é fermato davanti ad una bella capanna di legno. Aveva un tendone da sole nel portico e sembrava molto ben mantenuta.
 Ricordo di aver guardato in basso per cercare la maniglia ed aprire la porta: sapevo che ero giunta a destinazione. Tenendo gli occhi puntati sulla porta della capanna, uscii senza guardare e chiusi la portiera dietro di me, sebbene provassi un certo smarrimento, ancora cercando di capirne il perchè.
Quando la porta si spalancò, uscì fuori il mio ragazzo! Gridavo il suo nome ad alta voce e mi misi a correre verso i gradini della casetta, mentre Chris correva verso di me. Gli sono letteralmente saltata in braccio e l'ho stretto forte piangendo, baciandolo, carezzandolo. Non potevo credere che fosse lui: si mise a ridere, poi abbiamo urlato di gioia mentre ci tenevamo avvinghiati l'un l'altro.
Egli mi portò all'interno della casetta: era molto bella, non eccessivamente rifinita, senza apparecchi elettrici di alcun tipo, poi mi fece vedere la sua stanza.
Gli confessai quanto mi mancava e come tutti avessimo sentito la sua dipartita, come fosse stato tutto un errore, come avremmo voluto che tornasse a casa. Mi abbracciò stretto stretto e mi rispose:
"Non è stata colpa di nessuno Non c'era nulla che tu potessi fare, mamma."
Mi assicurò che stava bene - da solo, ma bene- che gli mancavano suo fratello, sua sorella, io, papà, ed i nipotini che amava tanto e mi lasciò un messaggio per i suoi amici: "Sto benone e vi aspetto tutti.".
Gli dissi che io non volevo tornare indietro, che volevo restare con lui, che non volevo perderlo di nuovo!
Puff...!  Mi ritrovai al buio, come se qualcuno avesse spenta la luce.
Mi sentii tremare, tutto il mio corpo sembrava scosso violentemente avanti e indietro.
Christopher e la sua casetta erano ormai andati, persi nel buio. Poi ricordo di aver sentito, vagamente in un primo momento, qualcuno che pronunciava il mio nome, una voce nel buio che urlava:
"Dove sei? Dove sei andata?"
 
L'agitazione divenne più violenta, e mi resi conto che qualcuno mi scuoteva avanti e indietro.
La voce era sempre più forte e finalmente la riconobbi: era quella di mio marito.
"
Apri gli occhi! " gridava, "...amore, respira!" Mi sentivo presa a schiaffi, aprii gli occhi e feci un respiro profondo. Ero tornata a casa mia. Scoppiai in lacrime. Lui mi aveva afferrata singhiozzando, continuando a chiedermi dove fossi stata e gli sussurrai:
 "Ero con Christopher!" L'avevo perso di nuovo.....

CHRIS TERRORIZZA UN PASTORE

Il Sabato successivo, un cliente che frequentava il negozio di mio marito si era fermato a casa nostra per farci le condoglianze, ma anche perchè aveva sentito parlare della strana festa di compleanno.
Si trattava del Pastore di una chiesa non ortodossa e voleva rassicurarci che il fantasma di Chris non stava infestando casa nostra, che esiste solo lo Spirito Santo, che nostro figlio stava facendo ciò che fanno tutti gli spiriti, o che era rinato.
Fu allora che le luci iniziarono di nuovo, lentamente, ad emettere uno sfarfallio qui, un barlume là, quindi il computer, che era spento, si avviò da solo.
Le luci si accendevano e spegnevano in tutta la casa mentre io e mio marito eravamo seduti sul divano, e quell'uomo su una sedia di fronte a noi semi-terrorizzato a chiederci che razza di trucco fosse. Entrambi gli mostrammo le mani vuote, per fargli capire che non c'era nessun telecomando, come la gente andava dicendo in giro. Le luci lampeggiarono più velocemente: non direi che correva urlando, ma fuggì abbastanza in fretta, pregando ad alta voce! Non è più tornato nè ha cercato di contattarci nuovamente. Lo spettacolo luminoso si fermò appena ebbe lasciato la casa.

LA CASETTA DEGLI UCCELLINI

Il giorno dopo, Domenica, io e la mia nipotina Kelsey andammo al centro per fare benzina e comprare cibarie. Appena uscite, notai la mia vicina di casa nel suo giardino, immobile con una pala in mano.
Devo dire che non ci feci molto caso, sul momento. Quando siamo tornati dal negozio, lei era ancora lì esattamente dove l'avevamo lasciata, così mandai Kelsey a vedere se stava bene.
Aveva trovato un piccolo serpente fra i fiori ed era terrorizzata di muoversi, nonostante gli avesse tagliato la testa col badile. Facile capire che non è nata in Texas!
Io corsi verso di lei, presi la pala e gettai nel cestino quel che restava del rettile, poi l'accompagnai a casa sua. Era molto scossa, ma decisi di raccontarle del mio "incontro" con Chris che lei conosceva da alcuni anni. Quando ebbi finito il racconto, lei impallidì e mi disse:
"Resta lì! Non andare da nessuna parte!" e sparì nel retro della casa per tornare subito dopo con in mano  una casetta per uccellini a forma di capanna di legno!  Ero sbalordita. A parte alcune decorazioni, la casetta era una replica esatta di quella dove ero andata ad incontrare Chris!
Prima che potessi riprendere fiato, lei iniziò a raccontarmi di come la Domenica di Pasqua - il giorno in cui avevamo organizzato la festa per Chris - era andata a fare shopping al "Wally World", un ipermercato dove aveva notato quella casetta. Aggiunse di aver avuto la strana sensazione che la "seguisse" per tutto il negozio e che aveva provato un forte impulso a comprarla, cosa che aveva poi realmente fatto. Quale migliore conferma che ero stata effettivamente a visitare Chris?
Mi ricordai che il giorno che mio figlio era morto, nel tornare dall'ospedale, avevo notato che la mia vicina stava uscendo in fretta da casa sua. Lei mi disse che quel giorno aveva appena ricevuto una telefonata in cui le dicevano che sua zia ed un suo cugino erano rimasti vittime d'un incidente stradale in cui il cugino era rimasto ucciso. Mi chiesi se il misterioso autista del "sogno" fosse stato proprio lui e forse è stato proprio così, essendo deceduto quasi alla stessa ora di mio Figlio.
Questi episodi mi hanno fatto aprire gli occhi verso le manifestazioni che mio figlio continua ancora a darmi per rassicurarmi della sua presenza. Può trattarsi di strani globi di luce sulle foto digitali, di elettrodomestici che partono e si spengono da soli anche in presenza di altre persone e tanti altri segni.
Christopher aveva sempre detto che non mi avrebbe mai lasciata: sta mantenendo la sua promessa!>

Webmaster da Paranormal Ph. 

KATIA, LA BIMBA FANTASMA (16-11-08)

Finora non ci eravamo mai imbattuti in racconti di contatti post mortem (ADC) provenienti dall'ex Unione Sovietica, per cui non abbiamo perso l'occasione di tradurre per i nostri Lettori la bellissima e commovente storia di Katia, una bambina che non voleva lasciare i suoi cari anche dopo la morte, continuandoli a proteggere ed a confortare per diversi anni con la sua eterea  presenza .

 

 

 

 

 

 

 

IN QUESTA FAMOSISSIMA FOTO SI VEDE IL FANTASMA DI UNA BAMBINA FRA LE FIAMME D'UN INCENDIO.
 L' AUTENTICITA' DELLO SCATTO NON E' MAI STATA SMENTITA NE' CONFERMATA

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Katia era cresciuta in una povera famiglia che risiedeva in un piccolo appartamento di Stalingrado, verso la fine degli anni 80, un'epoca in cui la caduta del Comunismo aveva ridotto in miseria molti nuclei
familiari già precedentemente poveri e che dovevano  lottare quotidianamente per mettere qualcosa da mangiare nel piatto, per cui  era diventato quasi impossibile ricevere cure mediche, anche se estremamente necessarie.
Katia aveva compiuto da pochi giorni il suo 11 ° compleanno, quando iniziò a stare male. Vi era un medico nel quartiere, ma potette fare ben poco, salvo dare ai suoi genitori la notizia che la piccola era gravemente malata. Le strutture sanitarie statali erano piene e sarebbero passate settimane prima di avere un appuntamento. Finalmente gli specialisti presso l'ospedale la visitarono, ma per la sua vita v'erano pochissime speranze: Katia aveva un'aggressiva forma di mieloma multiplo che la uccise dopo appena due mesi dai primi segni di malattia. 
I suoi genitori non potevano permettersi uno loculo per la sepoltura e così il suo corpo venne cremato e le ceneri furono conservate in un'urna di ceramica che venne posta su di un tavolo al centro del soggiorno,  avvolte in un drappo e con accanto una foto di molti anni prima, che la ritraeva al circo.
Anche se l'immagine era vecchia, quella era la Katia che i suoi familiari volevano ricordare: sorridente e con gli occhi scintillanti di vita. L'urna era diventato una specie di sacrario e sua madre accendeva sempre una candela in ricordo della sua bambina ogni Sabato notte, lasciandola bruciare fino alla Domenica mattina.  Non molto tempo dopo la sua morte, la famiglia di Katia notò strani accadimenti che provocarono sentimenti contrastanti fra la costernazione, la speranza e la curiosità.
Dapprima accadde qualcosa di strano proprio con quella fotografia. Per ben due volte la vecchia immagine era stata trovata a faccia in giù sul tavolo, mentre un'altra foto, che ritraeva Katia in un'età più avanzata, aveva preso il suo posto accanto all'urna
Anche se i suoi genitori preferivano la foto di quando era piccolina, in più di un'occasione la ragazza
-quand'era in vita- aveva detto che a lei non piaceva. Per qualche ragione non amava vedere l'immagine di se stessa sorridente. Per la sua famiglia fu ovvio pensare che lo spirito della ragazza ancora odiasse quella vecchia foto e che voleva essere ricordata all'età in cui era morta.
Circa un mese dopo la sua dipartita, il fratello ed un amico stavano giocando in un appartamento abbandonato accanto al loro palazzo. Precedentemente l'edificio aveva ospitato una Comune Stalinista, ma poi era caduto in rovina ed era parzialmente crollato pochi anni prima. Anche se il governo aveva ripulito la zona, gli operai non erano stati molto efficienti, perchè avevano lasciato numerose macerie, resti di ferro, cumuli di cemento ed alcune pareti ancora sporgenti dal terreno.
Quel giorno i due ragazzi giocavano alla guerra in un appartamento vuoto, nel tardo pomeriggio.
Mentre l'altro  si nascondeva da qualche parte fra le rovine, il fratello di Katia si aggirava in mezzo alle pareti distrutte in cerca di lui. Ad un certo punto, guardandosi intorno , egli intravide con la coda dell'occhio qualcosa che catturò la sua attenzione:
Katia era lì, alla finestra principale del loro appartamento, col viso pressato contro il vetro ed agitava le braccia freneticamente...... 
Il ragazzino rimase esterrefatto anche se, per un breve attimo, gli sembrò una cosa più che naturale, dato che sua sorella spesso lo guardava giocare dalla finestra. Ma poi finalmente si rese conto di ciò che stava vedendo: frastornato indietreggiò di qualche passo, allontanandosi  dal muro in rovina ...
proprio nel momento in cui crollava. La sua attenzione si spostò dall'apparizione di sua sorella al muro crollato ed agli spuntoni di ferro che uscivano dalle macerie.
 Inutile dire che quando ebbe guardato di nuovo verso la finestra, sua sorella era scomparsa.
Il suo amico, avendo sentito il fracasso del crollo, era subito accorso per vedere se si fosse ferito, trovandolo in preda allo stupore, perchè aveva capito che, se fosse rimasto dove era fino a pochi attimi prima dell'apparizione, sarebbe stato seriamente ferito, se non ucciso dalla caduta dei detriti.
Sua sorella gli aveva salvato la vita, perchè dall'Oltretomba l'aveva messo in guardia bene in tempo!
La presenza di Katia è stata spesso avvertito anche da suo padre.
Quando la bimba era piccola, si addormentava con lei sul divano dopo averle fatto le coccole, tenendola al suo fianco e cingendola con le sue grandi braccia, per poi, nel cuore della notte, riportarla nel suo lettino. In più di un'occasione, dopo la sua morte, egli era stato svegliato
dalla sensazione che il suo braccio la stringesse ancora poi, una notte, la presenza di Katia era stata così reale che il poveretto non riuscì a contenersi e si mise a piangere in maniera incontrollata per la perdita della sua cara figlia.
E lui giura che in quei momenti sentì sulla guancia  una piccola mano che gli asciugava le lacrime.
Era come se gli stesse dicendo che anche se era morta ora stava bene, che  l'amava ancora.
L'eterea presenza di Katia divenne ben presto una costante e rassicurante parte della vita familiare. Ogni settimana si verificavano strani eventi paranormali solo per confermare che Katia ancora risiedeva con la famiglia nel loro piccolo appartamento con tre camere da letto e queste 'visite' erano ancor più frequenti durante le festività che lei amava tanto.
 Il Natale successivo alla sua morte, le luci sull'albero spesso si attivarono da sole.
Un carillon a molla, che quindi doveva essere caricato ogni volta con la sua chiavetta, suonava da solo inspiegabilmente ogni notte di Natale, sempre e soltanto quando la famiglia era già andata a letto, ma il più incredibile incidente avvenne quasi tre anni dopo la sua morte.
Era stato un inverno molto freddo e la notte molte persone che vivevano negli altri appartamenti non potevano permettersi di accendere il normale sistema di riscaldamento elettrico, quindi alcuni si erano arrangiati con rimedi improvvisati. In molti avevano installato stufe a legna, alimentando con pallets e pezzi di legno compensato di scarto, o con prodotti petroliferi tutt'altro che raffinati, quei caloriferi che avrebbero dovuto bruciare ben altro.
In pratica un disastro annunziato che poteva accadere ad ogni istante.
Al secondo piano, quasi sotto la famiglia di Katia, uno di questi apparecchi di ripiego era stato lasciato incustodito durante la notte e da esso partì un incendio che cominciò a devastare l'edificio.
Molte persone persero la vita, ma la famiglia di Katia ne uscì incolume.
Quando il fuoco era appena iniziato tutte le porte del loro appartamento cominciarono ad aprirsi e chiudersi rumorosamente, svegliandoli tutti. Essi naturalmente attribuirono i fenomeni a Katia, ma non avevano alcuna idea di ciò che stava cercando di comunicare loro, poichè il fumo non aveva ancora invaso le loro stanze. Ma, come tutta la famiglia giunse nel soggiorno per chiedere spiegazione del fenomeno a Katia, suo padre percepì un debole ma distinto sussurro nell'orecchio:
 "Scappa, Papà!"
proprio mentre avevano iniziato a notare l'odore di fumo che stava per invadere il corridoio attraverso la tromba della scala.  Katia aveva salvato la sua famiglia da morte certa ma purtroppo, a causa della confusione ingenerata dal disastro, non avevano avuto modo di salvare l'urna cineraria.
Non ne fu mai trovata traccia tra le macerie ed i particolari fenomeni con cui Katia aveva rassicurato la sua famiglia si fermarono, forse perchè il suo Spirito non era più in
grado di manifestare la sua presenza terrena a causa della distruzione dell'appartamento
che era stato casa sua per tutta la sua breve vita. 
Il fantasma di Katia non era più con la sua famiglia che, trasferitasi in un nuovo appartamento, non ebbe più altre esperienze paranormali, gettandoli nel dolore per una seconda volta, ma col cuore pieno di gratitudine per la loro bambina che li aveva salvati oltre che per quei pochi momenti meravigliosi in cui avevano avuto la certezza che la loro figlia perduta viveva ancora con loro.

(Trad. Webmaster da:  The Paranormal Pastor )

CONTATTO... VOLANTE CON L'ALDILA'! (14-11-08)

John Edwards, uno dei  più famosi Mediums Americani, ha raccontato al prestigioso quotidiano New York Times di un contatto spontaneo con il padre defunto di una hostess, avvenuto durante un viaggio aereo.
Questa storia (se vera e non frutto di un ben organizzato spot pubblicitario) ci dimostra come tali tipi di dialogo con l'Aldilà possano avvenire anche senza essere richiesti e che sono proprio quelli più "genuini". Ma lasciamo la parola al famoso Psichico Newyorkese:
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< Ero in volo per Miami, quando ho immediatamente fatto caso ad una delle assistenti di volo. Provavo l'impellente necessità di darle un abbraccio, ma ovviamente, me ne guardai bene dal farlo.
Io non sono certo il tipo che abbraccia persone sconosciute senza motivo, oltretutto è possibile essere arrestati per questo, però continuavo a pensare che la mia reazione era stata molto insolita, così mi limitatai a tenerla d'occhio. Anche lei mi stava guardando, come se mi conoscesse, sicchè  pensai che forse mi aveva visto in televisione
(
John conduce un famoso show sulle TV Americane -NdR).
Seduto che fui al mio posto, non ci pensai più, ma subito dopo il decollo, la ragazza si avvicinò e mi  chiese se conoscessi la sua famiglia.
Le feci alcune domande sul loro luogo di origine, ma in me non scattò nulla: non li conoscevo affatto.
Durante il volo venne verso di me diverse altre volte e mi chiese ripetutamente se fossi assolutamente certo che non conoscevo nessuno della sua famiglia;  io continuai a dirle di no.
Infine, mi affrontò nuovamente, perchè pensava che io fossi stato in qualche modo collegato a suo padre. Per metterla a suo agio, le dissi che avevo uno show in TV e che forse lei mi conosceva per averlo seguito, ma lei non aveva mai sentito parlare nè di me nè del mio show televisivo, "Cross Country".
Pochi minuti dopo, un'altra assistente di volo mi si avvicinò: era molto turbata. Anche lei mi disse che non sapeva chi fossi o quello che facessi, ma che la sua collega era un tipo molto emotivo e che era sicura che avevo qualcosa a che fare con lei, e così la raggiunsi nella zona cucina. Le confessai subito che avrei voluto darle un abbraccio appena l'avevo vista sull' aereo, anche se non sapevo nulla di lei.
 
E poi è successo qualcosa di incredibile: ho iniziato a parlare di lei attraverso il suo defunto padre! Sapevo il suo nome e i nomi di altre persone della sua famiglia che erano con lui dall'Altro Lato e le espressi tutti sentimenti che suo padre aveva per lei e per i suoi cari e le dissi anche che lui stava bene e che voleva che anche lei lo fosse.
Poi le ho dato un abbraccio ed ho messo due dita sulla sua spalla, un gesto completamente estraneo alle mie abitudini.  Come ho fatto ciò, la hostess è scoppiata in lacrime, ma erano lacrime di gioia:
il suo papà era solito fare la stessa cosa.
Non sono in grado di dirvi quando un volo sarà in ritardo o se sarà annullato, nè certamente posso aiutarvi a fare i giusti investimenti in borsa o puntare per voi al tavolo del blackjack a Las Vegas, ma a volte posso dare un sorriso alle persone che ne hanno bisogno.>