La pasturazione

23-02-04

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L'ARTE DELLA PASTURAZIONE

L’arte della pastura

Spesso si vedono ancora oggi pescatori giungere sul posto di pesca con un sacchetto anonimo di pastura, aprirlo, bagnarlo con acqua, shakerare come se fosse un cocktail e pretendere di poter insidiare nel modo giusto i nostri amici pesci. Solo la fortuna può aiutare queste persone, dato che la pasturazione è una tecnica con semplici ma importantissime regole per la buona riuscita. La pastura è un’arte: è indispensabile conoscere non solo i gusti dei pesci ma anche le proprietà di ogni singolo ingrediente impiegato, la capacità di accordarsi dei diversi gusti fra di loro e, non ultimo, il potere nutritivo di ciascun elemento.

Preparazione impasto
Palline di pastura
Proprietà fisiche

Oltre a qualità come il gusto, l’aroma e il minore o maggiore apporto di sostanze nutrienti, le varie farine impiegate nelle pasture sviluppano, una volta bagnate, caratteristiche diverse anche diverse tra loro. Vi sono ingredienti che “legano” l’impasto, cioè hanno la tendenza ad appesantire e compattare la pastura, e altri che invece la “slegano” rendendola leggera, friabile o addirittura galleggiante. Questo particolare credo che sia fondamentale per la buona riuscita di una pasturazione specifica.

Ingredienti base

Prima di parlare degli ingredienti base commestibili, credo di dover parlare del famoso pastoncino. I nostri papà e i nostri nonni lo usavano in passato con risultati eccellenti ma venne accantonato per il costo elevato. Leggendo “pastoncino” vi verrà sicuramente da pensare al cibo che si compra nei negozi per l’alimentazione di canarini e pappagallini. È proprio così, ma la sua notevole percentuale di vitamine e farine di semi pregiati ne facevano un prodotto molto caro. Oltretutto, data la sua alta percentuale di acqua nell’impasto, lo rendeva un prodotto poco durevole. Ecco perché si è iniziato ad usare quei prodotti che la nostra normale alimentazione ci metteva a disposizione ogni giorno sulle nostre tavole.

IL PANE

È certamente l’ingrediente base per eccellenza di quasi tutte le pasture perché anche da solo serve ottimamente ad attirare i pesci. Senza generalizzare troppo, a noi serve comunque un pane abbastanza insipido proprio per quella sua caratteristica di neutralità che fa parte degli ingredienti base. Io li ho suddivisi, a grandi linee in sei tipi: il pane bianco comune, all’olio, integrale, pan carrè, biscottato e i grissini. Col primo tipo non intendo la comune michetta o rosetta, ma il pane toscano, assolutamente senza sale. Dalla sua lavorazione ne esce una pasta disgregante, dato che la sua composizione la rende poco legante. Occorre tenere presente l’alto potere nutritivo del pane per evitare di saziare il pesce esagerando con le dosi e i lanci. I pezzetti di pane che si liberano dalla palla di pastura costituiscono, infatti, un alimento comunque abbondante e sarà necessario fare attenzione al numero di pesci presenti in loco per non esagerare. Ricordiamoci che la pasturazione serve ad attirare il pesce all’esca per far si che abbocchi al nostro amo; se si esagera lo scopo verrebbe vanificato con il saziamento della preda. Come avrete intuito, sia fresco che secco e macinato, il pane bianco è una pastura polivalente, sia da fondo che da superficie che, accoppiato ad altre farine, farà risultare migliore la nostra pastura. Il pane all’olio, comunemente reperibile in commercio, si può usare fresco nelle pasture da fondo o seccato e macinato per le pasture da superficie per l’alborella e il triotto in acque correnti veloci. Lavorato fresco ha un forte potere legante e si adatta all’integrazione con farine di origine animale. Il pane integrale è difficile da vedere nelle mani di un pescatore, forse perché è rara la sua presenza anche sulle nostre tavole. Anche se il suo uso non si diversifica molto dai precedenti tipi di pane, è meglio non usarlo fresco, dato che la sua alta percentuale di crusca lo rende molto disgregante ed inoltre ha un potere nutritivo bassissimo. Non a caso i dietologi lo prescrivono nei regimi di diete dimagranti. Il pan carrè è il tipico pane da toast ed ha un altissimo potere legante. Proprio per questo è indicato quasi esclusivamente per le pesche di fondo dove utilizzeremo solo la mollica scartando la leggera crosticina bruna facilissima da eliminare. La stessa però potremo riutilizzarla tostata per la pasturazione di superficie. Le fette biscottate sono, per intenderci, quelle che mangiamo di solito al mattino a colazione. La farina che si ottiene dalla sua macinazione è leggerissima ed è validissima per le pasture da fondo. Dal grissino si ottiene una farina chiara e leggera, con un basso potere legante, adatta quindi solo per le pasture di superficie. In alternativa alle fette biscottate si possono utilizzare i comuni biscotti da prima colazione che generalmente abbiamo tutti a casa. La sostanziale differenza dalle fette biscottate sta nell’altissimo potere nutritivo, vista l’alta percentuale di zucchero e uova presenti nell’impasto. Polverizzandoli, otterremo una farina molto nutriente e legante ma, data la sua untuosità, tenderà a restituire l’acqua aggiunta per l’impasto. Adatta comunque a tutti i tipi di pasturazione, sia da fondo che da superficie, ma da usare con parsimonia per i motivi che vi ho appena spiegato. Oltre agli ingredienti base, una buona pastura necessita di altre sostanze in percentuali variabili. Ecco che cercherò di elencare e spiegare le caratteristiche degli ingredienti secondari.

Farine vegetali

La farina di arachidi o noccioline americane è ottima nelle pasture a base povera, dato il suo alto contenuto di grassi. Ha un enorme potere legante ma si conserva per poco tempo perché tende ad irrancidire. I semi di canapa sono un’ottima alternativa alle arachidi e sono facilmente reperibili nei negozi di mangimi per animali. Per la pesca alla minutaglia, possiamo utilizzare la farina dal seme secco o tostato ma, per i grossi predatori come cavedani e carpe, useremo i semi interi e bolliti precedentemente. Possiamo conservarli bene e a lungo in un vaso di vetro ben chiuso. Poco usata ma molto attrattiva è la farina di castagne. Viene utilizzata in basse percentuali nelle pasture da fondo, dato il suo altissimo potere nutritivo dovuto agli zuccheri presenti nella sua polpa. Ottimo ingrediente invernale quando i grossi predatori cercano alimenti nutrienti contro i rigori del freddo. La farina di carrube si può reperire agilmente in tutti i supermercati. Di colore molto scuro, ha un alto contenuto di zuccheri ma è poco nutriente e ha un basso potere legante. Sarà ottima quindi da accoppiare a farine grasse per pasture da fondo. I semi di lino, che ci ricordano le terribili “frittate bollenti” che la nonna ci applicava sul petto per la tosse e le bronchiti, sono facilmente reperibili in mercati ed erboristerie nonché nei negozi di mangimi. Il suo utilizzo è indicato nelle pasture esclusivamente da fondo pesanti con medio potere nutritivo. Il mais è uno degli alimenti più conosciuti da tutti i pescatori del mondo. Esca quasi polivalente sia per ciprinidi che per trote e pesci di mare, ridotta in farina serve da “correttore” per le pasture da fondo. Correttore di dolore per le pasture troppo scure e poco appariscenti, dato il suo colore giallo-arancio; correttore di densità dato che questa farina ha basso potere legante e calorico, quindi può essere utilizzata in alte percentuali. Volendo utilizzare l’amido di mais o la comune “maizena” avremo una farina finissima dall’alto potere legante e schiarente con una buona digeribilità. La farina di cocco, derivante dalla polpa seccata è facilissima da reperire nei comuni supermercati. Ha un profumo fortissimo e quindi un altissimo potere attrattivo e nutritivo, grazie anche all’alta percentuale di zuccheri e proteine. Indicatissima nelle pasture da fondo pesante per la pesca dei grossi ciprinidi anche in acque mosse dato che le sue sostanze pregnano l’acqua a lungo. Il cacao, esclusivamente amaro, ha uno scopo ben preciso. Viene utilizzato in dosi di tre cucchiai per chilo di pastura ed agisce come un buon digestivo. Infatti, il suo sapore amaro fa letteralmente digerire il pesce attirato da una pastura troppo dolce e pesante permettendoci di insidiarlo più a lungo. Farine di miglio, crusca, colza e girasole sono farine reperibili facilmente nelle granaglierie e nelle erboristerie. Hanno potere poco legante ma un discreto potere nutritivo quindi vanno usate un basse percentuali anche nelle pasture da superficie. Invece, per finire, le farine di noci, mandorle, lupini e fave hanno un medio potere legante ma un altissimo potere nutritivo. Andremo ad utilizzarle in basse percentuali e quasi esclusivamente in pasture da superficie dato che tendono a restituire velocemente l’acqua dell’impasto rendendo l’impasto friabile e poco resistente.

Farine animali

Brevemente accenno la farina delle crisalidi dei bachi da seta e della dafnia. Il loro utilizzo è indicato esclusivamente per la pasturazione di superficie, indicata quindi per le alborelle o tratti appena sotto il pelo dell’acqua. La loro farina andrà benissimo accoppiata con la farina di pane bianco e pane all’olio. Il latte e il formaggio vengono usati prevalentemente nelle pasture da fondo pesante. Il primo, sotto forma di polvere ha un notevole potere legante ed attrattivo sia per le sostanze nutritive che per il candido color bianco. Il secondo viene usato grattugiato, sia fresco che secco. Si preferisce usare il comune grana che è molto saporito ma poco salato, quindi non alterando il potere attrattivo della pastura può essere usato in percentuali anche abbastanza alte. La farina di pesce, facilmente reperibile nei negozi di mangimi, ha un odore intenso ed un altissimo potere nutritivo. È adatta soprattutto per le pasture da fondo, in minima percentuale, accoppiata preferibilmente con farina di pane. Analogamente per la farina di carne, ma più difficile da reperire e con un potere attrattivo minore. Gli escrementi, usati dai nostri nonni per la pesca del cavedano, non vengono più utilizzati. Gli unici ad utilizzarli ancora sono i belgi e i francesi che adoperano esclusivamente guano di piccione. Addirittura mi hanno detto che alcuni allevano personalmente i pennuti nutrendoli con semi di canapa o lino mirando ad ottenere mangimi escrementi sempre migliori. Ora vorrei parlare della farina animale per eccellenza. Quella che viene utilizzata con successo in tutte le competizioni e da tutti i pescatori del mondo: la PV1. PV1 è un mangime composto da zuccheri e proteine, destinato agli animali da alevamento per cui è reperibile nei negozi specializzati (ma ultimamente anche nei migliori negozi di pesca). Oggi è uno degli additivi più usati e riconosciuti sui campi di gara di tutta Europa. In Francia era già da tempo conosciuto come ingrediente nelle pasture mentre in Italia è arrivato solo da qualche anno. L’alto contenuto di zuccheri ne fa un forte attirante per pesci di grossa taglia e un ottimo elemento legante per la pasturazione in acque correnti. Viene esclusivamente utilizzato nelle pasture da fondo sia perché è molto pesante e legante, sia per il suo alto potere nutritivo. Le percentuali variano moltissimo: per la pesca in acque con poca corrente è meglio utilizzarne minime quantità (anche per il suo colore che tende a scurire molto l’impasto), mentre le dosi aumentano di molto (fino al 40% ) se usato in acque con forte corrente. Naturalmente, utilizzando in pastura notevoli quantità di questo ingrediente, è necessario limitare l’aggiunta di altri componenti dalle spiccate proprietà leganti per non rischiare di ottenere una pastura troppo lenta ad entrare in azione. Questo soprattutto nel caso in cui la corrente non sia veramente forte.

DOLCIFICANTI E AROMATIZZANTI

Per quanto riguarda i dolcificanti, conviene limitare la scelta a miele e zucchero in quanto di costo abbordabile e facilmente amalgamabili ad ogni ingrediente. Il miele, inserito nella pastura prima di bagnarla, le conferisce un gusto zuccherino molto attirante per pesci quali cavedani, savette e altri. Viene utilizzato prevalentemente nelle pasture da superficie e, nonostante il suo alto potere nutritivo e legante, non presenta problemi di associazione con nessun ingrediente particolare tranne, forse, la pasta di biscotti, che contiene già di per sé forti sostanze dolcificanti. Lo zucchero invece è preferibile nelle pasture di fondo in quanto si disperde nell’acqua spargendo il sapore dolce che attira il pesce, senza però saziarlo. Le percentuali, in tutti e due i casi, si aggirano intorno al 20%. Per quanto riguarda gli aromatizzanti, li classifico in tre categorie: attrattive, digestive, lassative. Alla prima categoria appartengono la cannella e la vaniglia, tutti e due da usare in percentuali intorno al 20% Alla seconda appartengono tutte quegli estratti che, per le loro proprietà organolettiche, agiscono sugli enzimi della digestione del pesce, velocizzandola notevolmente. Qui troviamo l’anice, il finocchio, il cumino, il coriandolo, il rosmarino e il basilico. All’ultima categoria vengono riconosciute solo la liquirizia e l’aloe. Esse, unite a pasture da fondo pesanti, permettono al pesce non solo una rapida digestione ma anche un’ espulsione delle feci e quindi della pastura digerita, in tempi brevissimi.

INGREDIENTI INERTI

Con il termine inerti definisco quegli elementi che, pur non avendo alcun valore nutriente o potere attraente per sapore e aroma, vengono spesso usate nella preparazione delle pasture da fondo o superficie. L’unico ingrediente che conosco è la polvere di sughero. Viene utilizzata in bassissime percentuali nella pesca da fondo in acque ferme per fare si che la disgregazione della pastura superi la vegetazione sul fondo e , nel caso di vegetazione fitta, di poter stanare i pesci dai loro nascondigli erbacei. La polvere di sughero ha un alto potere disgregante, le sue particelle tendono a galleggiare molto, perciò va utilizzata in percentuale che non superi il 5%.

LE TRE AZIONI DELLA PASTURAZIONE
PASTURAZIONE DI SUPERFICIE

Si usa generalmente per i piccoli pesci come l’alborella o per prede che amano spesso sostare negli strati superficiali, specialmente di fianco alla vegetazione acquatica, come la scardola. È difficile da ottenere in acque correnti, perché la leggerezza e l’alta capacità di disgregazione degli ingredienti impiegati rischia di allontanare il pesce dalla zona di pesca con il movimento dell’acqua che scende a valle. È tipica, invece, della pesca dell’alborella in velocità in acque ferme o molto lente dove si utilizzano farine leggere e fini allo scopo di ottenere il cosiddetto “effetto nuvola”. Per ottenerlo occorre bagnare molto l’impasto riducendolo quasi ad una zuppetta capace di creare un alone al primo contatto con l’acqua senza finire sul fondo. La pasturazione va eseguita a piccoli ma frequenti lanci.

PASTURAZIONE A MEZZ’ACQUA

È la più difficile da ottenere perché occorre calcolare esattamente, anche in funzione della corrente e della profondità, il rapporto fra gli elementi leganti e sleganti in modo che la pastura possa disgregarsi alla profondità desiderata. Spesso la profondità di pesca richiesta non è proprio negli strati intermedi poco sopra il fondale come nel caso di tappeti erbosi sul fondo. In questo caso una pasturazione di fondo ci autopenalizzerebbe perché costringerebbe il pesce a mangiare fra le erbe del fondo ignorando la nostra esca. Una pastura capace di lavorare appena al di sopra dell’erba del fondo riesce allora a stanare il pesce richiamandolo alla portata della nostra lenza.

PASTURAZIONE SUL FONDO

Quasi sempre indispensabile in acque profonde e correnti, purchè con fondali senza troppa vegetazione e non troppo fangosi, è abbastanza facile da ottenere conoscendo le proprietà leganti di determinati ingredienti o aggiungendo sostanze come il PV1. La pasturazione di fondo viene effettuata anche in acque ferme o calme per la pesca della carpa o del carassio. In questo caso, dato che manca il movimento dell’acqua a creare la scia odorosa, occorrerà che gli ingredienti si sciolgano spontaneamente ad ampio raggio creando uno stato capace di richiamare il pesce.

PRODOTTI PRONTI IN COMMERCIO

Per acquistare la pastura se si è poco esperti, bisogna andare in un negozio di pesca e farsi consigliare dal negoziante. I fattori da tenere in considerazione sono diversi; innanzitutto i pesci a cui la pastura è destinata. La carpa, per esempio, predilige impasti a base di mais, perché abituata a cibarsene in acque pasturate in questo modo. Per i barbi sono invece consigliate pasture salate, in particolare quelle contenenti formaggio, mentre le pasture dolci sono preferite dal carassio e dalla savetta. Tutti i pesci, però, sono generalmente attratti da qualunque sapore se adeguatamente abituati da una buona pasturazione. Sempre in relazione al pesce che decidiamo di insidiare, e quindi al suo comportamento, dovranno essere controllati gli ingredienti sul retro dei sacchi delle pasture. Altri importanti fattori sono poi la preparazione e la bagnatura desiderate. Pur essendoci in commercio pasture sulle quali è perfino specificata la quantità d’acqua da aggiungere e le istruzioni per la preparazione, esistono anche pasture che non hanno alcuna indicazione specifica; sono le cosiddette pasture generiche, economiche e poco selettive ma comunque funzionali, che devono la loro azione positiva in rapporto alla bagnatura o all’aggiunta di altri ingredienti.

Spero di essere riuscito a non stancarvi troppo col mio modo di scrivere ma, per un argomento come questo, non si possono tralasciare neanche i particolari più piccoli se si vuole riuscire nel proprio intento. Come sempre, invito chiunque a mandarmi appunti, considerazioni, consigli e correzioni al mio idirizzo.

CIAO A TUTTI 

 

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Ultimo aggiornamento: 23-02-04