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L’arte della pastura
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Spesso si vedono ancora oggi pescatori giungere sul posto
di pesca con un sacchetto anonimo di pastura, aprirlo, bagnarlo con acqua,
shakerare come se fosse un cocktail e pretendere di poter insidiare nel modo
giusto i nostri amici pesci. Solo la fortuna può aiutare queste persone,
dato che la pasturazione è una tecnica con semplici ma importantissime
regole per la buona riuscita. La pastura è un’arte: è indispensabile
conoscere non solo i gusti dei pesci ma anche le proprietà di ogni singolo
ingrediente impiegato, la capacità di accordarsi dei diversi gusti fra di
loro e, non ultimo, il potere nutritivo di ciascun elemento. |
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Proprietà fisiche
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Oltre a qualità come il gusto, l’aroma e il minore o
maggiore apporto di sostanze nutrienti, le varie farine impiegate nelle
pasture sviluppano, una volta bagnate, caratteristiche diverse anche diverse
tra loro. Vi sono ingredienti che “legano” l’impasto, cioè hanno la tendenza
ad appesantire e compattare la pastura, e altri che invece la “slegano”
rendendola leggera, friabile o addirittura galleggiante. Questo particolare
credo che sia fondamentale per la buona riuscita di una pasturazione
specifica. |
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Ingredienti base
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Prima di parlare degli ingredienti base commestibili,
credo di dover parlare del famoso pastoncino. I nostri papà e i nostri nonni
lo usavano in passato con risultati eccellenti ma venne accantonato per il
costo elevato. Leggendo “pastoncino” vi verrà sicuramente da pensare al cibo
che si compra nei negozi per l’alimentazione di canarini e pappagallini. È
proprio così, ma la sua notevole percentuale di vitamine e farine di semi
pregiati ne facevano un prodotto molto caro. Oltretutto, data la sua alta
percentuale di acqua nell’impasto, lo rendeva un prodotto poco durevole.
Ecco perché si è iniziato ad usare quei prodotti che la nostra normale
alimentazione ci metteva a disposizione ogni giorno sulle nostre tavole. |
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IL PANE
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È certamente l’ingrediente base per eccellenza di quasi
tutte le pasture perché anche da solo serve ottimamente ad attirare i pesci.
Senza generalizzare troppo, a noi serve comunque un pane abbastanza insipido
proprio per quella sua caratteristica di neutralità che fa parte degli
ingredienti base. Io li ho suddivisi, a grandi linee in sei tipi: il pane
bianco comune, all’olio, integrale, pan carrè, biscottato e i grissini. Col
primo tipo non intendo la comune michetta o rosetta, ma il pane toscano,
assolutamente senza sale. Dalla sua lavorazione ne esce una pasta
disgregante, dato che la sua composizione la rende poco legante. Occorre
tenere presente l’alto potere nutritivo del pane per evitare di saziare il
pesce esagerando con le dosi e i lanci. I pezzetti di pane che si liberano
dalla palla di pastura costituiscono, infatti, un alimento comunque
abbondante e sarà necessario fare attenzione al numero di pesci presenti in
loco per non esagerare. Ricordiamoci che la pasturazione serve ad attirare
il pesce all’esca per far si che abbocchi al nostro amo; se si esagera lo
scopo verrebbe vanificato con il saziamento della preda. Come avrete
intuito, sia fresco che secco e macinato, il pane bianco è una pastura
polivalente, sia da fondo che da superficie che, accoppiato ad altre farine,
farà risultare migliore la nostra pastura. Il pane all’olio, comunemente
reperibile in commercio, si può usare fresco nelle pasture da fondo o
seccato e macinato per le pasture da superficie per l’alborella e il triotto
in acque correnti veloci. Lavorato fresco ha un forte potere legante e si
adatta all’integrazione con farine di origine animale. Il pane integrale è
difficile da vedere nelle mani di un pescatore, forse perché è rara la sua
presenza anche sulle nostre tavole. Anche se il suo uso non si diversifica
molto dai precedenti tipi di pane, è meglio non usarlo fresco, dato che la
sua alta percentuale di crusca lo rende molto disgregante ed inoltre ha un
potere nutritivo bassissimo. Non a caso i dietologi lo prescrivono nei
regimi di diete dimagranti. Il pan carrè è il tipico pane da toast ed ha un
altissimo potere legante. Proprio per questo è indicato quasi esclusivamente
per le pesche di fondo dove utilizzeremo solo la mollica scartando la
leggera crosticina bruna facilissima da eliminare. La stessa però potremo
riutilizzarla tostata per la pasturazione di superficie. Le fette biscottate
sono, per intenderci, quelle che mangiamo di solito al mattino a colazione.
La farina che si ottiene dalla sua macinazione è leggerissima ed è
validissima per le pasture da fondo. Dal grissino si ottiene una farina
chiara e leggera, con un basso potere legante, adatta quindi solo per le
pasture di superficie. In alternativa alle fette biscottate si possono
utilizzare i comuni biscotti da prima colazione che generalmente abbiamo
tutti a casa. La sostanziale differenza dalle fette biscottate sta
nell’altissimo potere nutritivo, vista l’alta percentuale di zucchero e uova
presenti nell’impasto. Polverizzandoli, otterremo una farina molto nutriente
e legante ma, data la sua untuosità, tenderà a restituire l’acqua aggiunta
per l’impasto. Adatta comunque a tutti i tipi di pasturazione, sia da fondo
che da superficie, ma da usare con parsimonia per i motivi che vi ho appena
spiegato. Oltre agli ingredienti base, una buona pastura necessita di altre
sostanze in percentuali variabili. Ecco che cercherò di elencare e spiegare
le caratteristiche degli ingredienti secondari. |
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Farine vegetali
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La farina di arachidi o noccioline americane è ottima
nelle pasture a base povera, dato il suo alto contenuto di grassi. Ha un
enorme potere legante ma si conserva per poco tempo perché tende ad
irrancidire. I semi di canapa sono un’ottima alternativa alle arachidi e
sono facilmente reperibili nei negozi di mangimi per animali. Per la pesca
alla minutaglia, possiamo utilizzare la farina dal seme secco o tostato ma,
per i grossi predatori come cavedani e carpe, useremo i semi interi e
bolliti precedentemente. Possiamo conservarli bene e a lungo in un vaso di
vetro ben chiuso. Poco usata ma molto attrattiva è la farina di castagne.
Viene utilizzata in basse percentuali nelle pasture da fondo, dato il suo
altissimo potere nutritivo dovuto agli zuccheri presenti nella sua polpa.
Ottimo ingrediente invernale quando i grossi predatori cercano alimenti
nutrienti contro i rigori del freddo. La farina di carrube si può reperire
agilmente in tutti i supermercati. Di colore molto scuro, ha un alto
contenuto di zuccheri ma è poco nutriente e ha un basso potere legante. Sarà
ottima quindi da accoppiare a farine grasse per pasture da fondo. I semi di
lino, che ci ricordano le terribili “frittate bollenti” che la nonna ci
applicava sul petto per la tosse e le bronchiti, sono facilmente reperibili
in mercati ed erboristerie nonché nei negozi di mangimi. Il suo utilizzo è
indicato nelle pasture esclusivamente da fondo pesanti con medio potere
nutritivo. Il mais è uno degli alimenti più conosciuti da tutti i pescatori
del mondo. Esca quasi polivalente sia per ciprinidi che per trote e pesci di
mare, ridotta in farina serve da “correttore” per le pasture da fondo.
Correttore di dolore per le pasture troppo scure e poco appariscenti, dato
il suo colore giallo-arancio; correttore di densità dato che questa farina
ha basso potere legante e calorico, quindi può essere utilizzata in alte
percentuali. Volendo utilizzare l’amido di mais o la comune “maizena” avremo
una farina finissima dall’alto potere legante e schiarente con una buona
digeribilità. La farina di cocco, derivante dalla polpa seccata è
facilissima da reperire nei comuni supermercati. Ha un profumo fortissimo e
quindi un altissimo potere attrattivo e nutritivo, grazie anche all’alta
percentuale di zuccheri e proteine. Indicatissima nelle pasture da fondo
pesante per la pesca dei grossi ciprinidi anche in acque mosse dato che le
sue sostanze pregnano l’acqua a lungo. Il cacao, esclusivamente amaro, ha
uno scopo ben preciso. Viene utilizzato in dosi di tre cucchiai per chilo di
pastura ed agisce come un buon digestivo. Infatti, il suo sapore amaro fa
letteralmente digerire il pesce attirato da una pastura troppo dolce e
pesante permettendoci di insidiarlo più a lungo. Farine di miglio, crusca,
colza e girasole sono farine reperibili facilmente nelle granaglierie e
nelle erboristerie. Hanno potere poco legante ma un discreto potere
nutritivo quindi vanno usate un basse percentuali anche nelle pasture da
superficie. Invece, per finire, le farine di noci, mandorle, lupini e fave
hanno un medio potere legante ma un altissimo potere nutritivo. Andremo ad
utilizzarle in basse percentuali e quasi esclusivamente in pasture da
superficie dato che tendono a restituire velocemente l’acqua dell’impasto
rendendo l’impasto friabile e poco resistente. |
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Farine animali
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Brevemente accenno la farina delle crisalidi dei bachi da
seta e della dafnia. Il loro utilizzo è indicato esclusivamente per la
pasturazione di superficie, indicata quindi per le alborelle o tratti appena
sotto il pelo dell’acqua. La loro farina andrà benissimo accoppiata con la
farina di pane bianco e pane all’olio. Il latte e il formaggio vengono usati
prevalentemente nelle pasture da fondo pesante. Il primo, sotto forma di
polvere ha un notevole potere legante ed attrattivo sia per le sostanze
nutritive che per il candido color bianco. Il secondo viene usato
grattugiato, sia fresco che secco. Si preferisce usare il comune grana che è
molto saporito ma poco salato, quindi non alterando il potere attrattivo
della pastura può essere usato in percentuali anche abbastanza alte. La
farina di pesce, facilmente reperibile nei negozi di mangimi, ha un odore
intenso ed un altissimo potere nutritivo. È adatta soprattutto per le
pasture da fondo, in minima percentuale, accoppiata preferibilmente con
farina di pane. Analogamente per la farina di carne, ma più difficile da
reperire e con un potere attrattivo minore. Gli escrementi, usati dai nostri
nonni per la pesca del cavedano, non vengono più utilizzati. Gli unici ad
utilizzarli ancora sono i belgi e i francesi che adoperano esclusivamente
guano di piccione. Addirittura mi hanno detto che alcuni allevano
personalmente i pennuti nutrendoli con semi di canapa o lino mirando ad
ottenere mangimi escrementi sempre migliori. Ora vorrei parlare della farina
animale per eccellenza. Quella che viene utilizzata con successo in tutte le
competizioni e da tutti i pescatori del mondo: la PV1. PV1 è un mangime
composto da zuccheri e proteine, destinato agli animali da alevamento per
cui è reperibile nei negozi specializzati (ma ultimamente anche nei migliori
negozi di pesca). Oggi è uno degli additivi più usati e riconosciuti sui
campi di gara di tutta Europa. In Francia era già da tempo conosciuto come
ingrediente nelle pasture mentre in Italia è arrivato solo da qualche anno.
L’alto contenuto di zuccheri ne fa un forte attirante per pesci di grossa
taglia e un ottimo elemento legante per la pasturazione in acque correnti.
Viene esclusivamente utilizzato nelle pasture da fondo sia perché è molto
pesante e legante, sia per il suo alto potere nutritivo. Le percentuali
variano moltissimo: per la pesca in acque con poca corrente è meglio
utilizzarne minime quantità (anche per il suo colore che tende a scurire
molto l’impasto), mentre le dosi aumentano di molto (fino al 40% ) se usato
in acque con forte corrente. Naturalmente, utilizzando in pastura notevoli
quantità di questo ingrediente, è necessario limitare l’aggiunta di altri
componenti dalle spiccate proprietà leganti per non rischiare di ottenere
una pastura troppo lenta ad entrare in azione. Questo soprattutto nel caso
in cui la corrente non sia veramente forte. |
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DOLCIFICANTI E AROMATIZZANTI
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Per quanto riguarda i dolcificanti, conviene limitare la
scelta a miele e zucchero in quanto di costo abbordabile e facilmente
amalgamabili ad ogni ingrediente. Il miele, inserito nella pastura prima di
bagnarla, le conferisce un gusto zuccherino molto attirante per pesci quali
cavedani, savette e altri. Viene utilizzato prevalentemente nelle pasture da
superficie e, nonostante il suo alto potere nutritivo e legante, non
presenta problemi di associazione con nessun ingrediente particolare tranne,
forse, la pasta di biscotti, che contiene già di per sé forti sostanze
dolcificanti. Lo zucchero invece è preferibile nelle pasture di fondo in
quanto si disperde nell’acqua spargendo il sapore dolce che attira il pesce,
senza però saziarlo. Le percentuali, in tutti e due i casi, si aggirano
intorno al 20%. Per quanto riguarda gli aromatizzanti, li classifico in tre
categorie: attrattive, digestive, lassative. Alla prima categoria
appartengono la cannella e la vaniglia, tutti e due da usare in percentuali
intorno al 20% Alla seconda appartengono tutte quegli estratti che, per le
loro proprietà organolettiche, agiscono sugli enzimi della digestione del
pesce, velocizzandola notevolmente. Qui troviamo l’anice, il finocchio, il
cumino, il coriandolo, il rosmarino e il basilico. All’ultima categoria
vengono riconosciute solo la liquirizia e l’aloe. Esse, unite a pasture da
fondo pesanti, permettono al pesce non solo una rapida digestione ma anche
un’ espulsione delle feci e quindi della pastura digerita, in tempi
brevissimi. |
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INGREDIENTI INERTI
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Con il termine inerti definisco quegli elementi che, pur
non avendo alcun valore nutriente o potere attraente per sapore e aroma,
vengono spesso usate nella preparazione delle pasture da fondo o superficie.
L’unico ingrediente che conosco è la polvere di sughero. Viene utilizzata in
bassissime percentuali nella pesca da fondo in acque ferme per fare si che
la disgregazione della pastura superi la vegetazione sul fondo e , nel caso
di vegetazione fitta, di poter stanare i pesci dai loro nascondigli erbacei.
La polvere di sughero ha un alto potere disgregante, le sue particelle
tendono a galleggiare molto, perciò va utilizzata in percentuale che non
superi il 5%. |
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LE TRE AZIONI DELLA PASTURAZIONE
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PASTURAZIONE DI SUPERFICIE
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Si usa generalmente per i piccoli pesci come l’alborella
o per prede che amano spesso sostare negli strati superficiali, specialmente
di fianco alla vegetazione acquatica, come la scardola. È difficile da
ottenere in acque correnti, perché la leggerezza e l’alta capacità di
disgregazione degli ingredienti impiegati rischia di allontanare il pesce
dalla zona di pesca con il movimento dell’acqua che scende a valle. È
tipica, invece, della pesca dell’alborella in velocità in acque ferme o
molto lente dove si utilizzano farine leggere e fini allo scopo di ottenere
il cosiddetto “effetto nuvola”. Per ottenerlo occorre bagnare molto
l’impasto riducendolo quasi ad una zuppetta capace di creare un alone al
primo contatto con l’acqua senza finire sul fondo. La pasturazione va
eseguita a piccoli ma frequenti lanci. |
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PASTURAZIONE A MEZZ’ACQUA
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È la più difficile da ottenere perché occorre calcolare
esattamente, anche in funzione della corrente e della profondità, il
rapporto fra gli elementi leganti e sleganti in modo che la pastura possa
disgregarsi alla profondità desiderata. Spesso la profondità di pesca
richiesta non è proprio negli strati intermedi poco sopra il fondale come
nel caso di tappeti erbosi sul fondo. In questo caso una pasturazione di
fondo ci autopenalizzerebbe perché costringerebbe il pesce a mangiare fra le
erbe del fondo ignorando la nostra esca. Una pastura capace di lavorare
appena al di sopra dell’erba del fondo riesce allora a stanare il pesce
richiamandolo alla portata della nostra lenza. |
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PASTURAZIONE SUL FONDO
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Quasi sempre indispensabile in acque profonde e correnti,
purchè con fondali senza troppa vegetazione e non troppo fangosi, è
abbastanza facile da ottenere conoscendo le proprietà leganti di determinati
ingredienti o aggiungendo sostanze come il PV1. La pasturazione di fondo
viene effettuata anche in acque ferme o calme per la pesca della carpa o del
carassio. In questo caso, dato che manca il movimento dell’acqua a creare la
scia odorosa, occorrerà che gli ingredienti si sciolgano spontaneamente ad
ampio raggio creando uno stato capace di richiamare il pesce. |
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PRODOTTI PRONTI IN COMMERCIO
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Per acquistare la pastura se si è poco esperti, bisogna
andare in un negozio di pesca e farsi consigliare dal negoziante. I fattori
da tenere in considerazione sono diversi; innanzitutto i pesci a cui la
pastura è destinata. La carpa, per esempio, predilige impasti a base di
mais, perché abituata a cibarsene in acque pasturate in questo modo. Per i
barbi sono invece consigliate pasture salate, in particolare quelle
contenenti formaggio, mentre le pasture dolci sono preferite dal carassio e
dalla savetta. Tutti i pesci, però, sono generalmente attratti da qualunque
sapore se adeguatamente abituati da una buona pasturazione. Sempre in
relazione al pesce che decidiamo di insidiare, e quindi al suo
comportamento, dovranno essere controllati gli ingredienti sul retro dei
sacchi delle pasture. Altri importanti fattori sono poi la preparazione e la
bagnatura desiderate. Pur essendoci in commercio pasture sulle quali è
perfino specificata la quantità d’acqua da aggiungere e le istruzioni per la
preparazione, esistono anche pasture che non hanno alcuna indicazione
specifica; sono le cosiddette pasture generiche, economiche e poco selettive
ma comunque funzionali, che devono la loro azione positiva in rapporto alla
bagnatura o all’aggiunta di altri ingredienti. |
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Spero di essere riuscito a non stancarvi troppo col mio
modo di scrivere ma, per un argomento come questo, non si possono
tralasciare neanche i particolari più piccoli se si vuole riuscire nel
proprio intento. Come sempre, invito chiunque a mandarmi appunti,
considerazioni, consigli e correzioni al mio idirizzo. |
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CIAO A
TUTTI
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