ROSA PARKS
[Ringraziamo gli amici del mensile torinese "Il foglio" (per
contatti:
www.ilfoglio.org) per averci messo a
disposizione il seguente intervento di
Gianfranco Accattino in memoria di Rosa Parks.
Gianfranco Accattino e' uno dei redattori del mensile torinese "Il
foglio".
Rosa Parks, recentemente scomparsa, e' la donna che diede inizio al grande
movimento nonviolento contro la segregazione razziale a Montgomery, Alabama,
nel 1955; un suo profilo e' nel n. 1096 di questo foglio; si veda anche il
ricordo di Alessandro Portelli nel n. 1099]
Si discute in questi giorni su quale sia l'origine dei diritti umani. Ci
puo' illuminare la vicenda di Rosa Parks, morta a 92 anni in poverta',
vedova e senza figli, il 24 ottobre nel suo alloggetto di Detroit.
Un diritto civile puo' nascere nel momento in cui una donna nera di 42 anni,
di professione sarta, cittadina di Montgomery, Alabama, sale su un autobus,
occupa un posto vietato ai neri e rifiuta di cederlo a un passeggero bianco.
Quella donna era Rose Parks, ed era il 1955.
Fu arrestata, passo' una notte in carcere e dovette pagare una multa di 14
dollari. Il suo gesto era stato spontaneo, ma non istintivo, bensi' maturato
dalla sua coscienza di militante della National Association for the
Advancement of Colored People. La Naacp raccolse il suo segnale, ne fece la
scintilla di una campagna collettiva di liberazione. Nella chiesa battista
di Montgomery, un giovane pastore lancio' la parola d'ordine: "Nessun
cittadino di colore salga su un autobus". Il boicottaggio duro' 381
giorni.
Il pastore si chiamava Martin Luther King.
Il riconoscimento di un diritto e' gratuito per chi lo riceve al termine di
una lotta, ma mai per chi lo rivendica lottando. Rosa Parks perse il lavoro
e dovette trasferirsi con il marito al nord, a Detroit, dove ha continuato a
combattere fino a ieri. Martin Luther King, che otto anni dopo lo sciopero
dei bus proclamava al mondo dalla spianata di Washington "I have a
dream",
fu ucciso nel 1968. Nel frattempo c'era stato altro sangue: l'assassinio di
Malcolm X, la strage di Birmingham (sempre Alabama), ma le voci libere non
si lasciarono mai soffocare. I cori continuavano a cantare di liberta':
"And
the choirs kept singing of Freedom", cosi' Joan Baez piangeva le quattro
bambine dilaniate dalla bomba nella chiesa di Birmingham.
Nel 1965 infine fu firmata dal presidente Johnson la prima di una serie di
leggi federali contro la discriminazione razziale in ogni aspetto della vita
civile. I diritti civili riconosciuti e affermati dagli Stati nascono nella
coscienza dei singoli, sanno resistere e sopravvivere alla violenza che
uccide i corpi ma non le idee, si diffondono attraverso lo scontro
democratico, possono evolversi, anche esserci sottratti. Ci sostiene solo la
certezza che ci sara' sempre una donna capace, per un diritto suo e di
tutti, di rimanere seduta sull'autobus.
Farewell, Rosa, hai lasciato una grande eredita' al mondo.
5. MEMORIA. PAUL ROGAT LOEB: ROSA PARKS
[Ringraziamo gli amici del mensile torinese "Il foglio" (per
contatti:
www.ilfoglio.org) per averci messo a
disposizione nella t raduzione di
Gianfranco Accattino il seguente intervento di Paul Rogat Loeb in memoria di
Rosa Parks, tratto da "Sojourners' voice for justice and peace" (per
contatti: sojoMail@sojo.net) del 2
novembre 2005. Paul Rogat Loeb, nato in
California nel l952, e' impegnato da sempre nei movimenti contro la guerra,
per i diritti civili e per la nonviolenza, saggista, conferenziere,
collaboratore di molte testate. Opere
di Paul Rogat Loeb: Nuclear Culture
(New Society Publishers); Hope in Hard Times (Lexington Books); Generation
at the Crossroads: Apathy and Action on the American Campus (Rutgers
University Press, 1994); Soul of a Citizen: Living With Conviction in a
Cynical Time (St Martin's Press 1999); The Impossible Will Take a Little
While: A Citizen's Guide to Hope in a Time of Fear (Basic Books, 2004)]
Noi impariamo molto dal modo con cui presentiamo i nostri eroi. Alcuni
anni
fa, nella Giornata di Martin Luther King, fui intervistato dalla Cnn.
Contemporaneamente fu intervistata Rosa Parks, per telefono da Los Angeles.
"Siamo molto onorati di averla con noi", disse il conduttore.
"Rosa Parks e'
la donna che non volle spostarsi al fondo dell'autobus. Non volle alzarsi e
dare a un bianco il suo posto nella zona riservata ai bianchi. Questo mise
in moto il boicottaggio, lungo un anno, degli autobus di Montgomery. E fece
guadagnare a Rosa Parks il titolo di 'madre del movimento dei diritti
civili'".
Io ero emozionato nell'udire la voce di Rosa Parks e di partecipare con lei
alla trasmissione. Ma mi resi conto che la descrizione fornita dal
conduttore - la classica ricostruzione della storia, la stessa ripetuta in
molti dei suoi necrologi - sottraeva il boicottaggio di Montgomery da tutto
il suo contesto. Prima di rifiutarsi di cedere il suo posto sul bus, Rosa
Parks era stata per dodici anni una attiva componente della sezione locale
della Naacp [la storica organizzazione del movimento per i diritti civili -
ndr], di cui era segretaria. Nell'estate precedente il suo arresto, aveva
seguito un corso di addestramento di dieci giorni alla scuola di
organizzazione dei diritti civili e del lavoro in Tennessee, il Centro
Highlander, dove aveva incontrato una generazione piu' matura di attivisti
dei diritti civili, come l'insegnante della South Carolina Septima Clark, e
aveva discusso la recente decisione della Corte Suprema che bandiva le
scuole "separate-ma-eguali". Durante il suo periodo di coinvolgimento
e
formazione, Rosa Parks aveva preso conoscenza di precedenti episodi di sfida
alla segregazione: un altro boicottaggio degli autobus a Montgomery,
cinquant'anni prima, era riuscito a rimuovere con successo alcune
restrizioni; un boicottaggio degli autobus a Baton Rouge aveva raggiunto
alcuni pur limitati vantaggi, due anni prima dell'arresto di Rosa Parks; e
nella primavera precedente, una giovane donna di Montgomery si era anch'essa
rifiutata di spostarsi al fondo dell'autobus, spingendo la Naacp a prendere
in considerazione un'azione legale, finche' non risulto' che la donna era
incinta e non sposata, e quindi poco adatta a diventare un simbolo per una
campagna di massa.
*
In breve, quella di Rosa Parks non fu la decisione improvvisata di un
momento. Lei non diede vita con un atto individuale alle lotte per i diritti
civili, ma era gia' parte di un preesistente movimento di rinnovamento, in
un momento in cui il successo era ben lontano dalla certezza.
Tutti conosciamo il nome di Rosa Parks, ma pochi di noi sanno qualcosa di E.
D. Nixon, il leader della Naacp di Montgomery, che fu uno dei suoi
ispiratori e che per primo coinvolse Martin Luther King. Nixon portava le
valige della gente sui treni, e fu attivo nella "Fratellanza dei facchini
dei vagoni-letto", il sindacato fondato dal leggendario attivista dei
diritti civili A. Philip Randolph. Egli ebbe un ruolo chiave nella campagna.
Nessuno parla di lui, cosi' come nessuno parla di Joann Robinson, che
insegnava in una povera e segregata universita' per soli neri, e il cui
Consiglio politico femminile distribui' i primi volantini a seguito
dell'arresto di Rosa Parks. Senza il lavoro, spesso solitario, di persone
come Nixon, Randolph e Robinson, Rosa Parks non avrebbe forse mai assunto il
suo ruolo, e se anche lo avesse raggiunto, cio' non avrebbe comunque mai
avuto lo stesso impatto.
Tutto cio' non diminuisce affatto il potere e l'importanza storica del
rifiuto di Rosa Parks di cedere il suo posto. Ma ci ricorda che questo atto
tremendamente coerente, con tutto quello che venne dopo, dipendeva da tutto
il lavoro umile e frustrante che Rosa Parks e altri avevano condotto fino ad
allora. Ci ricorda pure che per Rosa Parks la decisione iniziale di
impegnarsi fu altrettanto coraggiosa e critica quanto il gesto di rimanere
seduta sul bus di cui tutti noi abbiamo sentito parlare.
*
Persone come Rosa Parks definiscono i nostri modelli di impegno sociale.
Tuttavia, dalle risposte alle conferenze che ho tenuto per tutto il paese,
mi rendo conto che la maggior parte dei cittadini non conoscono la storia
completa del suo coinvolgimento. E il racconto ritagliato convenzionalmente
crea un modello cosi' impossibile da seguire, che potrebbe di fatto rendere
piu' difficile per noi lo sforzo di volersi coinvolgere, allontanando cosi',
sia pure inavvertitamente, le piu' robuste lezioni di speranza che Rosa
Parks ci ha dato.
Questo ritratto convenzionale suggerisce che gli attivisti sociali
scaturiscono dal nulla, per assumere improvvisamente un ruolo gigantesco.
Cio' implica che noi possiamo agire con il massimo di impatto solo quando
agiamo da soli, almeno inizialmente. E implica pure che il cambiamento
avviene istantaneamente, non attraverso la lenta costruzione di una serie di
piccole azioni spesso invisibili. Il mito di Rosa Parks come attivista
solitaria rafforza l'idea che chiunque assuma un ruolo di impegno pubblico,
o almeno un ruolo di una qualche efficacia, deve essere una figura al di
fuori del normale - qualcuno con piu' tempo, energia, coraggio, sguardo sul
futuro o conoscenza di quanta ne possa possedere ogni persona normale.
Questa convinzione pervade la nostra societa', in parte perche' i media
tendono a non rappresentare l'evoluzione storica come il risultato degli
sforzi di esseri umani ordinari, come invece di fatto e' quasi sempre.
Una volta che i nostri eroi sono innalzati su un piedistallo, diventa arduo
per i comuni mortali guardarli negli occhi e confrontarsi con loro. In
qualunque modo degli individui parlino, siamo tentati di rifiutare le loro
motivazioni, le loro conoscenze, le loro tattiche perche' non abbastanza
grandiose o eroiche. Rimproveriamo loro di non avere sotto controllo ogni
fatto, ogni cifra, o di non avere una risposta per ogni domanda.
Rimproveriamo anche noi stessi, allo stesso modo, per non possedere ogni
minimo dettaglio, o per coltivare incertezze e dubbi. Ci pare arduo
immaginare che degli esseri umani comuni, con difetti comuni, possano
fornire un apporto critico e differente alle cause di utilita' sociale.
In realta', coloro che passano all'azione hanno tutti le loro imperfezioni,
e ampie ragioni per rinunciare all'impegno. "Io penso non ci si rende un
servizio utile", dice una giovane attivista afroamericana di Atlanta,
Sonya
Tinsley, "quando le persone che lavorano per il progresso sociale sono
presentate come santi - molto piu' nobili di tutti noi. Ci facciamo la falsa
sensazione che essi erano chiamati ad agire dal momento stesso in cui erano
nati, che non hanno mai conosciuto dubbi, che erano immersi in un'aureola di
luce. Ma io mi sento molto piu' ispirata dall'imparare come quelle persone
hanno vinto nonostante i loro fallimenti e le loro incertezze. E'
un'immagine molto meno intimidatoria. Fa si' che io mi senta di avere
anch'io una possibilita' di cambiare le cose". Sonya ha ascoltato di
recente
una conversazione tenuta da uno dei professori di Martin Luther King a
Morehouse, in cui ricordava quanto Martin Luther King aveva dovuto lottare
al suo primo ingresso all'universita', avendo preso, per esempio, solo una
"C" al suo primo esame di filosofia. "Ho trovato cio' molto
incoraggiante,
quando l'ho sentito", dice Sonya, "con tutto quello che Martin Luther
King
e' riuscito a ottenere. Mi ha dato la convinzione che quasi tutto e'
possibile".
*
L'errata lettura che la nostra cultura fa della storia di Rosa Parks rivela
una piu' generale amnesia collettiva, con cui noi dimentichiamo gli esempi
che piu' potrebbero ispirare il nostro coraggio, la nostra speranza e la
nostra coscienza. Fuori dai momenti ovviamente tragici dei conflitti
militari, la maggior parte di noi sa poco o nulla delle tante battaglie che
uomini e donne comuni combattono per garantire la liberta', espandere la
sfera della democrazia, e creare una societa' piu' giusta. Dei movimenti
abolizionisti e per i diritti civili, noi ricordiamo al massimo alcune
figure-chiave, e spesso fraintendiamo le loro reali vicende. Sappiamo anche
meno di tutti i leader popolari che a cavallo tra Ottocento e Novecento
sfidarono radicati interessi economici e combatterono per un "mondo comune
cooperante". Chi oggi sa raccontare la storia dei movimenti sindacali che
misero fine alle settimane di lavoro di ottanta ore a salari di fame? Chi
conosce le origini del sistema di sicurezza sociale, oggi minacciato dai
tentativi sistematici di privatizzarlo? Come accadde che il movimento per il
voto alle donne si diffuse attraverso centinaia di citta', e accumulo' tanta
forza da riuscire ad affermarsi?
Quando sparisce la memoria di questi eventi, noi perdiamo la conoscenza dei
meccanismi che movimenti sociali radicati nella popolazione hanno saputo
usare con successo nel passato per smuovere l'opinione pubblica e sfidare un
agguerrito potere istituzionale. Allo stesso modo vanno persi i mezzi con
cui i partecipanti a questi movimenti riuscirono a resistere e infine a
prevalere in circostanze dure almeno quanto lo sono quello che fronteggiamo
oggi.
*
Ripensiamo ai diversi modi in cui si puo' inquadrare la storica azione di
Rosa Parks. Secondo il mito prevalente, Rosa Parks decide di agire quasi per
un capriccio, isolatamente. Lei e' vergine alla politica, una santa
innocente. La lezione sembra essere che se ognuno di noi improvvisamente
avverte l'impulso a fare qualcosa di egualmente eroico, cio' sarebbe una
grande cosa. Naturalmente quasi nessuno di noi riceve l'impulso, e cosi'
tutti aspettiamo per tutta la vita che ci capiti il momento ideale.
La vera storia di Rosa Parks ha una morale ben piu' consistente. Lei
comincia con piccoli passi apparentemente modesti. Va a una riunione, poi a
un'altra, aiuta a formare la comunita' che a sua volta la sosterra' nel
cammino. Al principio esitante, prende confidenza con il parlare chiaro.
Tiene duro a dispetto di un contesto profondamente incerto, lei e altri
agiscono al meglio di loro stessi per contrastare delle ingiustizie
profondamente radicate, con poca certezza dei risultati. Se lei o gli altri
avessero rinunciato dopo dieci o undici anni di impegno, noi non avremmo mai
sentito parlare di Montgomery. Rosa Parks ci ricorda inoltre che, anche in
una causa apparentemente persa, una persona puo' ispirare un'altra senza
esserne cosciente, e quella persona ancora influisce su una terza, che puo'
allora andare avanti a cambiare il mondo, o almeno un piccolo angolino del
mondo. Raymond, il marito di Rosa Parks, la convinse a partecipare alla sua
prima riunione della Naacp, il passo iniziale di un percorso che la porto'
al giorno fatidico sull'autobus di Montgomery. Ma chi aveva convinto
Raymond? E perche' si era impegnato per convincerlo? Quali esperienze
avevano modellato la loro visione del mondo, avevano costruito le loro
convinzioni? I legami in ogni catena di influenza tra le persone sono troppo
numerosi e troppo complessi per poter essere ricostruiti. Ma la
consapevolezza che esistono queste catene, che noi possiamo scegliere di
entrare a farne parte, e che il cambiamento duraturo non puo' realizzarsi in
loro assenza, e' uno dei modi principali per sostenere la speranza,
specialmente quando le nostre azioni paiono cosi' insignificanti da contare
nulla.
Infine, la vicenda di Rosa Parks insegna che il cambiamento e' il risultato
di una azione deliberata e incrementale, con cui noi ci uniamo insieme per
dare forma a un mondo migliore. Qualche volta le nostre lotte falliranno,
come fallirono molti tentativi iniziali di Rosa Parks, dei suoi compagni,
dei suoi predecessori. Altre volte porteranno risultati modesti. E talvolta
invece scateneranno un miracoloso fiorire di coraggio e di cuore - come
accadde con il suo arresto e tutto cio' che ne segui'. Poiche' solo quando
noi agiamo a dispetto di tutte le nostre incertezze e dubbi abbiamo una
possibilita' di fare la storia.