Una voce scomoda, silenzi comodi
Anna amava moltissimo il suo Paese,
per questo non poteva stare zitta. C'era chi non voleva sentirla, chi aveva
paura di ascoltarla, chi non era in grado di reggere la pesantezza delle sue denunce.
Ma per tanti costituiva un esempio di impegno e coraggio
Maddalena Parolin (Osservatorio sui Balcani - PeaceLink)

Non
c'è nessuno in Russia in grado di sostituire
il coraggio, l'esperienza, le capacità di Anna Politkovskaya.
"Uccisa l'ultima voce libera", hanno commentato molti. "Morta
l'ultima espressione della libertà di stampa". Ed ora gli attivisti
per i diritti umani e tutti coloro che in vario modo cercano di approfondire l'intricata
realtà della Russia sempre meno libera, e la sua politica nel Caucaso, si sentono
colpiti duramente e privati di una voce diventata ormai un punto fermo, con la
responsabilità di reagire e il timore per un avvenire sempre più difficile.
La
Cecenia è il nodo che collega e ingigantisce
tutti i mali che affliggono la Russia: arbitrio, corruzione, xenofobia, crisi
economica, disagio sociale, degrado del sistema giudiziario e dell'esercito. Anna
si è tuffata a fondo nel tentativo di fare chiarezza su quel nodo complesso e
per anni ha rischiato la vita senza mai smettere di denunciare la "guerra
sporca" e di parlare ai suoi cittadini, ai potenti, al mondo.
Il
ruolo dell'informazione durante la prima guerra cecena era stato determinante per mobilitare l'opinione pubblica e giungere
agli accordi che nel 1996 avevano messo fine ad una guerra impopolare. Il Cremino
ha fatto tesoro della lezione e con la seconda campagna, dal 1999, ha efficacemente
impedito in tutti i modi l'informazione libera nel Paese
e soprattutto la documentazione delle violazioni dei diritti umani nella Repubblica
Cecena. Anna iniziò ad occuparsi di Cecenia proprio quando farlo diventava ancora
più rischioso e con gli anni la sua figura era diventata un punto di riferimento
internazionale, non solo come giornalista ma anche come difensore dei diritti
umani.
Se qualcosa
del conflitto ceceno è trapelato, moltissimo è merito del suo lavoro, della sua
professionalità e tenacia, e della sua passione per il suo popolo e per la libertà.
Anna
amava moltissimo il suo Paese, per questo non poteva
stare zitta. C'era chi non voleva sentirla, chi aveva paura di ascoltarla, chi
non era in grado di reggere la pesantezza delle sue denunce, così contrastanti
con la versione ufficiale del Cremlino e della televisione. E c'era chi la ammirava:
per tanti costituiva un esempio di impegno e coraggio.
Ma
forse Anna è stata uccisa anche dai colleghi che l'hanno
lasciata sola a raccontare quello che anche loro avrebbero dovuto raccontare,
quelli che hanno preferito diventare cronisti di corte e hanno abdicato alla loro
dignità di giornalisti. Sembrava che il suo nome, la sua notorietà e il suo essere
al di sopra delle parti e contro tutte le forme di violenza
fossero in grado di proteggerla, e forse per molto tempo è stato così.
Anna
è stata uccisa in pieno centro a Mosca, nell'androne di casa sua. Oggi più che mai la Cecenia non è solo un posto pericoloso in cui
andare, ma anche e soprattutto un argomento pericoloso di cui scrivere
o anche solo parlare, indipendentemente da dove ci si trovi.
Silenzio
in patria e dall'estero espressioni di sdegno, anche
dai tanti leader che si vantano dell'amicizia personale di Putin e portano la
loro parte di responsabilità nel non aver mai affrontato la questione dei diritti
umani in Russia, nell'aver lasciato che la Cecenia divenisse una "tragedia
dimenticata". Quante persone dovranno morire prima che l'Europa passi all'azione
dopo aver preso coscienza di quello che sta succedendo in Russia e in Cecenia?
Il
mondo intero reclama a gran voce indagini chiarificatrici e accurate che svelino i colpevoli e le responsabilità. Ma
per avere ottimismo in merito occorrerebbe negare l'evidenza, e dimenticare i
depistaggi che hanno circondato gli attentati di Mosca dell'autunno '99, le omissioni
che circondano i terribili eventi del Nord-Ost (il sequestro del teatro di Mosca)
e le verità nascoste della tragedia di Beslan. E non c'è più Anna ad indagare con la sua tenacia, a dare voce
ai testimoni, ai superstiti, ai parenti, a tutti i dimenticati dopo le tragedie
che hanno sconvolto il mondo intero.
Anna
è andata al cuore delle questioni, mostrando alla Russia e al mondo le tante drammatiche
conseguenze del conflitto intricato, gli attori che ne traggono profitto così
come le vittime, da entrambe le parti, documentando con rigore e professionalità
ogni sua singola affermazione, ogni sua denuncia, ogni più piccolo avvenimento.
Ci
ha insegnato i motivi per cui i diritti umani in Russia
e specialmente in Cecenia dovrebbero preoccupare tutti noi.
Aveva
dato voce alle madri dei soldati russi, all'abbandono, da parte dello stato che
avevano servito, dei propri figli con terribili ferite fisiche e traumi psicologici,
del loro divenire pericolosi per sé stessi e per la società, sbandati, alcolizzati,
violenti. Aveva raccontato il degrado del sistema militare, i pestaggi, le violenze.
Andando avanti nonostante l'odio e a volte le minacce
dei militari a causa del suo lavoro in Cecenia.
Aveva
dato voce ai ceceni, entrando clandestinamente nel Paese e spiegandoci che per
far sentire parte della Federazione Russa un popolo stremato sin dalle deportazioni
di Stalin degli anni '40, e ora decimato da un decennio di guerra, ci vuole ben
altro che una costituzione scritta a Mosca, elezioni farsa in odore di brogli
e signori della guerra che nascosti dietro alte cariche dello stato sguinzagliano
bande armate irregolari che terrorizzano il Paese, lasciandolo in un clima di
paura che terrorizza quanto le bombe.
La
vita e gli scritti di Anna Politkovskaya dimostrano senza
mezzi termini che l'umanitarismo militare in realtà è solo la faccia pulita del
terrorismo di stato. "Terrorismo di stato contro terrorismo di gruppo",
l'aveva definito.
Anna
ha tentato fino alla fine di mettere questa drammatica realtà sotto gli occhi
dei cittadini russi e dei potenti che li manipolano nascondendosi dietro la vuota
retorica della guerra. Ora che manca una delle menti piu' lucide
e coraggiose della Russia, il futuro della Federazione sembra ancora più buio.
Chiunque sia stato il vero mandante di questo omicidio
a sangue freddo, la sparizione di questa voce scomoda è stata sicuramente un ottimo
regalo di compleanno per Putin e per i suoi pretoriani in Cecenia. E far emergere la verità sulle vittime di tutti i terrorismi,
di stato e di gruppo, senza di lei sarà ancora più difficile.
Maddalena
Parolin
Note:
«Il pudore della mia amica Anna
Politkovskaja»
LA SLAVISTA ANNA
RAFFETTO RICORDA LA GIORNALISTA UCCISA: «ERA UNA MORALISTA E AVEVA IL CORAGGIO
DI NON NASCONDERLO»
di Anna Zafesova La
Stampa, 10/10/2006
Omicidio Politkovskaya, Putin promette: "Prenderemo tutte le misure
necessarie"
Il presidente
russo rompre il silenzio sulla giornalista assassinata
"La legge impone
un'indagine oggettiva sulla sua tragica morte"
Ricercati un uomo, il
killer, e una donna, probabilmente il "palo"
A fornire l'identikit,
le commesse di una farmacia che l'hanno visto in volto
La
Repubblica, 9 ottobre
Russia, Ue e Usa chiedono la verità
Il silenzio del Cremlino dopo l'assassinio di Anna
Politkovskaja
di Anna Zafesova
La
Stampa, 9/10/2006
«Kadyrow vuole uccidermi»
L'ultima intervista di Anna Politkovskaja
di Natalia
Mozgovaja
La
Stampa, 9/10/2006
Giornalista uccisa, il silenzio del Cremlino
Privilegiata la pista
cecena, i suoi ultimi articoli avevano attaccato premier
Gli Usa chiedono
un'inchiesta per trovare l'assassino di Anna Politkovskaya, da sempre critica
verso il governo Putin
Corriere
della Sera, 9 ottobre 2006
Politkovskaya, il silenzio di Putin. Gli Usa: "Aprite un'inchiesta"
La giornalista russa stava lavorando a un servizio sulle
torture in Cecenia Mosca è sotto choc, gli Stati Uniti: "Bisogna fare giustizia"
La sua redazione: "Non sappiamo chi l'ha uccisa"
Ma ipotizza un
ruolo del leader ceceno filorusso Kadirov
La
Repubblica, 8 ottobre 2006
Russia, giornalista uccisa. Il silenzio del Cremlino
La Procura locale ha aperto un'inchiesta per «omicidio
premeditato» della giornalista russa Anna Politkovskaya. Famosa per il suo appassionato
lavoro sulla guerra in Cecenia, fortemente critica sui metodi adottati dall'amministrazione
Putin, la giornalista stava lavorando a un articolo sulle
torture del governo collaborazionista ceceno. Martedì i funerali laici.
L'Unità,
8 ottobre 2006
La guerra di Anna
Giulietto Chiesa
La
Stampa, 8/10/2006
Glucksmann: i burattinai sono al Cremlino
IL FILOSOFO FRANCESCE IN PRIMA LINEA INSIEME ALLA
REPORTER RUSSA PER SPEZZARE IL SILENZIO DELL' OCCIDENTE
SUL DRAMMA DELLA CECENIA
Domenico Quirico
La
Stampa, 8/10/2006
Uccisa in ascensore la giornalista che sfidava Putin
MOSCA IL KILLER HA SPARATO
QUATTRO COLPI, LA DONNA AVEVA GIÀ SUBITO ATTENTATI
Anna Politkovskaja aveva
raccontato al mondo gli orrori della guerra cecena
Francesca Sforza
La
Stampa, 8/10/2006
Senza paura
La giornalista e lo zar Putin
Maria Teresa Carbone
Il Manifesto, 8 ottobre 2006
Niente giornalista
niente problema
Astrit Dakli
Il Manifesto, 8 ottobre 2006