S-- Capolettera -->ono
affetti da «tutti i vizi e le passioni: l'oziosità, l'ignavia, l'amore per
l'orgia, l'ira impetuosa, la ferocia e la vanità
Anubi D'Avossa
Lussurgiu
S-- Capolettera -->ono
affetti da «tutti i vizi e le passioni: l'oziosità, l'ignavia, l'amore per
l'orgia, l'ira impetuosa, la ferocia e la vanità. Essi infatti assassinano
facilmente a scopo di lucro. Le loro donne sono più abili nel furto e vi
addestrano i loro bambini». Vi ricorda qualcosa? Vi sembrano parole d'oggi?
Pensate per caso agli "zingari"? Avete ragione, ma sono parole del
1878: da L'uomo delinquente , autore Cesare Lombroso, padre della criminologia positivista e cultore
italiano di August Morel,
precursore dell'eugenetica novecentesca. E' radicato, persino santificato
teoricamente, il razzismo nei confronti di questo popolo, così comodo alle
"nostre" paure. Il più afflitto, con gli ebrei,
dalla macchina genocida del Terzo Reich e satelliti: oltre mezzo milione di vittime.
Finite nel dimenticatoio della (in)coscienza europea.
Popolo senza nome, se non i nomignoli assegnatigli dalle terre
"ospiti": zingari, tsiganes , zigeuner , zigenare
; oppure gitani, gitanos , gypsies
. Popolo dai molti nomi, quelli delle sue diverse genti: Rom, Sinti, Kalé... Il primo, Rom, è il meglio
accetto da loro stessi. Forse perché nella lingua romanès , tanto vicina al sanscrito indiano, significa
semplicemente essere umano, persona.
E' importante, l'etimologia, per capire la loro storia e quella della loro
persecuzione. Zingaro o zigano, infatti, è a sua volta una parola dall'origine
misteriosa: un nome attribuito, la cui origine è vincolata dalla versione più
benevola alla città mesopotamica di Singara, secondo alcuni luogo di partenza delle antiche
carovane del popolo senza nome verso l'Asia Minore, l'Europa e il Nordafrica; ma un'altra evidenza sposta la ricerca della
radice verso la parola greca athinganoi . Che significa, inequivocabilmente:
intoccabili. Come la casta "infima" in India.
E' schizofrenica, la percezione europea di questo popolo:
l'altro nome attribuito più noto, gitani, deriverebbe semplicemente da
"egiziani". E in certi periodi, lontani, la leggenda popolare li ha
voluti (come gli Arabi) discendenti, se non dagli stessi Faraoni, del figlio di Abramo e della schiava Agar, Ismaele - nella Bibbia
«colui che camminava con Dio».
U-- Capolettera -->n popolo senza nome, in sopraggiunta senza opzione
religiosa inequivoca anzi perfettamente mimetico, in
materia di fede, con le confessioni dominanti nei Paesi di residenza. Ma un popolo: con il suo ceppo linguistico, maledettamente
indo-europeo; con la sua varietà di gruppi e di comportamenti, di volta in
volta nomadi e stanziali; soprattutto, con la sua storia. Che è la nostra storia, di vergogna. La
schizofrenia della percezione di questa gente straniante ancor prima che estranea
sta tutta nel rapporto con la proprietà: concetto quanto mai vacuo per loro, ma
che nei secoli è variato nelle strutture sociali "ospiti",
determinando la successione di tolleranza e sterminio. Anzitutto, cosa che pesa particolarmente nel Novecento e illumina
l'esperienza schizoide dell'identità europea, l'origine: la Valle dell'Indo.
Primi arrivi in Europa e lungo i confini di tutto il bacino mediterraneo
intorno all'anno Mille. Dall'Egeo, la prima tappa
"interna" è nel 1300 la Valacchia, tanta parte dell'attuale Romania:
da lì e dalla Boemia in tutta l'Europa centrale e agli inizi del
XV secolo in Germania. Poi, nel giro di pochi lustri, in
Francia, Belgio, Italia, Spagna: ed entro un secoloì
fin in Nord Europa e Russia. Una diffusione
completata, dunque, in coincidenza con la conquista del Nuovo Mondo, la
costituzione degli imperi coloniali e quella dei grandi Stati nazionali
nel Vecchio Mondo. L'accumulazione originaria e le enclosures . E "loro" diventano un
problema. Martin Lutero, il "riformatore",
lo stesso che incita i principi tedeschi a «massacrare» i contadini sollevati
da Thomas Muntzer alla
lotta per la proprietà comune, bolla gli zigeuner di
«ignoranza, oziosità, perversione». Gli "zingari" diventano
elemento tipico delle «classi pericolose» per l'ordine sociale moderno.
Otto anni dopo la dissertazione di Lombroso, nel 1886
è il grande cancelliere del nuovo Reich tedesco Otto von Bismarck ad emanare una
circolare per «liberare completamente e durevolmente da quella piaga il
territorio». Entro un quindicennio, viene costituito
un "Servizio di informazioni sugli zingari": durante la Repubblica di
Weimar, nel 1926, diventa "Ufficio centrale per
la lotta alla piaga zingara". In Baviera, culla dell'hitlerismo,
si vara allora una legge contro «zingari e renitenti
al lavoro». Con l'avvento al potere del Fuhrer e il Terzo Reich
nazionalsocialista, nel 1933 si lancia la lotta ai Lebensunwertesleben , gli indegni di vivere; nel 1936 la definizione di Rom e
Sinti come «popolo zingaro eterogeneo alla popolazione tedesca»; quindi
l'inaugurazione del "campo di lavoro" di Dachau,
seguito da Auschwitz e Marzahn,
riservati a loro insieme a detenuti politici, omosessuali, prostitute,
alcolizzati e testimoni di Geova. Nel frattempo, le
Leggi di Norimberga cui si legano nel 1938 le leggi
razziali del fascismo in Italia: per il nazismo Rom e Sinti sono «ariani
decaduti», una macchia da cancellare. Vengono
rinchiusi in ghetti dall'«editto di insediamento» di Heidrich,
sottoposti alla Zukunftslos , la sterilizzazione teorizzata
da Ritter, inclusi nel Liquidierungsbefehl
, l'ordine di liquidazione di Himmler. Con una zeta
tatuata o un triangolo nero finiscono nelle camere a
gas di Auschwitz e di Birkenau,
dove hanno una "sezione" tutta per loro. Di 23mila internati nei due
campi rispondono all'appello in 4, nel 1945: a parte 24 gemellini
requisiti dal dottor Mengele per i suoi esperimenti.
Ma ad oltre 500mila vittime sale il bilancio totale,
contando i caduti nelle altre decine di lager , nei trasferimenti coatti, nelle
esecuzioni spicce nei "territori occupati": e nei contributi al
genocidio - il Porajmos , la devastazione: come per
gli ebrei è la Shoah , la distruzione - offerti dai
regimi alleati. In Italia più di 6mila vengono
internati tra il '40 e il '44 in campi dentro e fuori i confini. In Croazia vengono sterminati nel campo ustasha
di Jasenovac, dove le vittime d'ogni genere sono al
'45 circa 600mila. In Serbia muoiono in 20mila nel campo SS di Semlin. In Romania il regime di Antonescu li deporta nella Transdniestria
"donata" da Hitler dopo l'invasione dell'Urss: cadono in 36mila. La Croazia, la
Serbia, la Romania: gli stessi Paesi da cui sono affluiti in Italia gli ultimi
due flussi migratori di Rom, tra le guerre nell'ex Jugoslavia e l'integrazione
europea di Bucarest. La Romania, appunto, il cui premier Tariceanu, centrista, ha lanciato l'altro ieri da Roma
l'appello all'Ue: «Rifletta ad una strategia europea
per l'inclusione dei Rom, che possa offrire le basi
per lanciare nuove iniziative o per completare quelle già esistenti in termini
di inclusione sociale delle popolazioni meno favorite». Vi meditano, con un
barlume di coscienza storica, certi condottieri politici italiani neocentristi
che furono di sinistra?
Anubi D'Avossa Lussurgiu