Resistere alla paura: la Settimana Irachena della Nonviolenza

 

Ismail Daud e Martina Pignatti Morano*

 

26 aprile 2007

 

Dal 29 aprile al 6 maggio in Iraq non parleranno solo le armi. Una rete di associazioni della società civile irachena, di varie provenienze politiche e affiliazioni sia laiche che religiose, metterà in atto iniziative di pace su tutto il territorio nazionale nell’ambito della Settimana Irachena della Nonviolenza.

 Questo evento si svolgerà mentre il governo iracheno incontra a Sharm el-Sheikh (3-4 maggio) rappresentanti dei Paesi vicini, oltre ai cinque Paesi permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e ai G8, nella conferenza ministeriale per concordare un percorso di stabilizzazione per l’Iraq.

 Ma è possibile una pace concertata esclusivamente dall’alto, in un paese traumatizzato dalla violenza e insultato dall’occupazione militare come l’Iraq di oggi? La società civile ritiene di dover e poter dare il suo contributo, e visto il livello di pericolo sfidato da chiunque organizzi iniziative pubbliche in questo periodo, è una scelta coraggiosa che la comunità internazionale deve conoscere, un atto di resistenza civica al terrore e al militarismo.

 Decine di associazioni e oltre cento attivisti hanno concordato di svolgere iniziative in scuole, teatri, luoghi pubblici delle principali città irachene: eventi sono previsti a Kut, Baghdad, Bassora, Diwaniya, Dohuk, Irbil, Fao, Kirkuk, Maysan, Mosul, Salahuddin, Sulaimaniya, Tikrit.

 Gli organizzatori si coordinano tramite la rete LAONF (nonviolenza, in arabo), avviata nel 2006 da associazioni che hanno partecipato a momenti di formazione sulla Nonviolenza Attiva, intesa come filosofia e strumento di liberazione dei popoli che preveda il rispetto integrale della vita, il rifiuto di ogni forma di oppressione, sfruttamento e violenza.

 Molte delle iniziative si rivolgono a bambini e studenti, che stanno preparando dipinti e striscioni da appendere ai muri delle loro scuole ed università per chiedere la fine della violenza sui civili. Presso l’Università di Al-Mustansiriya a Baghdad, dove nel gennaio 2007 due autobombe hanno provocato 60 morti e 110 feriti tra studenti, professori e dipendenti, si pianteranno alberi d’olivo e palme per ricordare le vittime della violenza.

 Davanti alle scuole si seppelliranno proiettili e schegge di granata, perché i figli dell’Iraq non devono crescere in mezzo ai simboli della violenza, devono seppellire i suoi frutti amari e costruire una nuova società con altri mezzi.

 In un villaggio vicino a Mosul si giocherà una partita di calcio tra squadre di diverse etnie e confessioni religiose, a Kut i ragazzi delle scuole superiori libereranno colombe e palloncini bianchi, dovunque si distribuiranno poster e calendari che vengano affissi nelle case per ricordare alle famiglie che la violenza non è la soluzione ma la causa della loro sofferenza.

 Accanto alle cerimonie vi saranno momenti seminariali di approfondimento, conferenze per presentare alla società civile e alle autorità locali i principi e le metodologie dell’azione nonviolenta per il cambiamento sociale e politico.

 Gli attivisti di LAONF non si fermeranno alle università, e parteciperanno alle iniziative organizzate dai sindacati dei lavoratori in occasione del 1° maggio. Discuteranno pubblicamente di strategia dell’azione nonviolenta con il Syndicate Union of Workers nel Teatro Nazionale di Baghdad, con i sindacati che lottano contro la privatizzazione del petrolio iracheno presso l’Oil Union Centre di Bassora, con i sindacati dei pescatori della penisola di Fao, la prima zona che oppose una fiera resistenza all’occupazione angloamericana nel 2003.

 Infine, le associazioni impegnate in questo evento hanno scelto una campagna simbolica che li potesse unire tutti. In un momento in cui ogni presa di posizione viene strumentalizzata e accusata di settarismo, la rete LAONF chiede che tutti si impegnino per non trasferire la sete di vendetta e di violenza ai bambini iracheni.

 In ogni città si raccoglieranno firme e si presenterà una petizione al Parlamento iracheno per chiedere che venga vietata l’importazione di giocattoli che incitino i bambini alla violenza. Dopo un embargo di tredici anni l’Iraq ha bisogno di medicinali e libri, tecnologia per lo sviluppo dell’economia civile, e non giocattoli che inducano bambini e adolescenti a dare una connotazione positiva alla violenza. E’ necessario proteggere i più giovani dalla cultura di morte e distruzione già importata in Iraq dalle truppe e dai combattenti stranieri.

Secondo gli organizzatori, la Settimana Irachena della Nonviolenza persegue tre importanti obiettivi. In primo luogo la società civile irachena dimostra al suo stesso popolo e alla comunità internazionale di essere in grado di organizzare eventi nazionali unitari svincolati dai poteri politici e religiosi. E’ un importante testimonianza della loro volontà e capacità di rifiutare la logica della guerra civile ed attuare iniziative comuni a livello nazionale sfidando lo strapotere dei gruppi armati e degli eserciti.

 In secondo luogo si intende avviare un processo di coscientizzazione della società civile circa la possibilità di rinunciare all’odio e alla vendetta per l’obiettivo comune della convivenza pacifica. Il messaggio costruttivo è diretto in special modo alle giovani generazioni che rischiano di dimenticare quanto forte fosse sino a pochi anni fa il sentimento di unità del popolo iracheno. Lottare per l’autodeterminazione e per i propri diritti è doveroso, ma vi sono mezzi alternativi alle armi per promuovere una società più giusta, mezzi nonviolenti che siano coerenti con i fini che si propongono. Si realizza così dal principio, durante la lotta, il modello di società che si intende promuovere, dove donne e uomini, giovani e anziani abbiano la stessa dignità.

 Infine, durante questa settimana si raccoglieranno adesioni alla rete LAONF perché cresca il numero di coloro che  accettano questo impegno.

 La Settimana Irachena della Nonviolenza si svolge per il secondo anno, e intende divenire un appuntamento fisso di promozione culturale e politica dell’azione nonviolenta, dell’affermazione della pace con mezzi pacifici. Mezzi nonviolenti di lotta sono stati utilizzati nella storia recente dai sindacati e dai movimenti iracheni per i diritti umani, sociali  e civili, ma spesso senza adesione esplicita e consapevole ad un modello di riferimento.

 La rete LAONF intende declinare nella cultura irachena i valori universali e le metodologie d’azione che hanno consegnato vittorie politiche e spirituali ai movimenti di Gandhi, Martin Luther King, ai movimenti femministi e molti altri.

 Il percorso di formazione degli attivisti di LAONF è sostenuto dall’associazione catalana NOVA - Centre per a la Innovació Social, e dall’Italiana Un Ponte per…, che da due anni organizzano e finanziano programmi di training alla cultura della nonviolenza, su esplicita richiesta e invito delle associazioni irachene.   

Informazioni sulle iniziative svolte finora sono disponibili sul sito www.launf.net gestito da NOVA-CIS e sul sito www.laonf.org gestito da membri della Rete LAONF a Baghdad.

 

Dettagli sulla Settimana Irachena della Nonviolenza appariranno sul blog in lingua spagnola del documentarista Alberto Arce che sta seguendo l’evento dal Kurdistan Iracheno.

 

http://blogs.elcomerciodigital.com/pacifistasenbagdad/

 

*Un Ponte per… Baghdad