Cambiamenti climatici radicali e
irreversibili, rapporti di istituzioni internazionali
quasi fatalisti...
Il pianeta Terra, “la nostra casa comune”, secondo il teologo e attivista
brasiliano Leonardo Boff, si trova in un momento critico
della propria storia evolutiva. Tra catastrofe e minacce di scomparsa, Boff - membro della Comisión Internacional de la Carta de la Tierra
e premio Nobel alternativo nel 2001 - contribuisce alla discussione con la sua
visione critica che viene dalla scienza, dalla teologia e dalla sua militanza:
parole di avvertimento, ma anche un grido di speranza.
Intervista a Leonardo Boff: “Uomini o molluschi?”
Por Sergio Ferrari* enviado a Selvas.org
Traduzione di Renata Balducci -
Revisione di Fiamma Lolli per Traduttori per la Pace
*In collaborazione con E-CHANGER, ONG svizzera di
cooperazione solidale della quale Leonardo Boff è
membro onorario e firmatario della sua Carta dei Principi.

“La specie umana rischia di scomparire”
“Siamo responsabili della vita o della morte del nostro pianeta”
Gli studi, come quello presentato recentemente sul riscaldamento della Terra,
descrivono una situazione sempre più allarmante. Come
dobbiamo interpretare questo momento preoccupante della storia evolutiva
dell'Uomo e del Pianeta?
Stiamo prendendo coscienza della possibilità di essere
distrutti; non da qualche meteora, o da un cataclisma naturale di proporzioni
incommensurabili, ma dal comportamento irresponsabile dell'essere umano.
L'uomo ha costruito due macchine mortali che possono distruggere la biosfera:
le armi di distruzione di massa e l'aggressione ecologica al sistema Terra.
Finora ci si preoccupava di non superare i limiti che poteva
sopportare la Terra. La Conferenza Intergovernativa per i Cambiamenti Climatici
(nota come IPCC), all'inizio di febbraio, ci ha rivelato che abbiamo già rotto
questa barriera. Il pianeta è destinato, irrimediabilmente, a
un aumento della temperatura tra 1,8 e 6° gradi Celsius.
Le conseguenze sulla biodiversità saranno catastrofiche. Milioni e milioni di
persone corrono seri rischi a causa della distruzione dei raccolti, di siccità
o inondazioni dovute all'innalzamento delle acque degli oceani che sarà tra i 18 e i 59 centimetri, come minimo...
La logica dell'autodistruzione
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Leonardo Boff riflette sulla retorica
fatalista della fine del mondo: “ Non è la prima volta che gli esseri umani
si pongono la questione della fine della loro specie. Tutte le volte che una
cultura entra in crisi, così come la nostra, nascono miti sulla fine del
mondo e sulla distruzione della specie. |
Un panorama catastrofico...
Sicuramente siamo i responsabili della vita o della morte
del nostro pianeta vivente. Il futuro comune, cioè il
nostro futuro come specie e quello della nostra amata Casa Comune, la Terra,
che amiamo profondamente, dipende solo da noi.
Anche se fa venire la pelle d'oca solo a immaginarlo... l'essere umano
potrebbe scomparire a causa della sua forza autodistruttiva e della sua
mancanza di saggezza?
Emeriti scienziati non escludono questa possibilità. Per citarne solo
alcuni, Stephen Hawking
(L'universo in un guscio di noce, Traduzione di P. Siena, Mondadori,
Milano 2006) prevede che nel 2600 la popolazione mondiale vivrà gomito a gomito
e che il consumo di elettricità renderà la Terra
incandescente. Il premio Nobel Christian de Duve afferma che l'evoluzione biologica sta correndo verso
un momento di rottura. Storici prestigiosi, come Arnold Toynbee e Eric Hobsbawn, si chiedono se il
pianeta potrà avere un futuro sostenibile se si continua con questa logica. James Lovelock (The Revenge of Gaia [La vendetta di Gaia], Penguin
2006) anticipa uno scenario spietato: alla fine del secolo l'80%
della popolazione umana scomparirà, il restante 20% andrà a vivere
nell'Antartico o nelle poche oasi rimaste su alcuni continenti dove le
temperature saranno più basse o dove potrà cadere ancora un po' di pioggia. Per
quanto riguarda il territorio brasiliano, sarà troppo caldo e secco per essere
abitato.
Non si riesce a immaginare la scomparsa della
specie...
Sarebbe una catastrofe biologica di ampiezza incommensurabile. Verrebbe annullato il lavoro di almeno 3,8 miliardi di anni,
data probabile della prima apparizione della vita; e degli ultimi 5-7 milioni
di anni, da quando apparve la specie Homo; e degli ultimi centomila anni, da
quando sulla scena irruppe l'Homo Sapiens... Verrebbe meno tutto il lavoro
compiuto da un universo intero di energie, informazioni e di diverse forme di
materia...
Bisogna ricordare che finora non sono state identificate scientificamente e in
maniera inconfutabile altre presenze intelligenti nell'Universo.
Siamo, come specie Homo, un'eccezione senza confronti nel cosmo. Abbiamo un
corpo con trenta miliardi di cellule, un cervello con cento milioni di neuroni
in continua unione sinaptica, complesso nella sua
psiche e nella sua coscienza, pieno di tutte le informazioni collezionate dal
momento in cui il cosmo nacque grazie al Big Bang, che si è andato via via arricchendo di emozioni,
sogni, archetipi, simboli. Abbiamo uno spirito capace di captare il tutto e di
sentirsene parte e di identificarsi con Colui che
unisce e ri-unisce, collega e ri-collega ogni cosa facendo in modo che le cose
non siano caotiche ma ordinate e dando senso e significato all'esistenza su
questo mondo. E che ci infonde un sentimento di
profonda venerazione e di rispetto per l'immensità del cosmo.
In questo senso la storia della vita e la storia della vita umana perderebbero
qualcosa di inestimabile.

L'universo, prima dell'uomo.
E l'uomo e il suo istinto di sopravvivenza in questo panorama desolato?
Anche se posso sembrare contraddittorio di fronte alla gravità dei
fatti, direi che bisogna essere pazienti con l'essere umano. C'è ancora molto
da imparare. Paragonato al tempo cosmico, quello dell'uomo è solo un minuto di
vita. In questa prospettiva, la situazione attuale appare più come una sfida
che come un disastro imminente. D'altra parte, anche in previsione della
scomparsa dell'essere umano come specie, il principio di intelligibilità
e amorevolezza verrà preservato. Esisteva nell'universo prima
dell'essere umano. È un principio atavico quanto l'universo...
Per tornare alla categoria del “tempo cosmico” e alla velocità della crisi
attuale: la specie umana avrà ancora il tempo per imparare?
Tutto sembra indicare che il tempo sia contro di noi. Forse arriviamo
troppo tardi e abbiamo già superato il punto di non ritorno. Però, siccome
l'evoluzione non è lineare e si muove con frequenti rotture e balzi in avanti -
prodotti da una maggiore complessità - e siccome esiste il carattere
indeterminato e fluttuante di tutte le energie e di tutta la materia, nulla impedisce
che si produca l'emergenza della necessità di un altro livello di coscienza e
di vita umana che salvaguardi la biosfera e il pianeta Terra.
È interessante, ad esempio, che Théodore Monod, forse l'ultimo grande
naturalista al mondo, morto nel 2000, cristiano protestante, abbia pensato come
possibile candidato (a succederci, NdT) al
cefalopode, una specie di mollusco, che possiede una notevole perfezione
anatomica: ha la testa munita di una capsula di cartilagine, che funziona come
cranio, e gli occhi simili a quelli dei vertebrati. Possiede una mente molto
sviluppata, con una doppia memoria mentre noi ne abbiamo
solo una.
Evidentemente non usciranno dal mare domani per avanzare verso l'interno dei
continenti. Avranno bisogno di milioni di anni di
evoluzione. Però possiedono una base biologica adatta
a fare un salto verso l'acquisizione di una coscienza. In ogni caso ci tocca
scegliere: l'essere umano e il suo futuro, o i molluschi.
In questa scelta sul futuro, c'è una decisione pratica che possiamo prendere
ora, quotidianamente, immediatamente?
Sì. È importante che fin d'ora si dimostri di amare la vita e la sua
maestosa diversità, che si abbia compassione per coloro che
soffrono, che si realizzi rapidamente la necessaria giustizia sociale e
che si ami la Grande Madre Terra. Dobbiamo fare in fretta perché non abbiamo
molto tempo da perdere. Dobbiamo lavorare sulle quattro “r”: ridurre,
riutilizzare, riciclare e riforestare. Così potremmo
adattarci ai cambiamenti e diminuire gli effetti dannosi attuali.
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:: LEONARDO BOFF :: |
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Punto sull'ottimismo. Come l'essere umano è riuscito ad addomesticare altri mezzi di distruzione, il primo dei
quali è stato il fuoco, così ora riuscirà ad addomesticare ciò che può
distruggerlo. E qui sarebbe opportuno analizzare, per esempio, le possibilità
che ci vengono offerte dalla nanotecnologia
(che opera con atomi, geni e molecole) che potrebbe, forse, offrire mezzi
tecnici per diminuire il surriscaldamento globale e purificare la biosfera dai
gas dell'effetto serra.
In ogni caso
dobbiamo pensare a queste questioni nei termini della fisica quantistica e
della nuova cosmologia. L'evoluzione non è lineare. Accumula energie e si muove
a salti. Lo suggeriscono le teorie di Niels Bohr e Werner Heisenberg:
possono comparire virtù nascoste, venute dal vuoto quantico, da questo oceano di energia che soggiace all'universo e
modificare, in questo modo, la linea evolutiva.
Scommettere su un altro mondo
Al margine dei presagi fatalisti e di un realismo drammatico, qual
è la profonda convinzione di Leonardo Boff sul futuro
della specie umana?
Mi oppongo all'idea che il nostro destino, dopo milioni di anni di evoluzione, termini così miseramente nelle
generazioni future. Ci sarà un salto, magari nella direzione già indicata da Pierre Teilhard de Chardin nel 1933: la irruzione
della noosfera, cioè quello stato di coscienza e di
relazione con la natura che inaugurerà una nuova convergenza di menti e cuori,
così come un nuovo livello dell'evoluzione umana e della storia della Terra.
In questa prospettiva, lo scenario attuale non è una tragedia ma solo una
crisi. La crisi rigenera, purifica, fa maturare. Annuncia un nuovo inizio, un dolore e un parto pieno di promesse, e
non le pene della fine dell'avventura umana. Nonostante tutto splenderemo.
E forse, per concludere, sarebbe importante dire che
non finirà il mondo, ma che potrebbe finire questo mondo, questo tipo di mondo
senza senso che ama la guerra e la distruzione di massa. Inaugureremo un mondo
umano che ama la vita, desacralizza la violenza,
protegge e ha pietà di tutti gli esseri viventi, esercita la vera giustizia e
ci permette di stare sul Monte delle Beatitudini. O semplicemente
che avrà imparato a trattare umanamente tutti gli esseri umani e con
attenzione, rispetto e compassione gli altri.
Tutto ciò che esiste, merita di esistere. Tutto ciò che vive, merita di vivere.
Specialmente noi, gli esseri umani.