UNA STRAGE

ALESSANDRO DAL LAGO
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 28 ottobre 2005. Alessandro Dal Lago e' docente di sociologia dei processi culturali all'Universita' di Genova, presso la stessa Universita' coordina un gruppo di ricerca sui conflitti globali; e' membro della redazione della rivista filosofica "aut aut", ha curato l'edizione italiana di opere di Hannah Arendt e di Michel Foucault. Tra le opere di Alessandro Dal Lago segnaliamo particolarmente Non-persone. L'esclusione dei migranti in una societa' globale, Feltrinelli, Milano 1999. Cfr. inoltre: I nostri riti quotidiani, Costa & Nolan, Genova 1995; (a cura di), Lo straniero e il nemico, Costa & Nolan, Genova 1997; La produzione della devianza, Ombre corte, Verona 2001; Giovani, stranieri & criminali, Manifestolibri, Roma 2001. Polizia globale. Guerra e conflitti dopo l'11 settembre, Ombre corte, Verona 2003]

Prima o poi una strage di tali proporzioni doveva succedere. Solo la diffusa ipocrisia contemporanea puo' attribuire i morti in Olanda a un incidente, cosi' come e' avvenuto per i morti in Sicilia, qualche anno fa, o per casi di soffocamento di stranieri in aereo, dovuti alle tecniche di
"contenimento". Se si crea un sistema di internamento amministrativo sottratto a qualsiasi controllo giudiziario e affidato a specialisti della violenza, che cosa ci si aspetta? Non e' mica necessario essere dichiaratamente cattivi come Cheney per approvare la tortura. Basta praticarla e poi far finta di nulla. Il fatto e' che il sistema dei centri di internamento sta diventando un mostro che allunga i suoi tentacoli su tutta l'Europa e su un buon numero di paesi limitrofi. I centri conosciuti sono oggi circa 250, tra aderenti a Schengen, Turchia, Croazia, Ucraina, Libia, Marocco e cosi' via. Parliamo solo di quelli ufficiali, ma devono essere molti di piu' se si pensa che la Russia ne sta creando alacremente dappertutto. Solo la Germania ne ha 45, e poi segue la Polonia con 25, la Francia con 20, eccetera. Spesso i centri sono occultati in commissariati, aeroporti o, come avviene in alcuni paesi dell'Est europeo, in baraccamenti temporanei in cui nessuno puo' mettere piede.
Quanti saranno gli stranieri che vi circolano? Sicuramente diverse centinaia di migliaia, se solo in Italia nei cosiddetti "Centri di permanenza temporanea" (in sigla: Cpt) si internano 25.000 persone ogni anno. Se una strage e' possibile in Olanda, che fino a poco tempo fa sembrava un'oasi di tolleranza, che cosa succedera' in Ucraina, Russia, Libia, Marocco? Ci siamo gia' dimenticati dei morti di Ceuta e Melilla? Se a Lampedusa si somministrano impunemente calci e schiaffi, quante violenze e uccisioni sono praticate in paesi agli ultimi posti delle classiche internazionali in materia di diritti umani? Il mostro si alimenta di una cultura, che magari non sara' quella di tutti i suoi cittadini, ma che sembra ormai insediata stabilmente nel ceto politico e amministrativo europeo. Qui non si tratta di fare di tutta l'erba un fascio, ma di capire che se si comincia con le litanie della sicurezza, sui confini, nei quartieri, nei centri storici, si avviano processi che prima o poi sfociano nella violenza e, diciamolo pure, nel delitto.
Che fine faranno il rumeno, il lavavetri, il marocchino che butti fuori dai salotti urbani, quando ad aspettarli ci sono queste procedure disumane, di cui nessuno si vuole assumere la responsabilita' rifugiandosi in luoghi comuni e nel tremendo linguaggio da commissariato (aggiungendo,  ovviamente, l'immancabile solidarieta'?). L'altra sera, sulla terza rete e' stata trasmessa un'inchiesta sui bambini di strada di Manila, internati a migliaia in "prigioni" in tutto e per tutto simili a porcili. In ultimo, si mostrava un gruppo di cittadini che esigeva, letteralmente, "pena di morte per i
bambini" (anche se, finora, solo uno straniero e' stato arrestato nelle Filippine per abusi sessuali su di loro). Siamo cosi' sicuri di essere tanto lontani da tutto cio'? A questo punto, qualsiasi appassionato di sicurezza mi dovrebbe chiedere: e tu che faresti, estremista dei diritti umani, che ti disinteressi del legittimo bisogno di quiete e sicurezza dei cittadini? E io gli direi: i 900 milioni di euro che l'Italia spende ogni anno per gli stramaledetti Cpt non sarebbero spesi meglio per accogliere questa gente? La cifra inverosimile, decine di miliardi, bruciata dagli astuti europei per vessare i migranti, non sarebbe spesa meglio per farli vivere in un continente che ormai si
spinge fino al Pacifico? Miseria dell'Europa, che risponde al declino demografico e alla sua marginalita' globale con le espulsioni e i Cpt. E miseria di un pensiero politico che non sa inventare nulla, al di la' di ordinanze, manganelli e sbarre alle finestre. E che apertamente incita a "sparare", all'"alzo zero".
E per difendere che cosa, poi? L'estetica dei centri storici, l'attenzione degli automobilisti ai semafori, il delicato olfatto dei cittadini a passeggio. Se si pensa che queste sono dopotutto le preoccupazioni di amministratori, sociologi e cultori della sicurezza urbana, non si puo' che
provare nostalgia per il maestro taoista che ammoniva, piu' di due millenni fa, che il saggio governante diminuisce le leggi, se vuole diminuire i delitti.