Per una società basata sulla sobrietà equa e solidale
Francesco Gesualdi
Pubblichiamo integralmente l’intervento di Francesco Gesualdi che è stato letto ad Abbateggio, un paese in provincia di Pescara, durante la cerimonia di premiazione dell’8° Premio letterario Parco Maiella. Gesualdi, con il suo ultimo libro “SOBRIETA. Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti”, ha vinto il primo premio nella sezione saggistica.
Desidero
ringraziare il Parco Maiella per questo premio che interpreto come un omaggio
alla dignità, alla partecipazione, alla giustizia e alla pace.
Omaggio
alla dignità perché la sobrietà è innanzitutto espressione di libertà.
Viviamo
tutti così di corsa che non ci siamo mai fermati a riflettere su concetto di
benessere. Il sistema in cui viviamo ci fa credere che il benessere consiste
esclusivamente nel possesso di oggetti. Più ne abbiamo, più dovremmo
considerarci benestanti. Ma noi non siamo bidoni aspira tutto. Siamo creature
che oltre alle esigenze del corpo, abbiamo quelle affettive, sociali,
intellettive, spirituali. Solo se tutte queste dimensioni sono soddisfatte in
maniera armonica possiamo parlare di benessere. Nell’altro caso possiamo
parlare tutt’al più di “benavere”, che è un’altra cosa.
Così
scopriamo che la sobrietà è più un modo di essere che di avere. E’
riappropriazione della libertà di scelta e di pensiero. E’ libertà dai
condizionamenti della pubblicità, della moda, della competizione sociale. E’
capacità di distinguere tra i bisogni reali e quelli imposti. E’ il recupero
del senso di sufficienza. E’ la capacità di dare alle esigenze del corpo il giusto
peso senza dimenticare quelle spirituali, affettive, intellettuali, sociali.
Omaggio alla partecipazione perché la sostenibilità esige altri modi di
organizzare l’economia e la società. Il mondo è sull’orlo del tracollo sociale
ed ambientale e per salvarlo non bastano piccoli ritocchi di gestione. Al
contrario serve un ripensamento dei principi ispiratori e dell’impianto
organizzativo.
La
progettazione di nuovi orizzonti è al tempo stesso il compito più difficile e
più affascinante che ci sia. Un compito che potremo assolvere solo se saremo
capaci di lanciarci in un grande sforzo di pensiero e di progettazione
collettiva. Ossia se sapremo portare la politica e la democrazia alloro livello
più alto. Tuffo fa in travedere che per ritrovare l’armonia col pianeta, e nel
contempo garantire ad ogni essere umano una vita dignitosa, dovremo dare meno
spazio al denaro, alla voracità, al gigantismo, al mercato, al globale e
rivalutare il gratuito, la lentezza, il piccolo, il collettivo, il locale. In
particolare l’economia locale assume un ruolo centrale prima di tutto per una
ragione energetica. Dobbiamo risparmiare carburante, perciò dobbiamo avvicinare
la produzione al consumo. Inoltre dobbiamo sfruttare l’energia rinnovabile che
per definizione è una risorsa diffusa da sfruttare su base locale, addirittura
individuale.
Del
resto solo tornando ad avere un rapporto intimo col nostro territorio capiremo
quanto sia importante prender ci cura di lui. Un tempo, quando pane era fatto
col grano del luogo, quando i pesci erano pescati nel fiume che attraversa la
città, quando ci si scaldava con la legna dei boschi circostanti, ci prendevamo
cura dei suoli, delle acque, dei boschi perché sapevamo che la nostra vita
dipendeva dalla loro integrità. Oggi, invece, che il nostro benessere si fonda
su oggetti comprati al supermercato e provenienti da chissà dove, non ci
preoccupiamo se i fiumi sono senza vita, se i terreni si impoveriscono o se
scarseggia l’acqua per irrigare. Interpreto questo premio come un omaggio alla
giustizia, perché solo riducendo i nostri consumi potremo superare gli
squilibri internazionali. Sappiamo che viviamo in un mondo ingiusto in cui un
20% della popolazione vive nello spreco mentre un 50% non riesce a soddisfare
neanche i bisogni fondamentali come l’alimentazione, l’accesso al l’acqua
potabile, la scolarità di base, la salute minima. Tre miliardi di persone hanno
bisogno di mangiare di più, vestirsi di più, curarsi di più, studiare di più,
viaggiare di più, ma potranno farlo solo se gli opulenti accettano di fare un
passo indietro perché c’è una competizione per le risorse e gli spazi
ambientali scarsi. Il petrolio non tiene più il passo con la domanda
internazionale, peschiamo più pesce di quanto il mare sia in grado di
rigenerarne, le foreste scompaiono al ritmo di 2.000ettari l’ora, il clima sta
cambiando per l’accumulo di anidride carbonica.
Gandhi
diceva che la terra ha risorse sufficienti per garantire i bisogni di tutti, ma
non ne ha abbastanza per soddisfare le avidità di ciascuno. E tempo che
scolpiamo questa verità nei nostri cuori e nelle nostre costituzioni in modo da
non andare mai oltre i limiti imposti dall’equità.
Infine
interpreto questo premio come un omaggio alla pace perché l’equità e l’armonia
con l’ambiente sono due presupposti fondamentali della pacifica convivenza
umana. Purtroppo il mondo è dilaniato da guerre più o meno note, mentre gli
attentati di New York, Madrid, Londra hanno rotto una tregua che in Occidente
durava da più di mezzo secolo. Forse dovremo attendere il responso de gli
storici per avere una descrizione oggettiva e dettagliata del terrorismo islamico,
ma è certo che se vogliamo uscire dalla spirale della violenza dobbiamo
cominciare ad interrogarci.
Dobbiamo
chiedere alle popolazioni del Sud cosa hanno da rimproverarci e non dovremo
sorprenderci se ci diranno che sono stanche della nostra dominazione. Da cinque
secoli le loro terre sono saccheggiate, le loro economie derubate, le loro
popolazioni impoverite.
G8
dopo G8, i potenti della Terra promettono l’annullamento del debito, la fine
della povertà, la revisione dei trattati più devastanti. Ma non cambia mai
niente. Anzi le cose peggiorano e la mente corre al detto evangelico “chi di
spada ferisce, di spada perisce”. Il terrorismo va combattuto, ma non crediamo
di poterlo debellare con operazioni di polizia, con il restringimento delle
libertà civili o con altre guerre. I metodi autoritari e repressivi sono una
forte tentazione, e spesso quelli che riescono ad imporsi, ma la storia di
mostra che le tensioni non si risolvono con la forza dei muscoli, ma con la
tenerezza del cuore e la saggezza della testa. Cominciamo a ripagare i nostri
debiti, a costruire rapporti più equi, a praticare la solidarietà.., e la pace
sboccerà come un fiore.
APPELLO
Vari segnali ci indicano che il pianeta è sull’orlo del tra
collo sociale e ambientale. Tuttavia, ci sono ancora dei margini di recupero e
questo ci carica di una responsabilità particolare. La chiave della soluzione è
racchiusa nella parola “sobrietà”, che interpella prevalentemente noi, opulenti
del nord. Solo accettando di produrre e consumare di meno potremo fermare il
saccheggio del Sud del mondo, le guerre per l’accaparramento delle risorse, il
degrado del pianeta e consentire agli impoveriti di costruire il proprio
sviluppo.
Apparentemente, la sobrietà è solo una questione di stile di
vita, In realtà, è una rivoluzione economica e sociale che manda in frantumi il
principio su cui è costruito l’intero edificio capitalista. È il principio
della crescita, invocato non solo dalle imprese, ma anche da chi si batte per i
diritti, in base al credo che senza crescita non possa esistere sicurezza
sociale né piena occupazione.
Abbiamo poco tempo a nostra disposizione. Le risorse si fanno
sempre più scarse e si intensificano le guerre per il loro controllo.
L’accumulo di anidride carbonica, associato alla distruzione delle foreste, sta
provocando rapidi cambiamenti del clima. Se non poniamo un freno alla nostra
iperproduzione e al nostro iperconsumo condanneremo i nostri figli a fronteggiare
disastri ambientali e sociali dalle proporzioni incalcolabili. Per questo
dobbiamo avere il coraggio e la responsabilità di batterci per un’alternativa.
L’alternati va della sobrietà equa e solidale.
Per questo, a nome del Centro Nuovo Modello di Sviluppo,
chiedo a ogni gruppo, a ogni associazione, a ogni movimento, grande o piccolo,
laico o religioso, culturale o politico, per l’ambiente o per i diritti, di
discutere al proprio interno la prospettiva di una società basata sulla
sobrietà equa e solidale. Inoltre, chiedo a chi dovesse condividere questa
posizione di mettersi in contatto con il Centro, per proseguire insieme il
cammino a sostegno di questa alternativa. È tempo di dotarci di un progetto
comune che ci indichi la direzione di marcia, ci aiuti a progettare le nostre
battaglie e le nostre strategie quotidiane, riaccenda entusiasmi, speranze,
partecipazione.
Il nostro indirizzo è: Centro Nuovo Modello di Sviluppo, via
della Barra 32, 56019 Vecchiano (Pisa)
fax: 050-827165, e-mail: coord@cnms.it