Israele - Palestina - 21.5.2007

Sei motivi per gli scontri di Gaza

Come si è arrivati all'anarchia violenta di questi giorni a Gaza? Sei ragioni per una crisi

 

 

 

 

La violenza è tornata nella Striscia di Gaza. Si supponeva che queste sanguinose manifestazioni sarebbero cessate dopo la firma dei leader dei due movimenti dell’accordo di riconciliazione alla Mecca e dopo l’entrata nella partnership politica che ha prodotto la formazione del governo di unità nazionale. Tuttavia sembra che alcuni sviluppi e situazioni che ci sono stati da allora abbiano portato all’attuale escalation di tensione e, nuovamente, alla trappola della lotta intestina. Questi sviluppi possono essere riassunti in questo modo:

 

Miliziani palestinesiPrimo. É chiaro che le ali estremiste nei movimenti Hamas e Fatah non erano soddisfatte dell’accordo di riconciliazione e dell’entrata nella partnership politica, poiché l’ala militare del movimento di Hamas non sembra contenta che la tregua continui, che si fermino i lanci dei missili e che si rinunci alle operazioni suicide, anche solo temporaneamente. D’altra parte l’ala moderata nel movimento Fatah avverte che l’accordo di Mecca ha dato ad Hamas legittimità politica e ha consolidato la sua leadership nel governo, così come questa ala, assetata di scontri e confronti, avverte che la leadership di Fatah ha fatto grandi concessioni, perdendo un’occasione preziosa per ripristinare il controllo sul governo e sulla situazione in generale.

 

Funerale a GazaSecondo. L’accordo di riconciliazione a Mecca, e il governo che ne è scaturito, ha fallito nell’ottenere la fine dell’embargo economico imposto al popolo palestinese e il riconoscimento internazionale al governo di unità nazionale, cosa che ha giocato a favore dei sostenitori della linea dura di entrambe le parti. Quelli che nel movimento Fatah si oppongono alla partnership con Hamas hanno continuato a ripetere nelle loro riunioni private: “Visto? ve lo avevamo detto…”, mentre nel movimento Hamas gli estremisti non hanno nascosto il loro risentimento per l’entrata nel governo e per la firma dell’accordo di riconciliazione senza aver ottenuto garanzie arabe e internazionali certe sulla fine dell’embargo.

 

Terzo. I complotti israeliani non hanno mai smesso di seminare discordia e di lavorare per far saltare l’accordo fra le due parti, ed è plausibile che siano proprio elementi legati agli apparati di sicurezza israeliani a compiere le operazioni di liquidazione di membri appartenenti ad entrambe le parti, per accendere la miccia di nuovi sanguinosi scontri.

 

Artiglieria israeliana al confine della Striscia di GazaQuarto. L’annuncio degli Stati Uniti di voler elargire la somma di 60 milioni di dollari per addestrare e armare la guardia presidenziale palestinese ha aumentato i sospetti e i dubbi di Hamas sulle intenzioni del presidente Mahmud Abbas e sui suoi consiglieri per la sicurezza, soprattutto quelli noti per la loro evidente inimicizia nei confronti di Hamas in particolare e di altri movimenti di resistenza in generale.

 

Quinto. L’escalation delle campagne mediatiche tra i due movimenti, nelle ultime settimane è senza precedenti, tanto che alcuni programmi radiofonici e televisivi contenevano un chiaro incitamento all’omicidio e all’esecuzione sanguinosa di alcuni personaggi-simbolo, cosa che ha creato un clima di tensione e di risentimento in entrambe le parti.

 

Sesto. L’aumento del problema dell’anarchia nell’ordine pubblico e l’incremento dei crimini, il rapimento del giornalista britannico Alan Johnston, il continuo contrabbando di armi che ha trasformato la Striscia di Gaza in una giungla di armi.

 

In questa atmosfera congestionata, gli scontri, le liquidazioni e i rapimenti ne sono la naturale conseguenza, ma il rischio è che arrivano in un momento in cui le forze israeliane si preparano a invadere la Striscia, confermando quindi la presenza della mano israeliana che, direttamente o indirettamente, lavora diligentemente per incendiare la sedizione.