TODI E IL SUO TERRITORIO
TODI
Provincia: Perugia
Altitudine: 410 m s.l.m.
Superficie: 221.01 kmq
Abitanti: 16905 (censimento del 2000)
Nome abitanti: Tuderti

Comprensorio: Tuderte
Collazzone, Fratta Todina, Massa Martana, Marsciano, Montecastello di Vibio.

Frazioni:
Asproli, Cacciano, Camerata, Canonica, Casemascie, Cecanibbi, Chioano, Colvalenza, Crocefisso, Cordigliano, Duesanti, Ficareto, Fiore, Frontignano, Ilci, Izzalini, Loreto, Lorgnano, Montemolino, Montenero, Monticello, Pantalla, Pesciano, Petroro, Pian di Porto, Pian di San Martino, Pontecuti, Stazione, Porchiano, Quadro, Ripaioli, Romazzano, Rosceto, San Damiano, Torre Ceccona, Torre Gentile, Vasciano

CAP 06059
Prefisso: 075
BREVE STORIA DELLA CITTA'
Furono gli antichi umbri, una popolazione che occupava la parte dell'Italia centrale situata ad est del Tevere a creare tra l’VIII ed il VII secolo a C. un primo insediamento che chiamarono TULAR, cioè città di confine fra il territorio etrusco collocato sul lato destro del sacro fiume e quello umbro, come conferma Plinio nella Naturalis historia .
Intorno alla fine del IV secolo a C. la città fu conquistata da Roma e come sua alleata partecipò nel 217 alla battaglia del Trasimeno contro Annibale. Al tramonto del periodo repubblicano divenne COLONIA JULIA FIDA TUDER; dal periodo arcaico Todi (Tuder per i latini) battè moneta propria, ma le maggiori testimonianze architettoniche risalgono al periodo imperiale quando il territorio venne aggregato secondo la riforma augustea alla tribù Clustumina ed elevato al rango di municipium retto dalla classe decurionale.
Poco si sa del cosidetto periodo barbarico quando la città visse protetta dal primo e dal secondo cerchio delle sue possenti mura sotto le quali a suo tempo, stando a Silio Italico, si arrestò persino l’esercito vincitore di Annibale. Già sul finire del XII secolo ebbe inizio una nuova espansione territoriale che in poco più di cento anni riportò il dominio di Todi sui confini dell’antico municipio romano, dapprima retto da un regime consolare, poi sotto podestà e capitani del popolo di chiarissima fama.
Il territorio comunale si estese dal lago e castello di Alviano a sud, al Piano dell’Ammeto presso Marsciano a nord, dalla cresta dei Monti Martani (come ricorda un placito del re longobardo Desiderio e del papa Paolo I del 760) ad oriente, alle Gole del Forello alte e minacciose sul Tevere ad occidente.
Nel 1244 anche i tre borghi sorti sotto l’impulso delle nuove classi artigianali, vennero protetti da una nuova cerchia di mura con un perimetro di circa quattro chilometri, con porte e bastioni che ancora oggi si possono ammirare quasi intatti.
Perduta l'autonomia comunale nel 1367 a favore dello Stato della Chiesa, l’autorità civile e politica di Todi cominciò lentamente, ma inesorabilmente a decadere passando da una signoria all'altra (Tomacelli, Malatesta, Braccio Fortebracci da Montone, Francesco Sforza, ecc.) . La sua popolazione, che un censimento del 1290 documentava in circa 40.000 anime, si ridusse di oltre la metà a seguito delle pestilenze che afflissero quasi tutta l’Italia a partire dal 1348 e fino al 1527, come ci ricorda una censimento del 1571 voluto dal vescovo Angelo Cesi, ultimo di questa grande famiglia a salire sulla cattedra episcopale tudertina (1566-1606).
Nepote di cardinali che lo precedettero in questa diocesi ininterrottamente dal 1523 e zio di Federico II° fondatore dell’Accademia dei Lincei nella vicina Acquasparta, già territorio di Todi, Angelo fu amico e protettore dei più importanti artisti del suo tempo molti dei quali chiamò in questa città che trasformò radicalmente a sue spese allargando vie per bonificare interi quartieri (Via Cesia o della Piana) o restaurando antiche fontane (Fonte Cesia). Grazie a lui Todi visse uno dei più alti periodi di splendore e si abbellì di nuovi palazzi che ancor oggi ne costituiscono la sua fisionomia caratteristica.
Urbanisticamente, all’interno delle mura castellane, la città è rimasta pressochè identica, come appare in una preziosa stampa di Giacomo Lauro del 1633, né valse ad alterarne la fisionomia la lenta burocrazia papale, né le rivoluzionarie idee venuta dalla Francia sul finire del XVIII secolo. Anzi, la riforma dell’agosto 1809 degli Stati Romani, che portò alla costituzione dei due grandi Dipartimenti del Tevere e del Trasimeno con sede a Spoleto, mise Todi a capo di un vastissimo Circondario che comprendeva i cantoni di Amelia, Orvieto, Acquapendente, Ficulle, e Marsciano con territorio che si estendeva dal lago di Bolsena, alla Sabina, ai confini di Perugia e che era retto da una Sottoprefettura di 1ª classe. Durante la Restaurazione e fino all’Unità d’Italia molti todini seguirono le nuove idee libertarie entrando a far parte di società segrete quali la Carboneria e la Giovine Italia.
Nel luglio del 1849 Todi accolse per tre giorni Giuseppe Garibaldi fuggiasco dalle macerie della Repubblica Romana e braccato dalle milizie papali ed austriache. Qui la moglie Anita ormai presa dalle doglie del parto che la condusse di lì a poco a morte nelle paludi di Comacchio, abbandonò la sua sella argentina , oggi custodita nel museo comunale, per sostituirla da un’altra più comoda donatale da un artigiano sellaio. Il grande cipresso che svetta su Piazza Garibaldi al centro della città fu piantato in quell’occasione. Da quel momento e fino alla terza guerra d’Indipendenza molti todini indossarono la camicia rossa, molti furono imprigionati, alcuni morirono sui campi di battaglia.
todi- piazza del popolo
Titignano
il tevere presso le gole del forello
S.Maria della Consolazione
s.fortunato
S.LEUCIO E I PREMOSTRATENSI: A TODI LA PRIMA ABBAZIA IN ITALIA
A TODI LA PRIMA ABBAZIA DEI PREMOSTRATENSI IN ITALIA: NOTIZIE SULL’OCCUPAZIONE DELL’ANTICA ABBAZIA BENEDETTINA DI
S. LEUCIO.
Carlo zoccoli

St. Leucius
ANTIQUITUS:
Sanctus Leucius Tudertinus. Hic et illic, sed raro et probabiliter erronee, etiam "Stus. Lucius" apellatur, quo nomine catalogis antiquissimis et fontibus ordinis est insertum.
LOCUS:
In culmine montis supra civitatem Tudertinam amoenissime quondam erat situm, in eadem Dioecesi, in Umbria.
FUNDATIO / HISTORIA:
Perantiquum coenobium ordinis Sancti Benedicti, cuius origo est in tenebris. Forsan primitus fuerat una ex cellis et proprietatibus abbatiae Pharphensis. Tamquam abbatia videtur fuisse constitutum paulo ante annum 1040. Ecclesia consecratur anno 1111. Anno 1133 traditur ordini nostro. Haec prima fundatio ordinis in Italia fuit filia Stae. Mariae in Nemore Lotharingiae. Dicit canoniam "Sti. Lucii" fuisse filiam Stae. Mariae in nemore "tempore Simonis socii Sti. Norberti". Hugo supponit hunc Simonem fuisse abbatem Stae. Mariae, et ideo ponit fundationem Sti. Leucii in tempus abbatis cuiusdam huius nominis, ergo inter annos 1168 et 74. Quod est apertus error, agitur enim hic de Simone I., Lotharingiae duce, cuius laudem exaltat ipse Hugo II 201, et qui fuit re vera familiaris Sti. Norberti. Non constat, an Stus. Leucius fuerit initio monasterium duplex, sed est probabile. Vide supra in praefatione, et infra sub Dubiis apud Orvieto Sta. Caecilia. Abbatia Sti. Leucii dives erat nimis, ideo iam paulo post annum 1200 disciplina irreparabiliter erat collapsa. Honorius III anno 1218 monasterium a jurisdictione episcoplai exemit "in capellis (id est in ecclesiis incorporatis) vero ius obtinet episcopus Tudertinus". Ecclesiae illis incorporate erant: Todi S. Benedetto, S. Martino de Publiano, Sta. Maria in Collegatone, S. Lorenzo di Loreto, San Lorenzo de'Arci, S. Cataldo de Mogliemala, S. Giovanni Ammecati, S. Zenone, San Salvatore de Montione, Eremo de Mastramilte. Habet insuper, e tempore Benedictino, prioratus sequentes: S. Joannis in Plano, S. Giacomo di Cuti, Sta. Maria delle Gradelle, S. Sisto di Naia, Todi S. Ilario, S. Lorenzo di Poliano Anno 1222 in conventu fuerant sequentes: unus abbas, quattuor "Domini et monachi", et tres "praebendarii". Anno 1227, "cum multa enormia committantur in hoc monasterio quae limam correctionis exposcunt", visitatio apostolica est peracta: quae cum esset plane inutilis, anno 1236 canonia a Sancta Sede est suppressa. Bona anno 1243 data sunt monasterio vicino monialium Sanctae Clarae, de Montesancto nuncupato, et abbatia ipsa tradita est Fratribus Ordinis Praedicatorum. Anno 1371 omnes aedes eius a Summo Pontifice solo sunt aequatae, ut in loco eius arx ad defensionem civitatis exstrueretur. Dominicanis datus est alius conventus, de canonia vero ne lapis quidem superest, nisi forte columnae romanae in porta actuali ecclesiae Dominicanorum Tuderti, quae a Sto. Leucio provenire feruntur.
S.MARIA IN NEMORE:
da qui partirono i frati per Todi

Sainte-Marie-au-Bois, è una abbazia dei Canonici Regolari Premostratensi, situata sul comune di Vilcey-sur-Trey, in provincia si Meurthe-et-Moselle, nella regione di Lorena in Francia, costruita vicino ad una fonte, in fondo ad una piccola valle dove scorre un affluente del ruscello Trey. Quest'abbazia fu fondata dal duca Simone I di Lorena tra il 1130 e il 1139 nelle vicinanze del Château de Prény. La valle dove il monastero è stato costruito, come pure le terre coltivabili, viti, laminatoi e foreste sono conceduti dalle abbazie Saint-Pierre-aux-Nonnains e Sainte-Glossinde ed anche da alcuni signori del luogo.
Gli storici attuali indicano che la sua edificazione sarebbe stata decisa nel corso di un concilio tenuto a Liegi nel 1131, dove sono presenti Sant Norbert, Sant Bernard ed alcuni signori laici, dove il duca Simon concepisce il progetto di due fondazioni, una a Sturzelbronn e l'altra a Prény.
Quando gli edifici furono definitivamente terminati dopo il 1139,il monastero riceve il nome di “Sancta Maria in Nemore” ed è messo sotto l'invocazione di Maria nella sua Annunciazione.
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