modificato 17/11/2017

 

Non sentirsi superiori agli altri?

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Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

Il non sentirsi superiori agli altri sarebbe buona virtù di umiltà a scanso di arroganti presunzioni, ma mi parrebbe condizione non sufficiente né necessaria per l’efficacia del dialogo interreligioso e per la pace, senza contare che in alcune circostanze potrebbe anche dissimulare ipocrisia.

- Quale sarebbe una condizione necessaria per dialogo e pace? A mio avviso il rispetto concreto della dignità del prossimo quantomeno evitandogli il male fisico, qualunque sia la differenza di opinione, fosse anche la presunzione di superiorità.

- Quale sarebbe una condizione sufficiente? Nessuna a mio avviso può dirsi sufficiente: occorre mettere in atto tante condizioni favorevoli, a partire da quelle necessarie, lavorando con prospettiva di lungo periodo, su più generazioni, massimizzando un’educazione che privilegi i buoni maestri i ed emargini i cattivi maestri, i cattivi contenuti: i have a dream, ONU2.

 

 

13/10
2014

Ricevo da A.M. l’appello alla Pace 2014: commento e gli pongo domande pro discernimento sulla consistenza della libertà di religione che i sottoscrittori dichiarano di rispettare: includa la libertà di cambiare credo (→Art18 della dichiarazione universale) ed escluda il male fisico inferto ad inermi.

06
2010

Traggo da pag 42 de “Il Trentino” e pongo domande all’autore che sintetizza così la condizione di appartenenza al tavolo trentino del dialogo interreligioso:

- Il Tavolo non esclude nessuno ma chiede, a chi vi vuol aderire, un impegno preciso a non sentirsi né superiori agli altri né autosufficienti.

09/02

2011

Botta e risposta con un interlocutore del dialogo interreligioso rispetto all’intento di far cancellare l’islamico reato di apostasia/blasfemia