Corriere 19/05/2009

inserto Corriere del Mezzogiorno pag 11

 

La scoperta: un’esperta svela una fitta rete di simboli esoterici in un affresco di soggetto religioso nella sala del Comune sannitico.

 

La sant’Agata di Severino, martire e «massona».

 

   Maestosa e solenne e matronale. Santa. Ed anche massonica la patrona dell’antica roccaforte sannita votata alla Sant'Agata siciliana piuttosto che al Sant'Alfonso locale. Una tempera su muro a tutta parete la celebra ed esalta e non in una chiesa ma nella sala del consiglio comunale che è un prezioso museo nella città-museo. La firma dell'affresco, datato 1899, e di Vincenzo Severino, pittore nato a Caiazzo nel 1859, morto ad Afragola nel 1926, allievo a Napoli di Morelli e di Palizzi, ritrattista e decoratore, un pittore da Belle Epoque, delicato interprete dello stile liberty.

   L'effigie pittorica della santa, nell'austera severità della sala consiliare piuttosto che nella mistica architettura del duomo: quale il motivo? Forse proprio per quei segni della Massoneria di cui è abbondantemente adornata. È la conclusione cui è arrivata, dopo analisi del dipinto e comparazioni con riferimenti storici locali, Lucia Giorgi, architetta e docente di Storia dell'Arte. In una monografia firmata con Pasquale Severino, nipote del pittore che ne ha trattato la vivace biografia, il risultato di un’evidenza mai rilevata per oltre un secolo. In una recente conferenza della Giorgi nella sala consiliare davanti all'imponente affresco, lo stupore si palpava e con la meraviglia anche un tanto di sgomento del parroco che pareva rimuginare intenzioni di «desantificazione». «Non e la prima volta - spiega l'architetta -. che ho dovuto affrontare un rompicapo per l’interpretazione di simboli nei quali la committenza aveva voluto nascondere, in modo esoterico, messaggi collegabili ad ambiti di sapere comprensibili soltanto ad iniziati». Sant’Agata senza aureola ma col serto d'alloro alla fronte, seduta sul terzo gradino di una scala gerarchica propria della Massoneria. E poi: due figure allegoriche, la Poesia, l'Architettura col compasso; il leone, simbolo di forza, accovacciato con tra le zampe il fascio, simbolo romano-littorio e, in seguito fascista del potere; al margine del dipinto, una ruota dentata, il simbolo che nel 1948 diventa emblema della Repubblica ma che nella simbologia massonica è motrice dell’architettura dell’universo; il braciere e il fumo che collega la terra col cielo. E se non fosse riferita a Sant'Agata la figura matronale? «Impossibile – osserva Lucia Giorgi-. L’impostazione del dipinto è la stessa del bassorilievo marmoreo che decora un'acquasantiera del duomo di Sant'Agata de’ Goti. E poi il simbolismo religioso è ugualmente rappresentato: le palme del martirio, il braciere che richiama il supplizio sui carboni accesi che la rese martire, l'influenza protettiva sulla cittadina rappresentata da scorci santagatei sui fondali laterali della santa». Alla Massoneria c’è anche un altro richiamo, la circostanza che in Sant'Agata de' Goti nel 1800 esisteva una Loggia di rito scozzese con sede in una località,· Santa Maria Scozzese, dal toponimo strano e inusuale.

   La lettura dell'affresco ha contribuito a illuminare la figura di Vincenzo Severino, un pittore campano alla cui arte non è stata mai data la giusta rilevanza. Ritrattista ambito da famiglie facoltose, Severino firmò anche opere importanti in molte chiese della Campania, a Chiaia di Napoli, a Ottaviano, Nola, Acerra, Afragola. Durante quest'ultima tappa del suo peregrinare, nel convento dei Frati Minori Conventuali, Severino morì il 22 maggio del 1926. Una storia nella storia, infine, un cruccio per il nipote Pasquale Severino: la tomba del pittore non è stata mai trovata. Ma il nipote ne continua la ricerca.

Franco Tontoli