modificato 24/01/2017

 

Sarei un ermeneuta positivista?

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Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

(Weltanschauung + Ragione = Comportamenti): l’uso della ragione, linguaggio universale, applicato a visioni del mondo (Weltanschauung) diverse, conduce a risultati (comportamenti) con effetti anche assai diversi rispetto al bene comune.

 

 

27/02/2014 nel discutere con S su etica filosofica, finiamo su già affrontate questioni legate alla possibilità di poter affermare o meno degli universali da cui partire, logicamente fondativi. Husserl criticabile? Trascendenza o no? Metafisica da lasciar scomparire? Si può fondare un’etica? Non saprei riferire le argomentazioni di S, troppo profonde per le mie conoscenze filosofiche, ma rimembro il mio argomentare che schematicamente sottende le mie convinzioni.

- Credo nell’esistenza di un comun denominatore tra gli esseri umani, il logos (che chiamerei anche logica, ragione, ma non ridotta alla pura razionalità), tanto connaturale agli esseri umani che, anche con poca educazione, da qualunque provenienza storica o geografica gli umani arrivano a convenire che {se A=B e B=C, A=C} e di lì a convenire sulle declinazioni della logica matematica e dunque sulle leggi che collegano le grandezze fisiche della nostra esperienza, tant’è che difficilmente troverai matematici o fisici contraddirsi quando usano rigorosamente i loro strumenti argomentativi, mentre litigano tra loro i comuni mortali specialmente in politica bellicosa.

- Dunque sarebbe il logos il fondamento da cui partire?
Da solo non basterebbe a farci vivere, a prescindere dal fatto che nemmeno le formule fisiche sono un assoluto immutabile, se cambi loro il dominio di definizione: F=m*a (forza = massa per accelerazione) è una legge che Galileo riteneva esatta universalmente, ma poi arrivò Einstein a dire che essa valeva solo negli esperimenti in cui gli elementi del sistema descritto dalla formula si muovono a velocità relativa molto più bassa di quella della luce, altrimenti la formula andrebbe corretta di un fattore tanto più rilevante quanto più la suddetta velocità si avvicina a quella della luce.
Comunque la
ragione-logica ha una valenza universale fondativa tanto grande che almeno in termini probabilistici è da abbracciare senza riserve come funzionale al vero al giusto al bene, non foss’altro perché non potrei parlare così, se non usando la ragione: cogito ergo sum.

- E perché nonostante la relativa universalità della ragione, gli umani si azzuffano in diatribe talvolta disastrose per il loro bene comune?
A mio avviso perché i comportamenti non derivano solo dalla logica, ma anche dalla concezione che l’uomo ha di sé e del mondo – la cosiddetta
Weltanschauung(*) - alla quale egli applica le argomentazioni con la sua ragione e talvolta solo con la razionalità che misura un tornaconto sulla dimensione del vantaggio prossimo anziché su quella superiore del bene comune universale: capirai quanto possano essere divergenti i risultati della formula (Weltanschauung + Ragione = Comportamenti) se ...

- se concepisci la mia dignità di uomo come fatto ad immagine e somiglianza di un Dio appassionato come padre al mio destino, oppure se mi concepisci come possibile reincarnazione di una serpe;

- se concepisci ogni altro essere umano come funzionalmente asservibile (ad esempio la donna come strumento ben che vada procreativo-allevativo), oppure se lo concepisci con la dignità di cui sopra e dunque pari alla mia e tua dignità;

- se concepisci me in pari dignità tua anche se diversamente credente, oppure se mi concepisci come un infedele passibile di sottomissione o di eliminazione;

- se tu stato o regione concepisci il confinante con diritto di esistere autonomo o hai nello statuto come obiettivo la sua distruzione.

- Se divergenti sono le premesse di Weltanschauung, divergenti saranno i risultati, ancorché scudati da argomentazioni apparentemente logiche. E non potremmo applicare la logica per discernere le Weltanschauung vere da quelle false, buone da quelle cattive e selezionare la migliore? L’uso della ragione dovrebbe primariamente essere fondativo dei criteri di confronto tra due o più Weltanschauung, a partire da una fasatura sulla semantica delle parole, altrimenti il nostro dialogare-ragionare sarebbe degradato dagli equivoci; ma non basta: ammesso che selezionare la migliore Weltanschauung sia una tensione ideale, un buon padre di famiglia non si rassegna alla sua apparente irraggiungibilità e

- o parte dal postulato di una Weltanschauung rivelata, percepita come buona per i suoi figli

- o si dà da fare, di generazione in generazione, a confrontare con la sua osservazione (esperienza) le conseguenze (i diversi C=W+R) rispetto al bene comune (compreso quello dei suoi figli), misurando quantomeno come errore il male fisico arrecato ad inermi, imparando dagli errori non meno che dai successi e raccomandando ai posteri di capitalizzare tale esperienza pro discernimento delle varie W, senza che ogni generazione debba ripartire dalla scoperta dell’acqua calda.

- Occorre essere laureati per discernere? No, ma ben educati sì: anche un analfabeta ben educato (mia nonna ad esempio) può divenire rispettoso e costruttore del bene comune, mentre uno scientista male ammaestrato può divenire un massacratore di innocenti che si giustifica accampando una razionalità ideologicamente radicata.

- Può anche capitare che si trovi analogia (e perfino coincidenza) tra il suddetto postulato e la verifica esperienziale di come il risultante C persegua il bene comune (talvolta questo significa scegliere il male minore): a me capita (fides et ratio) con il vivere il cristianesimo così con tutto il rispetto per altre esperienze di fede o di ateismo degli uomini di buona volontà.

 

Con tutto ciò io sarei un ermeneuta positivista, con Vattimo-affinità, mi dice S: non me ne accorgo, anche perché non li conosco abbastanza.

(*) invero qui uso un’accezione estensiva del termine Weltanschauung, includendovi

- non solo il punto di partenza (partire da una concezione dell’uomo e del mondo e da questa derivare le conseguenze logiche influenzanti cultura e comportamenti)

- ma anche gli obiettivi che l’uomo si pone, sia di tipo strategico sia di tipo tattico: infatti la maggior parte dei comportamenti umani, anche quelli che vantano coerenza con una certa visione del mondo, sono determinati dall’intento più o meno consapevole di raggiungere un obiettivo di breve periodo, ancorché talvolta in contraddizione con la sposata visione del mondo (incoerenza), perché prevale la percezione del vantaggio immediato.

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