Tratto da Avvenire 04/08/2011 pag 15

 

«Il burqa? È come l’infibulazione»

 

il dibattito

 

Yahya Pallavicini, vice-presidente della Coreis, plaude alla legge che vuole vietare di indossarlo nei luoghi pubblici

 

DA MILANO PAOLO FERRARIO

 

«Il burqa è estraneo sia alla dottrina islamica che alla cultura italiana. È soltanto una forma di violenza paragonabile all’infibulazione». Usa un paragone forte, Yahya Pallavicini, vice-presidente della Coreis (Comunità religiosa islamica) italiana e imam della moschea al-Wahid di Milano, per dire tutta la propria contrarietà all’utilizzo del burqa e, di contro, il «vivo apprezzamento » per la commissione Affari costituzionali della Camera, che martedì ha dato il primo via libera alla legge che vieta di indossarlo nei luoghi pubblici. «Con il Comitato Islam italiano – spiega Pallavicini – ho collaborato alla stesura del testo e quindi confermo la posizione di contrarietà. Il motivo è molto semplice: il burqa si riferisce a una cultura preislamica afghana, ripresa strumentalmente dai talebani per legittimare la propria misoginia». Secondo Pallavicini, quando la legge otterrà il via libera definitivo (la discussione in Parlamento riprenderà a settembre) sarà accolta con «serenità» dalle comunità islamiche che vivono in Italia e, soprattutto, servirà a «fare chiarezza». «Da un lato – sottolinea l’imam milanese – sarà chiaro che la legge non attenta in alcun modo alla libertà religiosa e non discrimina l’Islam. Dall’altro, spazzerà via chi agisce nel torbido e vuole presentare l’Islam come la religione del burqa e dell’infibulazione. Così non è e noi, come musulmani, siamo ben lieti di collaborare a questo chiarimento».

 

Soddisfazione per il voto della Commissione è stata espressa anche da Gamal Bouchaib e Ahmed Bashir, dell’associazione dei Musulmani moderati in Italia e da Mustapha Mansouri, membro del Comitato per l’Islam del Viminale. «Abbiamo appreso con grande gioia la notizia – affermano in una nota –. Basta doppi sensi, tipici dell’estremismo, sulla testa delle donne, siamo stufi di ascoltare una taqiya (dissimulazione, ndr.) continua e oltraggiosa per i diritti delle donne. Non accettiamo lezioni di comportamento da nessuno – si legge – peggio che mai lezioni di diritti umani da chi segrega e annulla le donne».

 

Secondo gli esponenti islamici, «non c’è sinistra o estremismo che tenga, burqa e niqab sono un delitto contro la donna. È stato specificato più volte che burqa e niqab non hanno nulla a che vedere con l’Islam e la Consulta presso il Viminale, unico organo rappresentativo dell’Islam in Italia, si è espressa molto chiaramente in questo senso. Per difendere questa legge di civiltà siamo pronti a scendere in piazza e a manifestare per la libertà di tutte le donne».

 

Contro la nuova legge si è invece schierato il portavoce dell’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), Roberto Hamza Piccardo, che ieri ha firmato un commento sull’Osservatore Romano. «Vietare il velo islamico per legge è un’ingiustizia che tocca le libertà individuali – scrive Piccardo –. Continua a esserci una sorta di criminalizzazione e una drammatizzazione mediatica: in Italia, le donne che indossano il niqab non arriveranno a cento e di burqa non se ne è mai visto neppure uno».