Corriere della Sera - 7 agosto 2009 -  Pagina 10

di Battista Pierluigi

LE STRAGI DI CRISTIANI

Quei morti che non fanno piangere

Il silenzio Gli assassini e i persecutori hanno avuto mano libera. Per le stragi in atto c' è un' attenzione blanda e altalenante

Mentre nel Punjab si consumava la strage di cristiani in cui sono state bruciate vive nove persone (tra cui due bambini), il tribunale di Kandhamal ha assolto in massa i presunti responsabili del massacro che ha contato 120 vittime nella comunità cristiana dell' Orissa. L' assassinio sistematico dei cristiani non è solo, come ha giustamente denunciato il ministro Frattini, un attentato alla libertà religiosa, ma è la manifestazione più cruenta di uno spirito di pogrom che il fanatismo fondamentalista sta attizzando da tempo ai danni di chi crede nel Dio della croce. Nello Stato indiano di Orissa gli autori della carneficina sono integralisti indù, nel Punjab fanatici islamisti. L' odio per i «crociati», del resto indicati da Al Qaeda come i bersagli da sterminare assieme agli ebrei nel fuoco della jihad, non conosce distinzione: i cristiani sono gli «impuri» da annichilire, identificati come gli agenti di una potenza aliena intenta a deturpare la purezza della vera fede. Si spiega così l' estensione, la durata, la fissazione ossessiva delle persecuzioni che, principalmente nel mondo musulmano, colpiscono la comunità cristiana. Si è infiammata la guerra santa anticristiana nell' Iraq pur dilaniato dal sanguinoso conflitto intestino tra sciiti e sunniti. L' Indonesia è teatro di un martirio cristiano che non conosce sosta. Dall' Algeria allo Yemen, i (pochi) cristiani superstiti sono costretti a nascondersi. In Arabia Saudita il semplice possesso di un crocefisso è considerato un atto di «blasfemia» meritevole della condanna a morte. Nel Sudan, in Somalia e in Nigeria la vita per i cristiani è diventata impossibile. Persino nei Paesi arabi moderati (l' Egitto) o che ancora conservano un' impronta «laica» (la Siria) la vita pubblica dei cristiani è vincolata ad asfissianti limitazioni che rendono sempre più problematica la nozione stessa di «libertà di culto». In Pakistan, dove si è acceso l' ultimo rogo, i cristiani sopravvivono come minoranza braccata e discriminata. Un sacerdote pachistano ha raccontato ad Avvenire che i bambini cristiani subiscono infinite vessazioni nelle scuole e che nei ristoranti «dobbiamo pagare anche i piatti, perché vengono rotti dai musulmani» in quanto «impuri». Senza ricordare che persino nell' Afghanistan dell' «alleato» Karzai la conversione al cristianesimo, intollerabile «apostasia», è punita con la condanna a morte. Il Vaticano, che pure per tutelare le comunità cristiane sparpagliate nel mondo islamico ha scelto di mantenere un profilo diplomaticamente realistico, teme che si stia raggiungendo il punto di non ritorno e Benedetto XVI invoca la «fine delle violenze». Il governo italiano ha il merito di richiamare l' attenzione dell' Unione Europea e delle (silenti) organizzazioni internazionali per contrastare questo massacro senza fine. L' esperienza, purtroppo, dovrebbe indurre al più nero pessimismo. Gli assassini e i persecutori hanno avuto sin qui mano libera. Il pogrom contro i «crociati» sta dilagando pressoché indisturbato. La maggior parte dei media di tutto il mondo presta un' attenzione molto blanda e altalenante alle stragi in atto. Non è ancora troppo tardi per intervenire. Basta volerlo.

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Battista Pierluigi